{"id":222486,"date":"2008-02-04T00:00:00","date_gmt":"2008-02-04T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2008-02-04T00:00:00","modified_gmt":"2008-02-04T00:00:00","slug":"calcio-e-dinastie-arcari-iv","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2008\/02\/calcio-e-dinastie-arcari-iv\/222486\/","title":{"rendered":"Calcio e dinastie: Arcari IV"},"content":{"rendered":"<p><em>Nel giorno del quarantesimo anniversario di Varese-Juventus 5-0, riproponiamo l&#8217;intervista che Michele Mancino realizz\u00f2 per VareseNews con Bruno Arcari, l&#8217;allenatore di quella formidabile squadra biancorossa.<br \/>La chiacchierata con\u00a0il tecnico\u00a0risale all&#8217;8 gennaio 2002; &quot;Arcarino&quot; ci ha lasciati nel febbraio del 2004.<\/em><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Vive a Comerio, in cima ad una collina, una volta feudo della famiglia Borghi. Di fronte ha il lago con i suoi splendidi tramonti, alle spalle la nostalgia e i bei ricordi. Ha un sorriso timido e lo sguardo sveglio. Si muove ancora con agilit\u00e0, nonostante i suoi 86 anni. Appartiene ad una stirpe di sportivi: gli Arcari. Lui \u00e8 il IV, Bruno, detto Arcarino, ultimo di un&#8217;umile ma fortunata nidiata. Un tempo non c&#8217;era bisogno di manipolazioni, erano i geni che sceglievano una famiglia adottiva: Sentimenti, Cevenini, Monti, Chiecchi e Arcari, appunto, che al calcio regal\u00f2 quattro figli. Un numero a fianco al cognome e il gioco era fatto, senza possibilit\u00e0 di confondersi. <br \/>Bruno Arcari ha segnato pi\u00f9 di cento gol tra serie A e B (non ha mai tenuto il conto preciso). Ha fatto parte della nazionale di Pozzo, alpino ancor prima che allenatore, che faceva le adunate e cantava il Piave nei ritiri pre-partita. Ha giocato nel Genoa, nel Bologna, nel Livorno (con 53 reti, miglior realizzatore nella storia degli amaranto, dopo Viani), nel Milan, a far coppia con il mitico Peppino Meazza, tutto genio e sregolatezza. \u00abNon voleva sentire parlare di tattiche, il Peppino. Un ragazzo semplicissimo che in campo diventava il re dell&#8217;area di rigore, paragonabile per doti tecniche al grande Pel\u00e8\u00bb. Il calcio di Bruno Arcari era ancora in bianco e nero, con la gente che andava allo stadio in giacca e cravatta. ll tifo era una festa, che nemmeno la guerra riusciva a rovinare. Era gi\u00e0 un mondo di privilegiati (parole sue), ma umano, dove un giocatore di serie A poteva essere acquistato in cambio di una partita di lana, come avvenne in occasione del suo trasferimento a\u00a0Bologna. <\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Arcari non ha mai fatto politica, nemmeno quando era un obbligo. Certo il fascio era dappertutto, cucito sulle maglie accanto allo scudetto, nelle coppe levate al cielo, nei discorsi e nelle celebrazioni, nelle strette di mano mancate e nei sorrisi di circostanza,\u00a0 ma gli atleti godevano di una sorta d&#8217;immunit\u00e0 di pensiero. \u00abIl fascismo ci coccolava molto e nemmeno la gestione politica delle squadre, affidata ai podest\u00e0 o ai federali, riusciva ad imporsi sul tifo e la passione sportiva. Ricordo che a Livorno il presidente politico portava le maglie al rabbino, capo della comunit\u00e0 ebraica, per una sorta di benedizione scaramantica\u00bb.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Si viaggiava sempre in treno &#8211; d&#8217;altronde arrivavano in orario &#8211; da Messina a Milano, gente normale e atleti famosi e incontri straordinari, come sull&#8217;Orient-Express, erano un fatto normale. \u00abUn giorno sul Bologna &#8211; Livorno ho conosciuto un giovane distinto, un tifoso rossoblu. Parlammo a lungo e alla fine del viaggio mi lasci\u00f2 il suo numero di telefono. Solo quando lo chiamai scoprii che era il figlio dell&#8217;aiutante in campo del re. Gli chiesi un favore per un mio vicino di casa che era partito per la campagna d&#8217;Africa, lasciando a casa moglie e figli. Lo fecero tornare subito\u00bb. Potenza della pedata! <br \/>Soldi non ce n&#8217;erano molti, ma abbastanza per fare una bella vita. \u00abPer quei tempi si prendeva bene. Negli anni Quaranta in una squadra di provincia si guadagnava anche sessantamila lire all&#8217;anno. Se si tiene conto che una bella villa ne costava quindicimila e un quadro di Fattori tremila, non era niente male\u00bb. <\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Era un calcio fatto di sogni, il business lasciava il passo ai desideri infantili dei presidenti che inseguivano i loro pupilli nelle situazioni pi\u00f9 impensate. \u00abRicordo che in occasione del mio passaggio al Bologna non ero d&#8217;accordo sul contratto. L&#8217;allora presidente rossobl\u00f9, Renato Dall&#8217;Ara, mi insegu\u00ec\u00a0 in stazione e quando ero sul treno gi\u00e0 in partenza per Milano, lui si attacc\u00f2 al finestrino e prosegu\u00ec a piedi seguendo il treno che lentamente usciva dalla stazione, chiedendomi di andare a giocare a Bologna. &quot;Vieni da noi&#8230;vieni da noi&quot;\u00bb.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Bruno Arcari ha girato in lungo e in largo la Penisola prima da giocatore e poi da allenatore. Ha fatto esordire Osvaldo Bagnoli, &quot;quel bravo ragazzo&quot; che puntualmente si presenta a salutarlo ogniqualvolta passa dalle parti del lago. \u00c8 stato l&#8217;artefice del Varese dei miracoli, stagione 1967-68, quando i biancorossi potevano contare sul pi\u00f9 grande capitano d&#8217;industria del dopoguerra, Giovanni Borghi, e sul libero pi\u00f9 forte d&#8217;Europa nell&#8217;era pre-Beckenbauer, tale Armando Picchi. Prese sotto la sua ala protettiva Pietruzzo Anastasi, il bomber saraceno, lanciandolo nell&#8217;olimpo del calcio nostrano. Una stagione magica, come quella che oggi sta vivendo il Chievo di Del Neri e Campedelli, che valse alla squadra il settimo posto in classifica e un 5 a 0 che rimarr\u00e0 nella storia, rifilato alla signora pi\u00f9 vecchia e blasonata del calcio italiano. <\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Arcari \u00e8 una persona timida, a modo. Il dialogo e la comprensione, sia da giocatore che da allenatore, sono state le sue carte vincenti, di doping nemmeno a parlarne. \u00abIl massimo della richiesta che un giocatore poteva fare allora riguardava l&#8217;alimentazione. Non c&#8217;erano tutte le conoscenze di oggi e la carne era l&#8217;alimento principe per un atleta. Ricordo per\u00f2 con simpatia le richieste gastronomiche che Buonocore, terzino dell&#8217;Inter, fece nel suo contratto: pastasciutta tutti i giorni. A quei tempi non si parlava di doping. L&#8217;unica sostanza, peraltro lecita, che girava era la simpamina, che aiutava a superare l&#8217;impatto e la timidezza\u00bb.<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 stato un grande calciatore: nella nazionale di Pozzo, nel Milan con Peppino Meazza e nel Livorno, ricordato ancora oggi come una bandiera. Da allenatore ha fatto entrare nella storia il Varese di Patron Borghi<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Calcio e dinastie: Arcari IV<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"\u00c8 stato un grande calciatore: nella nazionale di Pozzo, nel Milan con Peppino Meazza e nel Livorno, ricordato ancora oggi come una bandiera. 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