L’acqua del Ticino ancora a rischio, inizia la battaglia in tribunale
Il Ministero dell'Ambiente continua a chiedere l'abbassamento del livello del Lago Maggiore, il Parco del Ticino teme per l'ecosistema e 7.000 agricoltori. Sarà il giudice a decidere chi ha ragione

In ballo c’è solo mezzo metro: Il Ministero dell’Ambiente vorrebbe tenere ad 1 metro sullo zero idrometrico il livello del Lago Maggiore mentre il Parco del Ticino insiste per alzare fino ad 1 metro e mezzo. Soli 50 centimetri che equivalgono a centinaia di migliaia di litri che potrebbero fare la differenza nel caso di un’estate senza precipitazioni. «Non tutte le estati possono essere come quella dell’anno scorso -spiega il vicepresidente del Parco, Luigi Duse- e senza quella scorta di acqua l’intero bacino del Ticino è a rischio».
E’ proprio per questo motivo che la direzione del Parco ha impugnato la decisione, portando il Ministero davanti al tribunale delle acque. La decisione di annullare una sperimentazione partita nel 2010 e riportare in vigore una convenzione del 1945 «non ha alcun fondamento tecnico -continua Duse- e mette a rischio non solo la flora e la fauna del bacino ma anche i 7000 agricoltori che vivono delle acque del Ticino, dei Navigli e dei Consorzi Villoresi ed Est Sesia». In pratica senza quella scorta di acqua immagazzinata nel Lago Maggiore il concreto rischio è quello di non riuscire a garantire il cosiddetto deflusso minimo vitale: 18 metri cubi di acqua al secondo.
«Nella prima udienza di questa mattina (25 febbraio, ndr) i nostri avvocati hanno presentato i documenti per dimostrare come il Ministero fosse ben a conoscenza della sperimentazione» e per permettere ai legali di parte di visionare la documentazione tutto è stato aggiornato al 25 marzo. Nel frattempo il Parco non esclude di chiedere la sospensione in via cautelare del provvedimento: «il 15 marzo infatti scatta la regolamentazione imposta dal Ministero -conclude Duse- e noi non possiamo permetterci di sprecare tutta quell’acqua».
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