{"id":156679,"date":"2010-02-10T00:00:00","date_gmt":"2010-02-10T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2010-02-10T00:00:00","modified_gmt":"2010-02-10T00:00:00","slug":"il-lungo-dolore-dell-esodo-finalmente-qualcuno-ci-ascolta-dopo-tanti-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2010\/02\/il-lungo-dolore-dell-esodo-finalmente-qualcuno-ci-ascolta-dopo-tanti-anni\/156679\/","title":{"rendered":"Il lungo dolore dell&#8217;esodo: &#8220;Finalmente qualcuno ci ascolta, dopo tanti anni&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Il dramma delle foibe e dell&#8217;esodo forzoso dalle terre degli avi di giuliani e dalmati rivive a Busto Arsizio nella serata organizzata da Comune, parrocchia di Borsano e Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD). <strong>Pienone al cinema teatro Aurora<\/strong> per l&#8217;occasione pubblica, in un rione che ha un quartiere Giuliani e Dalmati con non pochi esuli e loro discendenti. Tralasceremo volutamente ogni discorso introduttivo: basti dire che nella serata presentata da Claudia Donadoni non ha mancato di esprimersi il sindaco Gigi Farioli, con un saluto anche da parte di <strong>Piermaria Morresi<\/strong>, vicepresidente provinciale dell&#8217;ANVGD. La proiezione del documentario d&#8217;epoca (fine anni Quaranta) <strong>&quot;Pola Addio&quot;<\/strong> e le esibizioni del Coro Monterosa hanno inframmezzato le testimonianze degli anziani protagonisti di una tragedia per troppo tempo rimossa dalla coscienza collettiva.<\/p>\n<p>Senza preamboli ulteriori, presentiamo quattro testimonianze dirette udite in sala, di un uomo e tre donne, senza fare nomi n&egrave; aggiungere commenti: perch&egrave; <strong>qui &egrave; un popolo che parla e il suo lungo dolore va rispettato.<\/strong><\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>&laquo;Scusatemi se piango, ma sono dovuto andar via che avevo 19 anni e se molti erano troppo piccoli per ricordare, <strong>io ho ancora tutto qui<\/strong>, nel cuore. Vivevo in un paesino di pescatori e scalpellini, gente pacifica che lavorava dodici-quattordici ore al d&igrave;. <strong>Dopo l&#8217;8 settembre del &#8217;43 &egrave; stato un inferno.<\/strong> Il vero dramma fu quel mese nel 1943, nel &#8217;45 ci furono meno infoibati. Mio padre fu un &quot;privilegiato&quot; che scamp&ograve; alla morte, in un gruppo di 27 persone, l&#8217;unico che non fin&igrave; in una foiba in quei giorni tra i vari gruppi di prigionieri. Li portavano di borgo in borgo additandoli come fascisti e criminali di guerra, finch&egrave; uno non riconobbe il macellaio del mio paese: &quot;ma quello &egrave;&#8230; ma quale criminale di guerra?&quot;. Si ritard&ograve; allora l&#8217;esecuzione: ma nel frattempo <strong>arrivarono le SS e cacciarono i titini<\/strong>, trovando fra l&#8217;altro un elenco delle famiglie che dovevano essere portate via, uomini, donne e bambini&#8230;&nbsp; Ci dicevano che eravamo tutti fascisti:<strong> e cosa possiamo essere diventati, dopo?<\/strong> Dopo l&#8217;esilio ci spedirono in una caserma, la trasformammo riempiendola di fiori, e tutto sembrava tranne un campo profughi. Poi mio pap&agrave; trov&ograve; lavoro come guardiano in una villa di Como: una vita da signori, diceva, perch&egrave; come tutti al paese era abituato a lavorare duramente&raquo;.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>&laquo;Io sono dell&#8217;isola di <strong>Cherso<\/strong> (oggi Cres, ndr), una terra bellissima. A fine guerra, a diciotto anni, ero stata presa a forza per fare lavori &quot;volontari&quot;, e feci anche una settimana di prigione perch&egrave; i miei avevano opposto resistenza a che mi si portasse via. Prima mio marito, mio zio, mio fratello, poi io con i miei tre bambini&nbsp; abbandonammo in barca la nostra isola. Fu <strong>una via crucis per campi profughi<\/strong>: Trieste, Latina, Capua, Tortona, infine ci sistemammo a Busto Arsizio dove nacque la mia ultima figlia. <strong>Ancora oggi mi manca quel mare<\/strong>, il mare del mio Quarnaro. &Egrave; stato brutto l&agrave; allora, ma anche qui , i primi tempi. Solo dopo un po&#8217; mi sono abituata, ma non ho dimenticato&raquo;.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>&laquo;Sono andata via da Pola che avevo 23 anni. Pap&agrave; era negoziante, <strong>rifiutava di mettere la bandiera con la stella rossa<\/strong>, cos&igrave; era a rischio, additato. Una volta sono arrivati con una scusa, che qualcuno aveva perso un portafogli in negozio, e anche se noi nulla avevamo trovato cercavano di portarlo via, fuori c&#8217;era un&#8217;auto con le tendine, e tre tipi dentro. Siamo riusciti a non farlo andare, s&#8217;&egrave; salvato&raquo;.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>&laquo;&Egrave; consolante vedervi qui, sapere che <strong>oggi c&#8217;&egrave; qualcuno che ci ascolta. <\/strong>Nel &#8217;43 avevo otto anni, vivevo a <strong>Pinguente<\/strong>, sul fiume Quieto. Un bel paese, carattteristico, con terra fertile. All&#8217;armistizio pap&agrave; disse: <strong>&#8216;non &egrave; la fine della guerra, ma l&#8217;inizio di qualcos&#8217;altro&#8217;<\/strong>. Mi port&ograve; sul balcone, a vedere i titini che scendevano dai boschi dopo che i soldati italiani erano andati via. Non avevano un bell&#8217;aspetto. Fecero subito un rastrellamento di 60-70 persone portandole in un locale. <strong>Ogni notte spariva qualcuno:<\/strong> non lo si rivedeva mai pi&ugrave;. Nei dintorni del paese ci sono queste foibe, queste cavit&agrave; naturali profondissime: l&igrave; i titini facevano sprofondare quelli che consideravano nemici, con cui fino a poco tempo prima avevano convissuto e lavorato fianco a fianco, sia pure in lingue diverse. Chi era sceso dai boschi aveva fin l&igrave; lavorato le terre attorno al paese; <strong>ora voleva prendere il nostro posto.<\/strong> A un amico di famiglia di famiglia espropriarono il negozio: &#8216;ora appartiene al popolo&#8217;, dissero, e lui l&igrave;, zitto, a guardare il cielo. <strong>Dopo quaranta giorni di paura ci liberarono i tedeschi.<\/strong> Sono rimasti fino alla fine, nel &#8217;45, a me davano le caramelle. Certo poi, quando poi i partigiani li assalivano, bruciavano interi villaggi. Poi nel maggio del &#8217;45 tornarono gli jugoslavi, e <strong>fra i primi ad essere condannati furono i maestri, perch&egrave; insegnavano l&#8217;italiano. Cos&igrave; non andai pi&ugrave; a scuola.<\/strong> Nel &#8217;47, con il tratto di pace, mio padre disse: &#8216;io potrei anche restare, ma le mie figlie non avranno un futuro&#8217;. Andammo in provincia di Vicenza, pap&agrave; trov&ograve; lavoro in municipio. L&#8217;associazione Venezia Giulia e Dalmazia mi trov&ograve; posto in un collegio, potei studiare. Poi andai da una zia a Varese, e l&igrave; ho vissuto bene fino ad oggi. Dico grazie ai varesini e anche a voi bustocchi, gente solida, laboriosa, come noi. A Pinguente sono tornata tante volte, la prima nel &#8217;62 o &#8217;63, in Seicento, con i miei genitori, mia sorella e mio marito, varesino doc. Dopo l&#8217;ultima collina, alla vista del paese, <strong>fu una valle di lacrime.<\/strong> Il ricordo lo abbiamo trasmesso anche ai nostri figli e nipoti&raquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Serata di racconti forti e toccanti quella organizzata per la Giornata del Ricordo dedicata agli italiani fuggiti da Venezia Giulia e Dalmazia sotto l&#8217;incalzare dei titini jugoslavi, fra terrore e stragi<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[3147,8640,30746],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Il lungo dolore dell&#039;esodo: &quot;Finalmente qualcuno ci ascolta, dopo tanti anni&quot;<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Serata di racconti forti e toccanti quella organizzata per la Giornata 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