{"id":103110,"date":"2012-02-15T00:00:00","date_gmt":"2012-02-15T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-02-15T00:00:00","modified_gmt":"2012-02-15T00:00:00","slug":"via-pacinotti-e-la-fabbrica-dei-treni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2012\/02\/via-pacinotti-e-la-fabbrica-dei-treni\/103110\/","title":{"rendered":"Via Pacinotti e la fabbrica dei treni"},"content":{"rendered":"<p><em>La settima puntata di <\/em><a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/gallarate_malpensa\/articolo.php?id=199112\" target=\"_blank\"><em>&quot;Cento metri di citt&agrave;&quot;<\/em><\/a><\/p>\n<p>\nIn quei capannoni venivano messi a nuovo locomotori e motrici, ma intorno intanto nasceva anche un quartiere. <strong>Dal 1905 al 1997 via Pacinotti fu sede delle Officine delle Ferrovie dello Stato<\/strong>, gli operai delle FS furono i primi abitanti del rione di Madonna in Campagna, destinato a diventare negli anni Trenta-Quaranta, da zona ancora agricola, un quartiere vero e proprio. Oggi questo punto della citt&agrave; sembra sospeso tra la tranquilla vita di provincia e l&#8217;abbandono delle aree industriali, uno scenario comune alle periferie della metropoli.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"250\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"174\" border=\"1\" align=\"left\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201111\/calligaro2.jpg\" \/>&laquo;Da bambina &#8211; ricorda <strong>Oriana, figli<\/strong><strong>a <\/strong><strong>di un operaio <\/strong>delle officine &#8211;<strong> andavo a portare a mio pap&agrave; la &quot;schiscetta&quot; a mezzogiorno<\/strong>.  Poi alle 17,30 gli andavo incontro all&#8217;uscita, abitando l&igrave; vicino. E  ancora ricordo l&#8217;odore forte del ferro che aveva addosso&raquo;. <strong>Tra la &quot;fabbrica dei treni&quot; e il quartiere di Madonna in Campagna esisteva un rapporto strettissimo<\/strong>, di vicinanza fisica. All&#8217;inizio molti degli operai abitavano nelle vecchie case &#8211; delle mezze cascine &#8211; strette tra le officine e viale Milano: qui il 21 marzo del 1945, a guerra quasi finita, un bombardamento alleato fece otto morti tra operai e residenti. Per fortuna i racconti non sono per&ograve; tutti <strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"167\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"250\" border=\"1\" align=\"right\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201111\/calligaro3.jpg\" \/><\/strong>drammatici: <strong>Andrea Calligaro ci viveva, dentro nel complesso delle officine<\/strong>, <strong>nella palazzina dell&#8217;ex dormitorio dei macchinisti<\/strong> (in fondo a via Pacinotti, foto in bianco e nero a sinistra) che divenne poi alloggio per gli operai. &laquo;Mio pap&agrave; in realt&agrave; lavor&ograve; poco a Gallarate, perch&eacute; poi scelse di lavorare a Milano in un&#8217;officina pi&ugrave; grande: aveva<strong> una bici con cui da casa raggiungeva la stazione pedalando accanto al binario <\/strong>di servizio&raquo;. La famiglia Calligaro continu&ograve; a vivere nel fabbricone di Gallarate &#8211; sempre curatissimo, con tanto di giardinetti &#8211; fino alla pensione del padre: &laquo;Durante il giorno circolavano nello scalo diversi vagoni, locomotori e motrici per lo smistamento all&#8217;interno dello scalo, e pi&ugrave; in l&agrave; passavano i treni di linea con binari un po&#8217; pi&ugrave; alti e robusti. Ma nello scalo i treni erano pi&ugrave; lenti e comunque di sera e nei giorni festivi non circolavano e mi davano la possibilit&agrave; di giocare in mezzo ai binari:<strong> giocavamo a nascondino sulle vecchie carrozze passeggeri parcheggiate, invitando qualche amico o vicino<\/strong>. Oppure esploravamo eventuali convogli merci parcheggiati&raquo; (nella foto, a inizio anni Settanta, su un locomotore E428).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"250\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"188\" border=\"1\" align=\"right\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201112\/p1200948_17332.jpg\" \/>In origine Gallarate fu scelta <strong>per la manutenzione dei treni &quot;a terza rotaia&quot;<\/strong>  (in cui cio&egrave; la corrente elettrica &egrave; portata non dal filo aereo, ma da  una rotaia a terra), un sistema che era in uso solo sulla linea  Milano-Varese, all&#8217;avanguardia per l&#8217;epoca, anche se pericoloso per i  rischi della linea a 600 volt a livello del suolo, parallela ai binari.  Nei primissimi anni della ferrovia elettrica, le piccolissime officine  erano allestite accanto alla <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.miol.it\/stagniweb\/cart5\/MCCentr1.JPG\">vecchia Stazione Centrale<\/a> di Milano (<a href=\"http:\/\/vecchiamilano.wordpress.com\/2010\/06\/01\/piazzale-della-stazione-centrale\/\" target=\"_blank\">che sorgeva al posto dell&#8217;attuale Piazza della Repubblica<\/a>),  ma lo spazio dopo poco risult&ograve; insufficiente e cos&igrave; si edific&ograve; il nuovo  complesso a Gallarate, che fu poi ampliato e rinnovato negli anni  Trenta e nel dopoguerra (nella foto a destra: il padiglione storico del 1905). Il legame con l&#8217;elettricit&agrave; &#8211; un miracolo a cui  oggi siamo abituati &#8211; fu sancito persino dall&#8217;<strong>intitolazione della via ad Antonio Pacinotti, il pisano inventore della dinamo<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"270\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"180\" border=\"1\" align=\"left\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201009\/officine_ferrovie_gallarate.jpg\" \/>Di fianco alla torre dell&#8217;acqua del deposito locomotive, nell&#8217;altra casa dei ferrovieri, <strong>vive invece ancor oggi Giovanni Pirovano, che fu capofficina in via Pacinotti<\/strong>. &laquo;Ho iniziato nel 1956 come capotecnico &#8211; ricorda &#8211; , avevo trent&#8217;anni e venivo dal Deposito Locomotive Greco, quello dietro la stazione Centrale di Milano. <strong>Quando sono arrivato io c&#8217;erano un centinaio di persone che lavoravano a Gallarate&raquo;<\/strong>.  Oltre che curare la manutenzione ordinaria, a Gallarate si fecero veri e proprie costruzioni: nel 1925 per esempio gli operai di via Pacinotti &#8211; quasi come degli artigiani &#8211; recuperarono telai e alcune parti delle vecchie motrici passeggeri d&#8217;inizio secolo e diedero vita alle <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.ilmondodeitreni.it\/E620.html\">cinque locomotive tipo E620, che rimasero strane per via del lungo telaio che avevano ereditato<\/a>. Quando in ferrovia non si buttava via niente&#8230; Ma in realt&agrave; <strong>a Madonna in Campagna si sperimentavano anche i mezzi pi&ugrave; moderni<\/strong>: nel 1927 dal <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"280\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"161\" border=\"1\" align=\"right\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201202\/fs_gallarate.jpg\" \/>cancello delle officine gallaratesi usc&igrave; <strong>uno dei primi esemplari delle locomotive E626<\/strong>, che divennero poi una delle pi&ugrave; diffuse locomotive italiane. Il progetto era talmente buono che molte locomotive di questo tipo esistono ancora oggi, come veicoli storici funzionanti. Pirovano ricorda che quando arriv&ograve; a Gallarate nel 1956, <strong>le Officine &laquo;avevano appena trasformato le Varesine con i pantografi&raquo;: fu uno dei grandi lavori fatti a Gallarate<\/strong>, quando le motrici alimentate con la (pericolosa) terza rotaia a 600 volt furono modificate per l&#8217;alimentazione a 3000 volt con filo della corrente. Gli operai di Gallarate modificarono i motori e aggiunsero i &quot;pantografi&quot;, cio&egrave; i contatti che trasmettono la corrente dal filo al treno. Cos&igrave;<strong> <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.photorail.com\/phr1-leFS\/e623.htm\">le E623,&quot;le Varesine&quot;<\/a>, andarono avanti, sempre pi&ugrave; vecchiotte, fino agli anni Ottanta<\/strong>: alla fine ne rimase solo una che faceva la &quot;chioccia&quot;, che accompagnava nelle corse prova le motrici moderne appena revisionate (foto a sinistra, del 1991, tratta dal sito <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.photorail.com\">photorail.com<\/a>). <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"270\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"177\" border=\"1\" align=\"left\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.photorail.com\/phr1-leFS\/images\/elettromotrici-etr\/623618-051292gallarate5%20copia.jpg\" \/>&laquo;Negli anni Ottanta eravamo ancora pi&ugrave; di cento, eravamo veri compagni&raquo; dice Antonio Ventimiglia, che &egrave; stato anche militante Cgil.&nbsp; &laquo;Mi ricordo la prima volta che ho visto la tornitura di una ruota di locomotiva&raquo; dice il figlio Ivano Ventimiglia, oggi consigliere  comunale Pd. &laquo;Pensate allo stupore di un bambino per quella ruota gigantesca che si muoveva piano piano, ai miei occhi grande quasi come l&#8217;operaio che lavorava al tornio!&raquo;.<strong> Poi negli anni Novanta le FS decisero di ridurre il numero di officine<\/strong> in giro per l&#8217;Italia, affidando anche molte fasi di lavorazione ad aziende esterne, secondo il dogma che vuole l&#8217;esternalizzazione come modo per risparmiare, anche a discapito delle professionalit&agrave; interne. <strong>La fine arriv&ograve; quindici anni fa, per la precisione il 29 gennaio del 1997<\/strong>.<\/p>\n<p>Da allora, le officine sono rimaste vuote, senza vita. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"250\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"188\" border=\"1\" align=\"right\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201107\/P1180513.JPG\" \/>Entrando dai varchi nei muri di cinta &#8211; fino a un paio d&#8217;anni fa &#8211; ci si poteva ancora aggirare tra i capannoni deserti o negli spogliatoi, dove erano rimasti solo gli armadietti e le docce che hanno visto cambiarsi e lavarsi, per 90 anni, generazioni di orgogliosi operai FS. <strong>Nel vecchio dormitorio <\/strong>dove vivevano le famiglie dei ferrovieri <strong>hanno vissuto poi, per un periodo, altri lavoratori venuti da lontano, extracomunitari muratori e operai in nero, forse anche bassa manovalanza dello spaccio<\/strong>. Un giorno sono scappati e su un davanzale &egrave; rimasto a lungo un paio di povere scarpe da lavoro, bruciate dal sole e dalla pioggia. Poi nel 2010 <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/gallarate_malpensa\/articolo.php?id=170360\">il collettivo &quot;Ultimi mohicani&quot; tent&ograve; di farne un centro sociale<\/a>, la polizia intervenne e subito dopo <strong>porte e finestre del primo piano furono definitivamente murat<\/strong><strong>e<\/strong>, per evitare intrusioni. Ma il tempo e il degrado dei materiali non si fermano certo davanti alle porte chiuse con i mattoni e cos&igrave; <strong>nell&#8217;estate del 2011 <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/gallarate_malpensa\/articolo.php?id=209519\">una parte dell&#8217;edificio originale del 1905 &egrave; crollata<\/a><\/strong> (nella foto a destra). Ivano Ventimiglia, il figlio del ferroviere, non rinuncia per&ograve; ad un sogno: &laquo;Sarebbe bello poterne fare un museo di treni vivo, come hanno  fatto con Volandia a Vizzola&raquo;.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"250\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"190\" border=\"1\" align=\"left\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201107\/p1180526.jpg\" \/><\/strong>Intorno alle Officine<strong> oggi rimane un quartiere di laboratori artigiani, vecchie case a ballatoio<\/strong><strong>, villette<\/strong>: un pezzo di tranquilla provincia. Ma l&#8217;inizio di via Pacinotti, verso il centro citt&agrave;, &egrave; gi&agrave; qualcosa di diverso: uno spazio in gran parte abbandonato senza uso, <strong>un angolo quasi da periferia urbana<\/strong> di grande citt&agrave;. Ci sono cumuli di terra, reti metalliche e di cantiere e in mezzo il <strong>non-luogo s<\/strong><strong>otto al Ponte della Mornera<\/strong>. Per pi&ugrave; di un anno sotto le travate in cemento aveva trovato posto anche un piccolo campo di disperati, che <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/gallarate_malpensa\/articolo.php?id=210198\">vivevano sui materassi con le loro povere cose<\/a>, esposti alle intemperie e alle asprezze della vita di strada che <a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/gallarate_malpensa\/articolo.php?id=210197\" target=\"_blank\">non risparmia la violenza dei pi&ugrave; poveri verso i pi&ugrave; poveri<\/a>. All&#8217;inizio dell&#8217;inverno 2011 <a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/gallarate_malpensa\/articolo.php?id=220135\" target=\"_blank\">sono stati sgomberati dalla polizia<\/a>, con tanto di denuncia delle Ferrovie per l&#8217;occupazione abusiva del desolato riquadro di terra polverosa. &laquo;Non davano fastidio, per&ograve; non era certo la soluzione ideale neppure per loro&raquo; <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"250\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"188\" border=\"1\" align=\"right\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201004\/officine_fs__5_.jpg\" \/>dice Massimo, che vive a due passi dal viadotto della Mornera, alto pi&ugrave; delle case, opprimente. Per chi abita qui <strong>&egrave; il ponte ad essere un <\/strong><strong>problema:&nbsp; &laquo;Abbiamo chiesto le barriere laterali<\/strong>. Contro il rumore, ma anche contro l&#8217;inquinamento e le polveri che dal ponte &quot;scendono&quot; sulle nostre case&raquo;. In Comune si &egrave; vagheggiata l&#8217;idea di rilanciare la zona con un impianto sportivo polivalente, che abbia il suo cuore nella <strong>pista da skateboard <a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/gallarate_malpensa\/articolo.php?id=178984\" target=\"_blank\">chiesta dai giovani skaters gallaratesi<\/a><\/strong>.&nbsp; Al capo opposto della via c&#8217;&egrave; anche il terreno del vecchio magazzino comunale che negli ultimi mesi &egrave; diventato anche spazio pubblico e ha ospitato &#8211; senza contraddizioni &#8211; <a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/gallarate_malpensa\/articolo.php?id=210923\" target=\"_blank\">il Ramadan della comunit&agrave; islamica<\/a> e la <a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/gallarate_malpensa\/articolo.php?id=219055\" target=\"_blank\">festa del rione con il palio<\/a>. <strong>Ancora una volta: un po&#8217; citt&agrave; multiculturale, un po&#8217; paese.<\/strong> Chiss&agrave; che il futuro di questa strada di periferia non parta anche da qui e consenta di salvare la memoria della &quot;fabbrica dei treni&quot;, un pezzo del romanzo industriale gallaratese che sembra destinato a svanire. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1905 gli operai delle Officine ferroviarie furono i primi residenti del rione Madonna in Campagna: oggi la zona \u00e8 in parte degradata, quasi un confine tra la provincia tranquilla e la metropoli. 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