{"id":136148,"date":"2010-10-18T00:00:00","date_gmt":"2010-10-18T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2010-10-18T00:00:00","modified_gmt":"2010-10-18T00:00:00","slug":"i-ragazzi-non-devono-sapere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2010\/10\/i-ragazzi-non-devono-sapere\/136148\/","title":{"rendered":"I ragazzi non devono sapere"},"content":{"rendered":"<p>Riceviamo e pubblichiamo per intero una lettera del presidente dell&#8217;associazione Adesso Ammazzateci Tutti, Aldo Pecora (foto in basso) in merito alla<a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/gallarate_malpensa\/articolo.php?id=184734\" target=\"_blank\"> missiva scritta da una parente<\/a> di uno dei 25 imputati del processo Bad Boys, accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, in seguito alla presenza, durante l&#8217;ultima udienza, di un <a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/gallarate_malpensa\/articolo.php?id=184682\" target=\"_blank\">gruppo di studenti del liceo Tosi<\/a> nell&#8217;aula Falcone e Borsellino del tribunaledi Busto Arsizio.<\/p>\n<p>\n<img decoding=\"async\" hspace=\"1\" vspace=\"5\" border=\"1\" align=\"left\" src=\"..\/..\/..\/immagini_articoli\/200805\/IMG_1923.jpg\" style=\"width: 325px; height: 217px;\" alt=\"\" \/>La maxi-operazione &ldquo;Crimine&rdquo;, la pi&ugrave; grande della storia dell&#8217;antimafia reggina, conferma che la &#8216;ndrangheta non &egrave; pi&ugrave; un problema solo calabrese, ma un problema nazionale. &ldquo;Si scopre l&#8217;acqua calda&rdquo;, si potr&agrave; replicare. Che i boss avessero oramai traslocato baracca e burattini oltre i confini meneghini lo sapevano oramai anche le pietre, da almeno vent&#8217;anni. C&#8217;&egrave; voluto un atto di forza, potremmo definirlo anche &ldquo;dimostrativo&rdquo;, da parte di inquirenti e forze di polizia calabresi e lombarde assieme ed uno spiegamento di forze di migliaia di uomini, per rendere questa verit&agrave; una &ldquo;notizia&rdquo;.<\/p>\n<p>Oggi la presenza della mafia calabrese in Lombardia, specie nell&#8217;asse Milano-Varese &egrave; una certezza:<br \/>\nda Buccinasco, divenuta quasi una frazione di Plat&igrave;, a Busto Arsizio, Legnano, Malpensa. La<br \/>\n&#8216;ndrangheta si muove dove si muove l&#8217;impresa. Ed evidentemente sguazza bene dove girano soldi e<br \/>\ntraffici di droga. Ma la vera novit&agrave; degli ultimi tempi &egrave; che adesso i mille rivoli delle diverse operazioni antimafia in terra lombarda, dalle estorsioni, all&#8217;usura, al riciclaggio, non investono il tribunale milanese, bens&igrave; anche quelli minori. Come Busto Arsizio, dove sono stati portati a processo per i reati appena citati alcuni presunti &#8216;ndranghetisti (mai come in questi processi il &ldquo;presunti&rdquo; sar&agrave; d&#8217;obbligo fino all&#8217;ultima<br \/>\nsentenza) affiliati ai clan del crotonese. Ma a Busto &egrave; successo anche quello che non ti aspetti: l&#8217;antimafia sociale arriva in citt&agrave; prima di quella investigativa. Almeno ufficialmente. Dal 2007 arrivano Massimo Brugnone (coordinatore regionale di Ammazzateci Tutti e dal 2009 membro dell&#8217;Esecutivo nazionale) ed un gruppo di coraggiosi ragazzi con il brutto vizio di non farsi i fatti loro. Organizzano incontri nelle scuole con Rosanna Scopelliti, Gian Carlo Caselli, Alberto Nobili, Marco Travaglio. Stampano t-shirt, volantini, improvvisano blog e giornalini. Mettono in rete nomi, operazioni, collegamenti tra i clan.<br \/>\nRiempiono teatri, auditorium, cinema, librerie. Per dire che la mafia &egrave; ad un passo dalle loro case.<br \/>\nEd i bustocchi rispondono sempre positivamente. Non ricordo una sola poltrona vuota ad ogni<br \/>\niniziativa di Ammazzateci Tutti.<\/p>\n<p>Poi un giorno Massimo ed i ragazzi decidono che non basta portare la gente in platea, ma che bisogna guardarla in faccia la mafia, pardon, la presunta mafia. Vogliono esserci, l&igrave;, in Tribunale. Vogliono far sentire la presenza della comunit&agrave;, dei giovani soprattutto. Nasce cos&igrave; l&#8217;idea di far partecipare gli studenti delle scuole che vorranno aderire all&#8217;udienza del 12 ottobre scorso. Il preside del Liceo scientifico &ldquo;Tosi&rdquo;, dimostrando grande senso di responsabilit&agrave;, decide di favorire l&#8217;iniziativa ed autorizza la partecipazione di un gruppo di studenti, accompagnati da un docente e da Massimo. Quando arrivano in tribunale indossano tutti la stessa maglietta: &ldquo;No crime, no violence&rdquo;. Un grande rettangolo nero su fondo bianco. L&#8217;hanno disegnata e realizzata gli studenti del liceo artistico un paio d&#8217;anni fa. Ma sono ancora di moda purtroppo.<\/p>\n<p>Chiss&agrave; quanta paura avranno fatto quelle magliette e le facce pulite di quei ragazzi e di quelle<br \/>\nragazze poco pi&ugrave; che diciottenni in quell&#8217;aula del palazzo di giustizia. Al punto da portare qualcuno<br \/>\na prendere carta e penna e scrivere una &ldquo;lettera&rdquo; formalmente indirizzata al Preside, ma fatta<br \/>\npervenire alle redazioni di tutte le testate locali. &laquo;Sono stanca di tutta questa situazione &ndash; scrive la donna &#8211; sono la moglie di un &ldquo;cattivo ragazzo&rdquo; e voglio dare sfogo a quanto stiamo subendo in questa orribile esperienza. Ho letto sulla Prealpina del 10 ottobre &ldquo;Liceali in aula per studiare la ndrangheta&rdquo;. Mi rivolgo a lei caro Preside, nulla in contrario verso l&#8217;informazione ma ritengo che l&#8217;informazione debba essere a doppio senso di circolazione. Le volevo sottolineare che il processo &egrave; in fase dibattimentale, dove accusa e difesa si scontreranno davanti alla corte per dimostrare l&#8217;innocenza o la colpevolezza degli indagati. Noi siamo ancora imputati e quindi non colpevoli. I suoi studenti devono conoscere gli atteggiamenti dipersone che a oggi rappresentano la giustizia italiana&raquo;.<\/p>\n<p>E poi continua con l&#8217;elencazione di fatti, intercettazioni, mancate comunicazioni. Pi&ugrave; che una lettera<br \/>\ndi sdegno sembra l&#8217;arringa difensiva di un bravo penalista. Continua la missiva: &laquo;Ritengo giusto che chi commette reato debba essere condannato, se mio marito &egrave; colpevole &egrave; giusto che paghi ma non per un aperitivo al bar, un saluto per strada, una stretta di mano. Devo ammettere che gli attimi di cedimento sono stati molti, la voglia di difenderci &egrave; tanta ma mi chiedo se ha senso combattere quando a priori siamo per molti gi&agrave; colpevoli. Mi spiace Preside per questo sfogo, ma pensare ai liceali in aula preparati solo a guardare in faccia i presunti ndranghetisti, non lo accetto, sono stanca di affermazioni offensive e prive di conoscenza. Nello stesso articolo Massimo Brugnone dice &ldquo;Non vogliamo che le aule siano riempite solo da chi quegli imputati vorrebbe vederli liberi&rdquo;. Ci limitiamo solo a sostenere la persona a cui teniamo in questa brutta disavventura. Lei cosa farebbe? Approfitto anche per controbattere le affermazioni del pm Venditti sulla Prealpina del 9 giugno: &ldquo;Mafioso &egrave; chi non riconosce l&#8217;autorit&agrave; dello Stato, quindi chi in aula si permette di alzare la voce&rdquo; (va detto, infatti, che in una precedente udienza i parenti degli imputati avevano tenuto comportamenti poco consoni ad un&#8217;aula di tribunale, inveendo con urla contro la Corte, NdG). Ribellarsi alle autorit&agrave;, far valere i propri diritti non sono atteggiamenti mafiosi, al contrario chi abusa del proprio potere, lei come lo definisce? Questo processo &egrave; diventato mediatico: bisogna dare l&#8217;esempio a questi alunni, non importa se qualcuno sar&agrave; innocente, per la giustizia italiana deve esistere un colpevole&raquo;.<\/p>\n<p>Ora, &egrave; facile comprendere lo stato d&#8217;animo di una donna (certamente istruita e forse ben inserita<br \/>\nnella societ&agrave;) che si trova un marito in galera, imputato in un processo di mafia. Ma l&#8217;emotivit&agrave; &egrave;<br \/>\nuna cosa, la giustizia un&#8217;altra. I cittadini hanno il diritto di assistere ad ogni udienza si tenga nel<br \/>\nnostro Paese, sia questa per un omicidio o per una scazzottata al bar. E quegli studenti, con la loro<br \/>\npresenza in aula, hanno dato una lezione di civilt&agrave; ad un&#8217;intera comunit&agrave;. Non va sottovalutata per&ograve; la gravit&agrave; del fatto: la moglie di un accusato di mafia non ha timore di indicare direttamente il nome ed il cognome del &ldquo;colpevole&rdquo;, un ragazzo di ventidue anni che non si fa i fatti suoi e che porta i ragazzi in tribunale, su tutti i giornali del luogo. Il nome di Massimo &egrave; entrato nei bar, nelle case, in procura, nelle sedi di partito, al salone del barbiere, in caserma, nelle carceri. Massimo ha gi&agrave; ricevuto nelle scorse settimane alcune telefonate dai parenti di un altro presunto &#8216;ndranghetista originario di Plat&igrave;. Massimo Brugnone ci ha messo la faccia, &egrave; esposto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La missiva, firmata da Aldo Pecora presidente dell&#8217;associazione Adesso Ammazzateci Tutti in merito al processo in corso al tribunale di Busto Arsizio nei confronti di 25 presunti affiliati alla cosca di &#8216;ndrangheta Legnano-Lonate Pozzolo<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[1266,13792,26577],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>I ragazzi non devono sapere<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"La missiva, firmata da Aldo Pecora presidente dell&#039;associazione Adesso Ammazzateci Tutti in merito al processo in corso al tribunale di Busto Arsizio nei confronti di 25 presunti affiliati alla 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