{"id":262266,"date":"2001-01-13T00:00:00","date_gmt":"2001-01-13T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2020-12-20T10:34:55","modified_gmt":"2020-12-20T09:34:55","slug":"io-nedo-fiano-sopravvissuto-ad-auschwitz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2001\/01\/io-nedo-fiano-sopravvissuto-ad-auschwitz\/262266\/","title":{"rendered":"Io, Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: Arial;\">\u00abCi\u00f2 che ha connotato tutta la mia vita \u00e8 stata la mia deportazione nei campi di sterminio nazisti. Con me ad Auschwitz fin\u00ec tutta la mia famiglia, vennero sterminati tutti. A diciotto anni sono rimasto orfano e quest\u2019esperienza cos\u00ec devastante ha fatto di me un uomo diverso, un testimone per tutta la vita\u00bb. Nedo Fiano al momento della promulgazione delle leggi razziali viveva a Firenze. Venne arrestato da italiani il 6 febbraio del 1944, fu rinchiuso nel carcere di Firenze, da l\u00ec condotto al campo di Fossoli. Deportato ad\u00a0 Auschwitz il 16 maggio del 1944, matricola A 5405, liberato a\u00a0 Buchenvald.\u00a0<\/span><b><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\"><br \/>\n(nella foto sopra Nedo Fiano)<\/span><\/b><\/p>\n<p><b><span style=\"font-family: Arial;\">Mi puo\u2019 descrivere la comunit\u00e0 ebraica di Firenze, prima dell&#8217;entrata in vigore delle leggi razziali?<br \/>\n<\/span><\/b><span style=\"font-family: Arial;\">\u00abLa presenza della famiglia Fiano a Firenze risale al 1400. La comunit\u00e0 ebraica fiorentina contava circa 1500 persone, 39mila in tutta Italia. Eravamo pi\u00f9 italiani degli italiani, la maggior parte degli ebrei italiani erano ben integrati, seppur con una loro specificit\u00e0. Quella di Firenze era una comunit\u00e0 composita: commercianti, insegnanti, industriali tutte le categorie della media borghesia. Mia mamma aveva una deliziosa pensioncina, con sette camere da letto. Una pensione dove venivano dirigenti e anche turisti. Facevamo una vita normalissima. Non c\u2019era razzismo. Ogni tanto ci scappava la scazzottata, <i>l\u2019ebreaccio<\/i>, ma insomma era normale. A Firenze a quel tempo i ragazzi ci dicevano <i>Cucchina Lanai<\/i>, cercando di riprodurre la parola ebraica <i>adonai<\/i>, che significa Dio. Insomma scaramucce, niente di pi\u00f9\u00bb<\/span><\/p>\n<p><b><span style=\"font-family: Arial;\">Tutto cambi\u00f2 nel 1938, con la promulgazione e l&#8217;entrata in vigore delle leggi razziali. Cosa accadde a Nedo Fiano?<br \/>\n<\/span><\/b>\u00ab<span style=\"font-family: Arial;\">Io venni cacciato da scuola perch\u00e9 ebreo. Ero un ragazzo, molto legato alla sua classe, ai suoi compagni. Ne avevo 32, di cui conservo ancora la fotografia. A 13 anni mi sembr\u00f2 di essere davanti ad un baratro. Quando venni cacciato da scuola non c\u2019era da affrontare i soldati armati, mi sarebbe bastata una stretta di mano e una consolazione &#8220;<i>Nedo non ti preoccupare giocheremo ancora insieme, noi siamo gli amici di sempre, non ti preoccupare non piangere<\/i>&#8220;. Questo non \u00e8 avvenuto. Li ho rincontrati nel 1996 su mia iniziativa, ho detto loro che volevo vederli tutti. C\u2019\u00e8 forse un\u2019attenuante per molti di loro: il fatto che i genitori gli avevano detto di evitarmi perch\u00e9 ebreo, per non avere guai. Pero\u2019 finita la guerra qualcuno doveva venire a dirmi qualche cosa. Niente prima, niente durante, niente dopo\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><b><span style=\"font-family: Arial;\">Che cosa \u00e8 successo in quell\u2019incontro?<br \/>\n<\/span><\/b>\u00ab<span style=\"font-family: Arial;\">Mi chiesero di dire qualche cosa. Io mi ero preparato un discorso, non lo faccio mai. Ma non l\u2019ho letto. Li ho guardati e mi sono messo a piangere. &#8220;<i>Quello che io dovrei dire non lo dico, vedo che siamo pi\u00f9 o meno tutti arrivati, mi siete mancati molto<\/i>&#8220;. Non li ho messi sotto accusa, il pi\u00f9 sincero degli amici mi disse &#8220;<i>non credere \u00e8 costata anche a noi<\/i>&#8220;\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><b><span style=\"font-family: Arial;\">Dopo la cacciata da scuola cosa fece?<br \/>\n<\/span><\/b>\u00ab<span style=\"font-family: Arial;\">In quell\u2019occasione mia madre, che nel frattempo a causa delle leggi razziali aveva dovuto chiudere la pensione, \u00e8 stata grande, mi disse che la vita era fatta anche di queste cose, che erano le prove della vita. Da l\u00ec a poco la comunit\u00e0 ebraica si organizz\u00f2 e venne istituita una piccolissima scuola, dove le classi avevano cinque, sei ragazzi al massimo e da sbarazzino e monello come ero, diventai un secchione. Il 50 per cento dei nostri insegnanti erano professori universitari cacciati a loro volta a causa delle leggi razziali. Nei giorni scorsi ho scoperto che la famosa scienziata Margherita Hack \u00e8 stata allieva della professoressa Calabresi, che era stata mia insegnante in quel periodo. Da quella scuola improvvisata sono venuti fuori ambasciatori, banchieri, personaggi di altissimo livello. Studiavamo come pazzi, poi con quegli insegnanti straordinari. Ogni anno avevamo gli esami perch\u00e9 la nostra scuola non era riconosciuta. Il primo anno il preside della scuola dove eravamo andati a fare gli esami di fine anno aveva messo una bacheca per gli alunni ebrei e una per gli ariani. Noi ebrei avevamo tutti gli otto decimi, il massimo della media, e gli altri no. L\u2019anno dopo, quando siamo tornati a fare l\u2019esame per la seconda volta, il preside ci mise tutti insieme, per non far vedere che eravamo migliori degli ariani. Noi avevamo capito la motivazione della scuola, perch\u00e9 si doveva studiare\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><b><span style=\"font-family: Arial;\">In che periodo venne deportato ad Auschwitz?<br \/>\n<\/span><\/b>\u00ab<span style=\"font-family: Arial;\">Fui catturato insieme a mio padre e nel maggio del 1944 deportato con lui ad Auschwitz. Arrivammo a destinazione il 23 maggio. Quando io e pap\u00e0 siamo arrivati, appena scesi dal convoglio, siamo passati subito dalla selezione: da una parte la camera gas e il forno, dall\u2019altra il campo. Noi non siamo andati nella parte del forno. Pap\u00e0 era un uomo splendido, sembrava un ambasciatore. Aveva 54 anni, ma lui ha dichiarato di averne dieci di meno per potersi salvare. Siamo entrati nella quarantena, che era comunque un luogo di morte, le razioni erano dimezzate rispetto al campo, durava circa tre settimane e quando i prigionieri uscivano erano ridotti malissimo. Mi ricordo che siamo entrati in una baracca, dove era il momento della distribuzione della zuppa. Ad Auschwitz non c\u2019erano n\u00e9 forchette, n\u00e9 coltelli, n\u00e9 cucchiai. Dovevamo mangiare mettendo la testa dentro nella ciotola, come del resto non c\u2019era la carta igienica e la mattina ci si doveva pulire con le mani\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><b><span style=\"font-family: Arial;\">Cosa accadde dopo la quarantena?<br \/>\n<\/span><\/b>\u00ab<span style=\"font-family: Arial;\">Quando fummo dentro la baracca entr\u00f2 subito dopo un sergente maggiore delle SS, il quale disse: &#8220;<i>achtung&#8221;,<\/i> tutti scattarono in piedi, era un ordine. Incominci\u00f2 a guardarci. Io so cos\u2019\u00e8 uno sguardo nazista, uno sguardo vitreo, freddo. I nazisti ci guardavano come fossimo stati degli scarafaggi. E come per gli scarafaggi, nessuno prova ritegno a schiacciarli, cos\u00ec era per noi. Il nazista disse che aveva bisogno di qualche interprete<i>. &#8220;Chi parla tedesco?&#8221;<\/i> chiese. Ero impietrito, immobile. E proprio quando pensavo che questo esame fosse finito, ho sentito una spinta sulla schiena, una mano che mi mandava avanti a offrire la mia disponibilit\u00e0 d\u2019interprete. Mi sono trovato davanti alla SS, che continuava a fissarmi con lo stesso sguardo. A un certo punto mi chiese <i>&#8220;dove sei nato? &#8220;.<\/i> Io risposi &#8220;in Italia&#8221;, senza guardarlo, con gli occhi verso un punto infinito. <i>&#8220;S\u00ec ma dove?&#8221;,<\/i> insistette lui. &#8221; <i>A Firenze<\/i>&#8220;. Non finii neppure di pronunciare Florence, che mi disse: &#8220;<i>caro amico, la tua citt\u00e0 \u00e8 bellissima<\/i>&#8220;. Dopo un monologo di dieci minuti mi ha selezionato per il corpo interpreti. Eravamo dei privilegiati, e se io sono qui a parlare forse \u00e8 anche per questo. Gli interpreti lavoravano sulla banchina d\u2019arrivo della stazione di Auschwitz -Birkenau\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><b><span style=\"font-family: Arial;\">Suo nonno era stato deportato con voi?<br \/>\n<\/span><\/b><span style=\"font-family: Arial;\">\u00abNo. So che \u00e8 difficile da credere, perch\u00e9 mio nonno mor\u00ec nel \u201936 quando io avevo 11 anni.<\/span> <span style=\"font-family: Arial;\">Per\u00f2 ne sono sicuro: lui mi sospinse. E\u2019 a lui che devo la mia sopravvivenza. Mio nonno paterno parlava tre lingue, tra cui anche il tedesco. Era cieco, un gran affabulatore. Lui mi parlava di Salgari, quando in genere a quel tempo i ragazzi si occupavano del <i>Libro cuore<\/i>, o al massimo di <i>Pinocchio<\/i>. Io ero un bambino di otto anni, frequentavo la terza elementare. Un giorno mi disse: &#8220;<i>Nedo tu devi imparare il tedesco e ricordati che le lingue rappresentano le chiavi per aprire le vie del mondo<\/i> &#8220;. In quei tre quattro anni di insegnamento mi ha aperto la via alla vita\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><b><span style=\"font-family: Arial;\">Voi avevate consapevolezza di quello che vi aspettava ad Auschwitz e nei campi di sterminio?<br \/>\n<\/span><\/b>\u00ab<span style=\"font-family: Arial;\">I convogli ferroviari, i trasporti che portavano gli ebrei allo sterminio si chiamavano &#8220;trasporti notte e nebbia&#8221;. Pensate a questa definizione poetico letteraria, la definizione pi\u00f9 precisa e puntuale e anche la pi\u00f9 drammatica. Che cosa puoi immaginare di un tale convoglio? Niente. Un trasporto che non sai dove va. Sulla banchina di Auschwitz abbiamo visto arrivare per mesi ebrei greci, polacchi, ungheresi, italiani. Io ero sulla banchina quando con un convoglio \u00e8 arrivata anche mia nonna. Era sorda, si guardava in giro senza riuscire a capire dove fosse finita. Io l\u2019ho riconosciuta subito e sono andato ad abbracciarla, cosa peraltro rischiosissima e sono svenuto dall\u2019emozione. I miei compagni allora mi hanno preso e mi hanno messo da una parte, coprendomi con delle foglie. Mi sono ripreso quattro minuti dopo, mia nonna era gi\u00e0 finita nella camera a gas\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><b><span style=\"font-family: Arial;\">Che spiegazione si d\u00e0 per quanto \u00e8 accaduto. C\u2019\u00e8 chi ha detto che dopo Auschwitz \u00e8 cambiato persino il concetto e l\u2019idea di Dio?<br \/>\n<\/span><\/b>\u00ab<span style=\"font-family: Arial;\">Molti, come me, non riescono a spiegare questa cosa. Per quello che \u00e8 accaduto agli ebrei in questa ultima guerra, con la shoah c\u2019\u00e8 da chiedersi, con tutta franchezza, se \u00e8 possibile che un Dio buono, onnipotente, onnipresente lasci ammazzare sei milioni di persone, anche se fossero stati sei milioni di delinquenti, che poi non erano. Mio nipote aveva solo 18 mesi, che colpe aveva? Io me la sono spiegata in questo modo. Per me il grande miracolo su questa terra \u00e8 la nascita, la procreazione. L\u2019uomo cresce con un\u2019intelligenza, una coscienza. Iddio, questa entit\u00e0, \u00e8 all\u2019origine della nascita, poi l\u2019uomo se la vede da s\u00e9, non possiamo credere che Dio intervenga nelle cose dell\u2019uomo, perch\u00e9 allora dovremmo ammettere che su alcune interviene e su altre no. L\u2019uomo \u00e8 responsabile delle sue scelte, l\u2019uomo ha il libero arbitrio. L\u2019uomo ha la capacit\u00e0 e il potere di fare il bene e il male\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><b><span style=\"font-family: Arial;\">Quindi l\u2019uomo rimane il principale responsabile.<br \/>\n<\/span><\/b>\u00ab<span style=\"font-family: Arial;\">Certo. Se io penso che i tremilacinquecento uomini, che costituivano la guarnigione di Auschwitz, scrivevano a casa lettere affettuose alle mogli, mandavano ai propri figli fotografie, scrivevano parole buone, devo pensare anche che \u00e8 presente questa dualit\u00e0 , e che \u00e8 sempre in agguato. L\u2019uomo \u00e8 il responsabile, non Iddio. L\u2019umanit\u00e0 \u00e8 responsabile della Shoah, come dello stermino dei Curdi e degli Armeni. L\u2019uomo \u00e8 responsabile. Io ho lavorato sulla banchina della stazione di arrivo ad Auschwitz fino all\u2019ottobre del 1944, guardavo Josef Mengele, simile ad un attore americano, vestito sempre elegante, come ad un gal\u00e0, che avvicinava ai bambini dava loro carezze e caramelle, quando vedeva due gemellini se li portava via per i suoi esperimenti. Era un uomo. Noi eravamo dei candidati alla morte e lui sceglieva\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><b><span style=\"font-family: Arial;\">Quando ha iniziato a testimoniare la sua esperienza? Molti sopravvissuti ai campi di sterminio hanno avuto difficolt\u00e0.<br \/>\n<\/span><\/b>\u00ab<span style=\"font-family: Arial;\">Quando si dice che uno \u00e8 sopravvissuto ad Auschwitz per testimoniare, si dice una balla. Chi \u00e8 sopravvissuto, lo ha fatto per istinto. Non \u00e8 stato facile testimoniare ci\u00f2 che \u00e8 stato. Se si andava solo quindici anni fa in una scuola e si chiedeva ad un preside di parlare dell\u2019esperienza di Auschwitz la risposta tipica era &#8220;ma non rientra nei programmi&#8221;, &#8220;sa non vorrei turbare i ragazzi\u2026&#8221;. Insomma nelle scuole non si entrava. Poche erano quelle disposte ad ascoltarci, ed era grazie a pochi illuminati. Il fenomeno delle testimonianze dei sopravvissuti ai campi di sterminio si \u00e8 avuto all\u2019inizio degli anni Novanta, quando c\u2019\u00e8 stata una vera apertura delle scuole. La gente della nostra generazione ha un senso di colpa perch\u00e9 tutto quello che \u00e8 accaduto non sarebbe accaduto se ci fosse stata la solidariet\u00e0 e la mancanza di questa\u00a0 \u00e8 stato ci\u00f2 che ha alimentato la strage. Per capire bisogna parlare del 1938 e delle leggi razziali. Il paese di Dante, di Michelangelo e di Leonardo, ha prodotto anche gli scienziati che hanno avallato la menzogna della razza, affermando che esisteva una razza ariana, e gli ebrei, non essendo ariani, era giusto che venissero estromessi dalla vita civile, dalla societ\u00e0, nonch\u00e9 avviati allo sterminio. Quello era il tempo in cui il signor Levi direttore di banca veniva cacciato e i colleghi, anzich\u00e9 indignarsi, si fregavano le mani perch\u00e9 si liberava un posto. E cos\u00ec successe nelle universit\u00e0, nelle scuole, nelle aziende. Questo \u00e8 il punto, in Italia non c\u2019\u00e8 stato un movimento di opposizione alle leggi razziali, come ad esempio in Olanda dove hanno fatto anche degli scioperi\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><b><span style=\"font-family: Arial;\">Oggi si assiste ad un rigurgito antisemita e ad un revisionismo storico esasperato, a cosa \u00e8 dovuto?<\/span><\/b><span style=\"font-family: Arial;\"><br \/>\n<\/span>\u00ab<span style=\"font-family: Arial;\">\u00c8 dovuto principalmente alla destra, che legittima certe posizioni. Io direi che la shoah \u00e8 stata molto metabolizzata e purtroppo nel modo peggiore. Se io penso che un paese come questo, che tra l\u2019altro ha avuto un forno crematorio, quello di Trieste, la Risiera di San Sabba, oltre a vari campi di concentramento da Merano a Fossoli, ha faticato non poco per ottenere un giorno dedicato alla Memoria, ho detto tutto. Sul revisionismo possiamo solo dire che per sei milioni di morti massacrati in quel modo non ci pu\u00f2 essere n\u00e9 una giustificazione storica, n\u00e9 ideologica, pertanto l\u2019unica difesa, l\u2019estrema ratio \u00e8 la negazione. \u00c8 un processo pericoloso che intacca la conoscenza. La recente edizione di una famosa enciclopedia riporta alla voce Auschwitz questa definizione: &#8220;Luogo di detenzione dove vennero internati gli ebrei per tutta la guerra&#8221;. 2milioni e mezzo di morti finiti cos\u00ec. Se questo \u00e8 il risultato, ci vorrebbe una seconda resistenza, ma non siamo capaci di farla\u00bb.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel maggio del &#8217;44 Nedo Fiano, ebreo italiano, arriv\u00f2 con suo padre sulla banchina di Auschwitz. 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