{"id":129067,"date":"2011-01-12T00:00:00","date_gmt":"2011-01-12T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2011-01-12T00:00:00","modified_gmt":"2011-01-12T00:00:00","slug":"haiti-un-anno-dopo-l-apocalisse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2011\/01\/haiti-un-anno-dopo-l-apocalisse\/129067\/","title":{"rendered":"Haiti, un anno dopo l&#8217;apocalisse"},"content":{"rendered":"<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"250\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"178\" border=\"1\" align=\"left\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201001\/terremoto_haiti_2.jpg\" alt=\"\" \/>Haiti un anno dopo &egrave; ancora un immenso campo profughi.<\/strong> Si stima che ancora 1,3 milioni di persone non abbiano una casa degna di questo nome: e si ringrazia il clima tropicale, dall&#8217;inverno mitissimo. Il secondo di fila con una capitale che &egrave; una distesa di rovine; salvo in poche zone, come a Waf Jeremie, dove sta sorgendo il <a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/gallerie\/index.php?id=7501\" target=\"_blank\"><strong>Vilaj Italyen<\/strong><\/a>, con 122 solide casette e servizi di assistenza medica e istruzione primaria, grazie agli sforzi coordinati dalla missionaria bustocca <strong>suor Marcella Catozza<\/strong> e aiutati dai fondi raccolti dall&#8217;associazione <a href=\"http:\/\/www.associazionekayla.org\/\" target=\"_blank\">Kay La<\/a> e di recente anche da iniziative come il libro <a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/busto\/articolo.php?id=189151\" target=\"_blank\">&quot;Uniti da una favola&quot;<\/a>. <br \/>\nSta male fare paragoni, la sofferenza &egrave; uguale per ogni singola persona colpita, per ogni nazione, ma se si &egrave; in grado di visualizzare cosa &egrave; costato il terremoto dell&#8217;Aquila &#8211; trecento morti, enormi danni, paesi in lutto, rasi al suolo &#8211; per capire la scala di quanto successo ad Haiti bisogna <strong>moltiplicare tutto per mille<\/strong>, e sullo sfondo non di una regione moderna e ragionevolmente sviluppata, ma di un&#8217;isola che gi&agrave; prima di quel maledetto 12 gennaio pativa <strong>mali sociali ed economici tremendi. <\/strong>Miseria, analfabetismo, disparit&agrave; di reddito che gridano vendetta, la violenza delle gang, la sovrappopolazione e la devastazione dell&#8217;ambiente: un pezzo della peggiore Africa trapiantato a poche centinaia di miglia dalle luci di Miami. Un vaso di coccio su cui si &egrave; abbattuto un maglio inesorabile.<\/p>\n<p><em>&#8211; Il disastro<\/em><br \/>\nL&#8217;apocalisse, il <em>goudou goudou<\/em> come dicono gli haitiani, <strong>colpisce alle 16,53 locali<\/strong>, le 21,53 in Italia, del 12 gennaio scorso. Una devastante scossa di magnitudo 7.0 Richter colpisce proprio la zona della capitale di Haiti, Port-au-Prince. Tecnicamente, non &egrave; che un aggiustamento delle placche tettoniche della crosta terrestre, che avviene bruscamente invece che in modo graduale: quella caraibica si sposta di qualche centimetro a est rispetto a quella americana. Il risultato &egrave; la <strong>distruzione pressoch&egrave; totale<\/strong> di una citt&agrave; di quasi un milione di abitanti, vicina all&#8217;epicentro, in gran parte posta su terreni che fanno da immensa cassa di risonanza alle onde sismiche, e priva di costruzioni a prova di terremoto degne di questo nome. Crollano persino la cattedrale e i palazzi del governo: muoiono a decine di migliaia in centro come nelle bidonville (il <em>body count<\/em> totale alla fine non sar&agrave; inferiore a 222.000 morti), muore chi ha un tetto sulla testa, o si trova in strada nel raggio di un crollo. <strong>Centinaia di migliaia i feriti<\/strong>, gli intrappolati. Ci sar&agrave; chi sopravvive fino a un mese sotto le macerie, sommariamente rifornito. <strong><br \/>\nUn disastro di portata enorme, inconcepibile<\/strong>; un disastro cui viene data risposta da tutte le organizzazioni internazionali, a partire dall&#8217;Onu, gi&agrave; presente in un Paese &quot;a sovranit&agrave; limitata&quot; a causa delle violenze che accompagnano ogni tornata elettorale. Fa discutere l&#8217;impiego di navi e forze militari per portare gli aiuti; di quelli promessi, per ora sarebbe arrivato <strong>meno della met&agrave;<\/strong>, i tempi per l&#8217;assegnazione, gestita da un comitato presieduto dall&#8217;ex presidente americano Bill Clinton, sono lunghi. Si mette in moto la macchina della solidariet&agrave;, le ong potenziano al massimo le attivit&agrave;, offrono la massima <a href=\"http:\/\/www.perhaiti.org\/\" target=\"_blank\">trasparenza, anche online<\/a>, comunicano, lanciano campagne di raccolta fondi e volontari. Il rapporto con le vittime del disastro <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/solidarieta\/cooperazione\/2011\/01\/11\/news\/haiti_ora_la_gente_vuole_camminare_con_le_proprie_gambe-11086797\/\" target=\"_blank\">resta per&ograve; complicato<\/a>, difficile capirsi e far venire incontro i meccanismi della cooperazione alle esigenze concrete: <strong>a decidere sono comunque gli stranieri<\/strong>, quelli che portano gli aiuti. Si &egrave; avviata appena possibile, appena tamponata l&#8217;emergenza, la ricostruzione: ma nemmeno un quinto di ci&ograve; che &egrave; stato distrutto ha gi&agrave; potuto risorgere o essere compensato da nuove costruzioni, anche le pi&ugrave; elementari. <strong>A novembre si abbatte fra le rovine un nuovo flagello: il colera<\/strong>, scomparso da decenni e riportato, si dice, da soldati asiatici delle forze Onu. Il conto delle vittime si impenna, ma confronto al terremoto resta una puntura di spillo.<br \/>\nEppure, per chi &egrave; sopravvissuto, fra lutti immani, la vita continua. Persino il gioco: a calcio <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/sport\/2011\/01\/11\/foto\/la_forza_del_calcio_ad_haiti_in_campo_gli_amputati-11075219\/1\/\" target=\"_blank\">giocano anche gli amputati<\/a>, per far vedere che &quot;si pu&ograve;&quot;.<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"225\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"250\" border=\"1\" align=\"left\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201009\/suor_marcella.jpg\" alt=\"\" \/>&#8211; Suor Marcella, angelo protettore di Waf Jeremie<\/em><br \/>\n<strong>Nel buio del dopo-terremoto hanno brillato le stelle dell&#8217;umana solidariet&agrave;.<\/strong> Da mezzo mondo a migliaia hanno lasciato tutto per venire da volontari a dare una mano. Dalle nostre parti viene una che era gi&agrave; l&igrave; da un bel pezzo: suor Marcella, missionaria francescana e bustocca. Che nella malfamata bidonville di Waf Jeremie, ufficialmente zona <em>off limits<\/em> per l&#8217;Onu, si &egrave; conquistata il rispetto perfino delle gang che si disputano il territorio. Affidiamo il racconto di un anno al <a href=\"http:\/\/www.vilajitalyen.org\/index.php\" target=\"_blank\">sito del Vilaj Italyen<\/a>, alle parole di questa religiosa che con forza e semplicit&agrave; porta avanti la lotta per la <strong>ricostruzione della nazione haitiana, morale oltre che fisica<\/strong>, <a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/busto\/articolo.php?id=181585\" target=\"_blank\">come ci disse mesi fa quando la incontrammo<\/a> al&#8217;ospedale di Busto. Vi procede aiutata da gente di ogni parte del mondo: da Port-au-Prince a Bergamo (come Daniele, prezioso collaboratore), da Milano (come Elisa, infermiera del Sacco che si &egrave; presa un anno di aspettativa per raggiungerla) alla Corea. Proprio dei coreani stanno lavorando in questi giorni per preparare il terreno su cui sorger&agrave; il nuovo Centro Colera della zona: soluzione che permetter&agrave; di ripristinare la <em>Klinik Sen Franswa<\/em> al suo progetto originale &#8211; gli ambulatori pediatrico, dentistico, di accompagnamento alla gravidanza; il centro nutrizionale, il pronto soccorso notturno &#8211; dopo i giorni terribili segnati dalle recrudescenze dell&#8217;epidemia. Raccontava suor Marcella ancora la settimana scorsa come un ragazzone di vent&#8217;anni le venisse portato ormai in fin di vita: ed &egrave; stato uno di tanti, troppi. A novembre, al culmine dell&#8217;epidemia e travolti dai morenti e dai malati, <a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/italia\/articolo.php?id=187805\" target=\"_blank\">si assisteva anche <strong>pregando la Madonna dell&#8217;Aiuto<\/strong><\/a><strong>, come nella Busto della peste del Manzoni.<\/strong> Quello di suor Marcella era ed &egrave; un aiuto pratico: curare, (ri)costruire. Non era la sola bustocca in zona: meno diretti i compiti, ma non meno prezioso il racconto di mesi di esperienza ad Haiti da parte di <a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/busto\/articolo.php?id=188798\" target=\"_blank\">Claudio Moroni<\/a>, psicologo. Che ha lavorato in tutt&#8217;altro ambito, per far s&igrave; che nella capitale sconquassata, almeno le teste restassero sulle spalle. Ma questo &egrave; forse tutto ci&ograve; che rimane agli haitiani sopravvissuti. Il prossimo passo dovr&agrave; essere quello della dignit&agrave;, della voce in capitolo sugli aiuti &#8211; non del governo, ma di chi ha bisogno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un Paese in ginocchio, ma ancora vivo: ai drammi secolari di miseria, violenza e sovrappopolazione si sono aggiunti i terremoto prima, il colera poi. 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