{"id":253215,"date":"2006-06-01T00:00:00","date_gmt":"2006-06-01T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2006-06-01T00:00:00","modified_gmt":"2006-06-01T00:00:00","slug":"il-giorno-della-repubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2006\/06\/il-giorno-della-repubblica\/253215\/","title":{"rendered":"Il giorno della Repubblica"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoBodyText\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\"><strong>Pochi applausi accolsero<\/strong> <strong>l\u2019ingresso di re Umberto<\/strong> nel seggio di via Lovanio, a Roma, la mattina del 2 giugno 1946. Dopo oltre vent\u2019anni di silenzi e di sussurri, e venti mesi di guerra civile, 24.947.187 italiani \u2013 tutto il popolo, comprese per la prima volta anche 12.998.131 donne \u2013 erano chiamati a scegliere la forma istituzionale del paese e ad eleggere l\u2019Assemblea costituente.<br \/><\/font><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\"><br \/><strong>L\u2019Italia che decideva il proprio futuro era un paese sconfitto<\/strong>, devastato e impoverito dalla guerra. Aveva perso circa 450.000 tra militari e civili, altri 650.000, ancora in mano agli stranieri, stavano lentamente rimpatriando. Il reddito delle famiglie era crollato mentre l\u2019odiata borsa nera prosperava. Nel territorio stazionavano ancora le truppe angloamericane, il trattato di pace non era stato firmato e sul confine orientale si temeva, a ragione, per il futuro. Fosco appariva anche il quadro internazionale. I rapporti tra le due superpotenze andavano deteriorandosi e sin dal 5 marzo da Fulton (Missouri), Winston Churchill aveva denunciato la \u00abcortina di ferro\u00bb scesa sull\u2019Europa. La Grande Alleanza che aveva sconfitto il nazifascismo era a pezzi, si preannunciava l\u2019et\u00e0 della guerra fredda e l\u2019incubo del conflitto atomico. L\u2019Italia, dopo Yalta, era al di qua della cortina, ma \u2013 aveva sottolineato lo stesso Churchill \u2013 il suo futuro \u201c\u00e8 ancora in bilico\u201d.<\/font><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" \/>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\"><strong>Eppure, in quel 1946, fame, povert\u00e0 e speranze di lavoro si mischiavano ad una straordinaria volont\u00e0 di chiudere il capitolo della guerra<\/strong> al pi\u00f9 presto, in uno strano miscuglio di gioia di vivere e di paure quotidiane. Giovanni Guareschi sul \u00abCandido\u00bb pubblicava le prime storie di don Camillo e Peppone; entravano in commercio la \u00abVespa\u00bb e la \u00abLambretta\u00bb, a Maranello Enzo Ferrari fondava l\u2019omonima casa automobilistica; dal 5 maggio circolavano le schedine della Sisal, che diventer\u00e0 poi Totocalcio. E ancora: veniva organizzato il primo concorso per l\u2019elezione di \u00abMiss Italia\u00bb e si scoprivano le novit\u00e0 d\u2019oltreoceano, il <i>jazz<\/i>, lo <i>swing<\/i>, il <i>boogie-woogie<\/i>, che il fascismo aveva vietato. Ma, sopratutto, il Paese conosceva un acceso dibattito politico che per molti, i pi\u00f9 giovani, era una novit\u00e0 assoluta: ogni giorno si pubblicavano nuove testate, molte destinate ad una vita effimera, che in quei momenti eccezionali, dove la carta era un bene prezioso, riuscivano a raggiungere addirittura le quattro pagine.<\/font><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" \/>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\"><strong>Questo lo scenario al momento delle grandi scelte<\/strong> e, prima fra tutte, il ritorno ad un sistema democratico. La campagna elettorale fu serrata ed emotiva: le sedi dei partiti e le piazze si riempirono di gente, per le trasmissioni radiofoniche il governo \u2013 anticipando cos\u00ec un tema ancora attuale \u2013 stabil\u00ec regole precise e suddivise gli spazi per i monarchici, per i repubblicani, e per i diversi partiti. Il colpo di scena lo regal\u00f2 Vittorio Emanuele III, abdicando in favore di suo figlio Umberto solo 23 giorni prima del referendum. Era chiaro il tentativo della monarchia di proporre una figura che non fosse compromessa con il fascismo e con la vergognosa fuga dell\u20198 settembre.<\/font><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" \/>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\"><strong>Arriv\u00f2 cos\u00ec il 2 giugno<\/strong>. Sulla scheda elettorale si fronteggiavano il tradizionale stemma sabaudo e l\u2019immagine dell\u2019Italia turrita. Vot\u00f2 quasi il 90% degli elettori e la<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>repubblica ottenne il 54,3%<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>e 12.718.641 preferenze; quelle per la monarchia furono 10.718.502. Una vittoria non schiacciante, ma netta: anche sommando le schede nulle e bianche \u2013 da qui le accuse di brogli e i ricorsi \u2013 la repubblica raggiungeva la maggioranza assoluta. Ma il voto certific\u00f2 \u2013 altra questione assai attuale \u2013 la vera spaccatura del paese. Emersero due Italie: il nord, che aveva conosciuto l\u2019occupazione tedesca e la resistenza, vot\u00f2 in massa per la repubblica; e il Mezzogiorno, dove la monarchia conquist\u00f2 oltre il 60%. Il 13 giugno Umberto II, re per un mese, lasci\u00f2 l\u2019Italia dall\u2019aeroporto di Ciampino.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\"><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" \/>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\"><strong>Il 2 giugno: una svolta storica. Nasceva la \u00abRepubblica dei partiti\u00bb<\/strong>, con tutti i suoi enormi problemi economici, sociali e politici. E oggi si pu\u00f2 sostenere \u2013 come gran parte della storiografia ha evidenziato \u2013 che sia nata con un certo impaccio e in un clima di \u00abdisincanto\u00bb, dovuto forse anche al fatto che nella nuova societ\u00e0 di massa la classe dirigente \u2013 da Alcide De Gasperi a Palmiro Togliatti, da Pietro Nenni a Luigi Einaudi \u2013 era espressione di uno stile di vita sobrio e umile, distante da ogni forma di esibizionismo, e per questo in verit\u00e0 elegante, raffinata, culturalmente adeguata e al contempo consapevole e pragmatica. Una classe dirigente che radic\u00f2 il concetto di democrazia in tutti gli strati della popolazione e port\u00f2 l\u2019Italia al <i>boom <\/i>economico e al vero benessere, ma che in quel clima, in cui era necessario cementare il vincolo tra cittadini e istituzioni democratiche, curiosamente non formalizz\u00f2 mai, con un decreto, una legge, una circolare, un comunicato stampa, che il Canto degli italiani, l\u2019Inno di Mameli, divenisse l\u2019Inno nazionale.<br \/><\/font><\/p>\n<p><\/font><font face=\"arial,helvetica,sans-serif\"><strong>Con l\u2019elezione della Costituente erano intanto emersi i rapporti di forza tra le diverse anime politiche<\/strong>. La Dc, che si preparava a diventare la diga dell\u2019anticomunismo, risult\u00f2 il partito pi\u00f9 forte con il 35,2% dei voti, contro il 20,7% del Psiup e il 18,9 del Pci. I tre partiti di massa, protagonisti della nuova stagione, insieme raggiungevano circa i \u00be dell\u2019elettorato, e da tali contributi culturali e sollecitazioni politiche scatur\u00ec la nuova Costituzione repubblicana, che entr\u00f2 in vigore il 1\u00b0 gennaio 1948. Un testo che aveva una forte matrice antifascista ed era espressione di un nobile compromesso tra i principi generali del liberalismo democratico e le forti istanze sociali avanzate dai partiti di sinistra e dalla Democrazia cristiana. I gruppi politici di estrazione liberale, egemoni sino alla grande guerra, rimasero sotto il 10 %. Si chiudeva la tradizione che aveva guidato lo Stato liberale fino all\u2019avvento del fascismo.<\/font> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia del giorno che creato l&#8217;Italia democratica nelle parole di Antonio Maria Orecchia, Docente di Storia contemporanea Universit\u00e0 degli Studi dell\u2019Insubria<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Il giorno della Repubblica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"La storia del giorno che creato l&#039;Italia democratica nelle parole di Antonio Maria Orecchia, Docente di Storia contemporanea Universit\u00e0 degli Studi dell\u2019Insubria\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"noindex, follow, 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