{"id":143970,"date":"2010-06-25T00:00:00","date_gmt":"2010-06-25T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2010-06-25T00:00:00","modified_gmt":"2010-06-25T00:00:00","slug":"ho-fatto-solo-un-uomo-e-l-ho-moltiplicato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2010\/06\/ho-fatto-solo-un-uomo-e-l-ho-moltiplicato\/143970\/","title":{"rendered":"\u201cHo fatto solo un uomo e l\u2019 ho moltiplicato\u201d"},"content":{"rendered":"<p>La frequentazione con lo scultore <strong>Francesco Fossa <\/strong>non si &egrave; arricchita solo di scambi attorno alla scultura, &egrave; stata un&rsquo;esperienza di vita, di scambi umani e culturali, di <strong>profonda amicizia<\/strong>. Ora che se ne &egrave; andato non sembra vero dover riallacciare con lui una conversazione partendo da una sua frase proprio nata attorno alla definizione della sua scultura. La ricchezza della sua umanit&agrave; non si &egrave; evidenziata solo nel rapporto privilegiato con alcuni di noi pi&ugrave; giovani artisti, &egrave; dipesa anche dalla generosit&agrave; con cui ha saputo rapportarsi alla societ&agrave; ed attraversare il suo tempo.<br \/>\nFranco aveva sempre coltivato l&rsquo;idea di lasciare una parte della sua passione alla citt&agrave; in cui da sempre ha vissuto. Cos&igrave;, in occasione del trentennale della sua attivit&agrave;, la citt&agrave; gli organizza un antologica relativa al lavoro di quegli anni. Franco Fossa dona alla citt&agrave; di Rho 18 sculture e vari disegni autografi.<br \/>\n&laquo;&#8230;Questa donazione vuole esprimere, per il presente e per il futuro, la speranza che tutti, soprattutto i giovani, possano e potranno fruire di questo mio grande amore per la scultura, alla quale ho dedicato tanta parte della mia vita. Un particolare ringraziamento a mia moglie che mi ha lasciato tanto tempo per coltivare questa passione. <br \/>\nMi auguro che i contenuti dalle mie opere, tutti centrati sull&rsquo;uomo e sulla sua condizione esistenziale, possano servire come ulteriore studio riflessivo per l&rsquo;intera comunit&agrave;&hellip;&raquo;. <br \/>\nDentro queste premesse enunciate durante la donazione si &egrave; anche sviluppato negli anni il lungo percorso di ricerca di Fossa.<br \/>\n<strong>Dai LEGNI e FIGURE <\/strong>degli anni &lsquo;50\/&rsquo;60, che traducono in forma pi&ugrave; asciutta e obiettiva gli aspetti del reale e che si collocano, nel filone di quella ricerca esistenziale tutta tesa a valorizzare l&rsquo;uomo e il suo quotidiano, di fronte al pericoloso trionfo di una tecnologia vista come unico rimedio ad ogni problema di vita. Agli <strong>ANIMALI <\/strong>nati a cavallo degli anni &lsquo;60, asciutti , rabbiosi, di forte impatto espressionista. Poco propensi ad essere accarezzati o a far compagnia al proprio padrone.<br \/>\nIl suo lavoro si evolve per temi e con <strong>TESTE e RITRATTI<\/strong>, a met&agrave; degli anni &rsquo;60, il percorso scultoreo di Fossa si allontana sempre di pi&ugrave; dai criteri di pura rappresentazione o verosimiglianza. <br \/>\nQuesti volti, anonimi diventano forme di interpretazione in cui l&rsquo;essenzialit&agrave; del tratto plastico mostra in tutta la sua evidente materializzazione gli aspetti psicologici e interiori del proprio e dell&rsquo;altrui vissuto.<br \/>\nL&rsquo;evoluzione linguistica di Fossa non si ferma al puro dato espressivo o alla pi&ugrave; semplice dimensione formale e volumetrica della scultura. Nella sua articolata evoluzione la successiva serie di lavori denominati <strong>CONTENITORI- PAESAGGI<\/strong>, ani settanta, mostra un&rsquo;umanit&agrave; tutta tesa ad un suo moltiplicarsi di forme. <br \/>\nChiusi in stretti cubicoli o racchiusi in spazi murati i protagonisti di questa scultura si mostrano come inermi lillipuziani in un paese di giganti. I volti cercano l&rsquo;esterno dei cubicoli, la luce, si accalcano dentro spazi separati. Lo sguardo &egrave; la loro fragile speranza, &egrave; la coscienza di una possibilit&agrave;, mentre fuori sono gli anni di p.za Fontana, di p.za della Loggia a Brescia e di tante altre stragi irrisolte a tutt&rsquo;oggi.<br \/>\nCos&igrave;, pur nella fragilit&agrave; dello sguardo, nella paura che la solitudine evoca, nello stupore e nel soffocamento che la realt&agrave; produce, la scultura, arma impropria si oppone con una caparbia volont&agrave; di resistenza.<br \/>\nI Contenitori\/Paesaggi diventano ambienti e scatole protettive dove l&rsquo;umanit&agrave;, nell&rsquo;equilibrato rapporto dato tra i parallelepipedi e i tagli, le fessure o le aperture in essi costruite, offrono alla luce la possibilit&agrave; di penetrare gli spazi e rivelare minuscole presenze umane. Figure ferme, o in movimento, esseri minimali buttati nel mondo dal forte contrasto della luce. In tanto spazio circoscritto la solitudine accentua la precariet&agrave; delle figure, ne mostra il limite, mentre le scatole contenitori diventano luoghi definiti e definitivi, attorno il nulla . <br \/>\nLa scultura di <strong>Franco Fossa<\/strong> tocca, in queste ben calcolate contrapposizioni formali i risultati pi&ugrave; significativi; nel senso che, l&rsquo;opera, non &egrave; pi&ugrave; un oggetto da osservare, &egrave; il fruitore che per osservare &egrave; costretto ad entrare nei luoghi l&igrave; realizzati, ad uscire, rientrare e a guardare in profondit&agrave;.<br \/>\nLa scultura non &egrave; pi&ugrave; un monolite da contemplare, &egrave; un percorso, un progetto visivo\/architettonico che si apre e si chiude, come un gioco labirintico, abitato da tensioni e da relazioni, fatte nel silenzio, senza urli, animata soltanto da un semplice canto alla vita.<br \/>\nNel farsi &ldquo;architettura&rdquo; la scatola ambiente diventa e rappresenta per l&rsquo;artista un punto alto, un altro punto d&rsquo;arrivo nel faticoso cammino della scultura moderna.<br \/>\nOgni opera, ogni scultura &egrave; costruita da Fossa attraverso elaborati rapporti aurei attorno alla forma quadrata e da quella griglia modulare, si ricava da essa un microcosmo in cui azione, staticit&agrave;, attesa producono un solo modello, ricalcano un preciso momento del quotidiano. Pur nella loro piccolezza costruttiva, le figure o la figura, assumono una forte e ben definita monumentalit&agrave; formale ed espressiva .<br \/>\nE&rsquo; cos&igrave; che attorno alla fine degli anni &rsquo;80, le &ldquo;scatole&rdquo; lasciano lo spazio a piani e superfici paesaggistiche la cui dimensione non pu&ograve; che dilatarsi a dismisura, senza alcun limite e in cui le figure minimali che le popolano paiono dialogare con se stesse, consapevoli del proprio destino, del proprio essere.<br \/>\nNei lavori di questi ultimi anni chiamati <strong>PIANI &ndash; SUPERFICI<\/strong>, Fossa, pur mantenendo fede al senso di rigorosa staticit&agrave; apre lo spazio verso l&rsquo;ignoto, mette in evidenza orizzonti nuovi, apre linee di fuga nell&rsquo;orizontalit&agrave; delle superfici e offre a quell&rsquo; omino che l&igrave; vi abita di intravedere un proprio cammino, lo rende capace di decidere del proprio futuro, di saper determinare, nel suo quotidiano, una semplice ma ben definita esistenza. Perch&eacute; vivere la quotidianit&agrave; dell&rsquo;esistenza &egrave; uno dei paradigmi positivi che le sue opere e lui stesso hanno saputo trasmettere in una relazione continua con le cose e con il mondo.<br \/>\nPerch&eacute; un&rsquo;esistenza senza relazioni &egrave; un cammino nel vuoto, nel non mondo<br \/>\nOggi di fronte alla sua dipartita, mentre si attenuano le parole tra noi dette ci resta la sua pregnante scultura giocata attorno ad un continuo canto alla vita &#8230;<\/p>\n<p>\nadesso che la voce si confonde <br \/>\ncon tutte le tue cose e tra i presenti <br \/>\nnon c&rsquo;&egrave; evocazione ne compianto<br \/>\nscopro in quell&rsquo;angolo di casa che anima <br \/>\nlo spazio, quanta vita l&igrave; &egrave; rimasta<br \/>\naccade anche questo e non solo perch&eacute; il luogo <br \/>\n&egrave; animato dai tanti amici, semplicemente perch&eacute; <br \/>\nle tue radici sono sempre l&igrave;, presenti, radicate <br \/>\ncon tutta le loro forza, vive e al loro posto, <br \/>\npossiamo soltanto resistere ai tanti misteri <br \/>\nprodotti dalla sorte, pensare di cavalcarli <br \/>\ne dentro la fatica del domarli, preservare parole, <br \/>\nmemoria; la vita non &egrave; stata mai totalmente <br \/>\nnostra e il futuro che s&rsquo;apre nella morte <br \/>\nresta una strada lunga senza fine<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un ricordo appassionato e sincero per l&#8217;artista Francesco Fossa. 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