{"id":1285744,"date":"2020-12-14T06:40:13","date_gmt":"2020-12-14T05:40:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.varesenews.it\/?p=1285744"},"modified":"2022-01-11T18:34:17","modified_gmt":"2022-01-11T17:34:17","slug":"battaglia-suno-14-dicembre-1944","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2020\/12\/battaglia-suno-14-dicembre-1944\/1285744\/","title":{"rendered":"14 dicembre 1944, la battaglia e la strage di Suno"},"content":{"rendered":"<p>\u00abIl <strong>14 dicembre<\/strong> io ero in un prato vicino alla fattoria. <strong>Arrivato un treno, dai vagoni saltarono fuori i nazisti <\/strong>che <strong>iniziarono a sparare<\/strong> sui contadini\u00bb. <strong>La data \u00e8 ricordata oggi<\/strong> nell\u2019intitolazione della <strong>piazza di Suno<\/strong>, placido paese immerso nella campagna novarese, sulle prime ondulazioni delle colline che accompagnano verso il Lago Maggiore.<\/p>\n<p>Il 14 dicembre \u00e8 quello del 1944. Il giorno della strage dei contadini, uccisi nei campi e nelle cascine dalla furia dei reparti nazisti e fascisti. Ma \u00e8 una data ricordata anche come \u201cbattaglia di Suno\u201d, mettendo l\u2019accento sull\u2019altro aspetto: la Resistenza attiva all\u2019invasore tedesco.<\/p>\n<p>Allora si era gi\u00e0 dentro all\u2019<strong>inverno pi\u00f9 duro, quello del 1944-45<\/strong>: centinaia di partigiani in armi combattevano in quella fase per sopravvivere, anche se non mancavano del tutto le azioni offensive. Giusto un mese prima il comandante delle forze Alleate in Italia aveva lanciato<strong> per radio un messaggio<\/strong>, divenuto noto come \u201c<a href=\"https:\/\/www.patriaindipendente.it\/persone-e-luoghi\/servizi\/proclama-alexander-state-fermi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Proclama Alexander<\/a>\u201d, che era suonato come <strong>doccia fredda sulle speranze dei partigiani e resistenti<\/strong> del Nord Italia.<\/p>\n<p>Il feldmaresciallo inglese Harold Alexander\u00a0li aveva messi di fronte alla necessit\u00e0 di \u00abfronteggiare un nuovo nemico, l\u2019inverno\u00bb, che sarebbe stato \u00abmolto duro per i patrioti, a causa della difficolt\u00e0 di rifornimenti di viveri e di indumenti\u00bb che gli Alleati non avrebbero potuto lanciare dai loro aerei. <strong>L\u2019invito a \u00abcessare le operazioni organizzate su larga scala\u00bb<\/strong> prevedeva che i partigiani tornassero a casa o si nascondessero senza farsi vedere. Un invito impossibile da attuare, visto che molti erano ricercati in quanto antifascisti o renitenti alla leva fascista.<\/p>\n<p>Le brigate di patrioti avevano sfoltito i ranghi, dove possibile, e si erano a volte ritirate in zone montane meno esposte alle insidie. Fedeli anche alle disposizioni degli Alleati (\u00abapprofittare per\u00f2 ugualmente delle occasioni favorevoli per attaccare i tedeschi e i fascisti\u00bb) <strong>molte brigate avevano per\u00f2 continuato a operare con piccoli gruppi<\/strong> anche nelle zone pi\u00f9 esposte, anche in pianura. Cos\u00ec era successo anche <strong>nel Medio Novarese, la zona di colline tra Borgomanero, Oleggio<\/strong> e la pianura di <strong>Novara<\/strong>. Una zona non facile perch\u00e9 non c\u2019erano molti boschi e la rete di strade piuttosto fitta consentiva ai fascisti di spostarsi con autocarri e colpire d\u2019improvviso.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2020\/12\/novarese-generico-1192780.610x431.jpg\" alt=\"Novarese generico\"><\/div> Partigiani nell&#8217;ampia aia della Bindellina, grande cascina vicino a Conturbia (oggi \u00e8 un golf club)<\/p>\n<p>A inizio dicembre la <strong>zona vicino a Suno<\/strong> era presidiata da diverse squadre della 81a brigata Garibaldi \u201cVolante Loss\u201d, della 6a brigata \u201cNello\u201d, della 82a Osella, della 112a \u201cServadei\u201d, della 124a \u201cPizio Greta\u201d: erano plotoni avanzati, distaccamenti tenuti in zona da Brigate pi\u00f9 ampie che tenevano il grosso in zone di montagna del Mottarone e della Valsesia. Quanti erano? <strong>220-250 uomini in tutto<\/strong>. Alle formazioni piemontesi si aggiungeva poi un plotone particolare, <strong>la Prima Brigata Lombarda della Montagna<\/strong>, formata da lombardi dell\u2019Alto Milanese (zona di Gallarate, Busto Arsizio e Samarate) che si erano stabiliti in una cascina vicina a <strong>Mezzomerico<\/strong>.<\/p>\n<h3>Mille nazifascisti contro trecento partigiani<\/h3>\n<p>Contro i partigiani <strong>i nazifascisti mossero forze ingenti<\/strong> , per \u201cripulire\u201d tutta la zona compresa tra <strong>Borgomanero<\/strong> a Nord, <strong>Borgoticino<\/strong> e <strong>Oleggio<\/strong> a Est, Cavaglio d&#8217;Agogna e Fara Novarese a Ovest (verso la Valsesia; in quella localit\u00e0 \u00e8 scattata la foto di apertura dell&#8217;articolo).<\/p>\n<p>Da <strong>Arona<\/strong> e da <strong>Novara<\/strong> si mossero cento uomini del 20\u00b0 Reggimento SS Polizei, oltre trecento della X MAS, circa 550 della Guardia Nazionale Repubblicana (compresi paracadutisti), un centinaio di marinai tedeschi. Totale: oltre mille armati. Non i \u201cdiecimila\u201d o &#8220;seimila&#8221; citati nelle pubblicazioni partigiane, ma comunque almeno quattro volte i patrioti e <strong>dotati tra l\u2019altro di un treno blindato<\/strong>, un\u2019autoblindo e diverse mitragliere pesanti da 20mm.<\/p>\n<h3>La battaglia intorno a Suno<\/h3>\n<p>Gli scontri iniziarono nella serata del 13, ma <strong>la vera battaglia divamp\u00f2 il 14: i partigiani della brigata \u201cLoss\u201d<\/strong> avevano deciso di resistere e <strong>avevano piazzato sul campanile una mitragliatrice pesante Saint-Etienne<\/strong>.<\/p>\n<p>La mattina i nazifascisti si avvicinano man mano, forti del predominio in termini numerici, oltre che di munizioni per le armi. In<strong> tarda mattinata entrano nelle prime case del paese<\/strong>, bastano poche decine di metri per arrivare nella piazza, da cui spara la mitraglia partigiana (secondo alcune fonti la manovra\u00a0Angelo Pegoraro, che sarebbe <a href=\"https:\/\/www.varesenews.it\/2013\/01\/angelo-e-vittorio-caduti-per-la-liberta-nell-ultimo-inverno\/69900\/\">caduto un mese dopo a Gallarate<\/a>). Questione di minuti, scontro ravvicinato:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cMa il mitragliere non scendeva, aveva ancora 50 colpi la vecchia mitraglia e tutti dovevano aspettare che quel diavolo scendesse dal campanile per ritirarsi, mentre gi\u00e0 da mezz\u2019ora il nemico era in paese. Persino le campane fatte bersaglio delle mitragliatrici autotrasportate, tintinnavano, ma la nostra mitragliatrice rispondeva sempre: ancora 20 colpi, un\u2019ultima raffica, e poi un fugone attraverso le vigne. \u00c8 mezzogiorno\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>Spesso i tedeschi dipingevano i partigiani come codardi che colpivano di soppiatto: era la tecnica della guerriglia, a cui i nazifacisti opponevano il terrore delle rappresaglie. Ma anche a Suno, nonostante i partigiani avessero combattuto \u201ca viso aperto\u201d, <strong>tedeschi e fascisti si abbandonarono<\/strong> a una<strong> violenza indiscriminata contro i civili<\/strong>:\u00a0\u00abSoldati armati fino ai denti passavano di casa in casa mettendo a soqquadro tutte le abitazioni, rovistando nei cassetti, prendendo indumenti in lana. Molti parlavano tedesco, ma qualcuno italiano\u00bb ricordava la maestra Linuccia Doniselli.<\/p>\n<h3>La strage dei civili<\/h3>\n<p>Pierina Ferrari abitava invece a Forno, un gruppo di case appena fuori Suno: \u00abMolta gente il 14 dicembre scappava verso i boschi passando da casa mia e noi preoccupati chiedevamo a tutti che cosa stesse succedendo; ci avvisarono dell\u2019arrivo dei nazisti per il rastrellamento. Tutti gli uomini fuggivano, alcuni perch\u00e9 avevano disertato dal servizio militare\u00bb. Ferrari vide anche alcuni partigiani che non presero parte alla battaglia: \u00abTre giorni prima del 14 dicembre alla cascina erano arrivati i partigiani che si erano nascosti tre o quattro per stalla e avevano passato l\u00ec la notte. Quando il 14 dicembre seppero dell\u2019arrivo dei tedeschi abbandonarono tutto e fuggirono\u00bb.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2020\/12\/novarese-generico-1192778.610x431.jpg\" alt=\"Novarese generico\"><\/div> La lapide in piazza 14 dicembre a Suno. Sotto la dedicazione seguono i nove nomi di civili uccisi<\/p>\n<p>Ernesta Del Ponte era stata testimone diretta dell\u2019arrivo del treno blindato e delle prime uccisioni di civili: \u00abIo e due vecchietti che lavoravano con me scappammo verso la Cascina Baraggioli poco distante. Intanto altri soldati andarono alla cascina Giavarota; l\u00ec si era nascosto in un pollaio un mio caro amico, Remo Poletti. I tedeschi lo trovarono e lo uccisero, aveva due anni meno di me, 20, era un giovane partigiano. Nei boschi si erano nascosti molti uomini tra cui mio zio Giovanni Ramazzotti, che fu colpito alla testa da un proiettile e ucciso con altri compagni. Due miei fratelli, Emilio e Antonio Del Ponte, invece di essere uccisi, furono portati alla prigione di Novara. Sempre il 14 dicembre alcuni uomini furono portati alla casa Voli come ostaggi, mentre sul campanile c\u2019erano i mitra dei soldati che sparavano a chi passava. Una spia avvert\u00ec i nazisti che nella cascina Motto si nascondevano i partigiani, cos\u00ec durante la notte i tedeschi sbagliarono cascina e si introdussero nella mia casa. Mio fratello si era nascosto sotto il materasso, i nazisti cercarono per tutta la casa ma non lo trovarono\u00bb.<\/p>\n<p>I <strong>nomi dei contadini uccisi<\/strong> dalla \u201ccieca rabbia teutonica\u201d <strong>si leggono ancora nella lapide sulla piazza al centro del paese<\/strong>: Carlo Bolchini, Pietro Bolchini, Giovanni Ramazzotti, Isacco Maffioli, Emilio Gaboli, Luigi Andorno, Gaudenzio Ramazzotti, Luigi Ramazzotti, Antonio Giannuso.<\/p>\n<h3>I partigiani si sfilano, pronti a riprendere l&#8217;iniziativa<\/h3>\n<p><strong>La brigata partigiana \u00a0&#8220;Loss&#8221; perse quattro ragazzi<\/strong> in battaglia.<strong> Quattordici giovani<\/strong> &#8211; tra sospetti partigiani e civili estranei <strong>&#8211; furono deportati<\/strong>, due di loro morirono giovanissimi a Mauthausen. I patrioti si erano scontrati con i nazifascisti a Suno e in altre localit\u00e0 ma erano <strong>riusciti a sottrarsi al rastrellamento<\/strong> e puntare verso la Valsesia o il Mottarone.<\/p>\n<p>I lombardi della<strong> Prima Brigata della Montagna si difesero il 14<\/strong> agendo con piccoli gruppi mobili. Poi da Mezzomerico puntarono ad Est, verso il Ticino: un comportamento anomalo, visto che il fiume era un ostacolo da superare e visto che la zona dell\u2019Alto Milanese dall\u2019altra parte del corso d\u2019acqua era pesantemente presidiata da tedeschi e repubblichini. In effetti <strong>furono individuati dai tedeschi il 17 dicembre, nella zona della valle sotto Pombia<\/strong>, e si difesero fino al tramonto. Poi &#8211; approfittando del buio e del fatto che i tedeschi evitavano l\u2019azione di notte &#8211; riuscirono a passare il Ticino.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2020\/12\/generica-2020-1192781.610x431.jpg\" alt=\"Generica 2020\"><\/div> Partigiani della Prima Brigata Lombarda a Mezzomerico, dopo il 25 aprile 1945: il comandante Antonio Jelmini&#8221;Fagno&#8221;, di Ferno; Enrico Mazzetti &#8220;Ras&#8221;, di Verghera; Pierino Genoni &#8220;Oscar&#8221;, di Samarate<\/p>\n<p>Nel corso di quei giorni i tedeschi della SS Polizei non ebbero perdite, mentre ridotte furono quelle fasciste. Il <strong>rastrellamento fin\u00ec una settimana dopo l\u2019azione a Suno<\/strong>, il 21 dicembre:\u00a0<strong>\u00absenza apprezzabili risultati\u00bb<\/strong>, se non aver allontanato i \u201cbanditi\u201d solo per qualche giorno.<\/p>\n<p><strong style=\"font-size: 16px;\">Tutte le brigate ripresero infatti rapidamente le azioni<\/strong><span style=\"font-size: 16px;\">: quelli della Servadei attaccarono alcune pattuglie ad Arona e Borgoticino gi\u00e0 negli ultimi giorni di dicembre, la Prima Brigata Lombarda il 27 dicembre tent\u00f2 un colpo di mano alla fabbrica aeronautica Agusta di Cascina Costa e subito dopo attacc\u00f2 la caserma della GNR a Lonate Pozzolo, nella notte di capodanno del 1945.<\/span><\/p>\n<p>Era l\u2019inizio dell\u2019anno della Liberazione. Forse intuivano &#8211; o forse no &#8211; che <strong>quei giorni di freddo, scontri e sofferenza erano \u201calba della rinnovata Italia libera\u201d<\/strong>, come ancora oggi si legge nella lapide sulla piazza del paese di Suno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonti<br \/>\n<\/strong>* \u00a0<i>Guardando il gran carro<\/i>, di Arrigo Ruguccio Gruppi &#8220;Moro&#8221;, Edizioni Nuovi Equilibri, Viterbo<br \/>\n* \u00a0<i>La Prima Brigata Lombarda<\/i>, di Antonio Jelmini, Odradek, Roma, 2002<br \/>\n<i>* La battaglia di Suno e di Vaprio<\/i>, in <i>La squilla alpina<\/i>, 30 dicembre 1945 (da cui \u00e8 tratta la citazione evidenziata nel testo)<i><br \/>\n<\/i>*\u00a0<i>Antologia dell\u2019antifascismo e della Resistenza novarese<\/i>, a cura di\u00a0Enrico Massara, Grafica Novarese, 1984 <i><br \/>\n<\/i>*\u00a0<i>Suno: 14 dicembre 1944<\/i>, a cura di\u00a0Circolo Arci di Suno, Istituto Comprensivo di Momo, Scuola media di Suno, in collaborazione con Istituto storico della Resistenza e della societ\u00e0 contemporanea, Suno 2004<br \/>\n*\u00a0<i>SS-Polizei Regiment 15 in Italia: Piemonte e Lombardia<\/i>, Raffaella Mazzarelli, StreetLib<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per una settimana oltre mille nazisti e fascisti diedero la caccia ai partigiani. 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