{"id":142904,"date":"2010-07-12T00:00:00","date_gmt":"2010-07-12T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2010-07-12T00:00:00","modified_gmt":"2010-07-12T00:00:00","slug":"i-disegni-del-manzu-al-midec","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2010\/07\/i-disegni-del-manzu-al-midec\/142904\/","title":{"rendered":"I disegni del Manz\u00f9 al MIDeC"},"content":{"rendered":"<p>E&#8217; un <strong>Manz&ugrave; <\/strong>poco conosciuto quello in mostra dal 17 luglio 2010 al <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.midec.org\">MIDeC<\/a> di Cerro di Laveno Mombello. Verranno esposti trenta <strong>disegni di erbe e fiori realizzati dal grande scultore bergamasco <\/strong>quando, nel 1944 ospite dell&#8217;industriale tessile Carlo De Angeli Frua nella sua villa di Laveno sul lago Maggiore, esercit&ograve; la sua vena creativa. <br \/>\n&laquo;Si tratta, spiega la dott.ssa Cristina Rodeschini, curatrice con la dott.ssa Zanella della mostra, di una commissione che viene affidata all&#8217;artista dalla famiglia Frua, alla guida di uno dei maggiori gruppi industriali lombardi nel ramo tessile. A coinvolgere lo scultore dovette essere Carlo Frua De Angeli, imprenditore dagli spiccati interessi artistici, maturati nel corso degli anni trenta quando l&#8217;industria lombarda prendeva parte attiva, con le proprie produzioni, alla Triennale, crocevia di studio, sperimentazione e proposizione di modelli formali e di soluzioni tecniche. L&#8217;apparentamento dei Frua con i De Angeli, originari di Laveno Mombello, porta la famiglia a disporre della bella villa acquistata fine ottocento da Ernesto De Angeli nella localit&agrave; del lago Maggiore, localit&agrave; rinomata per l&#8217;ambiente naturale e nota per la produzione ceramica. &Egrave; probabile che durante gli anni di guerra, con tutto il carico di incertezza che la situazione storica determinava, Laveno divenisse per Carlo Frua De Angeli un approdo sicuro. A Manz&ugrave; nella primavera del 1944 toccava dunque di condividere per qualche tempo questo ritiro, confortato dalla presenza sulle sponde del lago di altri bergamaschi come i Tadini, amici da sempre, che a Lesa avevano una residenza familiare. In queste circostanze ed in questo scenario prende forma una delle opere pi&ugrave; segrete della vita artistica di Manz&ugrave;, resa pubblica solo nel 1985, quando trenta disegni con studi di erbe e fiori vengono pubblicati per la prima volta. Colpiscono le poche parole con le quali Manz&ugrave; introduce la serie botanica a oltre quarant&#8217;anni dalla sua&nbsp; ealizzazione: In questa bella edizione anch&#8217;io mi presento con la stessa umilt&agrave; che mi hanno trasmesso queste erbe e questi fiori che feci nel 1944. Questi disegni sono stati fatti direttamente sulla carta assorbente per abituarmi veloce ed immediato, ed anche per reazione a quegli orridi anni di guerra e di morte.&rdquo; L&rsquo;erbario di Laveno, del quale &egrave; ora possibile ricostruire la cornice culturale e l&rsquo;ambiente naturale, &egrave; il risultato di una attenta osservazione dal vero. Manz&ugrave; analizza la caratteristica di ciascun<br \/>\nvegetale sia essa la flessuosit&agrave; o la rigidit&agrave;, la trasparenza o la compattezza, l&#8217;effetto vellutato<br \/>\ndel fogliame o la sua struttura delicata. Di grande abilit&agrave; poi l&rsquo;utilizzo della penna su un supporto sensibile come la carta assorbente, in grado di consentire risultati di suadente tattilit&agrave; a condizione che il tratto sia guidato da una mano rapida, sicura. Nel febbraio del 2004 la collezione &egrave; stata acquisita dalla Fondazione Credito Bergamasco che ha deciso di depositarli in comodato gratuito alla GAMEC di Bergamo per consentirne la fruizione da parte di tutti gli appassionati di Manz&ugrave;. In mostra al MIDeC, oltre ai trenta disegni, si potr&agrave; vedere l&rsquo;erbario essiccato realizzato grazie alla collaborazione dell&#8217;Orto Botanico Lorenzo Rota di Bergamo, corrispondente alla serie disegnata dall&#8217;artista.Quasi tutte le specie vegetali ritratte sono state riconosciute e, salvo poche eccezioni, crescono ancora nel parco della villa appartenuta ai De Angeli Frua, ora sede del Comune di Laveno. Si potranno anche ammirate alcune sculture realizzate dall&rsquo;artista in quell&rsquo;importante periodo storico e gentilmente prestate da collezionisti privati. La mostra rimarr&agrave; aperta tutta l&rsquo;estate sino al 26 settembre 2010. Un catalogo ragionato, con testi di approfondimento e immagini delle opere, accompagner&agrave; la mostra, cos&igrave; come una collezione di cartoline fatte realizzare appositamente dalla GAMEC di Bergamo per la prima esposizione della collezione nel 2004.<\/p>\n<p>GIACOMO MANZU&rsquo;<br \/>\nNato a Bergamo nel 1908, figlio di un ciabattino, fin dall&#8217;et&agrave; di undici anni fece l&#8217;apprendista presso vari<br \/>\nartigiani, fra cui un carpentiere e un intagliatore del legno, e in seguito ottenne il diploma in plastica<br \/>\ndecorativa all&#8217;Istituto Fantoni. Durante il servizio militare a Verona nel 1927 frequent&ograve; sporadicamente<br \/>\nl&#8217;Accademia Cignaroli. Dopo un breve viaggio a Parigi nel 1929, Manz&ugrave; si stabil&igrave; a Milano, dove l&#8217;architetto Giovanni Muzio gli commission&ograve; la decorazione della cappella dell&#8217;Universit&agrave; Cattolica svolta dal 1931 al 1932. Nel 1932 prese parte a una mostra collettiva alla Galleria del Milione e venne pubblicata la prima monografia su di lui dall&#8217;editore Giovanni Scheiwiller. A onta di questi successi iniziali Manz&ugrave; si ritir&ograve; a Selvino, Bergamo, dove l&#8217;adozione di fonti d&#8217;ispirazione egizia e minoica venne rimpiazzata dall&#8217;esempio di Medardo Rosso. Alla Triennale di Milano del 1933 espose una serie di busti che gli portarono lusinghieri riconoscimenti. Insieme al pittore Aligi Sassu con cui divideva lo studio, si rec&ograve; a Parigi dove visit&ograve; il Mus&eacute;e Rodin. L&#8217;anno seguente tenne la sua prima grande mostra, insieme a Sassu, alla Galleria della Cometa di Roma. Nel 1939 inizi&ograve; la serie di bassorilievi dedicata alle &quot;Crocifissioni&quot; sino al 1946, che con uno stile classicheggiante e un pathos che si richiamava a Donatello, si serviva dell&#8217;iconografia cristiana per simboleggiare la resistenza alle brutalit&agrave; del regime. Le opere, durante l&#8217;esposizione alla Galleria Barbaroux di Milano nel 1942, vennero messe sotto accusa sia dalla Chiesa e sia dallo Stato. Intanto Manz&ugrave; continu&ograve; a guadagnarsi riconoscimenti ufficiali: venne nominato professore di scultura all&#8217;Accademia di Brera nel 1940, e il suo nudo di &quot;Francesca Blanc&quot; vinse il Gran premio di scultura alla Quadriennale di Roma del 1942. Trascorse gli anni della guerra a Clusone sopra Bergamo. Nel 1946 Manz&ugrave; esegu&igrave; numerosi studi per il ritratto della signora Lampugnani che poi realizz&ograve; a grandezza naturale. Alla Biennale di Venezia del 1948 venne insignito della medaglia d&#8217;oro per la sua serie dei &quot;cardinali&quot; iniziata gi&agrave; nel 1937. Insegn&ograve; a Brera fino al 1954, e successivamente all&#8217;Accademia estiva di Salisurgo dal 1954 al 1960. Qui incontr&ograve; Inge Schabel che divenne la compagna della sua vita; lei e sua sorella Sonja diventarono le modelle fisse dei suoi lavori.<br \/>\nA Salisburgo esegu&igrave; la Porta della Morte per San Pietro a Roma dal 1958 al 1964. Una volta portato a termine questo incarico, Manz&ugrave; si trasfer&igrave; ad Ardea, fuori Roma, dove lavor&ograve; al terzo dei suoi portali, la Porta della Pace e della Guerra, per la chiesa di San Laurenz a Rotterdam dal 1965 al 1968.<br \/>\nDopo essersi dedicato per quasi un decennio al bassorilievo ritorn&ograve; alla figura a tutto tondo e a temi pi&ugrave;<br \/>\nintimi come &quot;Passi di danza&quot;, i &quot;Pattinatori&quot; e gli &quot;Amanti. Ha anche disegnato scenografie e costumi, tra cui quelli notevoli per l&#8217; &quot;Oedipus rex&quot; di Igor Stravinskij del 1965, per &quot;Tristano e Isotta&quot; di Richard Wagner del 1971 e per il &quot;Macbeth&quot; di Giuseppe Verdi del 1985. Manz&ugrave; ha ottenuto molti riconoscimenti dalle istituzioniartistiche, compreso il titolo di membro onorario della Royal Academy of Arts di Londra. Nel 1979 ha fatto dono della sua collezione allo Stato Italiano, e nei successivi anni visse a Londra e lavor&ograve; ad Ardea, dove scomparve nel 1991. <\/p>\n<p>\nORARI<br \/>\nmarted&igrave; &gt; 10.00-12.30<br \/>\nmercoled&igrave;, gioved&igrave;, venerd&igrave; &gt; 10.00-12.30 \/ 14.30-17.30<br \/>\nsabato e domenica &gt; 10.00-12.30 \/ 15.00-18.00<br \/>\nluned&igrave; chiuso<br \/>\nINGRESSO<br \/>\n&euro; 5,00 &gt; RIDOTTO &euro; 3,00<br \/>\nLe visite di gruppo o di scolaresche vanno concordate con la Direzione del Museo (0332 666530)<br \/>\nE&#8217; disponibile anche la visita guidata.<br \/>\nCATALOGO<br \/>\nGiacomo Manz&ugrave;. Trenta studi di erbe e fiori. Rodeschini Galati M. Cristina; Rinaldi Gabriele; Tarantola Lucia, 2004, Lubrina-LEB &gt; &euro; 20,00 <\/p>\n<p>SEGRETERIA MIDeC &gt; Catia Morandi<br \/>\ntel\/fax 0332 666530<br \/>\nmuseodellaterraglia@tiscali.it<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.midec.org\">www.midec.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 17 luglio le sale di Cerro ospitano disegni di erbe e fiori realizzati dal grande scultore bergamasco <\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18,2],"tags":[295,3763,185,14417],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>I disegni del Manz\u00f9 al MIDeC<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Dal 17 luglio le sale di Cerro ospitano disegni di erbe e fiori realizzati dal grande scultore bergamasco\" \/>\n<meta name=\"robots\" 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