“Alla fabbrica ho lasciato la gamba e ora non ho più il lavoro”
Le storie di tre operai della Rutil che oggi hanno partecipato al predisio fuori dai cancelli dell'azienda
L’emergenza che fuori dai cancelli della Rutil si vede con chiarezza. Tre storie su tutte danno concretezza con parole semplici a una crisi di cui abbiamo sempre sentito parlare con parole altisonanti e incomprensibili. Sono le storie di tre degli operai della Rutil che stamattina, giovedì 1 ottobre, hanno partecipato al presidio fuori dai cancelli dell’azienda.
Il primo è invalido, alla Rutil oltre che il suo lavoro ha lasciato la sua gamba. È successo in un incidente all’interno della fabbrica molti anni fa, ora cammina zoppicando. Vive in una casa popolare, deve pagare 250 euro di affitto, e non ha una fonte sicura di denaro. La moglie lavora quando riesce a trovare qualcosa da fare, il figlio, ventenne, sta cercando. Ha smesso di andare a scuola perché non riuscivano più a mandarcelo. Da febbraio non prende più lo stipendio, fino ad ora ha tirato avanti coi risparmi e chiedendo aiuto ai parenti, «ma vi assicuro – spiega – non è una cosa piacevole».
Il secondo operaio ha due figli, uno studia l’altro lavora. Da precario. L’unico reddito fisso è quello della moglie: 1100 euro al mese. Senza l’aiuto della suocera sarebbe «perso». Questa mattina è venuto anche lui a farsi sentire fuori dall’azienda, «in bicicletta però, la macchina ce l’ho in garage non me la posso più permettere» dice.
Il terzo ha due figli e una moglie che per fortuna ha ancora un lavoro, ma non basta. E allora per vivere è costretto a fare altri lavori, naturalmente, in nero. Tutti gli operai dell’azienda sono a tutti gli effetti dipendenti: non possono neanche essere assunti altrove ammesso che di lavoro se ne trovi. E così si trova a fare di tutto: «Traslochi, giardinaggio, pulizie. E non c’è mai la garanzia e la certezza di un soldo su cui poter contare».
A fine mattinata gli suona il cellulare, «forse sono quelli della vendemmia! – dice – Oggi pomeriggio, forse, si lavora».
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