{"id":260939,"date":"2001-08-23T00:00:00","date_gmt":"2001-08-23T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2001-08-23T00:00:00","modified_gmt":"2001-08-23T00:00:00","slug":"ds-lettera-di-un-fassiniano-sulla-crisi-della-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2001\/08\/ds-lettera-di-un-fassiniano-sulla-crisi-della-sinistra\/260939\/","title":{"rendered":"Ds, lettera di un fassiniano sulla crisi della sinistra"},"content":{"rendered":"<table height=\"125\" cellspacing=\"6\" cellpadding=\"0\" width=\"99%\" border=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"100%\" height=\"1\"><font face=\"Arial\" color=\"#ff0000\" size=\"2\">Riceviamo e pubblichiamo<\/font> <\/p>\n<p><font face=\"Arial\">IL DECLINO DELLA SINISTRA<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Il regresso dei Democratici di Sinistra non \u00e8 causato da uno spostamento di consensi ad altre formazioni della Sinistra ( socialisti al 2,2 % ; comunisti al 1,7 % ). Rifondazione Comunista scende al 5 %. La Sinistra italiana ottiene il risultato pi\u00f9 basso rispetto agli altri grandi Paesi europei. Nelle regioni settentrionali i DS sono intorno al 10 % ; in provincia di Varese sono inferiori all&#8217;8 % e contribuiscono al risultato di coalizione ( 35,7 % ) per meno di un quarto del totale. L&#8217;esito elettorale dei Democratici di Sinistra nel 2001, lambisce il miglior risultato ottenuto dal Partito Socialista della segreteria Craxi, prima del suo disfacimento.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">La crisi della Sinistra italiana necessita di una analisi che risponda a due domande essenziali: \u00b7 le cause della crisi sono contingenti, di natura organizzativa e programmatica, di natura tattica, da risolvere con operazioni di &quot;ingegneria&quot; politica, quali l&#8217;assetto dei gruppi dirigenti e l&#8217;aggiustamento delle alleanze ?, oppure \u00b7 sono dovute a cause strutturali, di natura storica e sociale, e indicano il declino della cultura, delle idealit\u00e0, del radicamento sociale della Sinistra, con un rafforzamento del predominio del blocco sociale moderato e conservatore che da sempre prevale in Italia ?<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">La crisi e il declino, nell&#8217;attuale fase storica del nostro Paese, della Sinistra, hanno origine nella storia del movimento e nell&#8217;ambiguit\u00e0 delle soluzioni date alle crisi precedenti, e costituiscono una anomalia rispetto agli altri grandi Paesi europei, cos\u00ec come costituiva un&#8217;anomalia l&#8217;esistenza in Italia del pi\u00f9 grande partito comunista dell&#8217;Europa occidentale. Il partito comunista italiano aveva caratteristiche peculiari che ne facevano un caposaldo della democrazia italiana e &#8211; in alcune regioni &#8211; una efficiente organizzazione riformista e socialdemocratica, ma che subiva, per una collocazione internazionale sempre pi\u00f9 incongrua, l&#8217;esclusione dal governo nazionale, radicando una dannosa cultura di opposizione di massa. Questa contraddizione impediva il progredire della &quot;democrazia imperfetta&quot; italiana, divideva la Sinistra &#8211; con il permanere di una conflittualit\u00e0 con il Partito Socialista -, costituiva &#8211; per l&#8217;immobilismo del sistema politico &#8211; una delle cause, forse la principale, della degenerazione del sistema democratico negli anni &#8217;80.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Il Partito Comunista si era opposto alle decisioni e alle scelte di campo che avevano creato le basi del progresso economico e sociale del Paese e al sistema di alleanze politiche e militari che hanno assicurato un lungo periodo di pace e di prosperit\u00e0 in Europa. D&#8217;altra parte, il PCI aveva guidato grandi masse, esauste e immiserite dalla guerra e dalla trasformazione da Paese agricolo a potenza industriale, all&#8217;approdo definitivo alla democrazia. La condivisa coscienza della debolezza della situazione italiana aveva indotto Moro e Berlinguer a operare per costruire una &quot;democrazia compiuta&quot;, ma l&#8217;assassinio di Moro e la lunga fase del terrorismo, di destra e di sinistra, manovrato da centrali e da interessi che ad Est e a Ovest si opponevano al processo di maturazione democratica in Italia, vanific\u00f2 quella strategia.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">La coscienza della contraddizione di una politica democratica e riformista, con una ideologia &#8211; e un collegamento internazionale &#8211; sterile e deleteria, si era faticosamente fatta strada, ma senza esiti apprezzabili. &quot; Quel partito che si era messo in marcia venticinque anni prima che tutto crollasse, arriv\u00f2 al traguardo con quasi due anni di ritardo sull&#8217;esplosione finale&quot; afferma Nello Ajello in &quot;Il lungo addio&quot;- 1997, riferendosi, come \u00e8 evidente, alla caduta del sistema sovietico e alla formazione del nuovo partito della sinistra. La decisione obbligata di &quot;cambiare&quot; giungeva in ritardo, costituiva la presa d&#8217;atto della sconfitta storica del comunismo e dimostrava la giustezza della concezione socialdemocratica, che aveva ottenuto evidenti e significativi successi in Europa. Se non era possibile nascondere la sconfitta storica, era psicologicamente difficile ammettere la superiorit\u00e0 della concezione socialista e furono messi in atto &quot;sofismi, astruserie, astuzie intellettuali, pur di evitare di fare i conti con la socialdemocrazia&quot; affermava Umberto Ranieri, responsabile Esteri del PDS (citato in &quot;Il lungo addio&quot;), che accusava gli intellettuali e la dirigenza politica della sinistra, di aver impedito in Italia una &quot;modernizzazione analoga a quella guidata in Europa dalle grandi socialdemocrazie&quot;. La presunta originalit\u00e0 del &quot;caso italiano&quot;, che gi\u00e0 aveva partorito le invenzioni della &quot;via italiana al socialismo&quot; e dell&#8217; &quot;eurocomunismo&quot;, tendeva a prendere le distanze dal comunismo, assolutamente indifendibile, ma anche dall&#8217;esperienza della socialdemocrazia, preservando e valorizzando l&#8217;originalit\u00e0 dell&#8217;esperienza del PCI, dalla Resistenza alla Repubblica, e cos\u00ec via.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Questa astuzia dialettica era favorita da un&#8217;altra anomalia italiana, per cui il Partito Socialista &#8211; vincitore storico del confronto con i comunisti &#8211; anzich\u00e9 cogliere i frutti del successo, si dissolveva. Il nuovo partito della sinistra &#8211; i Democratici di Sinistra -, nel congresso del &#8217;99, condannava esplicitamente la &quot;tragedia del comunismo e gli orrori dello stalinismo&quot; (mozione di maggioranza e &quot;Progetto 2000&quot;), salvaguardando le lotte, i sacrifici e la vocazione democratica e riformista del PCI. Tesi accettabile e veritiera, seppure auto-assolutoria (a patto che i criteri di lealt\u00e0 e buona fede siano applicati a tutti, anche agli avversari), ma che giungeva con un ritardo di decenni e al termine di una crisi che aveva immobilizzato e lacerato la sinistra italiana.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Il permanere della contraddizione, che induceva a rifiutare il comunismo e a non accettare la socialdemocrazia, portava alcuni a ricercare una &quot;terza via&quot;, che quella contraddizione risolvesse: da qui l&#8217;invenzione di una formazione politica che riunisse tutti i riformismi, saltando le peculiarit\u00e0 specifiche &#8211; storicamente determinate e radicate &#8211; delle culture e delle tradizioni, &quot;rifugiandosi in uno spazio politico eclettico, un cocktail culturale che pretendeva di accogliere tutte le tradizioni riformiste&#8230;&quot; come dice Giorgio Ruffolo (La Repubblica 24 giugno). Il nome stesso del partito, Democratici di Sinistra, indica l&#8217;incertezza e la labilit\u00e0 dell&#8217;identit\u00e0, rinunciando ad ogni riferimento alla storia del movimento socialista e alla identificazione con l&#8217;etica del lavoro.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Nel nuovo partito dei Democratici di Sinistra il confronto tra chi propugnava il radicamento con la tradizione storica del socialismo e chi progettava il partito unico democratico, si faceva acuto, mentre si evidenziava un&#8217;altra contraddizione, derivante dalla divergente collocazione europea dei partiti del centrosinistra italiano, sempre pi\u00f9 stridente con l&#8217;accentuazione delle posizioni conservatrici del Partito Popolare Europeo. Il confronto interno segnava la divisione tra i propugnatori del partito socialista, soggetto riformista nell&#8217;alveo del socialismo europeo, e i sostenitori della &quot;casa comune&quot; dei riformisti, in un confronto letale per la continuit\u00e0 socialista del partito, con il conseguente appannamento dell&#8217;identit\u00e0 politica e la frattura con l&#8217;eredit\u00e0 delle lotte sociali e politiche del passato.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Ancora una volta, come nella crisi ventennale del PCI, si verificavano la paralisi della prospettiva politica; il progressivo sradicamento sociale; l&#8217;invecchiamento anagrafico del partito, incapace di attrarre le nuove generazioni; l&#8217;auto-referenzialit\u00e0 dei gruppi dirigenti; il formalismo del dibattito interno. La polemica sul &quot;partito democratico&quot;, concetto ormai abbandonato per l&#8217;evidente incongruit\u00e0 progettuale e la dissennatezza politica, ha paralizzato la funzione politica della sinistra, rendendola subalterna al programma neo-centrista dell&#8217;Ulivo, che \u00e8 oggi, e progressivamente dal 1998, una cosa diversa dal progetto e dall&#8217;esperienza del &#8217;96.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Il declino della Sinistra italiana trova le sue cause primarie nelle irrisolte contraddizioni: lo scavalcamento della &quot;resa dei conti&quot;, il salto logico nell&#8217;analisi e nella presa d&#8217;atto della realt\u00e0, hanno messo in crisi il concetto stesso di &quot;sinistra&quot; ed hanno impedito di costruire lo strumento politico idoneo per interpretare la realt\u00e0 sociale della globalizzazione. Dieci anni, dalla crisi del 1991, sono passati e la Sinistra registra il suo minimo storico.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Bisogna ricominciare, dal partito: abbiamo bisogno di un partito socialista che recuperi criticamente l&#8217;eredit\u00e0 secolare della storia &#8211; di tutta la storia &#8211; del movimento dei lavoratori e ristabilisca il rapporto con la societ\u00e0 e il lavoro; di democratizzare la struttura organizzativa e di rappresentanza; di un gruppo dirigente affidabile che guidi il partito con mano sicura. Il partito deve operare una &quot;scelta definitiva di identit\u00e0 politica, resa esplicita nel nome e nel simbolo&quot;. Bisogna ricominciare dall&#8217;Ulivo, ridefinendo la democrazia interna e il rapporto delle componenti politiche. La ritrovata identit\u00e0 della Sinistra canceller\u00e0 la subalternit\u00e0 e la conseguente delega ad &quot;altri&quot; della propria rappresentanza e funzione.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">&quot;La situazione \u00e8 molto grave&quot; ha detto, con spietata concisione, Piero Fassino: &quot;o si cambia o si muore ! &quot;.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">( 12 agosto 2001 ) Ulderico Monti<\/font> <\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"100%\" height=\"21\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;O si cambia o si muore&#8221; <\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Ds, lettera di un fassiniano sulla crisi della 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