{"id":142176,"date":"2010-07-22T00:00:00","date_gmt":"2010-07-22T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2010-07-22T00:00:00","modified_gmt":"2010-07-22T00:00:00","slug":"i-detenuti-vogliamo-sperare-non-disperare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2010\/07\/i-detenuti-vogliamo-sperare-non-disperare\/142176\/","title":{"rendered":"I detenuti: &#8220;Vogliamo sperare, non disperare&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Ospitiamo un articolo scritto dai redattori di <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/busto\/articolo.php?id=91237\">Mezzo Busto<\/a>, il giornale del carcere bustocco (nella foto la copertina dell&#8217;ultimo numero). Sandro e Gertian ragionano di <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/varese\/articolo.php?id=179081\">sovraffollamento<\/a> e delle conseguenze per la popolazione detenuta. Il loro articolo verr&agrave; pubblicato nel nuovo numero in uscita a settembre.<\/em><\/p>\n<div style=\"margin-bottom: 0cm\" align=\"left\"><em><br \/>\n<\/em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"1\" hspace=\"5\" alt=\"\" vspace=\"5\" align=\"left\" width=\"220\" height=\"303\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201004\/copertina_mezzo_busto.jpg\" \/>Detenuti a quota <strong>67mila<\/strong>. La soglia della tollerabilit&agrave; massima &egrave; stata ormai ampiamente superata, mentre diversi provvedimenti legislativi, presi negli ultimi anni, continuano ad affollare gli istituti diimmigrati e di persone che restano in cella anche per poco tempo, magari pochi giorni. Le prigioni italiane sono insomma una &ldquo;<strong>bomba a orologeria<\/strong>&rdquo; che potrebbe esplodere da un momento all&#8217;altro. Lo avete gi&agrave; letto e sentito in ogni salsa, ma &egrave; importante ripeterlo ancora. La situazione in cui noi persone detenute ci troviamo, &egrave; al limite del collasso: celle fatiscenti di nove metri quadrati con tre, a volte quattro, detenuti stipati come bagagli in un deposito; gli arredamenti ridotti al minimo; lo spazio giusto per la latrina alla turca. Ma non &egrave; solo una questione di spazio: legate al sovraffollamento ci sono altre questioni strettamente connesse, come la <strong>scarsit&agrave; di agenti di Polizia Penitenziaria <\/strong>e la<strong> rieducazione in queste condizioni al limite<\/strong>. Se vi sembra un quadro eccessivamente pessimista, alla fine di quest&rsquo;articolo capirete come la realt&agrave; di oggi potrebbe portarci in breve a una vera e propria emergenza nazionale. <\/p>\n<p><b>I DATI DEL SOVRAFFOLLAMENTO<\/b> &#8211; I dati pi&ugrave; aggiornati ci dicono che al 31 maggio 2010, a fronte di una capienza regolamentare di 44.592 detenuti, in realt&agrave; in Italia ci sono oltre ventimila persone in &ldquo;eccesso&rdquo;. Siamo 67.601 in tutta Italia, 9.070 in Lombardia (contro una capienza di 5.667), pi&ugrave; di quattrocento a Busto, nello spazio pensato per la met&agrave; degli individui. In cosa si traduce tutto questo? In detenuti costretti a restare venti ore al giorno dietro le sbarre, senza lavorare, senza socializzare. &Egrave; chiaro che questo porta all&#8217;esasperazione e a volte a gesti estremi: dall&rsquo;inizio dell&rsquo;anno a met&agrave; giugno i suicidi in carcere sono arrivati a quota ventinove e fra il 2008 e il 2009 sono passati da 46 a 72.<\/div>\n<div style=\"margin-bottom: 0cm\" align=\"justify\">La colpa di questa &ldquo;<strong>tragedia silenziosa<\/strong>&rdquo; &egrave; anche e sempre pi&ugrave; del sovraffollamento e di tutte le conseguenze che questo comporta dal punto di vista fisico e morale. L&rsquo;ultima legge sull&rsquo;emigrazione (la cosiddetta Bossi- Fini) ha dato il colpo di grazia a un sistema gi&agrave; sotto stress. Il risultato &egrave; che, a fine maggio di quest&rsquo;anno, poco meno di 25mila detenuti erano stranieri, ovvero il 36 per cento del totale. Molti vengono arrestati e rilasciati nell&rsquo;arco di tempi brevi: secondo i dati del Ministero della Giustizia nel 2009 (<i>dati aggiornati al 31 dicembre 2009, ndr<\/i>) il reato contro la &ldquo;legge stranieri&rdquo; era la quarta causa di arresto per gli stranieri dopo i reati per droga, contro il patrimonio e contro la persona. Il <em>turn over <\/em>di stranieri &egrave; molto alto e lo dimostra anche la percentuale pi&ugrave; alta rispetto a quella degli italiani &ndash; 14% contro il 5% al 31 dicembre 2009 &ndash; di condannati con pene brevi, ovvero da zero a dodici mesi.<\/div>\n<div style=\"margin-bottom: 0cm\" align=\"justify\">Leggendo i giornali, ascoltando tg e dibattiti televisivi e, soprattutto, osservando la situazione dal nostro punto di vista &ldquo;privilegiato&rdquo;, ci siamo convinti che ci sia una crescita esponenziale &ndash; e a nostro parere esagerata &ndash; nel ricorso alla detenzione. <strong>Crescita che purtroppo non &egrave; proporzionale alle risorse <\/strong>destinate ai servizi rieducativi e agli interventi sociosanitari in carcere.<\/div>\n<div style=\"margin-bottom: 0cm\" align=\"left\">A far accrescere il sovraffollamento, ha contribuito anche la legge n. 251 del 5 dicembre 2005 -detta ex Cirielli -, che comporta modifiche in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di usura e di prescrizione. In particolare, prevede una diminuzione dei termini di prescrizione e un aumento delle pene per i delitti di associazione mafiosa e usura e per i recidivi. Quest&rsquo;ultima modifica ha avuto pesanti conseguenze anche per i detenuti tossicodipendenti. Oggi sono circa un terzo dei detenuti totali e continuano a crescere. Non si tratta necessariamente di spacciatori, ma nella maggioranza dei casi di persone colpevoli di piccoli reati legati alla ricerca di droga per uso personale. Vengono ammassati in celle e dentro soffrono pi&ugrave; di tutti. I tossicodipendenti, non siamo certo solo noi a dirlo, avrebbero bisogno, invece, di cure e non certo dell&rsquo;impatto violento con i luoghi di reclusione. Di questo passo non abbiamo timore a dire che <strong>il carcere diventer&agrave; una discarica sociale<\/strong>, non il luogo di detenzione per pericolosi criminali.<\/p>\n<p><b>GLI AGENTI <\/b>&ndash; Il carcere, per&ograve;, non &egrave; popolato solo di detenuti. Ci sono gli <strong>operatori, gli educatori <\/strong>e gli <strong><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/busto\/articolo.php?id=103787\">agenti di Polizia Penitenziaria<\/a><\/strong>. Il sovraffollamento, che caratterizza la stragrande maggioranza degli istituti italiani, comporta condizioni di vita e lavoro difficili anche per tutti loro. Soprattutto la carenza di agenti &egrave; un altro tema dolente nel pianeta carcere. L&rsquo;organico della polizia penitenziaria prevedeva nel 2001 l&rsquo;impiego di 41.268 agenti negli istituti di pena, ma ancora nel 2009 risultavano all&rsquo;appello 35mila addetti. Per l&rsquo;amministrazione penitenziaria l&rsquo;ottimale sarebbero 10mila addetti circa contro gli attuali 6mila. Anche per loro esistono quindi<strong> problemi di organizzazione da superare<\/strong>. Pensiamo prima di tutto alle competenze loro richieste, che riguardano sia la sicurezza sia la rieducazione. Con la riforma del 1990, infatti, la Polizia Penitenziaria &egrave; stata formalmente inserita tra gli operatori che partecipano, nell&rsquo;ambito dei gruppi di lavoro, alle attivit&agrave; di osservazione e trattamento rieducativo dei detenuti e degli internati. Il personale al limite del possibile per coprire i turni di lavoro, l&rsquo;organico insufficiente e la mancanza cronica di educatori creano un contesto, in cui <strong>&egrave; difficile che la rieducazione prevalga sulla custodia<\/strong>. <\/p>\n<p><b>RIEDUCAZIONE<\/b> &ndash; <strong>Troppi detenuti, pochi agenti<\/strong>: il sovraffollamento non si riduce per&ograve; a un<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"1\" hspace=\"5\" alt=\"\" vspace=\"5\" align=\"right\" width=\"277\" height=\"200\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201006\/dscf0835.jpg\" \/> semplice calcolo. Se in un carcere, come ad esempio a Busto, siamo il doppio rispetto a quelli che dovremmo essere, come si fa a mettere in campo tutte quelle <strong>attivit&agrave; necessarie alla &ldquo;rieducazione&rdquo;? <\/strong>La Costituzione, all&rsquo;art. 27 comma 3, &egrave; chiara: &ldquo;Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanit&agrave; e devono tendere alla rieducazione del condannato&rdquo;. Ma, dalla teoria alla pratica, qualcosa si &egrave; perso per strada: anche a causa del sovraffollamento le attivit&agrave; rieducative come la scuola, i corsi di formazione, le attivit&agrave; di volontariato non sono accessibili a tutti, perch&eacute; fisicamente non c&rsquo;&egrave; posto per tutti. Anche attivit&agrave; necessarie a chi si trova in carcere, come i <strong>colloqui con gli psicologi e gli educatori<\/strong>, subiscono dei rallentamenti a causa del carico sempre maggiore di lavoro che va a gravare sugli operatori (nella foto, lo <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/busto\/articolo.php?id=177230\">spettacolo teatrale <\/a>che si &egrave; svolto nel carcere di Busto).<\/p>\n<p><b>ESISTE UNA SOLUZIONE?<\/b> &#8211; Abbiamo parlato nell&rsquo;articolo di tre punti, magari non fondamentali, ma di sicuro utili per cercare una soluzione a questo problema. Il Ministero della Giustizia vuole costruire nuove strutture carcerarie, ma ci vorranno tempo e denaro. Nel frattempo l&rsquo;insostenibilit&agrave; della situazione carceri <strong>rimarr&agrave; senza soluzione nel tempo<\/strong>, se non si percorrono anche vie alternative. Suonano, quindi, quanto mai fondamentali le parole pronunciate a fine maggio dal Presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano <\/strong>in occasione dell&rsquo;anniversario della fondazione del corpo di Polizia Penitenziaria: &ldquo;Parlamento e Governo devono intervenire per<strong> affrontare l&rsquo;emergenza carceri, perch&eacute; &egrave; un&rsquo;emergenza ineludibile<\/strong>&rdquo;.<\/div>\n<div style=\"margin-bottom: 0cm\" align=\"justify\">Perch&eacute;, invece, non affrontare la questione da un altro punto di vista, ben pi&ugrave; importante (e noi possiamo dirlo senza paura di essere smentiti)? C&rsquo;&egrave;, infatti, la delicata situazione che riguarda le <strong>pene alternative alla detenzione<\/strong>. In Italia esistono diverse forme di misure alternative, dagli arresti domiciliari all&rsquo;affidamento, ma in percentuale sono poco applicate. Non risolverebbero sicuramente i gravi problemi, ma di certo allevierebbero questa situazione. Affronteremo questo delicato tema che merita un&#8217;analisi pi&ugrave; ampia nel prossimo numero.<\/div>\n<div style=\"margin-bottom: 0cm\" align=\"justify\"><strong>Il carcere &egrave; un servizio per la societ&agrave; e il territorio<\/strong>: dalle pi&ugrave; alte cariche, all&rsquo;ultimo degli addetti servono pi&ugrave; presa di coscienza e impegno per raggiungere gli obiettivi. L&rsquo;Italia, questo nostro paese, sta affrontando problemi molto pi&ugrave; pressanti e gravi che coinvolgono tutta la popolazione. Da &ldquo;dentro&rdquo; ci chiediamo, per&ograve;, se e quando il problema del sovraffollamento potr&agrave; essere preso in considerazione.<\/div>\n<div style=\"margin-bottom: 0cm\" align=\"justify\">\n&nbsp;<\/div>\n<div style=\"margin-bottom: 0cm\" align=\"justify\">&ldquo;<i>Qui nihil sperare potest desperet nihil&rdquo; <\/i>(Seneca)<\/div>\n<div style=\"margin-bottom: 0cm\" align=\"justify\">(Chi non ha nulla da sperare, non si dispera di nulla)<\/div>\n<div style=\"margin-bottom: 0cm\" align=\"justify\">\n<strong>La popolazione carceraria ha voglia di sperare e non di disperarsi per un futuro migliore.<\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ospitiamo un articolo scritto dai redattori di Mezzo Busto, il giornale del carcere bustocco. 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