{"id":234250,"date":"2007-06-19T00:00:00","date_gmt":"2007-06-19T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-03-02T11:36:49","modified_gmt":"2015-03-02T10:36:49","slug":"ulrike-meinhof-una-storia-ancora-da-scoprire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2007\/06\/ulrike-meinhof-una-storia-ancora-da-scoprire\/234250\/","title":{"rendered":"Ulrike Meinhof, una storia ancora da scoprire"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: medium;\">L\u20198 maggio del 1976 era una domenica. Alle 7,43 due agenti di custodia aprirono la cella 719 del carcere di Stammehim e trovarono Ulrike Meinhof impiccata alle sbarre della finestra. La notizia della sua morte provoc\u00f2 reazioni in tutta Europa. Non solo nella Repubblica federale tedesca, dove lo scontro tra la Frazione armata rossa (Raf) e lo Stato si inaspr\u00ec, avvitandosi in una spirale di violenza che toccher\u00e0 il suo culmine nell\u2019autunno del 1977. In Francia, ad esempio, furono presi di mira i simboli della Germania occidentale: il Goethe Institut e la Volkswagen. Da noi, a Roma, furono lanciate bombe incendiarie contro Villa Massimo, sede dell\u2019Accademia tedesca. Tra i movimenti che oggi definiremmo \u201cantagonisti\u201d ma anche negli ambienti intellettuali progressisti si diffuse l\u2019opinione che la terrorista tedesca in realt\u00e0 \u201cfosse stata impiccata\u201d. Cos\u00ec come l\u2019anno seguente ci si convinse che Andreas Baader, Gudrun Ensslin e Jan-Carl Raspe \u201cfossero stati suicidati\u201d nelle loro celle, nello stesso carcere di Stammehim.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: medium;\">Questi nomi si agitano come fantasmi nella memoria di chi, in quegli anni, aveva gi\u00e0 raggiunto l\u2019et\u00e0 della ragione. Oggi a questi fantasmi \u00e8 possibile attribuire una consistenza ed uno spessore storico grazie alla biografia della Meinhof pubblicata in Germania nel 2003 dal giornalista Alois Prinz e proposta ora in italiano dalla casa editrice Arcana.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: medium;\">Occuparsi della biografia di un personaggio che negli Settanta fond\u00f2 uno dei pi\u00f9 famosi gruppi terroristici d\u2019Europa, che dichiar\u00f2 guerra allo Stato tedesco e sulle cui spalle pes\u00f2 l\u2019accusa di omicidio plurimo, non \u00e8 cosa semplice. C\u2019\u00e8 sempre il rischio che qualcuno legga, dietro questo interesse, la tentazione di riabilitare pagine dolorose di un passato ancora molto vivo nella memoria collettiva. \u00c8 il rischio che si corre in paesi come la Germania (e come l\u2019Italia) che non sembrano ancora in grado di affrontare pacatamente i nodi problematici di quegli anni e di quegli eventi. Anche per il ciclico riaffiorare di personalit\u00e0 criminali che a quel passato arbitrariamente si richiamano.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: medium;\">La storia tuttavia, bench\u00e9 pessima maestra, aiuta a comprendere e a distinguere. E non solo ci\u00f2 che \u00e8 alle nostre spalle.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ulrike Meinhof era nata nel 1934, un anno dopo, cio\u00e8, la presa del potere di Hitler. La sua infanzia fu segnata quindi dall\u2019esperienza della guerra oltre che da eventi familiari drammatici (perse presto entrambi i genitori e visse con una madre adottiva progressista e culturalmente e politicamente impegnata). Di fede cristiana, matur\u00f2 in un paese la cui vita politica, forse pi\u00f9 che in altri Stati occidentali, fu profondamente segnata dal surriscaldarsi della Guerra fredda. Come la sua madre di adozione, Renate Riemeck, anche Ulrike si impegn\u00f2 attivamente per impedire l\u2019adozione di armi nucleari nella Germania federale, promossa dal cancelliere Adenauer sin dal 1957. Per una giovent\u00f9 sopravvissuta all\u2019esperienza nazista, tramont\u00f2 incomprensibilmente il sogno di un futuro pacifico. E dieci anni dopo, mentre gi\u00e0 si manifestava per il Vietnam, fu ulteriormente frustrante dover constatare il fallimento di un\u2019alternativa politica di stampo socialista, schiacciata dal trionfo della prima Grande coalizione tra cattolici (Cdu) e socialdemocratici (Spd). G\u00fcnter Grass scrisse in quella occasione (siamo nel 1966) a Willy Brandt per avvertirlo che, a seguito di questo innaturale connubio, i giovani avrebbero voltato le spalle allo Stato, disperdendosi a destra e a sinistra.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: medium;\">Se questo contesto pu\u00f2 spiegare il diffondersi di un\u2019insoddisfazione e la ricerca di un radicalismo che troveranno espressione in mille forme nel \u201968, non sono sufficienti tuttavia a spiegare come mai una donna, affermatasi come giornalista di rilievo nazionale, in grado di produrre affilate analisi sul suo tempo e di promuovere accorate denunce, sia potuta arrivare alla determinazione di lasciarsi tutto dietro le spalle, di mettere da parte i sentimenti profondi che la legavano alle sue due figlie, per precipitare nella follia dell\u2019azione armata rivolta contro lo Stato.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ai molti che avevano abbracciato un impegno politico totale, il mondo sembr\u00f2 inesorabilmente proiettato verso modelli economici e politici che sbarravano le porte ai sogni di pace, di giustizia e di uguaglianza. Si diffuse lentamente quella sensazione che qualcuno ha descritto come una \u201cutopia negativa\u201d: ci si sentiva circondati da un \u201cmondo esterno\u201d avverso, freddo, malvagio contro il quale bisognava difendere l\u2019ultimo scampolo di libert\u00e0 e di felicit\u00e0. Chi visse questa condizione malinconica fu portato a sviluppare atteggiamenti paranoici; tutto appariva strettamente collegato e interdipendente: le bombe in Vietnam, il comportamento brutale della polizia, i ragazzi che vivevano nei riformatori, la frustrazione delle donne lavoratrici.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per Ulrike Meinhof il passaggio ad un\u2019altra vita fu segnato dal salto da una finestra nel maggio del 1970, quando, aiutando Andreas Baader ad evadere, scelse la clandestinit\u00e0 e la lotta armata. Dopo un periodo di addestramento in un campo di Al Fatah in Giordania ed una lunga fase organizzativa, il gruppo terroristico tedesco avvi\u00f2 una campagna dinamitarda che si concluse con l\u2019arresto nel giugno del 1972. Nessuno dei leader sarebbe sopravvissuto al carcere.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: medium;\">Resta da spiegare come mai quelle scelte senza via d\u2019uscita, quei comportamenti distruttivi, l\u2019idea di una politica costruita sulle \u201ccanne dei fucili\u201d abbia esercitato per molti un indiscutibile fascino. In quel lontano maggio del 1976 quasi cinquemila persone si radunarono presso il cimitero di Mariendorf per dare l\u2019estremo saluto alla teorica della Frazione armata rossa.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: medium;\">_______________________________________<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\"><strong><span style=\"font-size: small;\">Alois Prinz,<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: small;\"><em>Disoccupate le strade dai sogni. La vita di Ulrike Meinhof<br \/>\n<\/em>\u00a0[traduzione di Monica Marotta]<br \/>\nRoma<br \/>\nArcana, 2007,<br \/>\np. 247<br \/>\nEuro 14,00<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: medium;\">______________________________________<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong>A proposito&#8230;<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abL&#8217;uomo ama costruire, e tracciare strade, \u00e8 pacifico. Ma da che viene che ami appassionatamente anche la distruzione e il caos?\u00bb<br \/>\n<\/span><\/span><strong>Fedor Dostoevskij<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u20198 maggio del 1976 era una domenica. Alle 7,43 due agenti di custodia aprirono la cella 719 del carcere di<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[44667],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Ulrike Meinhof, una storia ancora da scoprire<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"L\u20198 maggio del 1976 era una domenica. 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