{"id":244080,"date":"2006-12-20T00:00:00","date_gmt":"2006-12-20T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2006-12-20T00:00:00","modified_gmt":"2006-12-20T00:00:00","slug":"l-avventura-nell-avventura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2006\/12\/l-avventura-nell-avventura\/244080\/","title":{"rendered":"L\u2019avventura nell\u2019avventura"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>Ci eravamo lasciati alla partenza da Tulum<\/strong>: il <strong>programma <\/strong>di passare qualche giorno a Punta Allen per poi spostarci sulle coste del Belize \u00e8 stato <strong>forzatamente cambiato<\/strong> causa la constante compagnia di nubi nere e pioggia quasi incessante.\u00a0<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Il passaggio a <strong>Punta Allen<\/strong> (paesino di pescatori di 200 anime nel mezzo di una riserva naturale sulle coste del Quintana Roo, 56 km a sud di Tulum che si percorrono in 5 ore di <\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">uno sterrato che chiamare strada \u00e8 quanto di pi\u00f9 lontano dalla realt\u00e0 si possa immaginare) si \u00e8 quindi ridotto in una <strong>notte passata nella splendida \u201cposada\u201d<\/strong> (pensione) di una viaggiatrice statunitense, Sirena, nel pueblo da 17 anni. Purtroppo anche gli spettacoli naturali offerti da Punta Allen e dalla riserva naturale (barriera corallina, spiagge di sabbia bianca e acqua cristallina, foreste di mangrovie abitate da decine di specie di uccelli dai pellicani agli aironi, dai cormorani alle fregate), perdono notevolmente di fascino se sovrastate dalle nuvole e da un <strong>vento tagliente<\/strong> che non concede tregua.\u00a0<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Cos\u00ec <strong>dopo un tour di tre ore in barca tra reef e laguna<\/strong>, <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" height=\"212\" hspace=\"3\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/200612\/PICT0055.jpg\" width=\"269\" align=\"right\" vspace=\"3\" border=\"0\" \/>decidiamo di riprendere la marcia verso sud, fermandoci la sera del 9 dicembre a <strong>Felipe Carrillo Puerto<\/strong>, dopo altri 50 km percorsi in pi\u00f9 di tre ore. Nella cittadina, un tranquillo punto di passaggio tra il nord e il sud <\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">dello stato mexicano (al confine con il Belize ), troviamo numerosi gruppi di giovani che, seguendo la tradizione, in occasione della <strong>festa della Virgen del Guadalupe<\/strong> (12 dicembre), compiono un pellegrinaggio a piedi o in bicicletta spostandosi per tutto il Messico.<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Viste le fosche previsioni meteo, abbiamo deciso di <strong>anticipare la nostra toccata e fuga a Tikal<\/strong>, sito Maya immerso nella giungla del Peten, nel nord del<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>Guatemala. Lasciato Felipe Carrillo Puerto e trascorsa una notte a Chetumal (le uniche cose degne di nota sono il museo della cultura maya che visitiamo nel tardo pomeriggio e <\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">l\u2019abbondante <i>parillada<\/i> con cui ceniamo), <strong>all\u2019alba di luned\u00ec 11 dicembre saliamo fiduciosi sull\u2019autobus <\/strong>che avrebbe dovuto condurci in poco pi\u00f9 di 7 ore alla cittadina guatemalteca di Flores a pochi km dalle rovine di Tikal, passando per il Belize. Dico avrebbe dovuto perch\u00e9 il viaggio inizia subito con il piede sbagliato, visto che una ruota dell\u2019autobus scoppia pochi km dopo la partenza, appena passato il confine Messico-Belize.\u00a0<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>Ma il peggio era ancora lungi dall\u2019essere raggiunto<\/strong>: appena varcata la frontiera tra il <\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Belize e il Guatemala (un balzo indietro nel tempo di almeno 10 anni&#8230;) <strong>salutiamo prima l\u2019asfalto<\/strong>, sostituito <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" height=\"206\" hspace=\"3\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/200612\/PICT0122.jpg\" width=\"286\" align=\"left\" vspace=\"3\" border=\"0\" \/>da una lingua di terra e fango, <strong>e<\/strong>, dopo un\u2019oretta di cross-country, salutiamo <strong>anche il nostro autobus<\/strong>. L\u2019incessante pioggia ha infatti reso la \u201cstrada\u201d un pantano di viscido fango, e dopo aver superato a fatica un paio di salite, alla terza l\u2019autobus \u00e8 costretto ad alzare bandiera bianca, abbandonando noi e i nostri compagni di viaggio (tutti turisti occidentali, per lo pi\u00f9 statunitensi) <strong>in mezzo al nulla degli altipiani guatemaltechi<\/strong>. Carichi di buona volont\u00e0 (e dei nostri zaini non propriamente leggeri&#8230;) ci incamminiamo verso Flores (a soli 80 km), con l\u2019assicurazione dell\u2019autista dell\u2019autobus che arriver\u00e0 a recuperarci un mezzo di soccorso appena possibile.\u00a0<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>Dopo aver arrancato nel fango<\/strong> per un paio di km, la nostra carovana viene affiancata da un \u201ccolectivo\u201d, <strong>minibus gi\u00e0 stracarico di locali<\/strong>. Noi tre e altri 4 reduci dal \u201cnaufragio nel fango\u201d ci sistemiamo nel gi\u00e0 affollato pullmino, che in un paio d\u2019ore (e dopo aver caricato ancora altri passeggeri, fino a stivare nei 12 posti teoricamente disponibili ben 25 persone&#8230;) ci porta finalmente a Flores. Il paesino, sistemato su un\u2019isola a un centinaio di metri dalla terraferma sul lago di <strong>Peten Itza<\/strong>, \u00e8 come un\u2019oasi di pace e tranquillit\u00e0 nel caotico e poverissimo panorama guatemalteco. Anche la cittadina di Santa Elena, divisa da Flores unicamente dal ponte che collega il paesino alla terraferma, presenta una r<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">ealt\u00e0 decisamente pi\u00f9 vicina a quello che \u00e8 la situazione sociale del <strong>Guatemala, uno dei paesi pi\u00f9 poveri e sottosviluppati dell\u2019America Latina<\/strong>.<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Appena <strong>sistemati i bagagli<\/strong> prendiamo accordi per partire l\u2019indomani per un tour nella foresta del Peten, che in tre giorni ci condurr\u00e0 prima <strong>a El Zotz, sito maya praticamente inesplorato<\/strong>, e poi a Tikal. Quindi, dopo una cena in riva al lago e poche ore di sonno profondo (distrutti dalla giornata di viaggio), con il sorgere del sole partiamo alla volta del pueblo in compagnia di Paula (una trentaseienne messicana di Citt\u00e0 del Messico con cui avevamo gi\u00e0 condiviso l\u2019odissea del giorno prima), <strong>Michele<\/strong> (venticinquenne torinese reduce da tre mesi di volontariato nel bel mezzo del Guatemala, che da qui in poi entrer\u00e0 a far parte della compagnia a pieno titolo), e dalla nostra guida, Alex, un nativo guatemalteco che ha vissuto 33 dei suoi 36 anni negli Stati Uniti.\u00a0<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Dopo un\u2019ora di minibus <strong>ci fermiamo a El Cruce de Dos Aguas<\/strong>, un paesino di capanne <\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">di legno con tetto di lamiera, in cui consumiamo una ricca colazione (uova, fagioli e tortillas annaffiate da galloni di caff\u00e8 solubile) <strong>in casa di Carmelo<\/strong>, uno dei due membri della scorta che accompagner\u00e0 noi e la nostra guida per il trekking nella foresta. Con la compagnia di una allegra famigliola di maiali e svariati polli e galline che razzolano tra i nostri <\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">piedi, attendiamo che i nostri tre accompagnatori carichino di viveri e acqua i tre cavalli da soma che seguiranno la spedizione. Ci colpisce un po\u2019 il fatto che, <strong>oltre ai machete<\/strong> portati alla cintola da Alex e Carmelo (indispensabili per un tour nella giungla), il terzo membro della scorta, Urbano, porti <strong>a tracolla un fucile<\/strong> che sarebbe adatto per la caccia all\u2019elefante nel Masai Mara. Alex ci spiega che scorta e fucile servono per difenderci da animali (la selva del Peten \u00e8 abitata da <strong>giaguari e puma<\/strong>, oltre che da alcune specie di<strong> scimmie <\/strong>che <\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">possono diventare aggressive) <strong>e umani<\/strong>, dato che, soprattutto con l\u2019avvicinarsi del periodo natalizio, \u00e8 possibile che la \u201cmala gente\u201d sia tentata di approfittare della gran quantit\u00e0 di turisti che giungono a Tikal e dintorni carichi di dollari ed euro. Capiremo pi\u00f9 avanti il motivo reale della nostra scorta armata\u2026<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Caricati i cavalli e indossati gli impermeabili (visto che, guarda caso, la nostra partenza e\u00b4annaffiata da una generosa pioggia tropicale), partiamo per <strong>cinque lunghe ore di cammino<\/strong>. Il <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" height=\"217\" hspace=\"3\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/200612\/PICT0128.jpg\" width=\"274\" align=\"right\" vspace=\"3\" border=\"0\" \/>sentiero che percorriamo fiancheggia inizialmente alcuni sterminati possedimenti terrieri che Alex ci spiega essere di propriet\u00e0 di pochi potenti della zona, i quali li utilizzano per l\u2019allevamento di bestiame e, soprattutto, per quella che insieme al turismo \u00e8 la maggiore fonte di introiti della zona: la <strong>coltivazione di cocaina e marijuana<\/strong>. <\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Dopo un paio d\u2019ore di marcia, il sentiero si immerge nella selva del Peten, entrando nella riserva naturale del Biotopo San Miguel La Palotada. Con la nostra attrezzatura del tutto inadatta (solo Michele ha scarpe da trekking, mentre noi tre con le nostre scarpette da ginnastica e Paula con i suoi sandali arranchiamo nel fango a fatica), copriamo i <strong>22 km <\/strong>che ci separano dal nostro accampamento, giusto in tempo per raggiungere prima del buio le vicine \u201ccuevas\u201d, spaccature nella parete di una vicina collina da cui al tramonto escono milioni di pipistrelli. La nube nera di \u201cmurci\u00e9lagos\u201d che all\u2019unisono escono dai loro rifugi di roccia quasi come un\u2019esplosione \u00e8 uno spettacolo veramente unico. Torniamo all\u2019accampamento (che tra l\u2019altro \u00e8 molto pi\u00f9 accogliente di quello che ci saremmo aspettati: una caba\u00f1a che ci servir\u00e0 da alloggio per la notte e due pagode che fanno da cucina e sala da pranzo), giusto in tempo per darci una rapida ripulita dal fango e per\u00a0<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">gustarci il <strong>pollo alla griglia e le tortillas<\/strong> preparate da Carmelo e Urbano.\u00a0<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Dopo un paio di scambi di esperienze di vita e di viaggio con Michele e Paula, alle 9 di sera ci buttiamo distrutti nella nostra caba\u00f1a per una tranquilla notte di sonno immersi nei rumori della foresta. La mattina sucessiva Alex ci accompagna alle vicine rovine di El Zotz, scoperte solo 4 anni fa da un archeologo statunitense. Le rovine sono ancora interamente inghiottite dalla giungla e dagli alberi, e dalla cima di uno dei templi principali, che l\u2019intricato dedalo di radici che ancora lo ricopre rende pi\u00f9 simile a una collina alberata che ad una struttura architettonica, godiamo lo splendido panorama della <strong>sterminata <\/strong><\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>distesa di verde che ci separa da Tikal<\/strong>, di cui riusciamo a scorgere in lontananza i templi pi\u00f9 alti. Alex ci spiega che a febbraio inizieranno i lavori per riportare alla luce l\u2019antica citt\u00e0 Maya, lavori a cui parteciper\u00e0 anche Carmelo, il membro anziano della nostra scorta.\u00a0<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Torniamo all\u2019accampamento dopo la visita a El Zotz giusto in tempo per un rapido pasto a base di zuppa di verdure e sardine in scatola, e alle 2 ripartiamo per le tre ore di cammino che ci separano dal nostro prossimo accampamento. Il sentiero \u00e8 notevolmente pi\u00f9 stretto e tortuoso di quello del giorno prima, e la selva che ci circonda diventa sempre pi\u00f9 folta e intricata. Gi\u00e0 dalla partenza notiamo una <strong>strana tensione<\/strong> in Alex e nei membri della nostra scorta, e anche la nuova disposizione del gruppo, con <strong>Carmelo e Urbano che ci seguono a qualche centinaio di metri<\/strong> di distanza con i cavalli (mentre il giorno prima procedevamo tutti uniti), ci lascia qualche perplessit\u00e0.\u00a0<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Dopo una mezz\u2019ora di camminata capiamo tutto: giunti ad un lieve <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" height=\"282\" hspace=\"3\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/200612\/PICT0181.jpg\" width=\"223\" align=\"left\" vspace=\"3\" border=\"0\" \/>slargo nel sentiero, Alex ci rende edotti del fatto che <strong>dieci giorni prima<\/strong>, in quello stesso punto, <strong>lui, Carmelo e le due turiste olandesi da loro accompagnate erano stati assaliti<\/strong> da due banditi armati, che oltre ad aver derubato i membri dell\u2019escursione di tutti gli oggetti di valore, avevano <strong>anche violentato le due malcapitate<\/strong>. La successiva esortazione della nostra guida a evitare di parlare a voce alta e a tenere gli occhi bene aperti \u00e8 del tutto superflua, e le due successive ore di marcia sono accompagnate da un silenzio irreale e da una tensione <\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">tangibile che attanaglia tutti i componenti della comitiva. Fortunatamente <strong>l\u2019unico assalto che subiamo \u00e8 quello degli sciami di zanzare<\/strong> che ad ogni minima sosta rendono necessarie abbondanti docce di repellente, e con il tramonto arriviamo sani e salvi (anche se mentalmente, oltre che fisicamente, provati) al nostro secondo accampamento, molto pi\u00f9 spartano del precedente: prima di sistemare le tende dobbiamo sistemare il tetto della <\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">pagoda con le foglie di banano che troviamo nei pressi dell\u2019accampamento, dato che le tende non sono munite di copertura e che la pioggia non ci da tregua (il tutto alla luce delle candele e delle poche torce di cui siamo muniti). Preparati i nostri giacigli, ci gustiamo una inaspettatamente ottima pasta cucinata dalla nostra valente guida, sistemati sulla nuda terra intorno al fuoco.\u00a0<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Dopo due chiacchiere alla luce del fal\u00f2, ci buttiamo distrutti nelle nostre tende, per essere poi <strong>svegliati alle 4 di mattina dagli assordanti ruggiti delle scimmie urlatrici e di un giaguaro<\/strong> che si aggira nei pressi dell\u2019accampamento. Un veloce desayuno e, salutati Carmelo e Urbano (che tornano al pueblo da cui siamo partiti con armi e cavalli nel vero senso della parola), alle 6 siamo pronti per incamminarci lungo il sentiero (ancora pi\u00f9 tortuoso e immerso nella selva di quello del giorno precedente) che in 5 ore ci condurr\u00e0 a Tikal, meta finale del nostro tour. <strong>L\u2019ultima parte del trekking nella foresta \u00e8 anche la pi\u00f9 faticosa<\/strong>, sia per la stanchezza fisica accumulata nei due precedenti giorni di cammino, sia per le poche (e scomodissime) ore di sonno che ci siamo concessi in mezzo al mare di umidit\u00e0 che ci circonda, sia per le condizioni del sentiero: un continuo su e gi\u00f9 tra radici di enormi alberi <\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">secolari e guadi di torrentelli e fiumiciattoli esondati per le abbondanti piogge degli ultimi giorni. La difficolt\u00e0 del percorso rende <strong>ancora pi\u00f9 soddisfacente il giungere alla meta finale<\/strong>, e appena raggiunte le splendide rovine di Tikal, ci concediamo una meritatissima birra celebrativa, dopo la quale ci dedichiamo alla visita del sito archeologico.\u00a0<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>Tikal e\u00b4stata per oltre 7 secoli la citt\u00e0-stato dominante della zona tra gli odierni stati del sud del Messico<\/strong> (Tabasco, Chiapas e penisola dello Yucatan), Belize e Guatemala, ed \u00e8 pertanto uno dei siti pi\u00f9 ricchi di storia e ricchezze architettoniche dell\u2019intero universo della civilt\u00e0 Maya. Purtroppo siamo tutti <strong>troppo stanchi per un giro esaustivo delle rovine<\/strong>, e ci limitiamo a <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" height=\"203\" hspace=\"3\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/200612\/PICT0236.jpg\" width=\"260\" align=\"left\" vspace=\"3\" border=\"0\" \/>visitare i templi e i palazzi pi\u00f9 significativi, prima di tornare, sporchi, fisicamente distrutti, assonnati, ma pienamente soddisfatti, a Flores e alla \u201ccivilt\u00e0\u201d, dove trascorriamo una giornata intera, necessaria per recuperare un po\u2019 di forze (nonch\u00e9 per lavare i vestiti indossati nella selva dai quintali di fango di cui sono ricoperti). Quindi, salutata Paula (che <\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">torna in Messico) con il nostro nuovo compa\u00f1ero di viaggio Michele (che ha dato nuovo <\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">equilibrio al gruppo, con il suo bagaglio di esperienze in Centro America e la sua apertura mentale), alle 5 di mattina di sabato 16 dicembre partiamo diretti nuovamente a Palenque, passando per il confine di Corozal.\u00a0<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>Il viaggio \u00e8 quanto di pi\u00f9 guatemalteco si possa immaginare<\/strong>: la strada da Flores a Tikal \u00e8 uno sterrato sconnesso e sassoso, durante la quale il nostro colectivo \u00e8 costretto a fermarsi 2 volte per altrettante forature. Per coprire i poco pi\u00f9 di 100 km che ci separano dal confine impieghiamo pi\u00f9 di 5 ore. Quindi, dopo un trasbordo di una ventina di minuti su una precaria lancia con la quale attraversiamo il Rio Salinas, il fiume che delimita il confine tra i due stati meso-americani, e altre <strong>3 ore abbondanti di colectivo<\/strong> attraverso le colline del Chiapas e della Selva Lacandona, giungiamo infine a Palenque. Torniamo nel villaggio hyppie di El Panchan,<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>dove sostiamo domenica 17 in attesa di ripartire luned\u00ec 18 dicembre) alla volta di San Crist\u00f3bal de Las Casas, dove arriviamo nel tardo pomeriggio.\u00a0<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p \/>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Un <strong>breve giro dell\u2019affascinante centro storico della citt\u00e0<\/strong> e poi <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"WIDTH: 256px; HEIGHT: 185px\" height=\"185\" hspace=\"3\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/200612\/PICT0216.jpg\" width=\"256\" align=\"right\" vspace=\"3\" border=\"0\" \/>via verso i dintorni ricchi di <\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">storia e cultura indigena, nel core della cultura zapatista. Quindi, temprati dalla selva, siamo pronti a tuffarci nella nuova tappa del viaggio, prima di salutare Michele (che ripartir\u00e0 per Canc\u00fan e da l\u00ec per pochi giorni in Italia, prima di iniziare un nuovo progetto di volontariato, questa volta in Bosnia) e <strong>dirigerci verso le coste del Pacifico per il nostro <\/strong><\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><strong>Natale sulla spiaggia!<\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il diario dei tre giovani varesini giunge alla terza puntata: tra foresta guatemalteca e forature nel fango, i nostri eroi si apprestano a passare il Natale in spiaggia<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ 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