Se sul nuovo ospedale Cè non parla, lo faccia Lucchina
Al tempo in cui governi, regioni e politica non massacravano gli ospedali, quando Rosaria Bindi
non poteva ancora tentare di ridurre i medici a
convinte tute bianche, accadeva che tutto quanto fosse fondamentale per la gestione dell’ area medica e assistenziale avesse precisi, ma soprattutto efficaci, riferimenti nel direttore sanitario e nel consiglio dei sanitari. Vale a dire che si dava fiducia e potere agli esperti.
Oggi un direttore sanitario è un sagrestano di lusso: il rito che conta lo celebra sempre un laico della sanità, quale può essere un professionista della gestione amministrativa, un manager in genere laureato in economia: il direttore generale.
E dietro il direttore generale c’è inevitabilmente il potere politico che è maggioranza in regione. Un esempio: le nomine dei primari. Il direttore sanitario verifica se i medici che si sono presentati hanno titolo per concorrere, in sostanza la sua è solo un’ attenta verifica burocratica, infatti a scegliere il primario sarà poi il laureato in economia, ovvero il direttore generale. Dietro il quale monta attenta guardia il potere regionale che gli ha affidato l’incarico. Così si spiegano nomine a volte sorprendenti.
Per essere certa del controllo assoluto della realtà ospedaliera, la politica non solo ha declassato i direttori sanitari, ma ha modificato il vecchio consiglio dei sanitari aprendolo a tutte le rappresentanze di chi lavora in ospedale. Un organismo che proprio per la mancanza di agilità e la vastità delle problematiche alla fine non riesce a cogliere molti dei traguardi che si pone.
Il campo d’azione del vecchio consiglio dei sanitari era ben mirato e dava i risultati che ci si può attendere da un piccolo parlamento di intelligenze, pianificatrici e operative.
Se ci riferiamo alle qualità che hanno i direttori di dipartimento non possiamo certamente fare un discorso diverso, sono personaggi di notevole statura professionale e culturale. Essi oggi sono chiamati a far parte del collegio di direzione – che sostituisce il vecchio consiglio dei sanitari – organismo presieduto dal direttore generale che informa sull’attività, presenta progetti e realizzazioni, chiede valutazioni, accoglie proposte.
Può succedere però che in tempi successivi, magari nella fase esecutiva e nei dettagli, non ci sia consonanza con le scelte collegiali. Situazioni queste molto meno frequenti al tempo dei consigli sanitari quando di fatto c’erano una partecipazione e un controllo autonomi, come tali più diretti e penetranti.
Il nostro “ Circolo” ha vissuto e vive queste situazioni
in modo non sempre esasperante, ma sono più numerosi i problemi da affrontare perché deve soddisfare anche le esigenze della Facoltà di medicina e chirurgia, che non è ospite, ma parte integrante dell’azienda ospedaliera. E la cultura sanitaria della politica regionale già nella fase della progettazione
del monoblocco non ha tenuto conto della portata della realtà accademica.
Oggi alla vigilia del trasferimento di numerosi reparti nella nuova sede, all’avvio di una nuova epoca della storia della sanità varesina il bilancio dell’azione di questa cultura risulta appannato per la mancanza di franchezza nella comunicazione. Milano infatti ha sempre cercato di nascondere, negando spesso l’evidenza, la gravi difficoltà finanziarie in cui versa.
Oggi al “Circolo” la situazione sembra ancora più pesante per il massacro di posti letto di reparti un tempo mitici , come quello di neurochirurgia che ha dimensioni da sanità di periferia, per le assunzioni a tempo del personale, per l’affiorare di ipotesi di.. fuga dal monoblocco di attività che necessitano di spazio.
Il monoblocco resta in ogni modo una notevole impresa, degna di essere illustrata e discussa.
Se l’assessore al silenzio Cé non vuole parlare, lo faccia un personaggio stimato dai varesini, Carlo Lucchina.
Lo faccia pubblicamente, ben prima dell’inaugurazione: la storia del progetto, le difficoltà e i problemi meritano approfondimenti e chiarimenti.
Lo faccia a Palazzo Estense che è ritornato a essere la casa dei varesini.
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