{"id":1320756,"date":"2021-03-24T05:32:16","date_gmt":"2021-03-24T04:32:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.varesenews.it\/?p=1320756"},"modified":"2021-03-25T10:12:57","modified_gmt":"2021-03-25T09:12:57","slug":"varesine-ferrovia-terza-rotaia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2021\/03\/varesine-ferrovia-terza-rotaia\/1320756\/","title":{"rendered":"I treni &#8220;miracolosi&#8221; e il viaggio senza carbone n\u00e9 fumo da Milano ai laghi"},"content":{"rendered":"<p>Agli occhi di un ricco milanese d&#8217;inizio Novecento o a quelli di un pastorello di Arcisate,<strong> quei treni dovevano sembrare un prodigio quasi incredibile<\/strong>. Non c&#8217;era fumo, n\u00e9 vapore: <strong>le carrozze erano mosse da un&#8217;energia invisibile, quella dell&#8217;elettricit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Erano le &#8220;varesine&#8221;, tra i primissimi treni elettrici in Italia: <strong>l&#8217;energia che li muoveva veniva da una terza rotaia<\/strong> a fianco delle due che guidavano le ruote, una terza rotaia dove <strong>passava elettricit\u00e0 a 650 Volt<\/strong>. Un sistema allora modernissimo, ma che certo era rischioso e che per questa ragione fu poi eliminato: <strong>dur\u00f2 mezzo secolo, fino alla disattivazione completa il 24 marzo 1951<\/strong>, esattamente settant&#8217;anni fa.<\/p>\n<p>Agli albori dell&#8217;elettricit\u00e0, <strong>non era chiaro come impiegare la forza del &#8220;carbon bianco&#8221; <\/strong>applicata ai treni: era meglio portare l&#8217;elettricit\u00e0 a bordo dei vagoni o creare una linea elettrica da cui la locomotiva avrebbe preso la corrente necessaria a muovere il convoglio? All&#8217;inizio si decise (o meglio: decise una Commissione statale) di sperimentare entrambi i sistemi, sulle due reti principali che gestivano le ferrovie italiane, vale a dire la Rete Mediterranea e la Rete Adriatica.<\/p>\n<p>I treni a batteria &#8211; anzi: ad accumulatori &#8211; furono provati sulla ferrovia <strong>Milano<\/strong>&#8211;<strong>Monza<\/strong> e su una breve tratta nei dintorni di <strong>Bologna<\/strong>, mentre quelli che prendevano elettricit\u00e0 da una linea che correva parallela al binario furono sperimentati appunto sulla\u00a0<strong>Milano-Varese-Porto Ceresio<\/strong>. Le cartoline commemorative (come quella da cui \u00e8 tratta la foto d&#8217;apertura) li definirono dunque <strong>&#8220;treni a terza rotaja&#8221;<\/strong>, con la<em>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/semiconsonante\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">j \u00a0semiconsonante<\/a> c<\/em>he si usava allora.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2017\/02\/varese-generiche-593941.610x431.jpg\" alt=\"Varese generiche\"><\/div> La stazione di Varese nel 1905, con i nuovissimi treni elettrici \u201ca terza rotaia\u201d. Foto dal <a href=\"http:\/\/www.photorail.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sito photorail.it<\/a><\/p>\n<p>Per le ferrovie l&#8217;elettricit\u00e0 era motivo di vanto.E<strong> quale migliore pubblicit\u00e0 dell&#8217;uso sulle linee pi\u00f9 prestigiose?<br \/>\nEcco perch\u00e9 si scelse la linea per Varese e il Ceresio<\/strong>: una zona di villeggiatura dei milanesi (soprattutto borghesi) che stavano edificando gi\u00e0 ville sui verdi colli e con la vista sui cerulei specchi lacustri. In pi\u00f9 c&#8217;era un altro vantaggio: per arrivare a Varese bisognava passare dall&#8217;<strong>Alto Milanese<\/strong>, la zona di <strong>Legnano<\/strong>, <strong>Busto<\/strong> e <strong>Gallarate<\/strong> che era una delle poche dove c&#8217;era l&#8217;industria, con la necessit\u00e0 di spostare materie prime per gli opifici, prodotti da inviare verso le citt\u00e0. E ancora operai specializzati e tecnici, che spesso facevano la spola tra pi\u00f9 stabilimenti.<\/p>\n<p>L&#8217;energia elettrica veniva da una centrale a Tornavento di<strong> Lonate Pozzolo,<\/strong> ma pi\u00f9 tardi invece la linea fu collegata alla centrale idroelettrica di <strong>Varzo<\/strong>, in Ossola, a quasi 150 km da Milano. La corrente arrivava ad alta tensione e veniva convertita a 650 volt in apposite &#8220;sottostazioni di trasformazione&#8221; lungo la linea, in alcuni casi ancora riconoscibili.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2021\/03\/gallarate-generico-1211342.610x431.jpg\" alt=\"gallarate generico\"><\/div> I ruderi della &#8220;sottostazione&#8221; di Gallarate, in viale dei Tigli. L&#8217;elettrificazione cre\u00f2 anche una nuova aristocrazia operaia di operai specializzati che si occupavano degli impianti<\/p>\n<h3>I treni delle &#8220;varesine&#8221; e il turismo <em>belle epoque<\/em> sui laghi<\/h3>\n<p>Gi\u00e0 la\u00a0<strong>prima Guida Rossa del Touring Club, uscita nel 1914<\/strong>, consigliava di andare a Varese usando la <strong>ferrovia per Porto Ceresio, nel frattempo passata alle Fs<\/strong>\u00a0dal 1905. La linea doveva esser\u00a0\u00abpreferita alla Nord perch\u00e9<strong>\u00a0pi\u00f9 confortevole il materiale<\/strong> (i treni, ndr) <strong>e pi\u00f9 rapida\u00bb<\/strong>, grazie alla trazione elettrica.<\/p>\n<p><strong>Non c&#8217;era pi\u00f9 la fumigante vaporiera<\/strong> a sporcar di ceneri e fuliggine i vestiti candidi delle signore milanesi:\u00a0<strong>si andava alla <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Stazione_di_Milano_Centrale_(1864)\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">stazione Centrale<\/a> fuori dai bastioni di Porta Venezia<\/strong> (attuale piazza Repubblica) e si cercavano i binari dei treni per Varese, senza avvicinarsi troppo alle ansimanti locomotive nere.\u00a0E il numero di corse da Milano alle Prealpi di Varese &#8211; venti treni al giorno e pi\u00f9! &#8211; rendeva comodo il viaggio anche per brevi soggiorni.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2021\/03\/terza-rotaia-fs-1211330.610x431.jpg\" alt=\"terza rotaia FS\"><\/div> Il ponte della ferrovia che esisteva fino al 1931 tra via Galilei e via Fabio Filzi a Milano, mentre sulla strada passa un tram (sullo sfondo la chiesa di San Gioachimo). La grande scritta segnala i moderni treni elettrici: curiosamente anzich\u00e9 Varese viene indicato come riferimento Gallarate, stazione di diramazione<\/p>\n<p><strong>Lungo la ferrovia si moltiplicarono<\/strong> anche<strong> le ville di campagna<\/strong>, facendo la fortuna di paesi che a volte erano gi\u00e0 da secoli luogo di villeggiatura. Cos\u00ec a <strong>Gazzada<\/strong> alla cinquecentesca, ricca villa Cagnola si aggiunse per esempio la neogotica Villa De Strens, completata \u2013 guarda a caso \u2013 pochi anni dopo l\u2019entrata in servizio dei treni elettrici che avevano accorciato il viaggio da Milano. In Valceresio alle nobiliari\u00a0ville Porro Pirelli a <strong>Induno<\/strong> e villa Cicogna Mozzoni a <strong>Bisuschio<\/strong> si aggiunsero nuove ville borghesi.<\/p>\n<p>Persino i capifamiglia potevano permettersi di far la spola tra la citt\u00e0 e i monti varesini. Nel giro di pochi anni &#8211; dal 1906 &#8211; i villeggianti potevano arrivare anche nel piccolo mondo della <strong>Valganna, con il \u201ctramino\u201d<\/strong> elettrico dalle bianche vetture, che attendeva la coincidenza a Varese e portava anche a Luino e Ponte Tresa. Ma le nuove ville di gusto neogotico e neoromanico, con le loro torrette, proliferavano anche nell&#8217;allora verdissima Valdarno, a <strong>Castronno<\/strong>, ad <strong>Albizzate<\/strong>: insieme alle immagini delle stazioni, facevano capolino nelle <a href=\"https:\/\/www.varesenews.it\/2018\/09\/lalbizzate-volta-rivive-mostra-fotografica\/749249\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">cartoline<\/a> dei paesi, simbolo di modernit\u00e0 e buon gusto.<\/p>\n<h3>Il &#8220;carbon bianco&#8221; e la modernit\u00e0, da Milano a Napoli<\/h3>\n<p>Il sistema a terza rotaia a 650 Volt si era dimostrato pienamente funzionale, tanto che <strong>le Fs decisero di usarlo anche all&#8217;altro capo d&#8217;Italia<\/strong>, in un&#8217;altra opera che aveva del miracoloso, la <strong>ferrovia metropolitana di Napoli<\/strong>, la prima attivata in Italia, nel 1925, con quattro stazioni sotterranee nel centro della citt\u00e0 partenopea.<\/p>\n<p>Le Fs introdussero poi nuove motrici in grado di superare i 100km\/h e anche locomotive \u00a0che tra Milano e Gallarate trainavano anche i convogli internazionali, che poi proseguivano con locomotiva a vapore verso il Sempione. A Gallarate, dal 1905, era stata <a href=\"https:\/\/www.varesenews.it\/2012\/02\/via-pacinotti-e-la-fabbrica-dei-treni\/103110\/\">installata anche l&#8217;officina principale di manutenzione dei treni<\/a>, che contribu\u00ec a sua volta all&#8217;industria della zona, visto che dava lavoro a centinaia di operai specializzati.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2021\/03\/terza-rotaia-fs-1211338.610x431.jpg\" alt=\"terza rotaia fs\"><\/div> La locomotiva E321 era impiegata sia sulle linee varesine che sulla linea sotterranea di Napoli. L&#8217;esemplare ritratto \u00e8 quello conservato al Museo Scienza e Tecnologia di Milano<\/p>\n<p>Pochi anni dopo, <strong>nel 1931, a Milano s&#8217;inaugur\u00f2 la nuova stazione Centrale<\/strong>. Quella vecchia fu smantellata e rimase solo un&#8217;ala secondaria dell&#8217;edificio, a servizio solo dei treni per Varese: prese il nome di<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Stazione_di_Milano_Porta_Nuova_(1931)\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> stazione di Milano Porta Nuova<\/a>, anche se tutti presero a chiamarla pi\u00f9 familiarmente per quel che era, la \u00ab<a href=\"https:\/\/vecchiamilano.wordpress.com\/2010\/09\/30\/le-varesine\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">stazione delle varesine<\/a>\u00bb.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 16px;\"><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2021\/03\/terza-rotaia-fs-1211331.610x431.jpg\" alt=\"terza rotaia FS\"><\/div> La stazione di Milano Porta Nuova negli anni Cinquanta. A fianco della pubblicit\u00e0 del dentifricio Chlorodont si vede l&#8217;indicazione a caratteri cubitali &#8220;Linee Varesine&#8221;<\/span><\/p>\n<h3>&#8220;Chi tocca muore&#8221;: un sistema non inquinante ma pericoloso<\/h3>\n<p>Nel frattempo in Italia si era gi\u00e0 iniziato a sperimentare anche altre forme di <em>elettrificazione<\/em> delle ferrovie, basate non pi\u00f9 una linea a terra, ma su una linea aerea, vale a dire con il cavo che sta\u00a0<em>sopra<\/em> i treni, come avviene oggi: il sistema divenne quello preferito. Negli anni Trenta sui quotidiani si scriveva che &#8220;l&#8217;uso della terza rotaia doveva essere, per ragioni di sicurezza, limitato alle basse tensioni e non poteva avere estese applicazioni&#8221;.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Muore chi tocca la rotaia pi\u00f9 alta&#8221;<\/strong>, dicevano le indicazioni accompagnate da evidenti teschi che mettevano in guardia dal pericolo. Isolata da terra su appositi supporti in ceramica <em>gres<\/em>, la terza rotaia diventava mortale se la si toccava: nelle stazioni era coperta da protezioni in legno, ma le tragedie furono numerose. Se ne trova traccia nelle\u00a0pagine dei giornali: <strong>&#8220;Soldato vittima a Gallarate d&#8217;una violenta scarica elettrica&#8221;,<\/strong> titolava ad esempio la Stampa il 4 febbraio 1941, raccontando<strong> la sfortunata imprudenza <\/strong>di tal Guido Zambon, che &#8211; &#8220;proveniente da Trieste e diretto a Sesto Calende&#8221; ed &#8220;evidentemente<strong> ignaro del pericolo costituito dalla terza rotaia&#8221;<\/strong> &#8211; <strong>aveva toccato l&#8217;acciaio percorso da elettricit\u00e0 a 650 Volt<\/strong>.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2021\/03\/terza-rotaia-fs-1211090.610x431.jpg\" alt=\"Terza Rotaia FS\"><\/div> La terza rotaia ricostruita al <a href=\"https:\/\/www.fondazionefs.it\/content\/fondazionefs\/it\/esplora-il-museo\/visita-pietrarsa.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Museo Nazionale delle Ferrovie a Pietrarsa<\/a>, nei dintorni di Napoli<\/p>\n<p>Dopo la Seconda Guerra Mondiale si decise di elettrificare anche la linea Milano-Domodossola (1947), ma questa volta con il pi\u00f9 moderno sistema a 3000 Volt, quello in uso ancora oggi.<br \/>\nFino a Gallarate i due sistemi finirono a convivere per ben quattro anni, prima che fosse completata la conversione al nuovo sistema sulla linea per Varese e Porto Ceresio:<strong> la pericolosa terza rotaia fu disattivata il 24 di marzo 1951.<\/strong><\/p>\n<p>Furono proprio le Officine di Gallarate di via Pacinotti ad occuparsi, in quegli anni, degli impegnativi lavori per trasformare i treni dal vecchio al nuovo sistema, un incarico di cui i veterani tra gli operai gallaratesi andavano orgogliosi, perch\u00e9 i lavori erano tutti fatti in casa FS ed erano molto complessi.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2012\/02\/officine-fs-cartello-per-gallerie-fotografiche-117972.610x431.jpg\" alt=\"officine fs cartello (per gallerie fotografiche)\"><\/div> Il &#8220;reparto aggiustaggio&#8221; delle Officine di Gallarate: \u00e8 una delle parti che risale alle origini, al 1905. Le officine chiusero nel 1997 e oggi sono in abbandono (la foto \u00e8 del 2010)<\/p>\n<h3>Le varesine: un nome che ritorna<\/h3>\n<p>Le<strong> motrici ricostruite negli anni Cinquanta cambiarono numerazione<\/strong> (la &#8220;targa&#8221; del treno), ma rimase il soprannome: per trent&#8217;anni fecero servizio intorno a Milano, sulle linee della zona e poi soprattutto verso Novara, Piacenza, la Lomellina, ma <strong>rimasero sempre &#8220;le varesine&#8221;.<\/strong> Adesso la Fondazione FS &#8211; che si occupa della tutela del patrimonio storico FS &#8211; <a href=\"https:\/\/www.varesenews.it\/2020\/11\/motrici-e623-varesine-fondazione-fs\/1271232\/\">le sta restaurando per farle circolare come treno d&#8217;epoca<\/a>.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2021\/03\/terza-rotaia-fs-1211339.610x431.jpg\" alt=\"terza rotaia fs\"><\/div> L&#8217;interno della motrice E623 restaurata<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 per\u00f2 <strong>un altro uso del nome che ci porta fino ai giorni nostri<\/strong>: \u00e8 quello della &#8220;stazione delle varesine&#8221; a Milano, sopravvissuta per trent&#8217;anni, dal 1931 al 1961,\u00a0quando i binari furono accorciati alla zona Porta Garibaldi, con l&#8217;apertura della stazione che frequentano migliaia di pendolari milanesi di oggi. Lo spazio occupato dalla vecchia stazione rimase incolto e <strong>per decenni ospit\u00f2 un luna park che tutti conoscevano, appunto, come &#8220;le varesine&#8221;<\/strong>.<\/p>\n<p>Fine della storia? Quasi: perch\u00e9 poi il nome &#8211; ultima mutazione &#8211; \u00e8 <strong>passato alla societ\u00e0 immobiliare che ha curato l&#8217;edificazione della zona<\/strong>, negli anni Duemila.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.milanocittastato.it\/featured\/la-metamorfosi-delle-varesine-dalla-stazione-ai-grattacieli-passando-per-il-luna-park\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Oggi ci sono grattacieli<\/a>\u00a0e forse il termine\u00a0<em>varesine<\/em> \u00e8 arrivato al capolinea: fine corsa, davvero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Fonti e bibliografia:<\/em><br \/>\n<em>Alessandro Alb\u00e8,<\/em> Le &#8220;Varesine&#8221;. L&#8217;avventura della terza rotaia in Italia dal 1900 al 1950. Le esperienze estere, <em>Torino, Elledi, 1986<br \/>\nGiovanni Cornol\u00f2, <\/em>Automotrici elettriche dalle origini al 1983<em>, Duegi Editrice, 2011<br \/>\nI siti<\/em> <a href=\"http:\/\/www.photorail.it\">photorail.it<\/a> <em>e<\/em> <a href=\"http:\/\/www.stagniweb.it\">stagniweb.it<\/a><br \/>\n<em>Archivio online La Stampa<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1901 debuttarono i primi treni elettrici d&#8217;Italia, destinati al turismo che andava verso il Ceresio e Verbano. 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