{"id":107663,"date":"2011-09-30T00:00:00","date_gmt":"2011-09-30T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2011-09-30T00:00:00","modified_gmt":"2011-09-30T00:00:00","slug":"una-mostra-sul-pci-per-riflettere-su-passato-e-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2011\/09\/una-mostra-sul-pci-per-riflettere-su-passato-e-presente\/107663\/","title":{"rendered":"Una mostra sul Pci per riflettere su passato e  presente"},"content":{"rendered":"<div>\n<div><strong><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"1\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" align=\"left\" width=\"300\" height=\"282\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/200907\/rocco_cordi.jpg\" \/>Rocco Cord&igrave; <\/em><\/strong><em>&egrave; nato a Grotteria, in provincia di Reggio Calabria, il 4 settembre 1949.<\/em><\/div>\n<div><strong><em>Vive e lavora a Varese dal 1968<\/em><\/strong><em>. Il suo impegno politico e sociale risale alla fine degli anni sessanta Con <strong>l&rsquo;iscrizione al PCI nel 1969 <\/strong>comincia un percorso che lo porter&agrave; ben presto a ricoprire all&rsquo;interno del partito incarichi sempre pi&ugrave; rilevanti (Segretario provinciale della Federazione Giovanile, Segretario cittadino di Varese, membro della segreteria provinciale).<\/em><\/div>\n<div><strong><em>Nel 1982 <\/em><\/strong><em>viene eletto Segretario generale della <strong>CGIL <\/strong>del &ldquo;comprensorio &ldquo; Busto &ndash; Ticino Olona, una tra le aree pi&ugrave; industrializzate del Nord. <strong>Nel 1987 <\/strong>ritorna al partito con l&rsquo;incarico di Segretario provinciale del PCI. All&rsquo;inizio <strong>degli anni &lsquo;90 <\/strong>la sua &ldquo;carriera&rdquo; politica viene interrotta in seguito alla sua scelta di collocarsi nella &ldquo;minoranza&rdquo; del PDS. <strong>Nel 1994 <\/strong>matura la convinzione di dimettersi da &ldquo;funzionario&rdquo; di partito. Quel ruolo ricoperto per anni con passione e dedizione &egrave; diventato troppo &ldquo;stretto&rdquo;&nbsp;a causa della netta contrariet&agrave; che nutre nei confronti della &ldquo;deriva moderata&rdquo; ormai vincente nel partito ad ogni livello. Resta iscritto ai <strong>DS<\/strong> (eredi del PDS) fino al <strong>2004,<\/strong> ma di fronte all&rsquo;ennesima svolta che prefigura la nascita del futuro PD, abbandona definitivamente il partito e comincia un nuovo percorso a sinistra senza iscriversi a nessun partito. Nel <strong>2005 <\/strong>&egrave; tra i promotori, insieme a&nbsp;Mario Agostinelli e tanti altri, della associazione politico-culturale Unaltralombardia, il cui obiettivo &egrave; quello di contribuire al rinnovamento politico e culturale della sinistra.<\/em><\/div>\n<div><em>Nel 2009 il progetto comincia a prendere forma nella costituente&nbsp;Sinistra e Libert&agrave;. In tale lista si presenta candidato al parlamento europeo nella circoscrizione NordOvest. Nel 2010 contribuisce alla nascita di <strong>Sinistra Ecologia Libert&agrave;<\/strong>. Nel 2011 viene eletto in consiglio comunale a Varese<\/em><\/div>\n<p>_______________________________________________<\/p>\n<p><strong>La mostra &ldquo;Il Pci nella storia d&rsquo;Italia<\/strong>&rdquo;, allestita presso la Cooperativa di Viale Belforte a Varese (30 settembre-10 ottobre), &nbsp;&egrave; una buona occasione per ripensare e riflettere, senza pregiudizi, su una straordinaria vicenda politica e umana.<\/div>\n<div>Dallo scioglimento del PCI, sono trascorsi ormai vent&rsquo;anni, uno stuolo impressionante di soggetti si &egrave; mosso per liquidare quella storia deformandola o, pi&ugrave; comodamente, dimenticandola. Ma la storia del PCI non pu&ograve; essere facilmente archiviata, n&eacute; consegnata all&rsquo;oblio, per la semplice ragione che, nel bene e nel male, &egrave; parte integrante della storia nazionale. Non a caso la mostra &egrave; stata inserita tra le manifestazioni culturali dedicate al 150&deg; anniversario dell&rsquo;Unita d&rsquo;Italia. Le immagini e i documenti proposti ripercorrono le tappe pi&ugrave; significative della storia del PCI dalla sua fondazione (Livorno 21 gennaio 1921) al suo scioglimento (Rimini 4 febbraio 1991).<\/div>\n<div>Per comprendere il ruolo svolto&nbsp;dal PCI in 70 anni di vita occorre evitare sia le &ldquo;letture&rdquo; acritiche che quelle farcite da pregiudizi: le&nbsp;interpretazioni mitologiche sono nocive almeno quanto quelle dettate da un anticomunismo duro a morire.<\/div>\n<div>Il PCI nacque non da una disputa accademica tra &ldquo;riformisti&rdquo; e &ldquo;rivoluzionari&rdquo;, ma nel vivo di un contesto nazionale e internazionale che avrebbe segnato l&rsquo;intero novecento.<\/div>\n<div>Dopo la guerra del 1915\/1918 l&rsquo;Italia era un paese allo sbando alla prese con l&rsquo;esito disastroso della guerra e le crescenti contraddizioni sociali prodotte da uno sviluppo dell&rsquo;industria tanto tumultuoso, quanto distorto. Nel 1917 si afferma la rivoluzione in Russia mentre in tutti i paesi europei i partiti socialisti (all&rsquo;epoca partiti pi&ugrave; rappresentativi del movimento operaio) si pongono il problema della rivoluzione in occidente.<\/div>\n<div>E&rsquo; in questo clima che si forma la componente comunista del PSI (minoritaria) che poi dar&agrave; vita al PCI. Un partito i cui dirigenti e militanti saranno costretti, con l&rsquo;avvento del fascismo, a conoscere, la durezza della clandestinit&agrave;, del carcere, dell&rsquo;esilio. Muore in carcere anche Antonio Gramsci fondatore e poi segretario del partito: l&rsquo;obiettivo indicato da Mussolini di &ldquo;impedire a quel cervello di funzionare&rdquo; era stato raggiunto, ma il pensiero di Gramsci continua ad essere fonte di ricerca e di ispirazione.<\/div>\n<div>Queste le condizioni in cui si temprano gli uomini che poi saranno protagonisti della Resistenza, della Guerra di Liberazione, della nascita della Repubblica, della scrittura della Costituzione.<\/div>\n<div>Il <strong>1948 <\/strong>segna un nuovo spartiacque. Il clima di <i>unit&agrave; nazionale<\/i> che, dopo la Liberazione, aveva consentito la formazione di governi con la partecipazione di tutte le forze antifasciste, si interrompe bruscamente. Comincia l&rsquo;epoca della &ldquo;guerra fredda&rdquo;, della divisione del mondo nei due blocchi egemonizzati&nbsp;l&rsquo;uno dagli USA, l&rsquo;altro dall&rsquo;URSS.<\/div>\n<div>I comunisti italiani sono messi nuovamente a dura prova in un paese ancora da ricostruire, ma in cui le ferite prodotte dalla guerra tarderanno a ricucirsi. Nonostante i tentativi messi in atto per isolarlo e ridurlo a forza residuale (scomunica papale compresa), il PCI diventa partito di massa e protagonista primario delle lotte operaie e popolari, oltre che delle battaglie parlamentari e del governo di molti comuni e province.<\/div>\n<div>La repressione poliziesca e le mille forme di intimidazioni messe in atto anche nei luoghi di lavoro (&ldquo;reparti confino&rdquo; e licenziamenti) non sono per&ograve; sufficienti a piegare un movimento politico che trova le sue ragioni e i suoi consensi non in virt&ugrave; di una ideologia astratta, ma nella capacit&agrave; di &ldquo;aderire a ogni piega della realt&agrave; sociale&rdquo; e di indicare un progetto di cambiamento &ldquo;strutturale&rdquo; per l&rsquo;Italia.<\/div>\n<div>Il PCI costruisce la sua credibilit&agrave; e la sua forza misurandosi concretamente con i nodi sociali e politici della &ldquo;ricostruzione&rdquo; e per un nuovo sviluppo economico che consenta di superare la fragilit&agrave; del tessuto produttivo, il dualismo Nord-Sud, l&rsquo;arretratezza dell&rsquo;agricoltura. Il PCI non elabora soltanto una strategia politica e programmatica, ma promuove (grazie al suo radicamento crescente) battaglie memorabili per la terra ai contadini, per affermare i diritti dei lavoratori, per l&rsquo;occupazione e l&rsquo;emancipazione femminile, per consolidare la democrazia e difendere la Costituzione, per la pace. Un partito, dunque, che sa volare alto interrogandosi (e dando risposte) anche sul rapporto tra intellettuali e popolo, tra governanti e governati.<\/div>\n<div>E&rsquo; in questo rapporto con la societ&agrave; italiana, con gli uomini in carne ed ossa, come avrebbe detto Gramsci, che il PCI ha assunto un ruolo rilevante non solo delle vicende politiche nazionali, ma anche della storia sociale e culturale del nostro Paese.<\/div>\n<div>Certo il PCI fu anche parte integrante della storia del comunismo internazionale.<\/div>\n<div>Il &ldquo;legame di ferro&rdquo; con l&rsquo;Urss nacque e si consolid&ograve; negli anni della clandestinit&agrave; e prosegu&igrave; ancora a lungo fino agli anni<strong> &#8217;60<\/strong>. Nel <strong>1968<\/strong>, quando l&rsquo;URSS invade la Cecoslovacchia per soffocare la &ldquo;primavera di Praga&rdquo;, quel legame si incrina profondamente e le distanze diventeranno poi sempre pi&ugrave; incolmabili. Sar&agrave; Enrico Berlinguer a segnare le tappe del distacco con i paesi del cosiddetto &ldquo;socialismo reale&rdquo;: dal discorso di Mosca (1969) con la critica al &ldquo;modello sovietico&rdquo; e all&rsquo;idea del &ldquo;partito guida&rdquo;, al 1976 quando afferma la &ldquo;democrazia come valore universale&rdquo; valida dunque in tutti i paesi del mondo, al <strong>1979 <\/strong>con le tesi sul nuovo internazionalismo e la costruzione in Europa di rapporti sempre pi&ugrave; solidi con i partiti del socialismo europeo.<\/div>\n<div>Con Berlinguer Segretario (eletto nel 1972) il PCI conosce una stagione di credibilit&agrave; e consensi mai raggiunti da nessun partito comunista. Dopo il golpe in Cile (1973) organizzato dall&rsquo;esercito cileno e sostenuto dalla Cia, Berlinguer &ndash; preoccupato anche dalla piega che stanno prendendo gli eventi in Italia &#8211;&nbsp;elabora la strategia del &ldquo;compromesso storico&rdquo;. E&rsquo; utile ricordare che la vittoria del referendum sul divorzio e le grandi avanzate del 1975 (elezioni regionali, provinciali e comunali) e del 1976 (elezioni politiche) sono successive a quella scelta strategica.<\/div>\n<div>Ma l&rsquo;evoluzione del PCI e i suoi successi, il peso crescente dei sindacati e delle lotte operaie e studentesche, le pratiche sempre pi&ugrave; diffuse di una democrazia dal basso che investe ogni ambito e sfera della societ&agrave; italiana, mettono in discussione equilibri e assetti sociali che apparivano inamovibili.<\/div>\n<div>Il sistema di potere costruito dalla DC dal 1948 in poi comincia a vacillare, grazie anche ai fermenti che attraversano il mondo cattolico e alle aperture post-conciliari della Chiesa.<\/div>\n<div>Per fermare questo processo si metteranno in moto forze rilevanti, interne ed esterne.<\/div>\n<div>Dalla strage di Piazza Fontana (1969) all&rsquo;uccisione di Aldo Moro (1978) l&rsquo;Italia conoscer&agrave; uno dei periodi pi&ugrave; bui e sanguinosi della sua storia. Il PCI si espone in prima fila, senza tentennamenti, per contrastare prima la &ldquo;strategia della tensione&rdquo; e i &ldquo;rigurgiti fascisti&rdquo; e poi la violenza estremista e il terrorismo delle Brigate Rosse.&nbsp;<\/div>\n<div>Ma &egrave; nel vivo dei mutamenti economici degli anni &ldquo;80 (eventi preparatori della cosiddetta globalizzazione) che comincia la crisi del PCI. In un paese gi&agrave; duramente provato dagli eventi del decennio precedente e incapace di produrre un ricambio democratico prende avvio un processo di trasformazione che sconvolger&agrave; l&rsquo;apparato produttivo del Paese e con esso gli assetti sociali preesistenti.<\/div>\n<div>Gli anni ottanta sono anche gli anni di Reagan e della Thatcher. Con loro si afferma un&rsquo;idea di liberismo selvaggio (eufemisticamente definito neoliberismo) fondata su tre principi basilari: monetarismo, primato del <i>mercato<\/i>, smantellamento dello stato sociale. Il <i>reaganismo-thatcherismo<\/i> diventer&agrave; ben presto un modello politico <i>da esportazione<\/i>, la nuova ideologia che ridisegner&agrave; il mondo.<\/div>\n<div>In Italia, una classe dirigente in affanno (pochi anni dopo, nel <strong>1992<\/strong>, verr&agrave; sepolta sotto le macerie di tangentopoli) tenta di riproporre quel modello evitando di interrogarsi sugli effetti che pu&ograve; produrre in un Paese la cui struttura economica e sociale ha poco in comune con USA e GB, mentre l&rsquo;assetto istituzionale e politico&nbsp;appare ormai gravemente incapace di produrre cambiamenti sostanziali. La &ldquo;questione morale&rdquo; che attanaglia il Paese non &egrave; infatti una semplice questione di corrotti e corruttori, ma di una politica piegata alla pura gestione del potere e di partiti dominati dalla logica di &ldquo;occupare&rdquo; ogni spazio (Berlinguer, intervista rilasciata a Repubblica 1981, dieci anni prima di tangentopoli!).<\/div>\n<div>In una situazione cos&igrave; complessa Berlinguer colloca il PCI nettamente in opposizione al neoliberismo trionfante proponendo una strategia di &ldquo;alternativa democratica&rdquo; in cui prende corpo un progetto di trasformazione economica e sociale (che riprende anche il tema dell&rsquo;austerit&agrave;, proposto nel 1976). Progetto duramente osteggiato non soltanto dalle forze al governo (DC-PSI), ma anche da oppositori interni contagiati da quel neoliberismo che in Italia trover&agrave; in <strong>Craxi <\/strong>il protagonista principale.<\/div>\n<div><strong>Berlinguer <\/strong>muore l&rsquo;11 giugno 1984 in seguito a un malore che l&rsquo;aveva colpito durante un comizio a Padova; la<strong> perdita per il PCI &egrave; irreparabile<\/strong>. Nessuno riuscir&agrave; pi&ugrave; a conciliare le diverse posizioni esistenti al suo interno rese ancora pi&ugrave; divaricate dalla crisi in atto. Non ci riuscir&agrave; il Segretario &ldquo;di transizione&rdquo;, Alessandro Natta, ma neppure la generazione dei quarantenni guidati da Achille Occhetto. L&rsquo;uscita di scena di Gorbaciov, promotore in URSS di un processo riformatore e poi il crollo del &ldquo;muro di Berlino&rdquo; (1989), forniscono il pretesto per imprimere una accelerazione repentina al progetto di cambiamento proposto da Occhetto appena un anno prima. La svolta occhettiana, annunciata a sorpresa nel discorso della &ldquo;Bolognina&rdquo; porter&agrave; in poco pi&ugrave; di anno allo scioglimento del PCI. Le intenzioni erano di &ldquo;<i>andare olltre<\/i>&rdquo; chiudendo il ciclo del novecento, ma quell&rsquo;oltre si esaurir&agrave; nel cambiamento di un nome e di un simbolo. Il PCI viene sciolto di fatto (<strong>Rimini 1991<\/strong>), ma le successive trasformazioni non risolveranno le ragioni che avevano messo in crisi il pi&ugrave; grande partito comunista dell&rsquo;occidente. Una crisi connaturata pi&ugrave; alla &ldquo;novit&agrave;&rdquo;&nbsp;della globalizzazione e ai suoi effetti devastanti negli assetti economici e sociali che non ai legami, peraltro recisi da tempo, con il mondo del &ldquo;socialismo reale&rdquo; ormai in disfacimento.<\/div>\n<div>Se, a distanza di vent&rsquo;anni, resta ancora irrisolto (nonostante il fallimento del neoliberismo) il nodo politico e strategico di quale cambiamento sia necessario, se la sinistra ha smarrito ruolo e rappresentanza, se la politica appare sempre pi&ugrave; autoreferenziale e piegata alla sola dimensione del potere, la conclusione (amara) da trarre &egrave; che la morte del PCI non &egrave; servita a nulla. Restano settant&rsquo;anni di storia e di memoria collettiva che nessuno potr&agrave; mai cancellare.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rocco Cord\u00ec, ultimo segretario provinciale del PCI dal 1987 al 1990, ha vissuto in prima persona i momenti pi\u00f9 importanti del Partito comunista italiano e non solo a livello locale<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,16,2],"tags":[10213,1191],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Una mostra sul Pci per riflettere su passato e presente<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rocco Cord\u00ec, ultimo segretario provinciale del PCI dal 1987 al 1990, ha vissuto in prima persona i momenti pi\u00f9 importanti del Partito comunista italiano e non solo a livello 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