{"id":128132,"date":"2011-01-21T00:00:00","date_gmt":"2011-01-21T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2011-01-21T00:00:00","modified_gmt":"2011-01-21T00:00:00","slug":"raccontare-il-lager-la-testimonianza-e-il-teatro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2011\/01\/raccontare-il-lager-la-testimonianza-e-il-teatro\/128132\/","title":{"rendered":"Raccontare il lager: la testimonianza e il teatro"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"225\" border=\"1\" align=\"left\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201101\/img_3303_500.jpg\" \/>Raccontare il lager ai giovanissimi. Sul palco del teatro che presto calcheranno. Doppia difficolt&agrave;. E doppio dovere che <strong>Angioletto Castiglioni <\/strong>sente fortemente, per tutti quelli che non sono tornati, per tutti quelli che non ci sono pi&ugrave;, perch&egrave; lui, da queste parti, &egrave; l&#8217;ultimo rimasto, l&#8217;ultimo sopravvissuto della deportazione politica nei campidi concentramento nazisti. Questo pomeriggio era al Teatro Sociale di Busto Arsizio, con Delia Cajelli, per spiegare ai ragazzi e ai bambini interpreti di <strong>&quot;La Notte&quot;, tratto dal racconto di Elie Wiesel<\/strong>, deportato insigne e premio Nobel per la Pace, che sar&agrave; messo in scena nei prossimi dieci giorni a Busto e altrove, cosa sia stata l&#8217;esperienza terribile, e quasi inenarrabile. <strong>&quot;Appena&quot; quattro mesi di deportazione, ma Angioletto vi sopravvisse a stento<\/strong>, considerato un folle al ritorno in patria, e divorato a vita dal senso di colpa e dall&#8217;abisso di tenebra del trauma subito. Oggi &egrave; qui, e racconta, come tante altre volte ai pi&ugrave; giovani. &Egrave; difficile far capire ai pi&ugrave; piccoli, bambini delle scuole primarie, ma quel poco che possono cogliere &egrave; anche troppo &#8211; eppure c&#8217;erano anche dei bambini nei campi. &laquo;I pi&ugrave; piccoli pagano le colpe dei grandi, ho voluto farlo evidenziare anche in quel monumento in municipio, dove un bambino guarda i genitori piegati dal peso della persecuzione e del dovere di testimoniarla&raquo;. <br \/>\nSono tre ragazzi adolescenti i tre &quot;Elie Wiesel&quot; che si alterneranno nelle repliche dei prossimi giorni nella parte dell&#8217;allora giovanissimo scrittore, deportato dalla Transilvania ai campi della morte solo perch&egrave; ebreo. E sono, loro, per voce di Davide, a chiedere ad Angiooletto il passo pi&ugrave; doloroso e pi&ugrave; necessario: raccontare, perch&egrave; non si dimentichi mai.<br \/>\n&laquo;Voi mi chiedete questo, e io <strong>sento il mio volto farsi gelido, nell&#8217;anomo mio lacrime di sangue<\/strong>. Troppo enorme la tragedia, la bassezza, la crudelat&agrave;, l&#8217;odio di razza, al prepotenza che soffocava il debole&raquo; sospira l&#8217;86enne testimone. Arrestato e torturato a Busto Arsizio come partigiano, era stato incarcerato a Monza e San Vittore, poi la deportazione a Flossenb&uuml;rg, uno dei pi&ugrave; terribili campi di lavoro forzato fino alla morte del regime hitleriano. Prima il viaggio, giorni stipati nel vagone con la vergogna di fare i bisogni davanti a tutti, nel fetore; poi l&#8217;arrivo, lasciati nudi sul ghiaccio vivo dell&#8217;ultimo inverno di guerra, nella zona pi&ugrave; gelida della Germania, la doccia <strong>nel terrore, fra botte feroci, le urla delle guardie e castaste di cadaveri rigidi alle pareti, perch&egrave; quella era s&igrave; doccia, ma anche camera a gas, <\/strong>all&#8217;occorrenza. E la prigionia, l&#8217;orrore delle impiccagioni e delle torture (per i motivi pi&ugrave; futili e abietti) cui<strong> tutti erano costretti ad assistere<\/strong>, e guai ad alzare mai la testa vedendo un SS o un Kap&ograve;. E l&#8217;infamia di vedere amici denundato e condotti a morire in gas, o picchiati da detenuti arrivati dopo, e ancora in forze, per rubare l&#8217;ultima gamella di cibo. E di non fare nulla perch&egrave; lo spirito di sopravvivenza lo richiede. &laquo;<em>Arbeit macht frei<\/em>, il lavoro rende liberi, diceva il cancello, ma <strong>&egrave; la cultura che rende liberi<\/strong>, ragazi, la cultura umanistica in particolare&raquo;, anche il teatro. E la fede e i legami: perch&egrave; nonostante tutto, persino a Flossenb&uuml;rg si creavano dei gruppi, &laquo;il nostro era quello di &quot;pap&agrave; Cesana&quot;. Lui voleva che tutti sapessimo l&#8217;un dell&#8217;altro i nomi e gli indirizzi, per informare un giorno le famiglie. E che pregassimo, ogni sera, al ritorno dal lavoro. Una volta mi addormentai prima, e lui me lo disse: se continui cos&igrave; non rivedrai un cielo pieno di stelle. La sera dopo ne dissi due preghiere, e il cielo con le stelle lo vidi in sogno: su una nuvola, c&#8217;era il volto di mia madre&raquo; racconta ancora con le lacrime agli occhi. <strong>Perfino il Papa ad Auschwitz si &egrave; chiesto dov&#8217;era Dio:<\/strong> ma anche laddove satana sembrava trionfare, &laquo;Dio c&#8217;era&raquo;, assicura Angioletto, nonostante tutto.<br \/>\n<strong>La volont&agrave; di vivere per testimoniare<\/strong>, e null&#8217;altro, ha portato Angioletto Castiglioni fino a noi, quella voce che ud&igrave; alle sue spalle mentre vedea scene incredibili al campo: &laquo;Ricorda, se vivrai, d&igrave; al mondo ci&ograve; che hanno fatto di noi&raquo;. <em>Meditate che questo &egrave; stato<\/em>, ha scritto Primo Levi. Il Tempio Civico &egrave; la seconda casa di Castiglioni, lui custodisce la memoria di chi &egrave; andato in guerra, o <strong>&egrave; stato trascinato alla tortura, alla fame e alla morte per aver chiesto pace, pane e vita.<\/strong> Non gli credevano quando torn&ograve; a Busto, in condizioni spaventose dopo la marcia della morte con cui gli aguzzini volevano sottrarre le vittime ai liberatori americani. &laquo;Cosa abbiamo dovuto fare per vivere in quella marcia&#8230; Io mi vergogno di essere sopravvissuto&raquo;, e racconta episodi che nemmeno noi ci sentiamo di riportare. Non gli credevano al ritorno, e <strong>fu preso per pazzo<\/strong>. &laquo;Mi ricoverarono in neurologia, a Novara, e poi al manicomio, non capivano che certi miei comportamenti erano legati al lager. <strong>Mi fecero l&#8217;elettroshock<\/strong>, dicevano che liberava dalle fissazioni (tipo quella di testimoniare una verit&agrave; che non ci si voleva sentir dire) la seconda volta che vidi la carrozzella cercai di scappare. <strong>Era essere messi alla sedia elettrica<\/strong>, con la corrente attraverso la testa&raquo;. Come se non fosse gi&agrave; stato torturato abbastanza. Oggi, lo si ascolta con il dovuto rispetto. Con lui, parlano le <strong>undici milioni di vittime<\/strong>, per met&agrave; ebree, dei campi di concentramento e sterminio.<br \/>\nRestano le eterne domande:<strong> come &egrave; stato possibile? Perch&egrave; non si fece niente<\/strong>, una volta che gli Alleati seppero &#8211; perch&egrave; sapevano? Forse, come dice Angioletto sconfortato, &laquo;il mondo era morto gi&agrave; prima che entrassimo nei campi&raquo;. &quot;La Notte&quot;, la notte della ragione, della coscienza, dell&#8217;umanit&agrave;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A confronto al Sociale Angioletto Castiglioni e un&#8217;uditorio di giovanissimi, adolescenti e bambini attori in erba presto impegnati nelle repliche de &#8220;La Notte&#8221; dal testo di Elie Wiesel. &#8220;Non il lavoro, ma la cultura rende liberi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[11957,19281,12916,12917],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Raccontare il lager: la testimonianza e il teatro<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"A confronto 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