L’iniziativa Fiom: più democrazia e rappresentanza sul lavoro
Con la campagna per la raccolte di firme a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare è partito il percorso che consegnerà alle aule parlamentari le richieste dei lavoratori
Più diritti e democrazia sui luoghi di lavoro e garanzie in materia di rappresentanza sindacale,
attraverso una diversa regolamentazione delle elezioni Rsu, attraverso referendum dei lavoratori e scelte più condivise.
Con la campagna per la raccolte di firme a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare targata Fiom, è partito questa mattina il percorso che consegnerà alle aule parlamentari le richieste dei lavoratori. E già in tanti erano fila per firmare fuori dallo stabilimento industriale della Sanyo, in via Varese a Gallarate. Con loro c’era il rappresentante sindacale Domenico Lumastro e il consigliere provinciale Pd Roberto Caielli (a destra nella foto).
L’obbiettivo dell’iniziativa è consegnare la proposta di legge accompagnata da 50mila firme per poter essere discussa in Parlamento. Sarà possibile firmare nei molti banchetti di raccolta firme allestiti all’esterno delle aziende o nei propri comuni di residenza.
Con essa i lavoratori chiedono che vengano fissati alcuni principi essenziali nei luoghi di lavoro.
Innanzitutto quello delle elezioni delle Rsu, anche nelle imprese con meno di 15 dipendenti, con sistema proporzionale e con il rinnovo ogni 3 anni fissato in un unico periodo.
La proposta chiede inoltre che venga definito un sistema per la certificazione della rappresentatività sindacale, a livello nazionale e territoriale, dato dalla percentuale di voti ottenuti nelle elezioni delle Rsu e dal numero degli iscritti che versano regolari contributi sindacali.
Sempre tra le righe del testo che il sindacato vuole portare in discussione, si legge anche la volontà di affermare che “la qualità e l’efficacia di un contratto nazionale e/o aziendale, che di fatto viene applicato a tutti, sia tale solo se firmato da sindacati davvero rappresentativi e se gradito e approvato, attraverso referendum, dalle lavoratrici e dai lavoratori che ne sono destinatari. Lo stesso deve valere per gli accordi di natura interconfederale in materia di riforma contrattuale”.
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