{"id":231282,"date":"2007-09-01T00:00:00","date_gmt":"2007-09-01T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2007-09-01T00:00:00","modified_gmt":"2007-09-01T00:00:00","slug":"il-confine-invisibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2007\/09\/il-confine-invisibile\/231282\/","title":{"rendered":"Il confine invisibile"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><strong>La citt\u00e0 di Mostar non \u00e8 fatta solo del suo ponte<\/strong>, da cui si dipana il piccolo centro storico di minute strade acciottolate. Basta allontanarsi poche centinaia di metri dal marasma di turisti, per ritrovarsi nella periferia o, se preferite, in un altro centro. <strong>Tutto dipende dai punti di vista<\/strong> o dalla nazionalit\u00e0. La segnaletica stradale non aiuta, le indicazioni per il centro cittadino portano lontano dal ponte, dalle moschee e dai kebab. Sono le vie rette, delimitate da palazzoni grigi e panetterie agli angoli delle strade, a costituire il centro, perlomeno secondo il parere della toponomastica e dei croati. Un centro anonimo, nato dopo l\u2019abbattimento del ponte, senza storia e tradizioni che lo sostengano. <strong>Le parole \u201ccentro\u201d e \u201cstorico\u201d si sono divise<\/strong>, in una citt\u00e0 simbolo della storia europea.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><strong>Siamo nel centro dell\u2019Erzegovina, estrema propaggine meridionale di quella MittelEuropa<\/strong>, gi\u00e0 figlia addomesticata dell\u2019Impero Asburgico. Nel suo \u201cMondo Ex\u201d, Predrag Matvejevi&#263;, dissidente ormai distante dalla natia Mostar, parla di questa confusa parte del vecchio continente, come dell\u2019insieme di tutti coloro i quali furono docili sudditi di Vienna. Da Trieste a Mostar, cosa ha accomunato queste genti per secoli \u2013come descrive Matvejevi&#263;-<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>\u00e8 stata l\u2019impossibilit\u00e0 di avere, non tanto una patria-stato, ma quantomeno una blanda nazioncina-stato. <strong>Le carneficine degli anni novanta<\/strong> hanno finalmente regalato, all\u2019intera penisola, quelle tanto agognate nazioncine-stato. \u00c8 possibile che i nuovi Balcani non abbiano nessuna delle qualit\u00e0 della vecchia Yugoslavia, ma che mantengano molti dei difetti del vecchio regime contro il quale si erano accanitamente gettati. L\u2019affascinante crogiuolo di religioni, che tanto aveva unito le diverse anime della Yugoslavia durante l\u2019ateo regime socialista, \u00e8 scomparso. <strong>La Bosnia Erzegovina ne \u00e8 l\u2019emblema con due milioni di musulmani e un\u2019altra met\u00e0 della popolazione divisa fra cattolici e ortodossi<\/strong>, senza dimenticare la comunit\u00e0 ebraica. <\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Riunito sotto il simbolo araldico dei gigli d\u2019oro su fondo blu della Dinastia dei Kotromani&#263;, il nuovo stato ha dei cittadini che vivono sullo stesso territorio, senza riuscire ancora a convivere. <strong>I confini sono netti sulle cartine geografiche<\/strong> e nelle abitudini della gente, Mostar \u00e8 forse la conferma pi\u00f9 grande. La mia contraddizione preferita rimane tuttavia il cellulare in roaming, spostandosi da una zona all\u2019altra del paese. Ritornando alla citt\u00e0 del ponte, le stazioni degli autobus sono due, una nella zona croato-cattolica, e una in quella musulmana; abbandonate ogni speranza di ottenere gli orari degli autobus in transito dall\u2019altro lato del fiume. Lo stesso accade con la rete degli uffici postali, dove \u00e8 pi\u00f9 semplice inviare una cartolina verso l\u2019Italia, piuttosto che avere delle informazioni, su indirizzi o numeri di telefono, della zona opposta. E pi\u00f9 non dimandare\u2026avrebbe intimato qualcuno.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><strong>La diffidenza e l\u2019astio, il rancore<\/strong> per crudelt\u00e0 non ancora perdonate e la cervellotica organizzazione trovano la loro sintesi in un determinato luogo della citt\u00e0. <strong>Forse sarebbe pi\u00f9 opportuno definirlo un non-luogo<\/strong>, il confine invisibile che, nella sua desolazione, riassume le ansie di questo mondo. Sto parlando del lungo viale che, dalla piazza degli scacchi, intitolata ai soldati spagnoli morti durante la guerra, taglia la citt\u00e0 in due parti. Lambisce la chiesa cattolica in cemento armato e il suo spropositatamente alto campanile, un tetro parallelepipedo che invano tenta di gareggiare in altezza con le cime dei minareti, per arrivare fino al quartiere di Mahala.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">La piazza intitolata ai soldati spagnoli \u00e8 tacitamente divenuta il luogo di passaggio da una zona all\u2019altra della citt\u00e0. Per questo motivo \u00e8 stata abbandonata agli anziani, che ancora si ritrovano ogni giorno a giocare a scacchi su una sbiadita scacchiera pitturata in terra. <strong>Tutto intorno non ci sono bar o negozi<\/strong>, gli edifici sono ancora quelli degli anni novanta con i loro squarci aperti. L\u2019amministrazione pubblica pare aver dimenticato questa piazza, i giovani l\u2019attraversano distrattamente, solo per andare da un posto a un altro.<strong> Nessuno si ferma a guardarla<\/strong>, nessuno riflette su che cosa \u00e8 stata. In un lato, all\u2019angolo con il breve viale alberato che conduce dall\u2019altro lato della Neretva, c\u2019\u00e8 un dipinto sul muro. L\u2019intento \u00e8 quello di rappresentare come, dopo innumerevoli peripezie e labirintici ostacoli, le due anime della citt\u00e0 siano state in grado di incontrarsi nuovamente sul ponte ricostruito. In una posizione marginale, mi interrogo su quante persone si siano mai fermate a osservarlo, escludendo i turisti.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><strong>Era pieno inverno quando misi piede per la prima volta nella piazza<\/strong>. Questa rappresentava la linea di fronte durante la guerra, il confine fra i bravi e i cattivi. Chi fossero gli uni o gli altri, \u00e8 una questione che non mi compete. Arrivando a piedi dagli uffici Osce, si percorre un altro viale alberato di una cinquantina di metri, prima di ritrovarsi disorientati nel centro della piazza. Ricordo come il vento gelido e la pioggia mi costringessero a camminare a testa bassa, tenendo con due mani ben saldo l\u2019ombrello davanti a me. <strong>Complici le fronde degli alberi, la piazza rimase nascosta<\/strong> alla mia vista fino all\u2019ultimo momento. Non dimenticher\u00f2 con tanta facilit\u00e0 quella mattina, il mio sguardo muoversi lentamente, dalla punta delle mie scarpe bagnate dalla pioggia, agli scheletri dei palazzi bombardati. Edifici fumanti, che sembravano ancora caldi per la detonazione delle granate. Immobili, erano l\u00ec pronti a raccontarmi da soli pi\u00f9 di tanti libri di storia. \u201cMostar siamo noi\u201d, sembravano sussurrare accompagnati dal sibilo del vento. <\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><strong>Sulla destra c\u2019\u00e8 l\u2019unico grattacielo della citt\u00e0, fu terminato pochi mesi prima dello scoppio delle ostilit\u00e0<\/strong>. Non fu mai utilizzato, non ricordo se fosse destinato a ospitare la sede di una televisione, un centro commerciale o qualche altra invenzione dell\u2019occidente. Tuttavia, della sua occidentalit\u00e0, oggi rimangono solo le macerie, insieme a brandelli di nastro bianco e rosso a tener lontano i curiosi. <span style=\"FONT-SIZE: 12pt; FONT-FAMILY: \"Times New Roman\"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: \"Times New Roman\"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA\"><strong>Mostar non \u00e8 solo il suo bellissimo ponte<\/strong>. Il cielo plumbeo pare lo scenario ideale per questo diverso angolo di citt\u00e0. Un ultimo sguardo al lungo viale semi deserto, che dalla piazza taglia in due la citt\u00e0. Il semaforo diventa verde, con fatica una solitaria Fiat Centoventisei ingrana la prima e lentamente si allontana. Rimango <strong>solo nella piazza con gli scheletri dei palazzi<\/strong>.<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0\u00a0 <\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La settima puntata del diario di Michele Cimmino, in Bosnia Erzegovina con il Servizio Volontario Europeo<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Il confine invisibile<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"La settima puntata del diario di Michele Cimmino, in Bosnia Erzegovina con il Servizio Volontario Europeo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"noindex, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" 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