“Sbattuto fuori casa con 5 euro nel taschino“, poi denunciato a Varese per maltrattamenti in famiglia
I fatti si riferiscono al 2016 quando una relazione partita a Rimini e mal finita fra storie di dipendenze e difficoltà economiche è arrivata in tribunale
L’iperbole della vita che parte col sentimento e finisce in tribunale, al principio fu l’amore, poi la querela. Nel mezzo dipendenze da alcool, con lo sconfinamento nell’eccesso di benzodiazepine per farla finita, i pugni contro il muro, le mani al collo e le difficoltà economiche, col conseguente abbandono della casa in cui la coppia viveva, non prima che la donna sporgesse denuncia per «maltrattamenti in famiglia».
Così oggi la questione, partita nel 2016, è finita in tribunale, dinanzi al giudice monocratico che dovrà decidere se ci sono state responsabilità penali, partendo anche dall’esame in aula dell’imputato, uomo che superata la mezza età può permettersi guardando in faccia difensore, parte civile, pubblico ministero e giudice, di raccontare la sua storia, che è racconto di vita e che – ribadiscono fior di avvocati nei corridoi di giustizia nel commentare «il momento» attraversato dalla nostra società – risponde a precisi disagi appunto come ricamati su di un canovaccio che sembra stampo: innamoramento in un locale notturno di Rimini dove lei ballava, la promessa di una vita migliore («ti porto via da qui, non ti meriti questa cosa», così la parte offesa racontava alla sorella, per descrivere il suo principe azzurro), poi l’arrivo prima a Monza, e poi nella profonda provincia varesina dove la situazione si deteriora sotto il segno delle disperazioni sfociate nelle gravi dipendenze dall’alcool venute a galla nel racconto pronunciato dallo stesso imputato: «Non sapevo come fare, i soldi non bastavano mai, lei aveva le mani bucate, shopping compulsivo. E io mi arrabbiavo in continuazione».
Rabbia e pugni contro il muro, oggetti spaccati, litigi e voce alta, qualche gesto dalle conseguenze imprevedibili («una volta ho preso un coltello, l’ho impugnato dalla parte della lama, porgendoglielo e le ho detto “dai”, fallo»), e le mani che finiscono a cingere, e stringere, il collo (una sola volta). La donna dice basta e dall’abitazione dove i due vivevano more uxorio la porta si chiude all’improvviso dietro le spalle dell’ex compagno, con l’uomo costretto a ricostruirsi una vita e con una denuncia in arrivo: «Mi ha sbattuto fuori. Non avevo un soldo: mi ha messo 5 euro nel taschino. E mi ha mandato via», è stato l’acme del lungo, dettagliato, doloroso racconto oggi finito in aula dinanzi al giudice. A primavera la sentenza.
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