{"id":1270289,"date":"2020-10-31T09:28:05","date_gmt":"2020-10-31T08:28:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.varesenews.it\/?p=1270289"},"modified":"2020-11-01T01:52:56","modified_gmt":"2020-11-01T00:52:56","slug":"nel-tempo-malato-questa-terra-carezze-abbracci-pieta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2020\/10\/nel-tempo-malato-questa-terra-carezze-abbracci-pieta\/1270289\/","title":{"rendered":"Nel tempo malato di questa terra abbiamo carezze, abbracci e piet\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>I leader, soprattutto quelli politici, usano la <strong>narrazione<\/strong> per gestire il potere sollecitando emozioni e sentimenti, spesso negativi. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una narrazione incattivita, infarcita di <strong>metafore tossiche, rabbiose e divisive<\/strong>. Ci siamo spinti fino alla rottamazione delle persone, ad asfaltare gli avversari, a usare la ruspa e staccare la spina. Si potrebbe continuare a elencarle per ore, in un florilegio infinito.<br \/>\n&#8220;Non ci sar\u00e0 un\u00a0mondo\u00a0nuovo senza un nuovo\u00a0linguaggio\u201d scrive la poetessa austriaca <strong>Ingeborg Bachmann<\/strong>. Un linguaggio responsabile \u00e8 dunque la precondizione necessaria per una convivenza civile. \u2028Di linguaggio e narrazione, in un periodo dove le parole possono fare la differenza tra sofferenza e sollievo, malattia e guarigione, abbiamo discusso con <strong>Marta Zighetti <\/strong>(foto), psicoterapeuta e coordinatrice del centro <a href=\"https:\/\/essereesseriumani.it\/\"><strong>Essere esseri umani <\/strong><\/a>di Varese.<\/p>\n<p><strong>Dottoressa Zighetti, che legame c\u2019\u00e8 tra la nostra esistenza e la narrazione della realt\u00e0?<\/strong><br \/>\n\u00ab&#8221;Voi siete le vostre storie. Siete il prodotto di tutte le storie che avete ascoltato e vissuto, e delle tante che non avete sentito mai. Hanno modellato la vostra visione di voi stessi, del mondo e del posto che in esso occupate. I primi grandi narratori furono per voi la famiglia, la scuola, la cultura popolare e, forse, la chiesa. La conoscenza e l\u2019assimilazione di storie sane sono fondamentali per un\u2019esistenza buona e giusta. Se in questo momento la vostra storia \u00e8 a pezzi o malandata, la si pu\u00f2 rimettere in sesto. Oppure, se necessario, pu\u00f2 essere sostituita da una storia il cui intreccio vale la pena di essere vissuto&#8221;. Daniel Taylor lo scriveva vent\u2019anni fa, ma la riflessione \u00e8 pi\u00f9 che mai attuale: nasciamo nelle storie, che ci nutrono e ci guidano attraverso l\u2019esistenza permettendoci di costruire il senso delle nostre esperienze e ci chiediamo quale possa essere l\u2019effetto \u201cumano\u201d sortito dai modi in cui \u00e8 stata strutturata la narrazione della pandemia dai mesi scorsi ad ora. Ogni tipo di comunicazione, dalle pi\u00f9 personali fino a quelle istituzionali, per sua stessa natura \u00e8 una forma di racconto. Tutto ci\u00f2 che viene comunicato porta inevitabilmente con s\u00e9 una visione della realt\u00e0, una peculiare sfumatura emotiva, un intento, un taglio e quindi una cornice narrativa e di senso all\u2019interno della quale ognuno di noi viene introdotto ascoltando, leggendo, guardando e osservando. I messaggi che riceviamo &#8211; siano essi parole, immagini o suggestioni \u2013 che lo vogliamo o meno \u2013 hanno un\u2019influenza su di noi e sul nostro modo di stare nel mondo, questo vale sempre ma a maggior ragione in un contesto come quello attuale di insicurezza e paura\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Le immagini dei balconi italiani sono diventate il palcoscenico di un dramma che ha fatto il giro del mondo. Oggi per\u00f2 ci accorgiamo che il superamento dell&#8217;emergenza, rappresentato in quelle immagini, \u00e8 stato solo un&#8217;illusione, una piccola goccia di narrazione risucchiata da un mare di retorica. Su cosa deve poggiare un sentimento come la speranza?<br \/>\n<\/strong>\u00abL\u2019esperienza Covid \u00e8 stata di per s\u00e9 un impatto improvviso e sconosciuto che ha violato la nostra possibilit\u00e0 di comprensione: i tecnici linguistici parlano di violazione della canonicit\u00e0 cio\u00e8 di ci\u00f2 che \u00e8 conosciuto, una esperienza non categorizzabile nel senso che esula e trabocca dalle nostre spontanee strutture di comprensione e di conoscenza. Non possiamo pretendere rassicurazioni immediate da parte del fronte istituzionale, impegnato in una corsa contro il tempo e dichiaratamente in emergenza, tuttavia ritengo che lo sforzo debba essere quello di costruire con altrettanto impegno una comprensione, una narrazione chiara trasparente ma anche pi\u00f9 partecipata e condivisa dell\u2019esperienza Covid che permetta la integrazione e lo scambio tra i cittadini. Lasciare questo ruolo vacante o considerare la forma meno importante del contenuto \u00e8 un grave rischio per la comunit\u00e0. La paura e la minaccia di per s\u00e9 aprono la strada a nuove geografie emotive dove serve un nemico, tangibile, visibile e dove la frammentazione della realt\u00e0 \u00e8 alle porte. Contagiati contro sani, ricchi contro poveri, vecchi contro giovani, negazionisti contro allarmisti. Queste facili polarizzazioni rischiano di farci scivolare velocemente in fratture insanabili intaccando il senso di comunit\u00e0. il disorientamento non \u00e8 solo tra individui e individui ma tra individui e societ\u00e0, individui e istituzioni. Oggi il rapporto tra cittadini e istituzione assomiglia molto a quello tra un figlio \u00e8 un genitore spaventato-spaventante. Spesso il cittadino non solo non sembra potersi affidare al sistema sociale, ma anzi teme quasi di poter essere ingannato, raggirato e persino perseguitato dallo stato, mantenendosi in continuo stato se non di allarme di monitoraggio. \u00c8 all\u2019ordine del giorno leggere sui giornale notizie scioccanti che riguardano comportamenti fuori controllo, comportamenti da parte di chi dovrebbe gestire la cosa pubblica a danno della stessa. La vera speranza dunque, \u00e8 che in un momento di destabilizzazione collettiva le istituzioni riescano a riconquistare la fiducia dei cittadini a fornire regole, ma anche sicurezza e stabilit\u00e0. Le persone hanno bisogno di verificare e sentire che chi \u00e8 al comando ha realmente a cuore il loro benessere e il bene della comunit\u00e0. Senza fiducia come puoi pretendere di far rispettare le regole? Come puoi aprire un dialogo. Forse la frammentazione pi\u00f9 pericolosa \u00e8 proprio quella tra cittadini e istituzioni, ed \u00e8 paradossale, perch\u00e9 l\u2019istituzione non dovrebbe essere contro il cittadino ma per il cittadino e questa intenzione gentile, se onesta, farebbe davvero una grande differenza nella risposta del Popolo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali caratteristiche dovrebbe avere la narrazione per aiutare le persone a orientarsi correttamente in un momento cos\u00ec drammatico e straordinario?<br \/>\n<\/strong>\u00abL\u2019istituzione deve essere ferma e salda nelle sue direttive ma anche pi\u00f9 rassicurante e trasparente: abbiamo gi\u00e0 detto che deve recuperare la fiducia dei cittadini e come\u00a0tutti i caregivers deve aiutare la popolazione a restituire senso a ci\u00f2 che sta accadendo.\u00a0 Inoltre le istituzioni devono \u00a0raccontare una storia che non possa essere dimenticata, in un caso di trauma collettivo come la pandemia &#8211; paragonabile come impatto solo\u00a0all\u201911 settembre 2001 &#8211; il ruolo istituzionale \u00e8 quello di costruire una una memoria collettiva per contrastare la traumatizzazione collettiva. Tutto ci\u00f2 a che fare con la ricostruzione di senso, ed \u00e8 una forma di spiritualit\u00e0. Infine, l\u2019istituzione deve insegnare la cura. Margaret Mead fece risalire l\u2019inizio dell\u2019umanit\u00e0 al ritrovamento del primo femore fratturato e guarito. Poich\u00e9 significa che un essere umano ha dedicato tempo e cure ad un altro. Luigina Mortari, ci ricorda che cultura significa anche coltivare e coltivare \u00e8 un\u2019azione pratica, la cura \u00e8 una pratica, la cura non \u00e8 un sentimento ma \u00e8 un modo di agire, un modo di esserci nel mondo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L\u2019isolamento e il distanziamento sociale frustrano il nostro bisogno di condivisione e relazione. Quanto si pu\u00f2 resistere in una condizione cos\u00ec in contrasto con la natura umana?<\/strong><br \/>\n\u00abLe evidenze biologiche sulla natura sociale del nostro cervello ci parlano proprio della insostituibile necessit\u00e0 di un profondo legame circolare tra il singolo, l\u2019altro e l\u2019ambiente e di quanto le relazioni siano determinanti in ogni sfera della vita. La connessione interpersonale contribuisce a creare stabilit\u00e0 ed \u00e8 solo all\u2019interno di un rapporto sicuro e di fiducia che il cervello umano pu\u00f2 esplorare la possibilit\u00e0 della speranza . Ci\u00f2 che emerge \u00e8 che i nostri neuroni hanno bisogno di comunicare, perch\u00e9 restare in connessione con gli altri garantisce la sopravvivenza della specie (Louis Cozolino). Al contrario l\u2019essere separati, in competizione, lontani e sconnessi dagli altri e dall\u2019intimit\u00e0 con essi attiva o potenzia la nostra percezione del pericolo, persino di panico. La solitudine e l\u2019isolamento compromettono i nostri equilibri portando forme di malessere che possono interessare l\u2019intera sfera psicofisica provocando non solo sofferenza e dolore ma uno stato di infiammazione diffusa e l\u2019indebolimento del sistema immunitario, creando debolezza e senso di impotenza (Stephen Porges, Teoria polivagale). Ma \u00e8 possibile che il senso di comunit\u00e0 e di condivisione generale possano contrastare l\u2019impatto del trauma collettivo. Pensiamo che 6 ricerche hanno dimostrato che il senso di cooperazione, di solidariet\u00e0 e di supporto tra esseri umani aiutano le vittime di trauma a superare l\u2019esperienza, a rafforzare la resilienza, a ritrovare un progetto, a rifarsi uno scopo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Che ruolo devono avere le istituzioni nella costruzione della nuova normalit\u00e0?<\/strong><br \/>\n\u00abLa narrazione \u00e8 una forma di ordine nel caos del disagio, la narrazione \u00e8 il principale meccanismo psicologico del cervello che permette di dare o ritrovare senso, di dare un senso all\u2019esperienza ed integrare l\u2019esperienza stessa nella nostra storia di vita. Le istituzioni dovrebbero cercare di essere pi\u00f9 lineari per contenere l\u2019ansia della popolazione. Di fatto \u00e8 proprio attraverso il racconto che possiamo negoziare significati comuni, veicolare credenze, conoscenze e valori che hanno la potente funzione di collante sociale. Riuscire a raccontare la nostra storia all\u2019interno di un contesto accogliente, poterci identificare con le storie degli altri e avere la possibilit\u00e0 di costruire assieme storie comuni \u00e8 uno dei pi\u00f9 potenti mezzi a nostra disposizione per favorire esperienze di vicinanza, aiuto, solidariet\u00e0, di cittadinanza planetaria. Jack Saul direttore dell\u2019International Trauma Studies Program, che da anni si occupa delle comunit\u00e0 sopravvissute a traumi collettivi, ha promosso strategie artistiche e comunitarie per valorizzare la memoria di ci\u00f2 che \u00e8 stato e per contrastare l\u2019inevitabile logoramento dei legami nelle popolazioni colpite. Saul raccomanda di tenere vive le relazioni che gli impatti traumatici tendono a spezzare, cos\u00ec come rompono o distorcono le reti neurali di chi \u00e8 stato colpito. Fondamentale \u00e8 che tutto ci\u00f2 avvenga in una cornice di \u201ccosa pubblica\u201d dato che quando i gruppi sviluppano strategie corali per la resilienza comune, come conseguenza aumenta anche la capacit\u00e0 di coping e la forza di reagire dei singoli membri. Il fare, soprattutto se condiviso, aiuta a contrastare il senso di impotenza che sempre il trauma crea nelle vittime facendole sentire, almeno temporaneamente, prive di strategie, di controllo e di azione su ci\u00f2 che accade. In questa opera di ricostruzione e di resilienza pensiamo che la narrazione possa davvero avere un ruolo importante\u00bb.<\/p>\n<p><b>E che ruolo possono avere in questa fase cos\u00ec delicata gli psicoterapeuti?<\/b><br \/>\n\u00abOra che i contatti tornano ad essere solo virtuali tutto il mio gruppo si \u00e8 impegnato nel progetto di welfare inclusivo insieme ad Ucid Milano e alla Cooperativa sociale solidariet\u00e0 e servizi e si sta impegnando per il progetto di \u201cterapia sospesa\u201d facendo sentire la sua presenza alla comunit\u00e0 e cercando di tessere trame e legami tra servizio pubblico, enti del terzo settore e privato. Non nascondo che questi progetti servono innanzitutto a me, a noi, perch\u00e9 costituiscono un motore importante di motivazione, di partecipazione e condivisione tra tutti i colleghi regalandoci una visione del futuro pi\u00f9 luminosa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Nulla sar\u00e0 pi\u00f9 come prima&#8221; \u00e8 una delle frasi che ricorrono con pi\u00f9 frequenza nelle analisi del post Covid. Che cosa fa pi\u00f9 paura: la pandemia o il ritorno ad una normalit\u00e0 che sappiamo essere non pi\u00f9 sostenibile?<\/strong><br \/>\n\u00abIn molti dopo il lockdown hanno manifestato, specialmente tramite la comunicazione sui social, il desiderio di non voler tornare alla \u201cnormalit\u00e0\u201d, perch\u00e9 quel tipo di \u201cnormalit\u00e0\u201d era il problema. Non dimentichiamo infatti che lo stile di vita frenetico, consumistico, poco rispettoso dell\u2019ambiente e dei ritmi e confini naturali \u00e8 ritenuto il principale starter della pandemia. La sensazione, quindi, \u00e8 quella di trovarci oggi in presenza di un momento molto problematico ma anche di una grande occasione collettiva per ripensare il futuro. Un futuro in cui parole come \u201ccollettivo, \u201ccorale\u201d, \u201csociale\u201d sembrano essere la colonna portante di tutte le possibili riflessioni affinch\u00e9 il bene comune torni a essere una priorit\u00e0, una sorta di \u201cnavigatore\u201d interiore che sappia guidare il nostro modo di sentire, pensare e agire. Per questo sar\u00e0 importante che le istituzioni, col supporto di tutte le realt\u00e0 coinvolte nel sociale coinvolgano i singoli nel fare rete, coordinamento e fronte comune per trasformare questa crisi in una possibilit\u00e0, promuovendo un cambiamento verso i valori della convivenza, dell\u2019interdipendenza e del comportamento prosociale. A questo proposito, ora pi\u00f9 che mai, appare necessario un potenziamento del welfare e di politiche volte alla riduzione dell\u2019incertezza e delle diseguaglianze economiche e sociali, perch\u00e9 \u00e8 dal disagio (umano, economico, lavorativo, comunicativo) che nasce l\u2019instabilit\u00e0 esistenziale che sta logorando il tessuto sociale. Si dice che per andare veloci si debba andare da soli, ma che per andare lontano si debba andare insieme. E ci sembra che questa massima ben rappresenti il bivio di fronte al quale ci troviamo come societ\u00e0, sospesi tra individualismo e collaborazione, avendo tra le mani l\u2019occasione di fare del futuro un posto migliore per tutti. \u00a0Mi piace chiudere ricordando l\u2019ultimo verso di una poesia, Acrostico per una bambina, a me molto cara scritta da <strong>Mauro Maconi,<\/strong> poeta varesino scomparso prematuramente nel 2001: \u201c<strong>nel tempo di questa terra abbiamo carezze, abbracci e piet\u00e0<\/strong>&#8220;\u00bb.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"XTDc1ZMx0j\"><p><a href=\"https:\/\/www.varesenews.it\/2020\/04\/covid-lemergenza-dovremo-prenderci-cura-del-nostro-dolore\/917028\/\">&#8220;Dopo l&#8217;emergenza dovremo prenderci cura del nostro dolore&#8221;<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" src=\"https:\/\/www.varesenews.it\/2020\/04\/covid-lemergenza-dovremo-prenderci-cura-del-nostro-dolore\/917028\/embed\/#?secret=XTDc1ZMx0j\" data-secret=\"XTDc1ZMx0j\" width=\"500\" height=\"282\" title=\"&#8220;&#8220;Dopo l&#8217;emergenza dovremo prenderci cura del nostro dolore&#8221;&#8221; &#8212; VareseNews\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La narrazione \u00e8 una forma di ordine nel caos del disagio, \u00e8 il principale meccanismo psicologico del cervello che permette di dare o ritrovare senso, di dare un senso all\u2019esperienza ed integrare l\u2019esperienza stessa nella nostra storia di vita<\/p>\n","protected":false},"author":45,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,24,2],"tags":[94876,1618,887],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - 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