{"id":265809,"date":"2003-12-19T00:00:00","date_gmt":"2003-12-19T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2003-12-19T00:00:00","modified_gmt":"2003-12-19T00:00:00","slug":"sara-gratuita-la-certificazione-di-malattia-per-i-lavoratori-frontalieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2003\/12\/sara-gratuita-la-certificazione-di-malattia-per-i-lavoratori-frontalieri\/265809\/","title":{"rendered":"Sar\u00e0 gratuita la certificazione di malattia per i lavoratori frontalieri"},"content":{"rendered":"<table height=\"1\" cellspacing=\"6\" cellpadding=\"0\" width=\"100%\" border=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"100%\" colspan=\"2\" height=\"1\">\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Da oggi tutti i lavoratori frontalieri che chiederanno al proprio medico curante una certificazione per incapacit\u00e0 temporanea al lavoro non saranno pi\u00f9 costretti a pagare tale certificazione.\u00a0<br \/>\u00c8 il risultato di una denuncia espressa dagli uffici della Cisl frontalieri, dall&#8217;Inas e dall&#8217;Ocst operanti sia in Italia che in Canto Ticino. I tre organismi hanno fatto presente alla Direzione Generale Sanit\u00e0 della Regione Lombardia quella che ormai era diventata una consuetudine: il lavoratore frontaliero che in caso di malattia \u00e8 costretto a presentare entro tre giorni il certificato medico al datore di lavoro era costretto a pagare dai 30 ai 50 \u20ac al medico di medicina generale italiano. Un prezzo ritenuto esorbitante per la semplice compilazione della dichiarazione di malattia.\u00a0<br \/>A seguito delle tante denunce i responsabili dei tre uffici citati hanno spinto la Regione Lombardia a fare chiarezza sulle norme e sulle procedure: la risposta del Pirellone non ammette dubbi: <\/font><font face=\"Arial\">facendo riferimento alla legislazione in vigore, la Regione ha precisato che \u00abqualsiasi richiesta di pagamento di una certificazione per l&#8217;incapacit\u00e0 temporanea al lavoro \u00e8 da considerarsi grave e palese violazione del comma 2 art. 6 del vigente ACN per al medicina generale &#8211; DPR 270\/2000 e come tale vada accertata e perseguita\u00bb.<br \/>\u00abFinalmente dunque &#8211; commenta\u00a0 Giancarlo Bosisio, responsabile Ufficio frontalieri OCST<\/font> &#8211; <font face=\"Arial\">si \u00e8 fatta chiarezza su di una questione che da tempo era dibattuta ma a cui non era mai stata data una risposta chiara dall&#8217;autorit\u00e0. La certificazione di malattia sar\u00e0 totalmente gratuita\u00bb.\u00a0<\/font> <\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"100%\" colspan=\"2\" height=\"18\">\n<p align=\"right\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fuggono dall&#8217;Italia per poter lavorare e quando decidono di ritornare, allettati dalle promesse, vengono fatti accomodare in sala d&#8217;attesa. Sono 1700, infatti, i ricercatori italiani che dopo aver vinto un concorso attendono dallo Stato una risposta circa il loro futuro. Claudia Binda, trentenne, varesina, biologa e ricercatrice, si definisce &#8220;fortunata&#8221; perch\u00e9 il suo nome non compare in quella lunga lista e perch\u00e9 lavora ormai da anni ad un progetto importante in un laboratorio di ricerca di biologia a Pavia. Claudia studia la struttura delle proteine che interagiscono in alcune malattie, tra cui il morbo di Parkinson. Fa la spola con Atlanta, in Georgia, negli States, dove il laboratorio di un&#8217;universit\u00e0 cura una parte di quel progetto.<br \/>\nPerch\u00e9 lei non \u00e8 fuggita all&#8217;estero?<br \/>\n\u00abFin dalla tesi di laurea ho potuto scegliere un laboratorio di ricerca molto competitivo in Italia, paragonabile ai migliori laboratori stranieri. Il responsabile ha lavorato molto all&#8217;estero e ha ricreato un ambiente internazionale: collaborazioni e progetti validi, per cui i finanziamenti arrivano e questo permette di fare ricerca seriamente. Poi c&#8217;\u00e8 un patto trasparente con il nostro capo che crede nei giovani ricercatori, non li sfrutta e mette subito in chiaro lati positivi e negativi della scelta\u00bb.<br \/>\nPerch\u00e9 ha scelto Pavia e non Varese per i suoi studi di biologia?<br \/>\n\u00abQuando ho iniziato io, la facolt\u00e0 di biologia qui a Varese era appena nata, ma non \u00e8 la sola ragione. Se uno ha le possibilit\u00e0 \u00e8 meglio che vada a studiare in un&#8217;altra citt\u00e0 da quella dove risiede, magari in quella dove c&#8217;\u00e8 la miglior tradizione rispetto alla facolt\u00e0 scelta. Vivere e studiare lontano da casa \u00e8 un&#8217;esperienza importante, che aiuta ad aprire la mente, a formarsi e a responsabilizzarsi. All&#8217;estero uscire di casa a vent&#8217;anni \u00e8 una regola sancita e accettata dalle stesse famiglie. Ho scelto Pavia perch\u00e9 ha una tradizione scientifica forte e consolidata, ha strutture e laboratori adeguati e perch\u00e9 l\u00ec arrivano molti personaggi importanti per il mondo scientifico. Non \u00e8 possibile fare ricerca senza uno scambio continuo con gli altri ricercatori nel mondo. Insomma, era il luogo ideale per ci\u00f2 che volevo fare\u00bb.<br \/>\nChe progetti di ricerca seguite nel vostro laboratorio?<br \/>\n\u00abOltre a quello su alcune  proteine che interagiscono nel morbo di Parkinson, c&#8217;\u00e8 un progetto di livello europeo sulla tubercolosi. Riguarda la ricerca di nuovi target che possano far scoprire nuovi antibiotici, dato che questa malattia, con i recenti flussi migratori, \u00e8 ritornata in auge anche in Europa\u00bb.<br \/>\nL&#8217;America per un ricercatore rimane sempre il modello da seguire?<br \/>\n\u00abS\u00ec, anche per quei ricercatori che, per un motivo o per l&#8217;altro, non l&#8217;amano. \u00c8 la meta agognata, nonostante nei loro centri di ricerca ci sia molto stress e competizione. Bisogna stare attenti per\u00f2 a non cedere il passo ad alcuni luoghi comuni, un po&#8217; come accade per la famiglia americana, sempre in crisi e sull&#8217;orlo del divorzio\u00bb.<br \/>\nQual \u00e8, allora, la realt\u00e0 americana?<br \/>\n\u00abNei laboratori americani c&#8217;\u00e8 molto attivismo e si fanno delle ricerche per un motivo che va sempre giustificato. Quindi i finanziamenti ti vengono dati se tu giustifichi la tua ricerca e se d\u00e0 dei frutti. Giustificare non vuol dire avere necessariamente un ritorno immediato, come puo&#8217; essere per un prodotto commerciale. La ricerca di base \u00e8 un investimento a lungo termine. Le altre ricerche che non hanno una giustificazione biomedica o biotecnologia, seppur interessanti, non vengono finanziate. In questo l&#8217;America \u00e8 un modello\u00bb.<br \/>\nIn alcuni settori, come l&#8217;informatica e la matematica applicata, c&#8217;\u00e8 una forte concorrenza degli indiani e degli orientali in genere. Accade anche nel suo campo?<br \/>\n\u00abQuando ho lavorato negli Stati Uniti, l&#8217;unico americano era il professore tutti gli altri erano stranieri, soprattutto giapponesi e cinesi, che resistono, in quanto abituati, a fortissimi carichi di lavoro e di stress\u00bb. <\/p>\n<p>E in Italia cosa accade?<br \/>\n\u00abIn Italia ci sono autentiche punte di eccellenza nella ricerca scientifica, per\u00f2 manca la classe media dei ricercatori\u00bb.<br \/>\nIl motivo?<br \/>\n \u00abDa noi \u00e8 un po&#8217; il gatto che si morde la coda: purtroppo \u00e8 vero che vengono dati pochi soldi alla ricerca, ma \u00e8 anche vero che sono tanti i posti dove si batte la fiacca. I posti per i ricercatori non sempre sono gestiti in base a meriti scientifici, spesso dipende dall&#8217;avere un proprio &#8220;sponsor&#8221;. C&#8217;\u00e8 un rapporto sproporzionato tra la classe docente e quella dei ricercatori, perch\u00e9 negli anni Sessanta sono stati assunti moltissimi professori e pochissimi ricercatori. Ora si cerca di risolvere il problema bloccando le assunzioni in campo pubblico, penalizzando per\u00f2 le nuove leve e con un conseguente invecchiamento delle universit\u00e0. Il professore ha un ruolo, mentre il ricercatore ne ha un altro, il professore deve fare un sacco di cose e non si puo&#8217; occupare della ricerca. Il fatto che oggi tutti i ricercatori rientrati in Italia non lavorano \u00e8 un grave danno per il Paese\u00bb.<br \/>\nQuanto influisce il fatto che l&#8217;Italia abbia una forte tradizione accademica umanistica?<br \/>\n\u00abNon credo che la questione centrale sia la competizione interna tra facolt\u00e0 scientifiche e umanistiche. Penso invece che il decentramento, causato dalla nascita in tante piccole citt\u00e0 di nuove universit\u00e0, abbia frammentato ulteriormente le poche risorse disponibili\u00bb.<br \/>\nSecondo lei, le strutture italiane sono adeguate?<br \/>\n\u00abNoi collaboriamo con ricercatori europei, francesi e olandesi soprattutto, e spesso andiamo all&#8217;estero per raccogliere dei dati. Ci rechiamo nei sincrotroni, strutture sofisticate, dove il ricercatore ha a disposizione tutta la strumentazione necessaria, una sorta di incubatore di ricerca che d\u00e0 servizi alle universit\u00e0. Il nostro sincrotrone di Trieste aveva tutte le caratteristiche per essere competitivo con quelli europei, ma come accade per altre cose italiane aveva problemi di organizzazione e problemi tecnici che, ad esempio, non ci sono a Grenoble o ad Amburgo. Il ricercatore che va l\u00ec ha tempi intensissimi e deve essere messo in grado di lavorare nel migliore dei modi\u00bb.<br \/>\nChe tipo di rapporto avete con le aziende private?<br \/>\n\u00abL&#8217;industria farmaceutica cerca il prodotto immediato, loro fanno ricerca perch\u00e9 vogliono il farmaco, per\u00f2 hanno bisogno della ricerca di base che solo le universit\u00e0 fanno perch\u00e9 non hanno un fine immediato, e perch\u00e9 hanno pi\u00f9 conoscenze rispetto a specifici argomenti. Ci sono ricercatori delle industrie farmaceutiche a cui cambiano il progetto da un giorno all&#8217;altro, perch\u00e9 l&#8217;industria ha deciso di cambiare linea rispetto al prodotto. Le proteine che studiamo noi hanno a che fare direttamente con alcune malattie. Le industrie farmaceutiche, che hanno interesse a sviluppare nuovi farmaci contro queste malattie, ci forniscono i loro composti che noi studiamo in relazione a queste proteine. In questo modo loro possono modificare chimicamente questi composti, rendendoli pi\u00f9 efficaci e con meno effetti collaterali. Noi gli forniamo le informazioni e le aziende sviluppano i nuovi composti. \u00c8 un continuo scambio di informazioni\u00bb. <\/p>\n<p>Michele Mancino<br \/>\nLa denuncia di Cisl, Inas, Ocst ha determinato una presa di posizione da parte del Pirellone   <\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Sar\u00e0 gratuita la certificazione di malattia per i lavoratori frontalieri<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Fuggono dall&#039;Italia per poter lavorare e quando decidono di ritornare, allettati dalle promesse, vengono fatti accomodare in sala d&#039;attesa. Sono 1700, infatti, i ricercatori italiani che dopo aver vinto un concorso attendono dallo Stato una risposta circa il loro futuro. Claudia Binda, trentenne, varesina, biologa e ricercatrice, si definisce &quot;fortunata&quot; perch\u00e9 il suo nome non compare in quella lunga lista e perch\u00e9 lavora ormai da anni ad un progetto importante in un laboratorio di ricerca di biologia a Pavia. Claudia studia la struttura delle proteine che interagiscono in alcune malattie, tra cui il morbo di Parkinson. Fa la spola con Atlanta, in Georgia, negli States, dove il laboratorio di un&#039;universit\u00e0 cura una parte di quel progetto.  Perch\u00e9 lei non \u00e8 fuggita all&#039;estero?  \u00abFin dalla tesi di laurea ho potuto scegliere un laboratorio di ricerca molto competitivo in Italia, paragonabile ai migliori laboratori stranieri. Il responsabile ha lavorato molto all&#039;estero e ha ricreato un ambiente internazionale: collaborazioni e progetti validi, per cui i finanziamenti arrivano e questo permette di fare ricerca seriamente. Poi c&#039;\u00e8 un patto trasparente con il nostro capo che crede nei giovani ricercatori, non li sfrutta e mette subito in chiaro lati positivi e negativi della scelta\u00bb.  Perch\u00e9 ha scelto Pavia e non Varese per i suoi studi di biologia?  \u00abQuando ho iniziato io, la facolt\u00e0 di biologia qui a Varese era appena nata, ma non \u00e8 la sola ragione. Se uno ha le possibilit\u00e0 \u00e8 meglio che vada a studiare in un&#039;altra citt\u00e0 da quella dove risiede, magari in quella dove c&#039;\u00e8 la miglior tradizione rispetto alla facolt\u00e0 scelta. Vivere e studiare lontano da casa \u00e8 un&#039;esperienza importante, che aiuta ad aprire la mente, a formarsi e a responsabilizzarsi. All&#039;estero uscire di casa a vent&#039;anni \u00e8 una regola sancita e accettata dalle stesse famiglie. Ho scelto Pavia perch\u00e9 ha una tradizione scientifica forte e consolidata, ha strutture e laboratori adeguati e perch\u00e9 l\u00ec arrivano molti personaggi importanti per il mondo scientifico. Non \u00e8 possibile fare ricerca senza uno scambio continuo con gli altri ricercatori nel mondo. Insomma, era il luogo ideale per ci\u00f2 che volevo fare\u00bb.  Che progetti di ricerca seguite nel vostro laboratorio?  \u00abOltre a quello su alcune proteine che interagiscono nel morbo di Parkinson, c&#039;\u00e8 un progetto di livello europeo sulla tubercolosi. Riguarda la ricerca di nuovi target che possano far scoprire nuovi antibiotici, dato che questa malattia, con i recenti flussi migratori, \u00e8 ritornata in auge anche in Europa\u00bb. L&#039;America per un ricercatore rimane sempre il modello da seguire?  \u00abS\u00ec, anche per quei ricercatori che, per un motivo o per l&#039;altro, non l&#039;amano. \u00c8 la meta agognata, nonostante nei loro centri di ricerca ci sia molto stress e competizione. Bisogna stare attenti per\u00f2 a non cedere il passo ad alcuni luoghi comuni, un po&#039; come accade per la famiglia americana, sempre in crisi e sull&#039;orlo del divorzio\u00bb. Qual \u00e8, allora, la realt\u00e0 americana?  \u00abNei laboratori americani c&#039;\u00e8 molto attivismo e si fanno delle ricerche per un motivo che va sempre giustificato. Quindi i finanziamenti ti vengono dati se tu giustifichi la tua ricerca e se d\u00e0 dei frutti. Giustificare non vuol dire avere necessariamente un ritorno immediato, come puo&#039; essere per un prodotto commerciale. La ricerca di base \u00e8 un investimento a lungo termine. Le altre ricerche che non hanno una giustificazione biomedica o biotecnologia, seppur interessanti, non vengono finanziate. In questo l&#039;America \u00e8 un modello\u00bb.  In alcuni settori, come l&#039;informatica e la matematica applicata, c&#039;\u00e8 una forte concorrenza degli indiani e degli orientali in genere. Accade anche nel suo campo?  \u00abQuando ho lavorato negli Stati Uniti, l&#039;unico americano era il professore tutti gli altri erano stranieri, soprattutto giapponesi e cinesi, che resistono, in quanto abituati, a fortissimi carichi di lavoro e di stress\u00bb.    E in Italia cosa accade?  \u00abIn Italia ci sono autentiche punte di eccellenza nella ricerca scientifica, per\u00f2 manca la classe media dei ricercatori\u00bb. Il motivo?  \u00abDa noi \u00e8 un po&#039; il gatto che si morde la coda: purtroppo \u00e8 vero che vengono dati pochi soldi alla ricerca, ma \u00e8 anche vero che sono tanti i posti dove si batte la fiacca. I posti per i ricercatori non sempre sono gestiti in base a meriti scientifici, spesso dipende dall&#039;avere un proprio &quot;sponsor&quot;. C&#039;\u00e8 un rapporto sproporzionato tra la classe docente e quella dei ricercatori, perch\u00e9 negli anni Sessanta sono stati assunti moltissimi professori e pochissimi ricercatori. Ora si cerca di risolvere il problema bloccando le assunzioni in campo pubblico, penalizzando per\u00f2 le nuove leve e con un conseguente invecchiamento delle universit\u00e0. Il professore ha un ruolo, mentre il ricercatore ne ha un altro, il professore deve fare un sacco di cose e non si puo&#039; occupare della ricerca. Il fatto che oggi tutti i ricercatori rientrati in Italia non lavorano \u00e8 un grave danno per il Paese\u00bb. Quanto influisce il fatto che l&#039;Italia abbia una forte tradizione accademica umanistica?  \u00abNon credo che la questione centrale sia la competizione interna tra facolt\u00e0 scientifiche e umanistiche. Penso invece che il decentramento, causato dalla nascita in tante piccole citt\u00e0 di nuove universit\u00e0, abbia frammentato ulteriormente le poche risorse disponibili\u00bb. Secondo lei, le strutture italiane sono adeguate?  \u00abNoi collaboriamo con ricercatori europei, francesi e olandesi soprattutto, e spesso andiamo all&#039;estero per raccogliere dei dati. Ci rechiamo nei sincrotroni, strutture sofisticate, dove il ricercatore ha a disposizione tutta la strumentazione necessaria, una sorta di incubatore di ricerca che d\u00e0 servizi alle universit\u00e0. Il nostro sincrotrone di Trieste aveva tutte le caratteristiche per essere competitivo con quelli europei, ma come accade per altre cose italiane aveva problemi di organizzazione e problemi tecnici che, ad esempio, non ci sono a Grenoble o ad Amburgo. Il ricercatore che va l\u00ec ha tempi intensissimi e deve essere messo in grado di lavorare nel migliore dei modi\u00bb.  Che tipo di rapporto avete con le aziende private?  \u00abL&#039;industria farmaceutica cerca il prodotto immediato, loro fanno ricerca perch\u00e9 vogliono il farmaco, per\u00f2 hanno bisogno della ricerca di base che solo le universit\u00e0 fanno perch\u00e9 non hanno un fine immediato, e perch\u00e9 hanno pi\u00f9 conoscenze rispetto a specifici argomenti. Ci sono ricercatori delle industrie farmaceutiche a cui cambiano il progetto da un giorno all&#039;altro, perch\u00e9 l&#039;industria ha deciso di cambiare linea rispetto al prodotto. Le proteine che studiamo noi hanno a che fare direttamente con alcune malattie. Le industrie farmaceutiche, che hanno interesse a sviluppare nuovi farmaci contro queste malattie, ci forniscono i loro composti che noi studiamo in relazione a queste proteine. In questo modo loro possono modificare chimicamente questi composti, rendendoli pi\u00f9 efficaci e con meno effetti collaterali. Noi gli forniamo le informazioni e le aziende sviluppano i nuovi composti. \u00c8 un continuo scambio di informazioni\u00bb.   Michele Mancino La denuncia di Cisl, Inas, Ocst ha determinato una presa di posizione da parte del Pirellone\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"noindex, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Sar\u00e0 gratuita la certificazione di malattia per i lavoratori frontalieri\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Fuggono dall&#039;Italia per poter lavorare e quando decidono di ritornare, allettati dalle promesse, vengono fatti accomodare in sala d&#039;attesa. Sono 1700, infatti, i ricercatori italiani che dopo aver vinto un concorso attendono dallo Stato una risposta circa il loro futuro. Claudia Binda, trentenne, varesina, biologa e ricercatrice, si definisce &quot;fortunata&quot; perch\u00e9 il suo nome non compare in quella lunga lista e perch\u00e9 lavora ormai da anni ad un progetto importante in un laboratorio di ricerca di biologia a Pavia. Claudia studia la struttura delle proteine che interagiscono in alcune malattie, tra cui il morbo di Parkinson. Fa la spola con Atlanta, in Georgia, negli States, dove il laboratorio di un&#039;universit\u00e0 cura una parte di quel progetto.  Perch\u00e9 lei non \u00e8 fuggita all&#039;estero?  \u00abFin dalla tesi di laurea ho potuto scegliere un laboratorio di ricerca molto competitivo in Italia, paragonabile ai migliori laboratori stranieri. Il responsabile ha lavorato molto all&#039;estero e ha ricreato un ambiente internazionale: collaborazioni e progetti validi, per cui i finanziamenti arrivano e questo permette di fare ricerca seriamente. Poi c&#039;\u00e8 un patto trasparente con il nostro capo che crede nei giovani ricercatori, non li sfrutta e mette subito in chiaro lati positivi e negativi della scelta\u00bb.  Perch\u00e9 ha scelto Pavia e non Varese per i suoi studi di biologia?  \u00abQuando ho iniziato io, la facolt\u00e0 di biologia qui a Varese era appena nata, ma non \u00e8 la sola ragione. Se uno ha le possibilit\u00e0 \u00e8 meglio che vada a studiare in un&#039;altra citt\u00e0 da quella dove risiede, magari in quella dove c&#039;\u00e8 la miglior tradizione rispetto alla facolt\u00e0 scelta. Vivere e studiare lontano da casa \u00e8 un&#039;esperienza importante, che aiuta ad aprire la mente, a formarsi e a responsabilizzarsi. All&#039;estero uscire di casa a vent&#039;anni \u00e8 una regola sancita e accettata dalle stesse famiglie. Ho scelto Pavia perch\u00e9 ha una tradizione scientifica forte e consolidata, ha strutture e laboratori adeguati e perch\u00e9 l\u00ec arrivano molti personaggi importanti per il mondo scientifico. Non \u00e8 possibile fare ricerca senza uno scambio continuo con gli altri ricercatori nel mondo. Insomma, era il luogo ideale per ci\u00f2 che volevo fare\u00bb.  Che progetti di ricerca seguite nel vostro laboratorio?  \u00abOltre a quello su alcune proteine che interagiscono nel morbo di Parkinson, c&#039;\u00e8 un progetto di livello europeo sulla tubercolosi. Riguarda la ricerca di nuovi target che possano far scoprire nuovi antibiotici, dato che questa malattia, con i recenti flussi migratori, \u00e8 ritornata in auge anche in Europa\u00bb. L&#039;America per un ricercatore rimane sempre il modello da seguire?  \u00abS\u00ec, anche per quei ricercatori che, per un motivo o per l&#039;altro, non l&#039;amano. \u00c8 la meta agognata, nonostante nei loro centri di ricerca ci sia molto stress e competizione. Bisogna stare attenti per\u00f2 a non cedere il passo ad alcuni luoghi comuni, un po&#039; come accade per la famiglia americana, sempre in crisi e sull&#039;orlo del divorzio\u00bb. Qual \u00e8, allora, la realt\u00e0 americana?  \u00abNei laboratori americani c&#039;\u00e8 molto attivismo e si fanno delle ricerche per un motivo che va sempre giustificato. Quindi i finanziamenti ti vengono dati se tu giustifichi la tua ricerca e se d\u00e0 dei frutti. Giustificare non vuol dire avere necessariamente un ritorno immediato, come puo&#039; essere per un prodotto commerciale. La ricerca di base \u00e8 un investimento a lungo termine. Le altre ricerche che non hanno una giustificazione biomedica o biotecnologia, seppur interessanti, non vengono finanziate. In questo l&#039;America \u00e8 un modello\u00bb.  In alcuni settori, come l&#039;informatica e la matematica applicata, c&#039;\u00e8 una forte concorrenza degli indiani e degli orientali in genere. Accade anche nel suo campo?  \u00abQuando ho lavorato negli Stati Uniti, l&#039;unico americano era il professore tutti gli altri erano stranieri, soprattutto giapponesi e cinesi, che resistono, in quanto abituati, a fortissimi carichi di lavoro e di stress\u00bb.    E in Italia cosa accade?  \u00abIn Italia ci sono autentiche punte di eccellenza nella ricerca scientifica, per\u00f2 manca la classe media dei ricercatori\u00bb. Il motivo?  \u00abDa noi \u00e8 un po&#039; il gatto che si morde la coda: purtroppo \u00e8 vero che vengono dati pochi soldi alla ricerca, ma \u00e8 anche vero che sono tanti i posti dove si batte la fiacca. I posti per i ricercatori non sempre sono gestiti in base a meriti scientifici, spesso dipende dall&#039;avere un proprio &quot;sponsor&quot;. C&#039;\u00e8 un rapporto sproporzionato tra la classe docente e quella dei ricercatori, perch\u00e9 negli anni Sessanta sono stati assunti moltissimi professori e pochissimi ricercatori. Ora si cerca di risolvere il problema bloccando le assunzioni in campo pubblico, penalizzando per\u00f2 le nuove leve e con un conseguente invecchiamento delle universit\u00e0. Il professore ha un ruolo, mentre il ricercatore ne ha un altro, il professore deve fare un sacco di cose e non si puo&#039; occupare della ricerca. Il fatto che oggi tutti i ricercatori rientrati in Italia non lavorano \u00e8 un grave danno per il Paese\u00bb. Quanto influisce il fatto che l&#039;Italia abbia una forte tradizione accademica umanistica?  \u00abNon credo che la questione centrale sia la competizione interna tra facolt\u00e0 scientifiche e umanistiche. Penso invece che il decentramento, causato dalla nascita in tante piccole citt\u00e0 di nuove universit\u00e0, abbia frammentato ulteriormente le poche risorse disponibili\u00bb. Secondo lei, le strutture italiane sono adeguate?  \u00abNoi collaboriamo con ricercatori europei, francesi e olandesi soprattutto, e spesso andiamo all&#039;estero per raccogliere dei dati. Ci rechiamo nei sincrotroni, strutture sofisticate, dove il ricercatore ha a disposizione tutta la strumentazione necessaria, una sorta di incubatore di ricerca che d\u00e0 servizi alle universit\u00e0. Il nostro sincrotrone di Trieste aveva tutte le caratteristiche per essere competitivo con quelli europei, ma come accade per altre cose italiane aveva problemi di organizzazione e problemi tecnici che, ad esempio, non ci sono a Grenoble o ad Amburgo. Il ricercatore che va l\u00ec ha tempi intensissimi e deve essere messo in grado di lavorare nel migliore dei modi\u00bb.  Che tipo di rapporto avete con le aziende private?  \u00abL&#039;industria farmaceutica cerca il prodotto immediato, loro fanno ricerca perch\u00e9 vogliono il farmaco, per\u00f2 hanno bisogno della ricerca di base che solo le universit\u00e0 fanno perch\u00e9 non hanno un fine immediato, e perch\u00e9 hanno pi\u00f9 conoscenze rispetto a specifici argomenti. Ci sono ricercatori delle industrie farmaceutiche a cui cambiano il progetto da un giorno all&#039;altro, perch\u00e9 l&#039;industria ha deciso di cambiare linea rispetto al prodotto. Le proteine che studiamo noi hanno a che fare direttamente con alcune malattie. Le industrie farmaceutiche, che hanno interesse a sviluppare nuovi farmaci contro queste malattie, ci forniscono i loro composti che noi studiamo in relazione a queste proteine. In questo modo loro possono modificare chimicamente questi composti, rendendoli pi\u00f9 efficaci e con meno effetti collaterali. Noi gli forniamo le informazioni e le aziende sviluppano i nuovi composti. \u00c8 un continuo scambio di informazioni\u00bb.   Michele Mancino La denuncia di Cisl, Inas, Ocst ha determinato una presa di posizione da parte del Pirellone\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/2003\/12\/sara-gratuita-la-certificazione-di-malattia-per-i-lavoratori-frontalieri\/265809\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"VareseNews\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/varesenews\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2003-12-19T00:00:00+00:00\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Redazione VareseNews\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@varesenews\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@varesenews\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Redazione VareseNews\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"1 minuto\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/staging.varesenews.it\/2003\/12\/sara-gratuita-la-certificazione-di-malattia-per-i-lavoratori-frontalieri\/265809\/\",\"url\":\"https:\/\/staging.varesenews.it\/2003\/12\/sara-gratuita-la-certificazione-di-malattia-per-i-lavoratori-frontalieri\/265809\/\",\"name\":\"Sar\u00e0 gratuita la certificazione di malattia per i lavoratori frontalieri\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/staging.varesenews.it\/#website\"},\"datePublished\":\"2003-12-19T00:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2003-12-19T00:00:00+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/staging.varesenews.it\/#\/schema\/person\/fb20c4da0b7b16c291707a20db73e169\"},\"description\":\"Fuggono dall'Italia per poter lavorare e quando decidono di ritornare, allettati dalle promesse, vengono fatti accomodare in sala d'attesa. Sono 1700, infatti, i ricercatori italiani che dopo aver vinto un concorso attendono dallo Stato una risposta circa il loro futuro. Claudia Binda, trentenne, varesina, biologa e ricercatrice, si definisce \\\"fortunata\\\" perch\u00e9 il suo nome non compare in quella lunga lista e perch\u00e9 lavora ormai da anni ad un progetto importante in un laboratorio di ricerca di biologia a Pavia. Claudia studia la struttura delle proteine che interagiscono in alcune malattie, tra cui il morbo di Parkinson. Fa la spola con Atlanta, in Georgia, negli States, dove il laboratorio di un'universit\u00e0 cura una parte di quel progetto. Perch\u00e9 lei non \u00e8 fuggita all'estero? \u00abFin dalla tesi di laurea ho potuto scegliere un laboratorio di ricerca molto competitivo in Italia, paragonabile ai migliori laboratori stranieri. Il responsabile ha lavorato molto all'estero e ha ricreato un ambiente internazionale: collaborazioni e progetti validi, per cui i finanziamenti arrivano e questo permette di fare ricerca seriamente. Poi c'\u00e8 un patto trasparente con il nostro capo che crede nei giovani ricercatori, non li sfrutta e mette subito in chiaro lati positivi e negativi della scelta\u00bb. Perch\u00e9 ha scelto Pavia e non Varese per i suoi studi di biologia? \u00abQuando ho iniziato io, la facolt\u00e0 di biologia qui a Varese era appena nata, ma non \u00e8 la sola ragione. Se uno ha le possibilit\u00e0 \u00e8 meglio che vada a studiare in un'altra citt\u00e0 da quella dove risiede, magari in quella dove c'\u00e8 la miglior tradizione rispetto alla facolt\u00e0 scelta. Vivere e studiare lontano da casa \u00e8 un'esperienza importante, che aiuta ad aprire la mente, a formarsi e a responsabilizzarsi. All'estero uscire di casa a vent'anni \u00e8 una regola sancita e accettata dalle stesse famiglie. Ho scelto Pavia perch\u00e9 ha una tradizione scientifica forte e consolidata, ha strutture e laboratori adeguati e perch\u00e9 l\u00ec arrivano molti personaggi importanti per il mondo scientifico. Non \u00e8 possibile fare ricerca senza uno scambio continuo con gli altri ricercatori nel mondo. Insomma, era il luogo ideale per ci\u00f2 che volevo fare\u00bb. Che progetti di ricerca seguite nel vostro laboratorio? \u00abOltre a quello su alcune proteine che interagiscono nel morbo di Parkinson, c'\u00e8 un progetto di livello europeo sulla tubercolosi. Riguarda la ricerca di nuovi target che possano far scoprire nuovi antibiotici, dato che questa malattia, con i recenti flussi migratori, \u00e8 ritornata in auge anche in Europa\u00bb. L'America per un ricercatore rimane sempre il modello da seguire? \u00abS\u00ec, anche per quei ricercatori che, per un motivo o per l'altro, non l'amano. \u00c8 la meta agognata, nonostante nei loro centri di ricerca ci sia molto stress e competizione. Bisogna stare attenti per\u00f2 a non cedere il passo ad alcuni luoghi comuni, un po' come accade per la famiglia americana, sempre in crisi e sull'orlo del divorzio\u00bb. Qual \u00e8, allora, la realt\u00e0 americana? \u00abNei laboratori americani c'\u00e8 molto attivismo e si fanno delle ricerche per un motivo che va sempre giustificato. Quindi i finanziamenti ti vengono dati se tu giustifichi la tua ricerca e se d\u00e0 dei frutti. Giustificare non vuol dire avere necessariamente un ritorno immediato, come puo' essere per un prodotto commerciale. La ricerca di base \u00e8 un investimento a lungo termine. Le altre ricerche che non hanno una giustificazione biomedica o biotecnologia, seppur interessanti, non vengono finanziate. In questo l'America \u00e8 un modello\u00bb. In alcuni settori, come l'informatica e la matematica applicata, c'\u00e8 una forte concorrenza degli indiani e degli orientali in genere. Accade anche nel suo campo? \u00abQuando ho lavorato negli Stati Uniti, l'unico americano era il professore tutti gli altri erano stranieri, soprattutto giapponesi e cinesi, che resistono, in quanto abituati, a fortissimi carichi di lavoro e di stress\u00bb. E in Italia cosa accade? \u00abIn Italia ci sono autentiche punte di eccellenza nella ricerca scientifica, per\u00f2 manca la classe media dei ricercatori\u00bb. Il motivo? \u00abDa noi \u00e8 un po' il gatto che si morde la coda: purtroppo \u00e8 vero che vengono dati pochi soldi alla ricerca, ma \u00e8 anche vero che sono tanti i posti dove si batte la fiacca. I posti per i ricercatori non sempre sono gestiti in base a meriti scientifici, spesso dipende dall'avere un proprio \\\"sponsor\\\". C'\u00e8 un rapporto sproporzionato tra la classe docente e quella dei ricercatori, perch\u00e9 negli anni Sessanta sono stati assunti moltissimi professori e pochissimi ricercatori. Ora si cerca di risolvere il problema bloccando le assunzioni in campo pubblico, penalizzando per\u00f2 le nuove leve e con un conseguente invecchiamento delle universit\u00e0. Il professore ha un ruolo, mentre il ricercatore ne ha un altro, il professore deve fare un sacco di cose e non si puo' occupare della ricerca. Il fatto che oggi tutti i ricercatori rientrati in Italia non lavorano \u00e8 un grave danno per il Paese\u00bb. Quanto influisce il fatto che l'Italia abbia una forte tradizione accademica umanistica? \u00abNon credo che la questione centrale sia la competizione interna tra facolt\u00e0 scientifiche e umanistiche. Penso invece che il decentramento, causato dalla nascita in tante piccole citt\u00e0 di nuove universit\u00e0, abbia frammentato ulteriormente le poche risorse disponibili\u00bb. Secondo lei, le strutture italiane sono adeguate? \u00abNoi collaboriamo con ricercatori europei, francesi e olandesi soprattutto, e spesso andiamo all'estero per raccogliere dei dati. Ci rechiamo nei sincrotroni, strutture sofisticate, dove il ricercatore ha a disposizione tutta la strumentazione necessaria, una sorta di incubatore di ricerca che d\u00e0 servizi alle universit\u00e0. Il nostro sincrotrone di Trieste aveva tutte le caratteristiche per essere competitivo con quelli europei, ma come accade per altre cose italiane aveva problemi di organizzazione e problemi tecnici che, ad esempio, non ci sono a Grenoble o ad Amburgo. Il ricercatore che va l\u00ec ha tempi intensissimi e deve essere messo in grado di lavorare nel migliore dei modi\u00bb. Che tipo di rapporto avete con le aziende private? \u00abL'industria farmaceutica cerca il prodotto immediato, loro fanno ricerca perch\u00e9 vogliono il farmaco, per\u00f2 hanno bisogno della ricerca di base che solo le universit\u00e0 fanno perch\u00e9 non hanno un fine immediato, e perch\u00e9 hanno pi\u00f9 conoscenze rispetto a specifici argomenti. Ci sono ricercatori delle industrie farmaceutiche a cui cambiano il progetto da un giorno all'altro, perch\u00e9 l'industria ha deciso di cambiare linea rispetto al prodotto. Le proteine che studiamo noi hanno a che fare direttamente con alcune malattie. Le industrie farmaceutiche, che hanno interesse a sviluppare nuovi farmaci contro queste malattie, ci forniscono i loro composti che noi studiamo in relazione a queste proteine. In questo modo loro possono modificare chimicamente questi composti, rendendoli pi\u00f9 efficaci e con meno effetti collaterali. Noi gli forniamo le informazioni e le aziende sviluppano i nuovi composti. \u00c8 un continuo scambio di informazioni\u00bb. Michele Mancino La denuncia di Cisl, Inas, Ocst ha determinato una presa di posizione da parte del Pirellone\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/staging.varesenews.it\/2003\/12\/sara-gratuita-la-certificazione-di-malattia-per-i-lavoratori-frontalieri\/265809\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/staging.varesenews.it\/2003\/12\/sara-gratuita-la-certificazione-di-malattia-per-i-lavoratori-frontalieri\/265809\/\"]}]},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/staging.varesenews.it\/2003\/12\/sara-gratuita-la-certificazione-di-malattia-per-i-lavoratori-frontalieri\/265809\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/www.varesenews.it\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Sar\u00e0 gratuita la certificazione di malattia per i lavoratori frontalieri\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/staging.varesenews.it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/staging.varesenews.it\/\",\"name\":\"VareseNews\",\"description\":\"\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/staging.varesenews.it\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/staging.varesenews.it\/#\/schema\/person\/fb20c4da0b7b16c291707a20db73e169\",\"name\":\"Redazione VareseNews\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/staging.varesenews.it\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/staging.varesenews.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/logo_VN_colori_500.png\",\"contentUrl\":\"https:\/\/staging.varesenews.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/logo_VN_colori_500.png\",\"caption\":\"Redazione VareseNews\"},\"url\":\"https:\/\/staging.varesenews.it\/persona\/redazione1\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Sar\u00e0 gratuita la certificazione di malattia per i lavoratori frontalieri","description":"Fuggono dall'Italia per poter lavorare e quando decidono di ritornare, allettati dalle promesse, vengono fatti accomodare in sala d'attesa. Sono 1700, infatti, i ricercatori italiani che dopo aver vinto un concorso attendono dallo Stato una risposta circa il loro futuro. Claudia Binda, trentenne, varesina, biologa e ricercatrice, si definisce \"fortunata\" perch\u00e9 il suo nome non compare in quella lunga lista e perch\u00e9 lavora ormai da anni ad un progetto importante in un laboratorio di ricerca di biologia a Pavia. Claudia studia la struttura delle proteine che interagiscono in alcune malattie, tra cui il morbo di Parkinson. Fa la spola con Atlanta, in Georgia, negli States, dove il laboratorio di un'universit\u00e0 cura una parte di quel progetto.  Perch\u00e9 lei non \u00e8 fuggita all'estero?  \u00abFin dalla tesi di laurea ho potuto scegliere un laboratorio di ricerca molto competitivo in Italia, paragonabile ai migliori laboratori stranieri. Il responsabile ha lavorato molto all'estero e ha ricreato un ambiente internazionale: collaborazioni e progetti validi, per cui i finanziamenti arrivano e questo permette di fare ricerca seriamente. Poi c'\u00e8 un patto trasparente con il nostro capo che crede nei giovani ricercatori, non li sfrutta e mette subito in chiaro lati positivi e negativi della scelta\u00bb.  Perch\u00e9 ha scelto Pavia e non Varese per i suoi studi di biologia?  \u00abQuando ho iniziato io, la facolt\u00e0 di biologia qui a Varese era appena nata, ma non \u00e8 la sola ragione. Se uno ha le possibilit\u00e0 \u00e8 meglio che vada a studiare in un'altra citt\u00e0 da quella dove risiede, magari in quella dove c'\u00e8 la miglior tradizione rispetto alla facolt\u00e0 scelta. Vivere e studiare lontano da casa \u00e8 un'esperienza importante, che aiuta ad aprire la mente, a formarsi e a responsabilizzarsi. All'estero uscire di casa a vent'anni \u00e8 una regola sancita e accettata dalle stesse famiglie. Ho scelto Pavia perch\u00e9 ha una tradizione scientifica forte e consolidata, ha strutture e laboratori adeguati e perch\u00e9 l\u00ec arrivano molti personaggi importanti per il mondo scientifico. Non \u00e8 possibile fare ricerca senza uno scambio continuo con gli altri ricercatori nel mondo. Insomma, era il luogo ideale per ci\u00f2 che volevo fare\u00bb.  Che progetti di ricerca seguite nel vostro laboratorio?  \u00abOltre a quello su alcune proteine che interagiscono nel morbo di Parkinson, c'\u00e8 un progetto di livello europeo sulla tubercolosi. Riguarda la ricerca di nuovi target che possano far scoprire nuovi antibiotici, dato che questa malattia, con i recenti flussi migratori, \u00e8 ritornata in auge anche in Europa\u00bb. L'America per un ricercatore rimane sempre il modello da seguire?  \u00abS\u00ec, anche per quei ricercatori che, per un motivo o per l'altro, non l'amano. \u00c8 la meta agognata, nonostante nei loro centri di ricerca ci sia molto stress e competizione. Bisogna stare attenti per\u00f2 a non cedere il passo ad alcuni luoghi comuni, un po' come accade per la famiglia americana, sempre in crisi e sull'orlo del divorzio\u00bb. Qual \u00e8, allora, la realt\u00e0 americana?  \u00abNei laboratori americani c'\u00e8 molto attivismo e si fanno delle ricerche per un motivo che va sempre giustificato. Quindi i finanziamenti ti vengono dati se tu giustifichi la tua ricerca e se d\u00e0 dei frutti. Giustificare non vuol dire avere necessariamente un ritorno immediato, come puo' essere per un prodotto commerciale. La ricerca di base \u00e8 un investimento a lungo termine. Le altre ricerche che non hanno una giustificazione biomedica o biotecnologia, seppur interessanti, non vengono finanziate. In questo l'America \u00e8 un modello\u00bb.  In alcuni settori, come l'informatica e la matematica applicata, c'\u00e8 una forte concorrenza degli indiani e degli orientali in genere. Accade anche nel suo campo?  \u00abQuando ho lavorato negli Stati Uniti, l'unico americano era il professore tutti gli altri erano stranieri, soprattutto giapponesi e cinesi, che resistono, in quanto abituati, a fortissimi carichi di lavoro e di stress\u00bb.    E in Italia cosa accade?  \u00abIn Italia ci sono autentiche punte di eccellenza nella ricerca scientifica, per\u00f2 manca la classe media dei ricercatori\u00bb. Il motivo?  \u00abDa noi \u00e8 un po' il gatto che si morde la coda: purtroppo \u00e8 vero che vengono dati pochi soldi alla ricerca, ma \u00e8 anche vero che sono tanti i posti dove si batte la fiacca. I posti per i ricercatori non sempre sono gestiti in base a meriti scientifici, spesso dipende dall'avere un proprio \"sponsor\". C'\u00e8 un rapporto sproporzionato tra la classe docente e quella dei ricercatori, perch\u00e9 negli anni Sessanta sono stati assunti moltissimi professori e pochissimi ricercatori. Ora si cerca di risolvere il problema bloccando le assunzioni in campo pubblico, penalizzando per\u00f2 le nuove leve e con un conseguente invecchiamento delle universit\u00e0. Il professore ha un ruolo, mentre il ricercatore ne ha un altro, il professore deve fare un sacco di cose e non si puo' occupare della ricerca. Il fatto che oggi tutti i ricercatori rientrati in Italia non lavorano \u00e8 un grave danno per il Paese\u00bb. Quanto influisce il fatto che l'Italia abbia una forte tradizione accademica umanistica?  \u00abNon credo che la questione centrale sia la competizione interna tra facolt\u00e0 scientifiche e umanistiche. Penso invece che il decentramento, causato dalla nascita in tante piccole citt\u00e0 di nuove universit\u00e0, abbia frammentato ulteriormente le poche risorse disponibili\u00bb. Secondo lei, le strutture italiane sono adeguate?  \u00abNoi collaboriamo con ricercatori europei, francesi e olandesi soprattutto, e spesso andiamo all'estero per raccogliere dei dati. Ci rechiamo nei sincrotroni, strutture sofisticate, dove il ricercatore ha a disposizione tutta la strumentazione necessaria, una sorta di incubatore di ricerca che d\u00e0 servizi alle universit\u00e0. Il nostro sincrotrone di Trieste aveva tutte le caratteristiche per essere competitivo con quelli europei, ma come accade per altre cose italiane aveva problemi di organizzazione e problemi tecnici che, ad esempio, non ci sono a Grenoble o ad Amburgo. Il ricercatore che va l\u00ec ha tempi intensissimi e deve essere messo in grado di lavorare nel migliore dei modi\u00bb.  Che tipo di rapporto avete con le aziende private?  \u00abL'industria farmaceutica cerca il prodotto immediato, loro fanno ricerca perch\u00e9 vogliono il farmaco, per\u00f2 hanno bisogno della ricerca di base che solo le universit\u00e0 fanno perch\u00e9 non hanno un fine immediato, e perch\u00e9 hanno pi\u00f9 conoscenze rispetto a specifici argomenti. Ci sono ricercatori delle industrie farmaceutiche a cui cambiano il progetto da un giorno all'altro, perch\u00e9 l'industria ha deciso di cambiare linea rispetto al prodotto. Le proteine che studiamo noi hanno a che fare direttamente con alcune malattie. Le industrie farmaceutiche, che hanno interesse a sviluppare nuovi farmaci contro queste malattie, ci forniscono i loro composti che noi studiamo in relazione a queste proteine. In questo modo loro possono modificare chimicamente questi composti, rendendoli pi\u00f9 efficaci e con meno effetti collaterali. Noi gli forniamo le informazioni e le aziende sviluppano i nuovi composti. \u00c8 un continuo scambio di informazioni\u00bb.   Michele Mancino La denuncia di Cisl, Inas, Ocst ha determinato una presa di posizione da parte del Pirellone","robots":{"index":"noindex","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Sar\u00e0 gratuita la certificazione di malattia per i lavoratori frontalieri","og_description":"Fuggono dall'Italia per poter lavorare e quando decidono di ritornare, allettati dalle promesse, vengono fatti accomodare in sala d'attesa. Sono 1700, infatti, i ricercatori italiani che dopo aver vinto un concorso attendono dallo Stato una risposta circa il loro futuro. Claudia Binda, trentenne, varesina, biologa e ricercatrice, si definisce \"fortunata\" perch\u00e9 il suo nome non compare in quella lunga lista e perch\u00e9 lavora ormai da anni ad un progetto importante in un laboratorio di ricerca di biologia a Pavia. Claudia studia la struttura delle proteine che interagiscono in alcune malattie, tra cui il morbo di Parkinson. Fa la spola con Atlanta, in Georgia, negli States, dove il laboratorio di un'universit\u00e0 cura una parte di quel progetto.  Perch\u00e9 lei non \u00e8 fuggita all'estero?  \u00abFin dalla tesi di laurea ho potuto scegliere un laboratorio di ricerca molto competitivo in Italia, paragonabile ai migliori laboratori stranieri. Il responsabile ha lavorato molto all'estero e ha ricreato un ambiente internazionale: collaborazioni e progetti validi, per cui i finanziamenti arrivano e questo permette di fare ricerca seriamente. Poi c'\u00e8 un patto trasparente con il nostro capo che crede nei giovani ricercatori, non li sfrutta e mette subito in chiaro lati positivi e negativi della scelta\u00bb.  Perch\u00e9 ha scelto Pavia e non Varese per i suoi studi di biologia?  \u00abQuando ho iniziato io, la facolt\u00e0 di biologia qui a Varese era appena nata, ma non \u00e8 la sola ragione. Se uno ha le possibilit\u00e0 \u00e8 meglio che vada a studiare in un'altra citt\u00e0 da quella dove risiede, magari in quella dove c'\u00e8 la miglior tradizione rispetto alla facolt\u00e0 scelta. Vivere e studiare lontano da casa \u00e8 un'esperienza importante, che aiuta ad aprire la mente, a formarsi e a responsabilizzarsi. All'estero uscire di casa a vent'anni \u00e8 una regola sancita e accettata dalle stesse famiglie. Ho scelto Pavia perch\u00e9 ha una tradizione scientifica forte e consolidata, ha strutture e laboratori adeguati e perch\u00e9 l\u00ec arrivano molti personaggi importanti per il mondo scientifico. Non \u00e8 possibile fare ricerca senza uno scambio continuo con gli altri ricercatori nel mondo. Insomma, era il luogo ideale per ci\u00f2 che volevo fare\u00bb.  Che progetti di ricerca seguite nel vostro laboratorio?  \u00abOltre a quello su alcune proteine che interagiscono nel morbo di Parkinson, c'\u00e8 un progetto di livello europeo sulla tubercolosi. Riguarda la ricerca di nuovi target che possano far scoprire nuovi antibiotici, dato che questa malattia, con i recenti flussi migratori, \u00e8 ritornata in auge anche in Europa\u00bb. L'America per un ricercatore rimane sempre il modello da seguire?  \u00abS\u00ec, anche per quei ricercatori che, per un motivo o per l'altro, non l'amano. \u00c8 la meta agognata, nonostante nei loro centri di ricerca ci sia molto stress e competizione. Bisogna stare attenti per\u00f2 a non cedere il passo ad alcuni luoghi comuni, un po' come accade per la famiglia americana, sempre in crisi e sull'orlo del divorzio\u00bb. Qual \u00e8, allora, la realt\u00e0 americana?  \u00abNei laboratori americani c'\u00e8 molto attivismo e si fanno delle ricerche per un motivo che va sempre giustificato. Quindi i finanziamenti ti vengono dati se tu giustifichi la tua ricerca e se d\u00e0 dei frutti. Giustificare non vuol dire avere necessariamente un ritorno immediato, come puo' essere per un prodotto commerciale. La ricerca di base \u00e8 un investimento a lungo termine. Le altre ricerche che non hanno una giustificazione biomedica o biotecnologia, seppur interessanti, non vengono finanziate. In questo l'America \u00e8 un modello\u00bb.  In alcuni settori, come l'informatica e la matematica applicata, c'\u00e8 una forte concorrenza degli indiani e degli orientali in genere. Accade anche nel suo campo?  \u00abQuando ho lavorato negli Stati Uniti, l'unico americano era il professore tutti gli altri erano stranieri, soprattutto giapponesi e cinesi, che resistono, in quanto abituati, a fortissimi carichi di lavoro e di stress\u00bb.    E in Italia cosa accade?  \u00abIn Italia ci sono autentiche punte di eccellenza nella ricerca scientifica, per\u00f2 manca la classe media dei ricercatori\u00bb. Il motivo?  \u00abDa noi \u00e8 un po' il gatto che si morde la coda: purtroppo \u00e8 vero che vengono dati pochi soldi alla ricerca, ma \u00e8 anche vero che sono tanti i posti dove si batte la fiacca. I posti per i ricercatori non sempre sono gestiti in base a meriti scientifici, spesso dipende dall'avere un proprio \"sponsor\". C'\u00e8 un rapporto sproporzionato tra la classe docente e quella dei ricercatori, perch\u00e9 negli anni Sessanta sono stati assunti moltissimi professori e pochissimi ricercatori. Ora si cerca di risolvere il problema bloccando le assunzioni in campo pubblico, penalizzando per\u00f2 le nuove leve e con un conseguente invecchiamento delle universit\u00e0. Il professore ha un ruolo, mentre il ricercatore ne ha un altro, il professore deve fare un sacco di cose e non si puo' occupare della ricerca. Il fatto che oggi tutti i ricercatori rientrati in Italia non lavorano \u00e8 un grave danno per il Paese\u00bb. Quanto influisce il fatto che l'Italia abbia una forte tradizione accademica umanistica?  \u00abNon credo che la questione centrale sia la competizione interna tra facolt\u00e0 scientifiche e umanistiche. Penso invece che il decentramento, causato dalla nascita in tante piccole citt\u00e0 di nuove universit\u00e0, abbia frammentato ulteriormente le poche risorse disponibili\u00bb. Secondo lei, le strutture italiane sono adeguate?  \u00abNoi collaboriamo con ricercatori europei, francesi e olandesi soprattutto, e spesso andiamo all'estero per raccogliere dei dati. Ci rechiamo nei sincrotroni, strutture sofisticate, dove il ricercatore ha a disposizione tutta la strumentazione necessaria, una sorta di incubatore di ricerca che d\u00e0 servizi alle universit\u00e0. Il nostro sincrotrone di Trieste aveva tutte le caratteristiche per essere competitivo con quelli europei, ma come accade per altre cose italiane aveva problemi di organizzazione e problemi tecnici che, ad esempio, non ci sono a Grenoble o ad Amburgo. Il ricercatore che va l\u00ec ha tempi intensissimi e deve essere messo in grado di lavorare nel migliore dei modi\u00bb.  Che tipo di rapporto avete con le aziende private?  \u00abL'industria farmaceutica cerca il prodotto immediato, loro fanno ricerca perch\u00e9 vogliono il farmaco, per\u00f2 hanno bisogno della ricerca di base che solo le universit\u00e0 fanno perch\u00e9 non hanno un fine immediato, e perch\u00e9 hanno pi\u00f9 conoscenze rispetto a specifici argomenti. Ci sono ricercatori delle industrie farmaceutiche a cui cambiano il progetto da un giorno all'altro, perch\u00e9 l'industria ha deciso di cambiare linea rispetto al prodotto. Le proteine che studiamo noi hanno a che fare direttamente con alcune malattie. Le industrie farmaceutiche, che hanno interesse a sviluppare nuovi farmaci contro queste malattie, ci forniscono i loro composti che noi studiamo in relazione a queste proteine. In questo modo loro possono modificare chimicamente questi composti, rendendoli pi\u00f9 efficaci e con meno effetti collaterali. Noi gli forniamo le informazioni e le aziende sviluppano i nuovi composti. \u00c8 un continuo scambio di informazioni\u00bb.   Michele Mancino La denuncia di Cisl, Inas, Ocst ha determinato una presa di posizione da parte del Pirellone","og_url":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2003\/12\/sara-gratuita-la-certificazione-di-malattia-per-i-lavoratori-frontalieri\/265809\/","og_site_name":"VareseNews","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/varesenews","article_published_time":"2003-12-19T00:00:00+00:00","author":"Redazione VareseNews","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@varesenews","twitter_site":"@varesenews","twitter_misc":{"Scritto da":"Redazione VareseNews","Tempo di lettura stimato":"1 minuto"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2003\/12\/sara-gratuita-la-certificazione-di-malattia-per-i-lavoratori-frontalieri\/265809\/","url":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2003\/12\/sara-gratuita-la-certificazione-di-malattia-per-i-lavoratori-frontalieri\/265809\/","name":"Sar\u00e0 gratuita la certificazione di malattia per i lavoratori frontalieri","isPartOf":{"@id":"https:\/\/staging.varesenews.it\/#website"},"datePublished":"2003-12-19T00:00:00+00:00","dateModified":"2003-12-19T00:00:00+00:00","author":{"@id":"https:\/\/staging.varesenews.it\/#\/schema\/person\/fb20c4da0b7b16c291707a20db73e169"},"description":"Fuggono dall'Italia per poter lavorare e quando decidono di ritornare, allettati dalle promesse, vengono fatti accomodare in sala d'attesa. Sono 1700, infatti, i ricercatori italiani che dopo aver vinto un concorso attendono dallo Stato una risposta circa il loro futuro. Claudia Binda, trentenne, varesina, biologa e ricercatrice, si definisce \"fortunata\" perch\u00e9 il suo nome non compare in quella lunga lista e perch\u00e9 lavora ormai da anni ad un progetto importante in un laboratorio di ricerca di biologia a Pavia. Claudia studia la struttura delle proteine che interagiscono in alcune malattie, tra cui il morbo di Parkinson. Fa la spola con Atlanta, in Georgia, negli States, dove il laboratorio di un'universit\u00e0 cura una parte di quel progetto. Perch\u00e9 lei non \u00e8 fuggita all'estero? \u00abFin dalla tesi di laurea ho potuto scegliere un laboratorio di ricerca molto competitivo in Italia, paragonabile ai migliori laboratori stranieri. Il responsabile ha lavorato molto all'estero e ha ricreato un ambiente internazionale: collaborazioni e progetti validi, per cui i finanziamenti arrivano e questo permette di fare ricerca seriamente. Poi c'\u00e8 un patto trasparente con il nostro capo che crede nei giovani ricercatori, non li sfrutta e mette subito in chiaro lati positivi e negativi della scelta\u00bb. Perch\u00e9 ha scelto Pavia e non Varese per i suoi studi di biologia? \u00abQuando ho iniziato io, la facolt\u00e0 di biologia qui a Varese era appena nata, ma non \u00e8 la sola ragione. Se uno ha le possibilit\u00e0 \u00e8 meglio che vada a studiare in un'altra citt\u00e0 da quella dove risiede, magari in quella dove c'\u00e8 la miglior tradizione rispetto alla facolt\u00e0 scelta. Vivere e studiare lontano da casa \u00e8 un'esperienza importante, che aiuta ad aprire la mente, a formarsi e a responsabilizzarsi. All'estero uscire di casa a vent'anni \u00e8 una regola sancita e accettata dalle stesse famiglie. Ho scelto Pavia perch\u00e9 ha una tradizione scientifica forte e consolidata, ha strutture e laboratori adeguati e perch\u00e9 l\u00ec arrivano molti personaggi importanti per il mondo scientifico. Non \u00e8 possibile fare ricerca senza uno scambio continuo con gli altri ricercatori nel mondo. Insomma, era il luogo ideale per ci\u00f2 che volevo fare\u00bb. Che progetti di ricerca seguite nel vostro laboratorio? \u00abOltre a quello su alcune proteine che interagiscono nel morbo di Parkinson, c'\u00e8 un progetto di livello europeo sulla tubercolosi. Riguarda la ricerca di nuovi target che possano far scoprire nuovi antibiotici, dato che questa malattia, con i recenti flussi migratori, \u00e8 ritornata in auge anche in Europa\u00bb. L'America per un ricercatore rimane sempre il modello da seguire? \u00abS\u00ec, anche per quei ricercatori che, per un motivo o per l'altro, non l'amano. \u00c8 la meta agognata, nonostante nei loro centri di ricerca ci sia molto stress e competizione. Bisogna stare attenti per\u00f2 a non cedere il passo ad alcuni luoghi comuni, un po' come accade per la famiglia americana, sempre in crisi e sull'orlo del divorzio\u00bb. Qual \u00e8, allora, la realt\u00e0 americana? \u00abNei laboratori americani c'\u00e8 molto attivismo e si fanno delle ricerche per un motivo che va sempre giustificato. Quindi i finanziamenti ti vengono dati se tu giustifichi la tua ricerca e se d\u00e0 dei frutti. Giustificare non vuol dire avere necessariamente un ritorno immediato, come puo' essere per un prodotto commerciale. La ricerca di base \u00e8 un investimento a lungo termine. Le altre ricerche che non hanno una giustificazione biomedica o biotecnologia, seppur interessanti, non vengono finanziate. In questo l'America \u00e8 un modello\u00bb. In alcuni settori, come l'informatica e la matematica applicata, c'\u00e8 una forte concorrenza degli indiani e degli orientali in genere. Accade anche nel suo campo? \u00abQuando ho lavorato negli Stati Uniti, l'unico americano era il professore tutti gli altri erano stranieri, soprattutto giapponesi e cinesi, che resistono, in quanto abituati, a fortissimi carichi di lavoro e di stress\u00bb. E in Italia cosa accade? \u00abIn Italia ci sono autentiche punte di eccellenza nella ricerca scientifica, per\u00f2 manca la classe media dei ricercatori\u00bb. Il motivo? \u00abDa noi \u00e8 un po' il gatto che si morde la coda: purtroppo \u00e8 vero che vengono dati pochi soldi alla ricerca, ma \u00e8 anche vero che sono tanti i posti dove si batte la fiacca. I posti per i ricercatori non sempre sono gestiti in base a meriti scientifici, spesso dipende dall'avere un proprio \"sponsor\". C'\u00e8 un rapporto sproporzionato tra la classe docente e quella dei ricercatori, perch\u00e9 negli anni Sessanta sono stati assunti moltissimi professori e pochissimi ricercatori. Ora si cerca di risolvere il problema bloccando le assunzioni in campo pubblico, penalizzando per\u00f2 le nuove leve e con un conseguente invecchiamento delle universit\u00e0. Il professore ha un ruolo, mentre il ricercatore ne ha un altro, il professore deve fare un sacco di cose e non si puo' occupare della ricerca. Il fatto che oggi tutti i ricercatori rientrati in Italia non lavorano \u00e8 un grave danno per il Paese\u00bb. Quanto influisce il fatto che l'Italia abbia una forte tradizione accademica umanistica? \u00abNon credo che la questione centrale sia la competizione interna tra facolt\u00e0 scientifiche e umanistiche. Penso invece che il decentramento, causato dalla nascita in tante piccole citt\u00e0 di nuove universit\u00e0, abbia frammentato ulteriormente le poche risorse disponibili\u00bb. Secondo lei, le strutture italiane sono adeguate? \u00abNoi collaboriamo con ricercatori europei, francesi e olandesi soprattutto, e spesso andiamo all'estero per raccogliere dei dati. Ci rechiamo nei sincrotroni, strutture sofisticate, dove il ricercatore ha a disposizione tutta la strumentazione necessaria, una sorta di incubatore di ricerca che d\u00e0 servizi alle universit\u00e0. Il nostro sincrotrone di Trieste aveva tutte le caratteristiche per essere competitivo con quelli europei, ma come accade per altre cose italiane aveva problemi di organizzazione e problemi tecnici che, ad esempio, non ci sono a Grenoble o ad Amburgo. Il ricercatore che va l\u00ec ha tempi intensissimi e deve essere messo in grado di lavorare nel migliore dei modi\u00bb. Che tipo di rapporto avete con le aziende private? \u00abL'industria farmaceutica cerca il prodotto immediato, loro fanno ricerca perch\u00e9 vogliono il farmaco, per\u00f2 hanno bisogno della ricerca di base che solo le universit\u00e0 fanno perch\u00e9 non hanno un fine immediato, e perch\u00e9 hanno pi\u00f9 conoscenze rispetto a specifici argomenti. Ci sono ricercatori delle industrie farmaceutiche a cui cambiano il progetto da un giorno all'altro, perch\u00e9 l'industria ha deciso di cambiare linea rispetto al prodotto. Le proteine che studiamo noi hanno a che fare direttamente con alcune malattie. Le industrie farmaceutiche, che hanno interesse a sviluppare nuovi farmaci contro queste malattie, ci forniscono i loro composti che noi studiamo in relazione a queste proteine. In questo modo loro possono modificare chimicamente questi composti, rendendoli pi\u00f9 efficaci e con meno effetti collaterali. Noi gli forniamo le informazioni e le aziende sviluppano i nuovi composti. \u00c8 un continuo scambio di informazioni\u00bb. Michele Mancino La denuncia di Cisl, Inas, Ocst ha determinato una presa di posizione da parte del Pirellone","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2003\/12\/sara-gratuita-la-certificazione-di-malattia-per-i-lavoratori-frontalieri\/265809\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/staging.varesenews.it\/2003\/12\/sara-gratuita-la-certificazione-di-malattia-per-i-lavoratori-frontalieri\/265809\/"]}]},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2003\/12\/sara-gratuita-la-certificazione-di-malattia-per-i-lavoratori-frontalieri\/265809\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.varesenews.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Sar\u00e0 gratuita la certificazione di malattia per i lavoratori frontalieri"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/staging.varesenews.it\/#website","url":"https:\/\/staging.varesenews.it\/","name":"VareseNews","description":"","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/staging.varesenews.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/staging.varesenews.it\/#\/schema\/person\/fb20c4da0b7b16c291707a20db73e169","name":"Redazione VareseNews","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/staging.varesenews.it\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/staging.varesenews.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/logo_VN_colori_500.png","contentUrl":"https:\/\/staging.varesenews.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/logo_VN_colori_500.png","caption":"Redazione VareseNews"},"url":"https:\/\/staging.varesenews.it\/persona\/redazione1\/"}]}},"post_meta":{"id_old":"35482","argomento":"Canton Ticino"},"photos":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.varesenews.it\/swgapi\/v1\/wp\/v2\/posts\/265809"}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.varesenews.it\/swgapi\/v1\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.varesenews.it\/swgapi\/v1\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.varesenews.it\/swgapi\/v1\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.varesenews.it\/swgapi\/v1\/wp\/v2\/comments?post=265809"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.varesenews.it\/swgapi\/v1\/wp\/v2\/posts\/265809\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.varesenews.it\/swgapi\/v1\/wp\/v2\/media?parent=265809"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.varesenews.it\/swgapi\/v1\/wp\/v2\/categories?post=265809"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.varesenews.it\/swgapi\/v1\/wp\/v2\/tags?post=265809"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}