{"id":265677,"date":"2001-01-15T00:00:00","date_gmt":"2001-01-15T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2001-01-15T00:00:00","modified_gmt":"2001-01-15T00:00:00","slug":"mucca-pazza-i-produttori-di-latte-sono-tranquilli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2001\/01\/mucca-pazza-i-produttori-di-latte-sono-tranquilli\/265677\/","title":{"rendered":"Mucca pazza: i produttori di latte sono tranquilli"},"content":{"rendered":"<table height=\"1\" cellspacing=\"6\" cellpadding=\"0\" width=\"100%\" border=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"100%\" colspan=\"2\" height=\"16\"><font face=\"Arial\">Che la mucca pazza ci facesse diventare un p\u00f2 meno carnivori, questa era una cosa prevedibile. Ma che la mucca pazza potesse &quot;contaminare&quot;, almeno psicologicamente,\u00a0 un alimento utilizzatissimo anche da noi come il latte ha creato molta pi\u00f9 inquietudine negli italiani. E nei varesini pure, anche perch\u00e9 se nelle nostre zone la produzione di carne non \u00e8 tradizionale, diverso \u00e8 il caso della produzione di latte e derivati, dove si registrano in provincia almeno tre industrie lattiero casearie e una cooperativa indipendente di produzione di latte.\u00a0<\/font> <\/p>\n<p><font face=\"Arial\">&quot;N<\/font><font face=\"Arial\">oi non vogliamo esprimere commenti diretti: siamo fin troppo di parte. Facciamo per\u00f2 nostre le parole del ministro: ci piace sapere dagli scienziati che non ci sono collegamenti tra mucca pazza e latte &#8211; spiega Carlo Crosti, responsabile commerciale della Prealpina Latte &#8211; Gli<\/font> <font face=\"Arial\">allevatori che conferiscono il latte alla nostra cooperativa sono esclusivamente della provincia di Varese, e perci\u00f2 anche pi\u00f9 &quot;controllabili&quot; dagli stessi clienti. E&#8217; da sottolineare anche che da noi si produce latte di alta qualit\u00e0, il che significa che i processi di controllo della qualit\u00e0 costringono anche gli allevatori ad una attenzione pi\u00f9 severa. Per questo\u00a0 siamo tranquilli, e ce la sentiamo di tranquillizzare i clienti riguardo al nostro prodotto, partendo in particolare dalle mucche che lo forniscono. Se perplessit\u00e0 ci dovessero essere, potrebbero esserci sul latte proveniente dall&#8217;estero&quot;.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">&quot;Ci mancava pure la mucca pazza &#8211; sbotta Carla Zoppini, allevatrice con cento capi\u00a0 e una fattoria famosa alla Schiranna, il Barich &#8211; se comincia pure quella possiamo chiudere&quot;. La Zoppini, che conferisce latte alla Carnini, d\u00e0 da mangiare ai suoi capi &quot;trinciato di mais, fieno, sali minerali e mangime&quot;: le sue mucche, dunque, sembrano vegetariane, contrariamente a quelle che si sono ammalate mangiando farine animali e contribuendo cos\u00ec alla diffusione del morbo.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">&quot;Il fatto che degli animali vegetariani ed erbivori mangino farine animali contribuisce a diffondere il morbo, almeno tra le mucche, molto pi\u00f9 di quello che ragionevolmente dovrebbe capitare &#8211; spiega Loredano Pollegioni, professore associato di chimica biologica all&#8217;universit\u00e0 dell&#8217;Insubria\u00a0 &#8211; va tenuto presente che il cosiddetto &quot;morbo della mucca pazza&quot; non si diffonde a causa di un virus o di un microbo, ma assumendo la proteina alterata che \u00e8 causa della malattia. Ci\u00f2 rende inutili eventuali precauzioni riguardo all&#8217;ambiente, e rende incomprensibile l&#8217;abbattimento dei 150 capi\u00a0 della stalla bresciana per il solo fatto di aver &quot;coabitato&quot; con la mucca infetta. Potrebbe essere una precauzione altamente ragionevole se la mucca avesse contratto la malattia mangiando farine animali, e se queste farine fossero state somministrate a tutte le altre mucche. Ma, come pu\u00f2 immaginare, il problema in quel caso non riguarderebbe le sole mucche che dimoravano in quella stalla, ma tutte quelle che hanno mangiato farina di quel produttore&quot;<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Ma gli studi sul latte che stanno incominciando ad effettuare in Inghilterra sono giustificati o no?<\/font> <font face=\"Arial\">&quot;Gli studi sono sempre e in ogni caso giustificati, perch\u00e9 permettono di togliere dubbi e fare nuove scoperte.\u00a0 Gli inglesi giustamente procedono ad ulteriori studi, perch\u00e9 sono i pi\u00f9 colpiti dalla malattia tra le mucche e devono essere giustamente sensibili. Non credo per\u00f2 che ci sia un nesso diretto tra la malattia e il latte e in certo casi inoltre come quello del latte alta qualit\u00e0, i controlli sono cos\u00ec frequenti e riguardano un prodotto cos\u00ec sensibile a quello che hanno mangiato le mucche come il latte da loro prodotto, che per un produttore \u00e8 meglio attenersi alla legge imposta (che vieta di somministrare farine animali, n.d.r.) che rischiare di buttar via un prodotto considerato scadente&quot;.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Perch\u00e9 ora si pensa al latte, dopo aver limitato per tanto tempo lo studio alle carni di bovini anziani? &quot;Anche il latte contiene proteine,\u00a0 ed \u00e8 prodotto dalla mucca, perci\u00f2&#8230; Comunque fino ad ora sono state esaminate solo le carni, e solo di bovini superiori ai trenta mesi perch\u00e9 ci si \u00e8 resi conto che la malattia si sviluppa solo dopo quell&#8217;et\u00e0&quot; Ma la malattia non potrebbe essere residente\u00a0 nel corpo degli animali prima che si manifesti? &quot;Una bella domanda. Ma ancora una risposta non c&#8217;\u00e8&quot;. E se lo dice un professore specializzato <\/font><font face=\"Arial\">in enzimologia, che si occupa da sempre per l&#8217;Insubria di proteine, c&#8217;\u00e8 da crederci.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">I dubbi sulla genesi del morbo della mucca pazza sono ancora tanti. Non ci sar\u00e0 quindi da stare tranquilli ancora per un p\u00f2&#8230;. &quot;Tenga presente che il questa non \u00e8 una malattia &quot;normale&quot;: \u00e8 data da una proteina, non da batteri n\u00e8 da virus. Da questo punto di vista, gli unici legittimati ad esserne cos\u00ec interessati sono gli scienziati, che hanno di fronte un caso davvero degno di studio, per una malattia paragonabile vagamente solo al morbo di Alzheimer. Tenga presente inoltre che del morbo della mucca pazza esiste anche l&#8217;equivalente umano, il morbo di Kreuzfeld Jacob, una degenerazione del sistema nervoso di cui gli uomini si ammalano, anche senza l&#8217;aiuto delle mucche, con un&#8217;incidenza di 1 o 2 casi per milione di abitanti: \u00e8 una malattia rara, ma comunque conta qualche decina di casi all&#8217;anno. Tenga infine presente che casi di esseri umani contagiati dalla versione bovina della malattia sono circa 50 in tutto il mondo. Tutte queste premesse mi servono per dire che la mia opinione su questa faccenda \u00e8 che l&#8217;allarme che si fa intorno a questa malattia \u00e8 eccessivo, e che la prima causa di morte nel mondo \u00e8 la diarrea, curabile con farmaci che costano 700lire al giorno. Con una parte dei soldi che si destinano a questo tipo di ricerche si potrebbero salvare milioni di persone&quot;.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Insomma, lei continuer\u00e0 a bere latte? &quot;S\u00ec. se devo dirle la verit\u00e0, ho molta pi\u00f9 paura di ammalarmi di cancro che di morbo della mucca pazza, se non altro per motivi statistici: l&#8217;incidenza del tumore nella popolazione italiana \u00e8 del 30 per cento&quot;.<\/font><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"100%\" colspan=\"2\" height=\"18\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"100%\" colspan=\"2\" height=\"21\">\n<p align=\"right\"><font face=\"Arial\" color=\"#ff0000\" size=\"2\"><\/font><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Suscita inquietudine la notizia che la Gran Bretagna stia studiando i possibili rischi per il latte. 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