{"id":138347,"date":"2010-09-29T00:00:00","date_gmt":"2010-09-29T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2010-09-29T00:00:00","modified_gmt":"2010-09-29T00:00:00","slug":"ho-lavorato-per-gheddafi-e-saddam","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2010\/09\/ho-lavorato-per-gheddafi-e-saddam\/138347\/","title":{"rendered":"&#8220;Ho lavorato per Gheddafi e Saddam&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>L&#8217;uomo &egrave; a torso nudo sotto il sole, ma tiene l&#8217;elmetto da lavoro ben calcato in testa.<\/strong> Maneggia una pala. Lancia un grido da lontano quando qualcuno si avvicina al cantiere e&nbsp;e contesta a gran voce l&#8217;intrusione, in un curioso italiano&nbsp;difficile da comprendere. &Egrave; avanti con gli anni, ma ancora vigoroso; due occhi azzurri e un viso di aspetto familiare, segnato da due baffi bianchi segnano i suoi tratti, ne fanno <strong>un personaggio quasi omerico<\/strong>, a dispetto dell&#8217;evidente pancetta. &laquo;Giornalista? Allora va bene, entra e fai foto. Dicevo prima, perch&egrave; sicurezza, qui c&#8217;&egrave; macchinari, sai, contro furti&raquo;. Non si sa mai: giusto essere prudenti.<strong> <\/strong>Il cantiere &egrave; importante: quello di uno degli edifici ad uso pubblico pi&ugrave; rilevanti che si costruiscono qui a Busto Arsizio. Dove fino a sei mesi fa c&#8217;era solo un vasto prato, c&#8217;&egrave; ora una spianata in parte segnata da lavori preparatori. &laquo;Vedi, tanti piccoli buchi, sondaggi nel terreno: poi si fanno le fondamenta. E s&igrave;, verr&agrave; su in tempo&raquo;. <\/p>\n<p>A dispetto della sospettosit&agrave; iniziale, l&#8217;uomo &egrave; loquace e ospitale. Ha una lunga storia alle spalle che comincia a raccontare in modo smozzicato, <strong>Trifon<\/strong>, che compie settant&#8217;anni il 23 settembre. &Egrave; nato in <strong>&laquo;Balg&agrave;ria&raquo;<\/strong>, dice: Bulgaria, a Plovdiv, da una famiglia di origine contadina. Il suo italiano saltellante, ricco di parole che non si capiscono, &egrave; quello di uno che ha imparato la lingua tardivamente, tra una palata e l&#8217;altra, catturando le parole da una radio accesa, da un dialogo fra un ingegnere e un capomastro. Al lavoro subito dopo le scuole, ricorda di aver fatto il militare, quasi due anni, nel &#8217;61-&#8217;62, tagliato corto &laquo;per la vicenda di Cuba&raquo; quando americani e russi furono a un passo dallo sterminio atomico. Ha sempre lavorato nel settore delle costruzioni, Trifon: e per una dozzina d&#8217;anni, dal &#8217;74, l&#8217;ha fatto in Paesi arabi. <strong>Difatti l&#8217;arabo lo parla, come il greco<\/strong>, e lo dimostra orgoglioso con frasi incomprensibili. &Egrave; stato in <strong>Libia<\/strong>, a Sirte e in Tripolitania, soprattutto, ma anche in<strong> Iraq<\/strong>. Inviato dal suo paese <strong>al servizio di Gheddafi e di Saddam<\/strong> rispettivamente: dittatori visti di buon occhio dai sovietici, allora, e di conseguenza dalla Bulgaria di Todor Zhivkov. Non sono gli unici posti che ha visto, c&#8217;&egrave; stata anche l&#8217;Austria, la Serbia, ma l&#8217;esperienza in terra araba &egrave; stata lunga.<\/p>\n<p>Qualche lampo di memoria. Il clima: &laquo;Ottimo, davvero, nel <strong>Sahara<\/strong>. Cielo sereno, sempre. Caldo, molto, ma buono&raquo;. Cio&egrave; secco. <strong>&laquo;A Baghdad invece&#8230;, no buono&raquo;.<\/strong> Un inferno umido, a quaranta e passa gradi. Chiedere ai nostri reduci. D<strong>i italiani trent&#8217;anni fa ce n&#8217;erano gi&agrave;<\/strong>, civili impegnati con le imprese che lavoravano in quel Paese. Il ricordo non &egrave; sempre lusinghiero: in una cittadina tra Baghdad e il Kuwait gli italiani cercavano donne a pagamento, racconta Trifon. &laquo;Donne, donne, io pago. E, anche per una birra, <strong>c&#8217;era tra i locali chi vendeva mogli e figlie&raquo;<\/strong>. Il lavoro: in Libia i bulgari aiutavano a costruire soprattutto cliniche, ospedali. <strong>Un paradosso crudele<\/strong>, considerando come si sono concluse le relazioni bulgaro-libiche negli anni Duemila: su <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/HIV_trial_in_Libya\">una certa storia<\/a> di infermiere bulgare arrestate e torturate perch&egrave; confessassero di aver infettato con l&#8217;Aids quattrocento piccoli libici.&nbsp;Una vicenda che Trifon ricorda bene: al riguardo dice &laquo;mafia&raquo;, e accenna a oscuri retroscena internazionali.<br \/>\nIn Iraq invece, dietro la facciata di edifici industriali ad uso civile, conferma, <strong>si costruivano &laquo;armi chimiche, e bombe&raquo;. <\/strong>&laquo;Era il 1980, 1981, c&#8217;era Saddam&raquo; ricorda.&nbsp;Trifon ricorda qualcosa anche della centrale nucleare di Osirak a Baghdad, bombardata dagli israeliani prima che potesse essere messa in funzione. &laquo;Avrei potuto non essere qui a parlarne. Dopo, arriv&ograve; una grande ditta coreana a mettere una copertura enorme sopra. L&#8217;uranio? Non &egrave; mai arrivato, i francesi non l&#8217;hanno mandato&raquo;.<\/p>\n<p>Negli anni Ottanta Trifon rimpatri&ograve;. Non per molto. <strong>&laquo;Mai mi sarei aspettato di dover emigrare di nuovo, alla mia et&agrave;. In Bulgaria si sta peggio adesso che sotto il comunismo.<\/strong> Quando &egrave; caduto il regime, non c&#8217;era cibo, era chiusa perfino la banca nazionale!&raquo; ripete. &laquo;Ho passato trentacinque anni fuori dal mio paese, ma chi avrebbe detto di doversene andare di nuovo. Ci sono sempre pi&ugrave; problemi in patria, ci sono stato l&#8217;ultima volta in aprile&raquo;. Da dodici anni Trifon lavora con la grossa ditta veneta che cura questo cantiere a Busto. Non gli va di stare con le mani in mano, perch&egrave; la vita costa, perch&egrave; la moglie &egrave; malata. Vive in un paese del Vicentino. Anche il figlio minore &egrave; in Italia. &laquo;Con gli italiani ho lavorato tanto&raquo; ricorda. &laquo;Per&ograve; questo paese ha un problema: i giovani. <strong>Vai a scuola, poi non trovi lavoro. No buono&raquo;<\/strong> dice&nbsp;agitando un dito nodoso. Poi offre dell&#8217;acqua, perch&egrave; l&#8217;ospitalit&agrave; &egrave; sacra, anche qui, dove &egrave; di guardia. Fino ad ottobre, quando finir&agrave; il suo turno.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un incontro inatteso in un cantiere, la storia di un operaio giramondo: nato e cresciuto in Bulgaria, finito in Italia dopo la Libia e l&#8217;Iraq dei dittatori, sempre nel segno del lavoro per grandi progetti edilizi<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[966,1894,2740],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>&quot;Ho lavorato per Gheddafi e Saddam&quot;<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Un incontro inatteso in un cantiere, la storia di un operaio giramondo: nato e cresciuto in Bulgaria, finito in Italia dopo la Libia e l&#039;Iraq dei dittatori, sempre nel segno del lavoro per grandi progetti 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