{"id":164411,"date":"2009-11-10T00:00:00","date_gmt":"2009-11-10T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2009-11-10T00:00:00","modified_gmt":"2009-11-10T00:00:00","slug":"ammalati-di-individualismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2009\/11\/ammalati-di-individualismo\/164411\/","title":{"rendered":"Ammalati di \u201cindividualismo\u201d"},"content":{"rendered":"<p>&Egrave;&nbsp;passato oltre un anno da quando le immagini del fallimento della Lehman Brothers hanno dato una concreta visibilit&agrave; globale ad una situazione di crisi che fino ad allora si pensava potesse rimanere arginata nel perimetro del sistema finanziario americano pi&ugrave; spregiudicato.<br \/>\nGli eventi dei giorni immediatamente successivi &ndash; con grandi istituti di credito e importantissime compagnie di assicurazione lasciate fallire o salvate a prezzo di affannati e dispendiosi interventi pubblici &ndash; hanno tolto ogni illusione sulla natura di una crisi finanziaria di dimensioni inaudite e per molti aspetti non conosciute e sul pericolo di un rapido contagio dell&rsquo;economia reale.<br \/>\nIl nostro Paese ha attraversato quella fase con modalit&agrave; non dissimili ma abbastanza diverse rispetto ad altre nazioni europee: in particolare, <strong>il mondo della finanza e il sistema bancario hanno sicuramente sofferto la situazione contingente<\/strong>, ma non hanno mai dato la sensazione di essere sull&rsquo;orlo del collasso.<br \/>\nIl passaggio della crisi dalla finanza all&rsquo;economia reale non &egrave; invece avvenuta, come si era pensato in un primo tempo, gradatamente ( non a caso si ragionava di sgocciolamento &hellip; ) ma con modalit&agrave; e tempi talmente rapidi da rendere sostanzialmente impraticabile ogni ipotesi di misure preventive.<br \/>\nIl <strong>primo settore economico a entrare in sofferenza &egrave; stata l&rsquo;edilizia<\/strong>, penalizzata dalla naturale stretta creditizia e dalla dilatazione dei tempi di erogazione del credito che &egrave; seguita all&rsquo;esplosione della crisi finanziaria.<br \/>\nQuasi subito dopo <strong>in difficolt&agrave; &egrave; entrato il comparto manifatturiero<\/strong>, con modalit&agrave; tanto repentine da far dire &ldquo;&egrave; come se qualcuno avesse improvvisamente spento la luce&rdquo; a uno dei tanti imprenditori che, da una settimana all&rsquo;altra, si sono trovati a passare dai problemi legati alla organizzazione dei turni di lavoro per soddisfare la produzione richiesta alla mancanza di ordinativi.<br \/>\nOggi &egrave; certamente possibile affermare che Istituzioni e tessuto imprenditoriale &ndash; Associazioni di rappresentanza incluse &ndash; sono stati colti di sorpresa e hanno palesato una totale impreparazione rispetto al rapido evolvere in negativo della situazione.<br \/>\nBasti pensare che nell&rsquo;anticipo a Luglio 2008 della legge finanziaria erano previste misure di incentivazione del lavoro straordinario e un prelievo fiscale aggiuntivo per il sistema bancario per comprendere quanta poca attenzione si fosse data ai nuvoloni che gi&agrave; allora incombevano su economia e societ&agrave; dei Paesi industrializzati.<br \/>\n<strong>La cura dei sintomi: il sistema del credito<br \/>\n<\/strong>Dal momento in cui ci si &egrave; resi conto che la crisi era pesante, reale e tutta da scoprire nel suo svolgimento <strong>si &egrave; proceduto curando i sintomi<\/strong>. <br \/>\nSi &egrave; subito cercato di <strong>mettere in sicurezza il sistema bancario <\/strong>&ndash; di cui si ignorava e probabilmente ancora oggi non si conosce a fondo l&rsquo;effettivo livello di rischio &ndash; lavorando su forme di garanzia ( i cosidetti Tremonti bond, per altro poco utilizzati nella prima fase e oggi disdegnati dai principali Istituti di credito nazionali ), sistema bancario che non ha per altro risposto con la responsabilit&agrave; sociale che era lecito attendersi dal momento che ha praticato e sta praticando una politica di selezione e di restrizione dell&rsquo;accesso al credito e che ha scaricato quote consistenti del suo rischio d&rsquo;impresa sui Consorzi Fidi che, in Lombardia, nei primi cinque mesi del 2009, hanno mediamente registrato incrementi della loro operativit&agrave; nell&rsquo;ordine del 30 %.<br \/>\nIl credito rimane un problema anche oggi che le Banche sembrano aver riacquistato sicurezza e non solo per le imprese che nel frattempo si sono trovate alle prese con il crollo degli ordinativi : lo &egrave; anche perch&eacute; il tessuto imprenditoriale negli ultimi anni si &egrave; parcellizzato ulteriormente, refrattario a ogni incentivo verso forme di aggregazione e perch&eacute; nel frattempo gli Istituti di credito hanno avviato e realizzato una politica di concentrazioni utile magari per reggere la concorrenza internazionale sul piano finanziario ma disastrosa per il mantenimento di quel rapporto interpersonale che nel nostro Paese aveva garantito &ndash; con il supporto dei Consorzi Fidi &ndash; liquidit&agrave; a tante micro e piccole imprese.<br \/>\nIn Lombardia, a riprova della complessiva impreparazione a affrontare situazioni nuove e diverse, abbiamo dovuto registrare l&rsquo;assurdo di nove lunghi mesi di attesa per fare partire &ndash; e nemmeno a pieno regime &ndash; Confiducia. Non &egrave; un grande risultato di cui una delle regioni pi&ugrave; importanti d&rsquo;Europa possa menar vanto.<br \/>\n<strong>Gli ammortizzatori sociali<br \/>\n<\/strong>Il crollo degli ordini e della produzione ha posto, da subito, il problema di <strong>come finanziare il sistema degli ammortizzatori sociali.<br \/>\n<\/strong>L&rsquo;incremento esponenziale del ricorso &ndash; anche preventivo &ndash; da parte delle imprese alle diverse forme di cassa integrazione e dei contratti di solidariet&agrave; richiedeva, richiede e richieder&agrave; certezza di risorse disponibili e tempestitiv&agrave; nell&rsquo;esame delle pratiche e nella loro liquidazione; i primi mesi dell&rsquo;anno sono stati molto pesanti su questo versante, ora la situazione &egrave; leggermente migliorata e si sta iniziando ad agire anche sul fronte della riqualificazione dei dipendenti in cassa o in solidariet&agrave; con il meccanismo delle doti lavoro.<br \/>\nIn un periodo spazio-temporale definito il punto di equilibrio raggiunto potrebbe anche bastare, se lo stato di crisi dovesse superare la fine del 2009 evidentemente si dovr&agrave; verificare e mettere a confronto la congruit&agrave; delle risorse e le concrete opportunit&agrave; di ripresa.<br \/>\n<strong>Favorire l&#8217;ottimismo<\/strong><br \/>\nOccorre, <strong>&egrave; necessario essere ottimisti ma non &egrave; uno stato d&rsquo;animo che si pu&ograve; imporre per decreto<\/strong>. Gli inviti a proseguire a fare impresa, a prestare lavoro e a consumare come se la crisi non esistesse si sono rivelate una costante &ndash; tutta italiana &ndash; in questi lunghi mesi; era in un certo senso doveroso, ma insistere e reiterare solo visioni positive in una situazione quotidiana che va nella direzione opposta rischia di ingenerare una schizofrenia di fondo in coloro, e sono tanti, che con e contro la crisi ed i suoi effetti devono combattere veramente.<br \/>\nLe misure adottate per favorire consumi e investimenti sono o ripetitive &ndash; come nel caso dei benefici per la rottamazione, in primis quella per l&rsquo;auto &ndash; o in contrasto con la realt&agrave; di imprese alle quali servirebbero oggi aiuti concreti per evitare perdite economiche e di capacit&agrave; di competere e che invece si vedranno riconoscere, forse, utopiche agevolazioni fiscali dopodomani su redditi ben difficili da realizzare.<br \/>\n<strong>I comportamenti delle aziende<\/strong><br \/>\nLa fiducia e il coraggio di andare avanti, al sistema delle imprese, non &egrave; per altro mai mancata in questi mesi bui e difficili : &egrave; un riconoscimento dovuto, che forse servirebbe pi&ugrave; e meglio di mille proclami per convincerle a non mollare e, magari, a guardare con coraggio a orizzonti nuovi, verso i quali orientare il loro patrimonio di competenze e di voglia di intraprendere.<br \/>\nRilevazioni effettuate nel tempo sulla percezione della crisi testimoniano di questa volont&agrave; mai venuta meno, ma segnalano anche la persistenza di sacche di pessimismo che richiedono qualcosa di meno ingeneroso del loro arruolamento nella categoria dei disfattisti.<br \/>\n<strong>Le prospettive future e il che fare<\/strong><br \/>\nE&rsquo; estremamente difficile per molte aziende &ndash; ma anche per le loro Associazioni di rappresentanza &ndash; provare in modo autonomo ad alzare la testa e, partendo dalla ragionevole certezza che anche questa crisi prima o poi passer&agrave;, capire quale potr&agrave; essere il loro futuro.<br \/>\nSituazioni come quella in cui siamo immersi possono rappresentare l&rsquo;occasione per introdurre cambiamenti importanti nella Societ&agrave; e nell&rsquo;economia. <strong>L&rsquo;Italia ha un disperato bisogno di normalit&agrave; sociale e di rilanciare l&rsquo;economia, partendo dal settore produttivo<\/strong>.<br \/>\nTutti dicono che nulla sar&agrave; pi&ugrave; come prima, e probabilmente c&rsquo;&egrave; del vero in questa affermazione; gi&agrave; oggi il mercato internazione si sta ridefinendo ed &egrave; fondamentale che l&rsquo;Europa riesca a riconquistare l&rsquo;ambizione di essere un nuovo polo di sviluppo. <br \/>\nLa sensazione &egrave; che<strong> il nostro Paese sia ammalato di &ldquo;individualismo&rdquo;<\/strong> e che debba ricuperare sia il senso del diritto che quello del dovere. <br \/>\nOggi sarebbero necessari, per aiutare il sistema delle imprese sane premiando la produzione e il lavoro rispetto alla rendita improduttiva, interventi sulla fiscalit&agrave;, sugli oneri sociali e una maggiore collaborazione da parte del mondo del credito e delle banche.<br \/>\nPer il domani, invece, occorrer&agrave; dotare il paese di una vera politica industriale, fare scelte precise, crederci e sostenerle per essere pronti a cogliere la ripresa quando arriver&agrave;.<br \/>\nSi stima che nel 2015 i redditi torneranno ai livelli del 2007. C&rsquo;&egrave; da rassegnarsi, pertanto, a un mercato che tender&agrave; a risparmiare ma che cercher&agrave; sempre di pi&ugrave; livelli di alta qualit&agrave; nelle quali le nostre imprese, se saranno opportunamente sostenute potrebbero trovare nuovi e importanti spazi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di fronte alla crisi economica l&#8217;Italia ha un disperato bisogno di normalit\u00e0 sociale e di rilanciare l\u2019economia, partendo dal settore produttivo<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[2208,16232],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Ammalati di \u201cindividualismo\u201d<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Di fronte alla crisi economica l&#039;Italia ha un disperato 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