{"id":224049,"date":"2001-01-13T00:00:00","date_gmt":"2001-01-13T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2018-01-23T19:06:13","modified_gmt":"2018-01-23T18:06:13","slug":"oylem-goylem-elogio-dell-esilio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2001\/01\/oylem-goylem-elogio-dell-esilio\/224049\/","title":{"rendered":"Oylem Goylem, elogio dell&#8217;esilio"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: Arial;\"><strong>Marc Chagall<\/strong> raccontava che quando era ragazzo, senza un kopeco in tasca, e in citt\u00e0 arrivava il grande cantore yiddish <strong>Sholom<\/strong> <strong>Aleichem <\/strong>(1859-1916), non riusciva nemmeno ad arrampicarsi sulla staccionata tanta era la folla che correva ad ascoltarlo.<br \/>\nIl riso che Aleichem scatenava nella gente, con i suoi racconti sullo <strong>Shtetl (<\/strong>villaggio dove vivevano gli ebrei dell&#8217;Europa orientale)\u00a0di <strong>kravilevke<\/strong> e i personaggi che lo popolavano, restituivano al popolo errante la felicit\u00e0, quella felicit\u00e0 che nella vita di tutti i giorni era sempre in bilico, precaria come solo puo\u2019 esserla quella di un popolo in esilio. Il critico <strong>Baruk<\/strong> <strong>Rivkin<\/strong> affermava infatti che <strong>Sholom<\/strong> <strong>Aleichem, pseudonimo di Sholom Rabinovitz,\u00a0<\/strong>dava agli ebrei dell&#8217;est un territorio narrativo per compensarli della mancanza di un territorio nazionale. E quel riso ancora oggi lo scatena <strong>Moni Ovadia<\/strong>, ebreo Bulgaro, trapiantato a Milano, con il suo &#8220;<strong>Oylem Goylem&#8221;<\/strong>, spettacolo di cabaret yiddish che, come lui stesso afferma, \u00e8 \u00ab<strong>glorificazione dell\u2019esilio<\/strong>\u00bb.<br \/>\n<span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif;\"><br \/>\nMoni Ovadia ha iniziato questo percorso di ricerca delle radici ebraiche a met\u00e0 degli anni Ottanta, con la riscoperta in Italia della musica <strong>Klezmer,<\/strong> un percorso\u00a0continuato incessante ed erratico fino ad oggi. &#8220;<strong>Oylem Goylem<\/strong>&#8221; (il mondo \u00e8 scemo) \u00e8 la rappresentazione di una realt\u00e0 diversa \u00a0che parte dall\u2019incertezza e dalla precariet\u00e0 che accompagna il vivere quotidiano dell\u2019ebreo errante. Un viaggio che ha nella propria consapevolezza interiore, e forse nemmeno sempre, l\u2019unico punto fermo. Dice infatti Ovadia: \u00abQuando parlo, parla l\u2019ebreo Moni Ovadia. E a ben pensare, forse, nemmeno con tutto me stesso\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif;\">L\u2019umorismo ebraico mette in crisi e smaschera il pregiudizio, la certezza, l\u2019idelogia. \u00c8 un antidoto efficace contro l\u2019arroganza, \u00e8 giustamente feroce contro i potenti. E lo yiddish, babele di lingue, segno che non trova pace, come il suo popolo, ne \u00e8 l\u2019essenza, la giusta espressione.\u00a0\u00abLo yiddish ancor prima che una lingua \u00e8 una condizione dello spirito\u00bb. E quando si assiste ad &#8220;Oylem Goylem&#8221;, lo si comprende. Le ballate cantate da Ovadia, accompagnato dai bravissimi maestri della <strong>Teatherorchestra<\/strong>, colpiscono per la loro intensit\u00e0, sia che parlino di <strong><em>b<\/em><em>ulbes<\/em><\/strong> (patate) sia che parlino di <strong>Avram Avinu<\/strong> (Abramo padre nostro).<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif;\">Ovadia scherza su tutti <strong>i luoghi comuni riguardanti gli ebrei<\/strong>: il naso adunco, la famosa intelligenza giudaica, ovvero \u00abUna perversa calunnia antisemita, e anche delle peggiori\u00bb, l&#8217;assillo cinetico, il continuo peregrinare che a lungo andare si \u00e8 trasformato in una condizione mentale, tanto che l\u2019ebreo errante puo&#8217; essere anche una forma mentis.<br \/>\nQuanta <strong>nostalgia<\/strong> c\u2019\u00e8 in quelle canzoni e in quelle storie, forte, incolmabile. Nemmeno l\u2019allegria del clarinetto e lo squillo della tromba riescono a stemperarla. Recita una <strong>storiella yiddish<\/strong>: \u00abUna volta ho sentito un vecchio ebreo, che sembrava avere attraversato secoli e continenti, dire: la somma degli angoli di cui ho nostalgia \u00e8 di trecentosessanta gradi\u00bb.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Moni Ovadia conclude la Stagione teatrale comunale. Il trionfo del teatro yiddish<\/p>\n","protected":false},"author":45,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,18,9,7,2],"tags":[8271,10656,8212,10182,2670],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Oylem Goylem, elogio dell&#039;esilio<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Moni Ovadia conclude la Stagione teatrale comunale. 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