Entro gennaio l’avvio del licenziamento collettivo per i dipendenti della Nonwovens di Mozzate
Lo ha comunicato il gruppo proprietario dell'azienda all'incontro tenutosi il 12 gennaio con i sindacati. I dipendenti: una doccia fredda, ripercussioni su 92 famiglie
Verrà aperta entro la fine di gennaio la procedura formale di licenziamento collettivo per i dipendenti della Nonwovens di Mozzate, nel Comasco a confine con la provincia di Varese. Lo ha comunicato giovedì 12 gennaio il gruppo proprietario dell’azienda, la finlandese Suominen Corporation, all’incontro tenutosi a Confindustria Como con le organizzazioni sindacali Al-Cobas, Cgil e Cisl.
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Il gruppo finlandese aveva comunicato sul proprio sito aziendale lo scorso 10 gennaio la volontà di chiudere il sito produttivo di Mozzate, dove vengono impiegate 92 persone, per motivazioni da ricondurre all’aumento dei costi energetici e all’aumento della concorrenza (qui l’articolo).
«Abbiamo chiesto il ritiro dei licenziamenti, ma la volontà dell’azienda è quella di andare avanti con la chiusura dello stabilimento, per loro quello di oggi era un incontro informativo – spiega Dario Cerliani, Cgil Como -. Abbiamo avanzato delle proposte, ma non hanno voluto entrare nel merito di nessuna di queste. Ci rincontreremo dopo l’apertura della procedura di licenziamento collettivo, in quella sede avremo anche il numero dell’impatto che avrà sui lavoratori questa operazione, perché questo è un dato che oggi non ci hanno dato».
All’incontro con i vertici dell’azienda ha fatto seguito l’assemblea sindacale con i lavoratori. «La situazione tra i lavoratori è molto tesa – continua il sindacalista -. Sono scioccati dal comportamento dell’azienda».
Proprio ieri, 11 gennaio, una cinquantina di operai si è radunata davanti ai cancelli dell’azienda. «Sono impiegato da questa azienda da 19 anni, faccio il capoturno – racconta Paolo, uno dei dipendenti -. L’altro giorno a sorpresa è arrivata la notizia della chiusura dello stabilimento. Tra ufficio e produzione siamo 92 dipendenti. È stata una doccia fredda, anche perché ora ci sono 92 famiglie che avranno grosse ripercussioni a livello economico e lavorativo».
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