{"id":127995,"date":"2011-01-24T00:00:00","date_gmt":"2011-01-24T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2011-01-24T00:00:00","modified_gmt":"2011-01-24T00:00:00","slug":"vent-anni-di-liuc-cento-di-confindustria-150-di-italia-tra-decollo-e-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2011\/01\/vent-anni-di-liuc-cento-di-confindustria-150-di-italia-tra-decollo-e-crisi\/127995\/","title":{"rendered":"Vent&#8217;anni di Liuc, cento di Confindustria, 150 di Italia: tra decollo e crisi"},"content":{"rendered":"<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" hspace=\"5\" height=\"220\" border=\"1\" align=\"left\" width=\"250\" vspace=\"5\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201101\/valerio_castronovo.jpg\" \/>Vent&#8217;anni di Liuc, cent&#8217;anni di Confindustria (l&#8217;anno scorso), un secolo e mezzo di unit&agrave; nazionale.<\/strong> Tempo di ricorrenze anche presso l&#8217;ateneo castellanzese dedicato a Carlo Cattaneo, nato nel 1991, presso il quale si aproiva oggi l&#8217;anno accademico alla presenza di un gran numero di personalit&agrave; del mondo politico ed economico: dall&#8217;assessore regionale Raffaele Cattaneo all&#8217;europarlamentare Francesco Speroni, i deputati Marco Reguzzoni e Daniele Marantelli, il consigliere regionale Stefano Tosi, Giuseppe Adamoli, Bruno Amoroso per la camera di Commercio, il senatore Antonio Tomassini solo per citarne alcuni. Si attendeva Emma Marcegaglia, la presidente nazionale di Confindustria: che all&#8217;ultimo momento, con rammarico generale, causa una forte indisposizione <strong>ha dovuto dare forfait.<\/strong> Le sue posizioni restano affidate a <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/italia\/articolo.php?id=193629\">quanto dichiarato ieri sera<\/a> alla trasmissione di Fabizo Fazio &quot;Che tempo che fa&quot;. A sostuirla nell&#8217;intervento &egrave; stato chiamato Alessandro Laterza, vicepresidente della Luiss, noto ateneo romano, e presidente della commissione cultura di Confindustria.<\/p>\n<p>La prolusione di giornata era affidata ad <strong>uno storico insigne<\/strong> dell&#8217;economia italiana: il professor <strong>Valerio Castronovo<\/strong>, presidente del Centro Studi per la Documentazione Economica e d&rsquo;Impresa, nonch&eacute; dell&rsquo;Archivio del Cinema e della Comunicazione d&rsquo;Impresa che ha sede presso la Liuc. Il suo tema era ampio: &ldquo;<em>I cent&#8217;anni di Confindustria nella storia dell&#8217;economia e della societ&agrave; italiana<\/em>&rdquo;. Ma ampia &egrave; stata anche la sua capacit&agrave; di sintesi, e con sicurezza ha tracciato un quadro esauriente degli sviluppi pi&ugrave; significativi di un secolo di lavoro dell&#8217;industria italiana.<br \/>\nSi partiva da un Paese da poco unificato, con analfabetismo di massa e struttura economica arretrata, legata al possesso della terra, &laquo;che pareva condannato all&#8217;infantilismo economico e alla sovranit&agrave; limitata, col debito pubblico collocato per lo pi&ugrave; all&#8217;estero&raquo;. Il protezionismo di fine Ottocento promosse l&#8217;industria tessile, qui importantissima, ma poco altro; il denaro andava in speculazioni finanziarie culminate in una crisi economica (corsi e ricorsi, ndr). <strong>Fu nel primo decennio del Novecento che l&#8217;industria italiana decoll&ograve;, almeno al Nord-Ovest<\/strong>, grazie alla politica economica dei governi Giolitti, rispondente ai reali interessi e bisogni industriali; aiutata in ci&ograve; &laquo;da una nuova &eacute;lite imprenditoriale nei settori pi&ugrave; moderni (meccanica, automobile, chimica, elettricit&agrave;) che assunse per proprio modello il <strong>sistema di fabbrica<\/strong> dei paesi pi&ugrave; avanzati&raquo; e da due giovani banche di modello europeo, la Banca Commerciale Italiana e il Credito Italiano. Fu proprio in quegli anni che con la &quot;benedizione&quot; del giovane e brillante economista Luigi Einaudi (&quot;l&#8217;Itaia che lavora e produce&quot;) <strong>nacque, nel 1910, Confindustria.<\/strong> &laquo;L&#8217;Italia avvi&ograve; la sua rincorsa&raquo; ai Paesi gi&agrave; industrialmente sviluppati e diede segni di forza propria, come quando nella Grande Guerra riusc&igrave; rapidamente a colmare con la produzione le immense perdite di armi e materiali subite nella disfatta di Caporetto. Venne poi la crisi di riconversione, e le tensioni sindacali: nel 1919 i lavoratori ottennero le otto ore, ma i socialisti massimalisti, influenzati dall&#8217;esempio russo, volevano puntare dritto alla rivoluzione. A partire dalla fabbrica. <strong>Le tensioni culminarono con le occupazioni del &quot;biennio rosso&quot;: a soffocarle fu il &quot;ventennio nero&quot; che segu&igrave;, il regime fascista.<\/strong> E qui la relazione di Castronovo giudica &laquo;un errore&raquo; da parte di Confindustria l&#8217;aver pensato di poter &quot;addomesticare&quot; il fascismo e Mussolini, di &laquo;&quot;costituzionalizzare&quot; un movimento eversivo come quello fascista&raquo;. Che pure govern&ograve; per vent&#8217;anni in coabitazione con una monarchia tradizionale. Col che, osserva lo storico, ha avuto buon gioco &laquo;la pubblicistica della Terza Internazionale&raquo; comunista nell&#8217;indicare nel fascismo<strong> uno strumento del capitale.<\/strong> La realt&agrave; secondo Castronovo, era invece quella di <strong>&laquo;una convivenza forzata<\/strong> all&#8217;interno di un regime totalitario&raquo;, quale il fascismo orgogliosamente si proclamava: una convienza fatta s&igrave; di compromessi, ma anche di scontri sottotraccia. Ad esempio, cita, la Confindustria si oppose all&#8217;unificazione forzosa da parte fascista del sindacato, avvenuta dopo il 1925, e al corporativismo integrale promosso (almeno in teoria) dal regime, &laquo;che avrebbe voluto annullare in tal modo la libert&agrave; <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" hspace=\"5\" height=\"271\" border=\"1\" align=\"right\" width=\"250\" vspace=\"5\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201004\/lavoro_18037.jpg\" \/>d&rsquo;iniziativa economica e limitare il diritto di propriet&agrave;&raquo;.<br \/>\nNegli anni Trenta, fra gli strascichi della Grande Depressione, si ebbe poi la nascita dell&#8217;<strong>Iri<\/strong> che salv&ograve; un gran numero di imprese e banche e &laquo;fece dell&#8217;Italia, dopo l&#8217;Unione Sovietica stalinista&raquo;, il <strong>secondo stato per intervento pubblico nell&#8217;economia<\/strong>, con conseguenze che si sarebbero trascinate fino a tutti gli anni Ottanta. I maggiori gruppi resistettero &laquo;grazie a determinate posizioni oligopolistiche&raquo; (altra vecchia piaga italiana), ma dopo il 1936 l&#8217;autarchia prese il sopravvento, &laquo;in un ordinamento dirigistico e burocratico. E dal duce dipese anche la nomina del presidente della Confindustria&raquo;. L<strong>&#8216;Italia rimase tagliata fuori dai circuiti mondiali, nonostante le chiare simpatie filo-alleate di molta parte del mondo imprenditoriale e bancario, fino alla rovina e alla disfatta<\/strong> del Paese nella guerra fascista. <\/p>\n<p>&laquo;Dopo la Liberazione, la rinascita della nostra economia, dai disastri della guerra, fu dovuta non solo agli aiuti americani. Decisivo fu un grande sforzo collettivo degli italiani, accomunati dall&rsquo;aspirazione di <strong>tornare padroni del proprio destino<\/strong>&raquo;. Statisti come De Gasperi ed Einaudi; il governatore della Banca d&rsquo;Italia Donato Menichella; il presidente della Confindustria <strong>Angelo Costa<\/strong> e la sua controparte pi&ugrave; forte, il grande leader Cgil <strong>Giuseppe di Vittorio<\/strong>, furono i protagonisti di un dialogo forte che &laquo;contribu&igrave; ad allentare le tensioni sociali e ad agevolare l&rsquo;opera di ricostruzione&raquo;. Inoltre Costa appoggi&ograve; l&rsquo;adesione dell&rsquo;Italia nel 1957 al Mercato Comune, antenato economico dell&#8217;Europa politica odierna. <strong>E il miracolo economico fu<\/strong>, grazie anche &laquo;al duro tirocinio in fabbrica di tanti immigrati affluiti dal Sud nel &ldquo;triangolo industriale&rdquo;&raquo;: una sorta di &ldquo;rivoluzione&rdquo; economica e sociale che cambi&ograve; gli stili di vita degli italiani, diffondendo il moderno benessere a vastissimi strati di popolazione. <br \/>\nIl miracolo economico &egrave; rimasto unico e irripetibile; Confindustria stessa ne fu scossa nella sua unit&agrave;. Vi fu battaglia fra gli industriali sulla nazionalizzazione dell&rsquo;industria elettrica nel 1962; poi tensioni crescenti culminate nell&rsquo;<strong>autunno caldo<\/strong> del 1969, &laquo;quando venne ribaltandosi la dinamica dei salari, fino a quel momento largamente inferiore agli indici di produttivit&agrave;&raquo;; Confindustria rivide l&#8217;anno dopo il suo statuto confederale, in parallelo allo Statuto dei lavoratori, ma non tutti gli industriali condivisero l&#8217;operato di Leooldo Pirelli. <br \/>\nGli anni Settanta videro un&#8217;Italia arrancante, che rischiava &laquo;di essere travolta da una spirale perversa fra <strong>stagnazione e inflazione<\/strong>, da una conflittualit&agrave; sindacale endemica, nonch&eacute; dall&rsquo;offensiva del <strong>terrorismo<\/strong>&raquo; entrato di prepotenza in fabbrica. Confindustria prov&ograve; a mediare, ma senza sbocchi, con Gianni Agnelli prima e Guido Carli poi al timone; quest&#8217;ultimo, preveggente, cerc&ograve; anche &laquo;di indurre la classe politica, sia di maggioranza che di opposizione, a porre fine <strong>agli interventi pubblici a pioggia, di natura clientelare e assistenziale, a scapito del bilancio dello Stato<\/strong>, considerato una variabile indipendente&raquo;. Con i risultati che ben sappiamo oggi.<br \/>\nLa crisi fu superata &laquo;soprattutto per la carica di vitalit&agrave; di tante <strong>piccole e piccolissime aziende&raquo;<\/strong> che spuntavano come funghi proprio in questo periodo convulso e aspro. Una generazione fa, era l&#8217;epoca delle <strong>grandi ristrutturazioni<\/strong> nelle grandi imprese private e pubbliche, &laquo;non indolori&raquo; (chiedere ai sindacati e a tutta la sinistra politica, per referenze, ndr). &laquo;L&rsquo;industria pot&egrave; innestare una marcia pi&ugrave; alta: al punto che l&rsquo;Italia divent&ograve; nel 1986 la <strong>quinta<\/strong> potenza industriale del mondo occidentale&raquo;, risultato allora molto strombazzato e, fin qui, anche se Castronovo non lo esplicita, vertice della parabola industriale italiana. Intanto, un elemento positivo: &laquo;accanto al tradizionale &ldquo;triangolo industriale&rdquo; del Nord-ovest, <strong>s&rsquo;era formata infatti un&rsquo;ampia e dinamica costellazione di fabbriche<\/strong>, estesa dal Triveneto all&rsquo;Emilia, dalle Marche all&rsquo;Abruzzo&raquo;; e, &laquo;a &ldquo;macchia di leopardo&rdquo;&raquo;, anche in parte del Meridione.<br \/>\n<strong><img decoding=\"async\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"left\" vspace=\"5\" style=\"width: 300px; height: 225px;\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201101\/img_3321_500.jpg\" \/>Tutto bene? Nossignori.<\/strong> Una pesante recessione colp&igrave; vent&#8217;anni fa. &laquo;Si dissolsero cos&igrave; le ultime possibilit&agrave; di rilancio, senza dover abdicare alle multinazionali straniere, di settori d&rsquo;avanguardia come l&rsquo;elettronica, l&rsquo;informatica e la chimica fine&raquo;; e gi&agrave; nel 1987 il referendum sull&rsquo;energia nucleare <strong>&laquo;mand&ograve; in fumo<\/strong> il gran lavoro compiuto sino a quel momento&raquo; nel settore, con &laquo;gravi conseguenze&raquo; sulla ricerca (oggi l&#8217;opinione governativa e industriale &egrave; favorevole a riprendere quel percorso ndr).<br \/>\nVenne poi il <strong>Trattato di Maastricht<\/strong>, &laquo;il &ldquo;vincolo esterno&rdquo; che ci imponeva una sterzata&raquo;. Si rese infatti &laquo;ineludibile il risanamento delle finanze pubbliche sempre pi&ugrave; indebitate&raquo;, e cos&igrave; &laquo;la progressiva <strong>privatizzazione<\/strong> di banche e imprese pubbliche&raquo; e &laquo;la fine, dopo sessant&rsquo;anni, dello &ldquo;Stato banchiere e imprenditore&rdquo;&raquo;; e la ricomposizione dei rapporti fra le parti sociali all&#8217;insegna della concertazione, avviata nel luglio 1993, (governo Ciampi), dall&#8217;intesa Confindustria.- sindacati per un &ldquo;tetto programmato&rdquo; d&rsquo;inflazione che bloccasse la rincorsa fra salari e prezzi (a far ripartire questi ultimi, ma non certo i primi, ci avrebbe pensato l&#8217;interpretazione &quot;all&#8217;italiana&quot; del passaggio all&#8217;euro ndr).<br \/>\n<strong>L&rsquo;Italia, a suon di sacrifici per i lavoratori, entr&ograve; subito nella moneta unica<\/strong>; le esportazioni non potevano pi&ugrave; contare sulla lira svalutata.<br \/>\nConfindustria frattanto cambiava, infoltendovisi le piccole imprese e il ruolo delle province rispetto alle vecchie roccaforti industriali; prendeva quota anche la <strong>questione morale<\/strong>, contro la corruzione politica e le estorsioni mafiose, con il varo dell&#8217;apposito &ldquo;codice etico&rdquo; per gli associati.<br \/>\nSi sviluppavano i centri studi di Confindustria, &laquo;nuova linfa e vitalit&agrave; aveva apportato dal gruppo dei &ldquo;Giovani imprenditori&rdquo;&raquo;; sul fronte dell&rsquo;istruzione superiore e della cultura d&rsquo;impresa nasceva, dopo la Luiss, un&rsquo;altra istituzione universitaria come la Liuc. Si affacciava sulla scena &laquo;una sorta di <strong>&ldquo;quarto capitalismo&rdquo;<\/strong>, quello consistente in una schiera di &ldquo;multinazionali tascabili&rdquo;, di piccole-medie imprese particolarmente attive sui mercati esteri&raquo;.<br \/>\nNon pi&ugrave; mero sodalizio di categoria, Confindustria al volgere del millennio era ormai &laquo;un importante attore sociale nei rapporti con la classe politica, le istituzioni locali e l&rsquo;opinione pubblica&raquo;.<br \/>\nE siamo al nostro tempo: <strong>l&#8217;ultimo soffertissimo decennio<\/strong>, quello in cui, come si &egrave; rilevato con allarme, secondo autorevolissimi dati <strong>solo Haiti (!) avrebbe fatto peggio dell&#8217;Italia<\/strong> in termini di crescita economica. Su questo dato poco pubblicizzato Castronovo non si sofferma, ma rileva nella globalizzazione e nelle due crisi mondiali, quella legata all&#8217;11 settembre nel 2001 e quella attuale, micidiale, &laquo;gravi ripercussioni sulla nostra economia: tant&rsquo;&egrave; che la sua crescita complessiva s&rsquo;&egrave; praticamente bloccata negli ultimi dieci anni&raquo;, come sopra ricordavamo.<br \/>\nIn questo contesto la Confindustria sollecita il governo &laquo;affinch&eacute; il Patto di stabilit&agrave; venga coniugato con adeguate riforme strutturali su ricerca, innovazione tecnologica e formazione, per assicurare nuove possibilit&agrave; di occupazione per i giovani&raquo;, e la politica fiscale &laquo;riduca l&rsquo;eccessivo prelievo sulle imprese e sul lavoro, senza penalizzare investimenti e attivit&agrave; produttiva&raquo;; asseconda lo sviluppo del made in Italy; cerca dal sistema bancario maggiore credito per le imprese. Castronovo rileva che &laquo;ora anche i <strong>sindacati<\/strong> sono chiamati a intraprendere, dopo una lunga fase di immobilismo, anzi di pietrificazione nelle relazioni industriali, il percorso ormai obbligato, affinch&eacute; le nostre imprese non vengano buttate fuori dal mercato, verso una maggiore flessibilit&agrave; e produttivit&agrave; del lavoro in cambio di maggiori investimenti e incrementi salariali da parte delle imprese&raquo;. Per ora, <strong>a Mirafiori non l&#8217;hanno presa benissimo<\/strong>. Il ruolo di Confindustria <strong>&egrave; e rimane centrale:<\/strong> ma per il rilancio, conclude Castronovo, &laquo;occorre che si affermi nel nostro Paese una nuova cultura del merito e della responsabilit&agrave;&raquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella sua prolusione di apertura dell&#8217;anno accademico in Liuc il professor Valerio Castronovo tratteggia lo sviluppo economico dell&#8217;Italia dal periodo postunitario ad oggi<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[3548,3525,176,2652],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Vent&#039;anni di Liuc, cento di Confindustria, 150 di Italia: tra decollo e crisi<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Nella sua prolusione di apertura 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