Il Ccr non sarà il cimitero nazionale delle scorie
La commissione di studio ha individuato una ventina di siti e i requisiti del futuro sito di conferimento dei rifiuti nucleari. Il confine svizzero salva il territorio locale
| Ispra può tirare un sospiro di sollievo. Sembra proprio che il suo territorio non sia adatto per ospitare tutte le scorie radioattive dei centri nucleari italiani. A salvarla, come ha riferito ieri sera Celso Osimani, responsabile della sicurezza, è la breve distanza dalla Svizzera. Fra i requisiti tecnici ci sarebbe infatti una minima distanza da rispettare, di cinquanta chilometri, dai confini esteri. A chiedere delucidazioni riguardo allo smaltimento dei rifiuti e alle risorse ad esso destinate è stato nel corso dell’incontro, svoltosi presso la sala consiliare, il sindaco di Ispra Bruno Balzarini.
In merito al "cimitero delle scorie" sta lavorando una commissione di studio che ha individuato alcuni siti, una ventina, e la base tecnica su cui effettuare la scelta. "Ispra non possiede questi requisiti" ha assicurato Osimani. Ma in attesa del conferimento in unico sito delle scorie, cui forse si arriverà entro dieci anni, il Ccr sta provvedendo al condizionamento dei suoi. Vale a dire sta provvedendo alla loro messa in sicurezza. "Ma è vero che esistono zone non protette e non controllate in cui sono sepolti questi rifiuti?" ha chiesto il presidente del locale circolo di Legambiente Angelo Motta. "I rifiuti a media e bassa radioattività non vengono sepolti – ha spiegato Osimani – sono immagazzinati e stoccati in contenitori standard catramati della capienza di 220 litri, depositati e interrati. C’è un inventario di tutto ciò che è stoccato che viene controllato dall’Anpa, e l’area in cui sono conferiti questi rifiuti è recintata e sorvegliata giornalmente, ci sono inoltre pozzi incamiciati con strutture ad hoc, che permettono una conservazione tale, da non destare alcuna preoccupazione". |
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