{"id":222096,"date":"2008-02-08T00:00:00","date_gmt":"2008-02-08T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2017-01-12T16:35:36","modified_gmt":"2017-01-12T15:35:36","slug":"ex-deportata-rompe-il-silenzio-fui-una-vittima-di-mengele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2008\/02\/ex-deportata-rompe-il-silenzio-fui-una-vittima-di-mengele\/222096\/","title":{"rendered":"Ex deportata rompe il silenzio: &#8220;Fui una vittima di Mengele&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>\u00abMi raccomando non sbagli il mio nome, vuole la ipsilon. \u00c8 una cosa che mi fa arrabbiare molto\u00bb. <strong>Sylva Sabbadini<\/strong> ha <strong>76 anni<\/strong>, vive a Marchirolo, \u00e8 ebrea e nel 1944 \u00e8 stata deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Una storia che non ha mai voluto raccontare. Fino a quando ha incontrato, durante una conferenza,\u00a0<strong>Angelo Chiesa<\/strong>, segretario provinciale <strong>dell\u2019Anpi<\/strong>, e gli ha mostrato il braccio sinistro con il numero di matricola tatuato dai nazisti.\u00a064 anni dopo, Sylva Sabbadini, ha deciso di raccontare quell\u2019esperienza ai ragazzi dell\u2019Isis di Varese. \u00abAbitavo a Padova con\u00a0la mia famiglia e io sono una di quelle ragazze che venne espulsa da scuola quando nel 1938 entrarono in vigore le leggi razziali contro gli ebrei. Mio padre, che era un funzionario del ministero dell&#8217;Agricoltura, perse il lavoro. Un giorno il questore di Padova arriv\u00f2 a casa nostra e disse a mio padre che era venuto il momento di tagliare la corda e cos\u00ec scappammo in campagna ospiti di una famiglia di contadini\u00bb.<\/p>\n<p>I Sabbadini tirano avanti gestendo una gelateria che intestano al marito della loro donna di servizio, perch\u00e9 non possono avere propriet\u00e0. Come \u00e8 accaduto a molti altri ebrei, anche loro vengono traditi e venduti ai nazisti dagli italiani. Il federale del paese si presenta alla fattoria, con lui ci sono le Ss tedesche che arrestano tutta la famiglia. Sylva, i suoi genitori e la nonna vengono portati prima in una villa a\u00a0<strong>Vo&#8217; Euganeo<\/strong> e subito dopo a <strong>Trieste<\/strong>. \u00abCi hanno rinchiusi nella <strong>Risiera di San Sabba<\/strong>, un vero e proprio lager. Con noi c\u2019era anche uno zio, mentre mia nonna l\u2019avevano risparmiata perch\u00e9 aveva pi\u00f9 di 60 anni. Ricordo i rumori e le grida e poi il viaggio verso Auschwitz in quei carri bestiame. Ancora oggi non riesco a fermare lo sguardo su un treno merci\u00bb.<\/p>\n<p>Al suo arrivo nel campo di sterminio, Sylva passa indenne la selezione\u00a0e continua a rimanere con la madre. Il destino le riserver\u00e0 una seconda opportunit\u00e0 nel momento in cui verr\u00e0\u00a0selezionata dal <strong>dottor Mengele<\/strong> per i suoi esperimenti medici. \u00abQuando arrivai ad Auschwitz avevo tredici anni e mezzo e mi salvai dalla <strong>camera a gas<\/strong> perch\u00e9 ero gi\u00e0 formata, sembravo una donna adulta, quindi potevo lavorare. Una ragazza della mia et\u00e0, alta e secca, che viaggiava con me, venne spedita subito a morire. Rimasi sempre con mia madre, lei parlava lo yiddish, la lingua della sua famiglia, e quindi capiva bene anche il tedesco, aspetto molto importante per sopravvivere. Un pomeriggio arriv\u00f2 nella nostra baracca il dottor Mengele e mi scelse insieme ad altre due ragazze per delle sperimentazioni mediche. Ci trasferirono nell\u2019infermeria. Eravamo sedute e aspettavamo di essere chiamate, intuendo quello che ci aspettava. Usc\u00ec l\u2019infermiera e prese una di noi tre, una\u00a0ragazza dell\u2019est. Noi ritornammo alla baracca e non la rivedemmo pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p>Per Sylva Sabbadini\u00a0il momento della liberazione, nel gennaio del <strong>1945<\/strong>,\u00a0\u00a0ha un suono preciso\u00a0e un\u2019immagine nitida. \u00abSentivamo il rumore dei cannoni molto vicino. I\u00a0tedeschi a quel punto in preda al panico ci chiesero se volevamo fuggire con loro in quella conosciuta poi come la marcia della morte, tutti quelli che accettarono vennero uccisi durante il tragitto. Mia madre mi guard\u00f2\u00a0fissa e mi\u00a0chiese che cosa dovevamo fare e io le risposi che morire per morire preferivo rimanere l\u00ec con lei\u00a0in infermeria. Eravamo abbandonati a noi stessi, senza forze, quando una mattina sono comparsi dei soldati, parlavano russo e giravano nelle camerate guardandoci sbalorditi, sembravano dei marziani. Se avessero ritardato di quindici giorni saremmo morti tutti\u00bb.<\/p>\n<p>Sylva e sua madre rimasero ancora per tre mesi ad Auschwitz a servire nella mensa ufficiali.\u00a0\u00abL\u2019odore dei cadaveri che bruciavano era insopportabile, volevamo andarcene a tutti i costi. Mia madre conobbe un ufficiale rumeno che ci port\u00f2 a Bucarest. Una volta l\u00ec contattammo il console italiano. Ci venne incontro un uomo elegante che ci port\u00f2 in un appartamento molto bello dove c&#8217;erano altri italiani. Mia madre vide un pianoforte e lo fiss\u00f2 a lungo, senza parlare. Non mi meravigliai, dopo tutto lei era una concertista e come quasi tutti i componenti della sua famiglia suonava il pianoforte e il violino. Erano emigrati agli inizi del \u2018900 da <strong>Odessa<\/strong>, quando era ancora Russia, <strong>a Trieste<\/strong>.\u00a0A un certo punto si avvicin\u00f2 a quel grande\u00a0pianoforte a coda, si aggiust\u00f2 il seggiolino,\u00a0inizi\u00f2 a premere sui tasti. Fu cos\u00ec che ricominciammo a vivere\u00bb.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sylva Sabbadini abita a Marchirolo e dopo 64 anni racconta per la prima volta la sua storia. Nel 1944 \u00e8 stata deportata ad Auschwitz con la madre<\/p>\n","protected":false},"author":45,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,5,2],"tags":[7992,66830],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Ex deportata rompe il silenzio: &quot;Fui una vittima di Mengele&quot;<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Sylva Sabbadini abita a Marchirolo e dopo 64 anni racconta per la prima volta la sua storia. 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