{"id":268464,"date":"2005-11-29T00:00:00","date_gmt":"2005-11-29T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2005-11-29T00:00:00","modified_gmt":"2005-11-29T00:00:00","slug":"il-racconto-di-luciano-de-crescenzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2005\/11\/il-racconto-di-luciano-de-crescenzo\/268464\/","title":{"rendered":"Il racconto di Luciano De Crescenzo"},"content":{"rendered":"<table height=\"87\" cellspacing=\"6\" cellpadding=\"0\" width=\"100%\" border=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"100%\" colspan=\"2\" height=\"134\"><font size=\"3\"><font face=\"Arial\"><img decoding=\"async\" hspace=\"3\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/200511\/de%20crescenzo.jpg\" align=\"left\" vspace=\"3\" border=\"0\" \/>Sono diventato maggiorenne prima che chiudessero le case di tolleranza e, siccome mi sono deciso a raccontare tutta la verit\u00e0, confesser\u00f2 anche di averle frequentate. Sia chiaro per\u00f2 che non ne sono mai stato un cliente abituale, anzi, al contrario, posso vantarmi di esserci andato solo in alcune occasioni e non necessariamente per motivi di sesso.<\/font> <br \/><font face=\"Arial\">Cominciai che avevo sedici anni, molta fame e nessuna possibilit\u00e0 di chiedere soldi a casa. Fu un mio compagno di liceo, tale Criscuolo, detto <i>Sciabbolone, <\/i>a introdurmi nel business degli alcolici.<br \/><\/font><font face=\"Arial\">&quot; Tu adesso vieni con me da z\u00ec Alfonso. Io ci parlo, ti presento, dico che sei un mio compagno di scuola, e ti faccio vedere che quello d\u00e0 le bottiglie pure a te.&quot;<br \/><\/font><font face=\"Arial\">&quot; Ma \u00e8 veramente tuo zio? &quot; chiesi io per tranquillizzarmi.<br \/><\/font><font face=\"Arial\">&quot;Per amor di Dio! &quot; rispose <i>Sciabbolone <\/i>con una smorfia di disgusto. &quot; Tutti quanti lo chiamano z\u00ec Alfonso, ma lui non \u00e8 zio a nessuno. Prima faceva il sacrestano nella chiesa di San Domenico Maggiore, poi lo cacciarono perch\u00e9 si. <i>arrubbava <\/i>i soldi da dentro le cassette. Cos\u00ec ora si \u00e8 messo nei liquori: fabbrica whisky scozzese a Casavatore. Il lavoro \u00e8 semplice: noi portiamo le bottiglie nei casini e lui ci d\u00e0 dieci lire a bottiglia&quot;.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Il lavoro non era semplice per niente, se non altro perch\u00e9 si correva il rischio di farsi beccare dagli MP americani e di finire in galera per vendita di prodotti adulterati.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Z\u00ec Alfonso era un ibrido, a met\u00e0 tra il prete e il camorrista: aveva gli occhiali di chi ha passato tutta la vita tra i libri e la voce rauca di uno scaricatore di porto. Mentre in certi momenti sembrava pieno di apprensione per la nostra moralit\u00e0, un minuto dopo non esitava a minacciarci di morte se solo gli avessimo fregato una lira.<\/font><\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">&quot;<i>Guagliu&#8217;, <\/i>mi raccomando: quando andate nei casini non vi guardate mai attorno. Fatevi il segno della croce, tenete gli occhi bassi e consegnate le bottiglie alla <i>maitresse. <\/i>Regola numero uno: non lasciate le bottiglie se prima non vi hanno pagato. Regola numero due: ricordatevi dei prezzi: novecento lire la cassetta di whisky e settecentottanta lire quella di gin! Regola numero tre: non dimenticate i vuoti. Regola numero quattro: non guardate le puttane ma guardate i soldi. Se i conti non tornano sono mazzate! Regola numero cinque: non <\/font><font size=\"3\"><font face=\"Arial\">bevete <i>l&#8217;old scotch <\/i>di z\u00ec Alfonso perch\u00e9 \u00e8 veleno! Basta un sorso e si muore sul colpo! &quot;<\/font><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Da quel giorno cominciai a contare gli anni, i mesi e le ore che mi separavano dalla data del diciottesimo compleanno. Filuccio c&#8217;era stato la prima volta a sedici anni: pare che avesse corretto la data di nascita con la scolorina e che nessuno se ne fosse accorto. Bisogna dire per\u00f2 che Filuccio gi\u00e0 si radeva e che era pi\u00f9 alto di me di almeno un palmo. Io poi avrei avuto troppa paura a presentarmi con un documento falso: sfortunato come sono mi avrebbero beccato al primo tentativo. Mi era stato detto che, se fossi stato scoperto, la <\/font><font size=\"3\"><font face=\"Arial\">polizia avrebbe informato immediatamente mio padre e a quel punto tanto valeva suicidarsi prima.<\/font><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">&quot; Si, ma adesso comincia. &quot;<\/font><\/p>\n<p><font size=\"3\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">&quot; Secondo me, stai nel pallone &quot; replic\u00f2 lui, pi\u00f9 cattivo che mai. &quot; Ti sei pisciato addosso e hai pensato che stesse piovendo! &quot;<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Una risata generale sanc\u00ec il mio scorno.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Il 98 aveva un complicato sistema di porte a vetri smerigliati che impediva a quelli che entravano di vedere quelli che stavano uscendo. Ovviamente mi confusi e imboccai la porta sbagliata, quella dove stava scritto &quot; uscita &quot;. Una vecchia sdentata mi blocc\u00f2 al volo:<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">&quot; Giovane, avete sbagliato porta: <\/font><i><font face=\"Arial\">se trase a chell&#8217;ata parte!&quot;<\/font><\/i><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">L&#8217;ombrello era proibito: mi obbligarono a depositarlo al guardaroba. Poi mi chiesero i documenti: li mostrai tremando. Qualcuno mi disse: &quot; sedetevi! &quot; e io ubbidii prontamente, senza nemmeno avere il coraggio di alzare gli occhi dal pavimento. Provai molta invidia per Nuzzo che invece salutava un po&#8217; tutti: la guardarobiera, i clienti e le signorine.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">La puttana era brutta e antipatica, ma non fui io a scegliere lei, bens\u00ec lei a scegliere me. A dir la verit\u00e0, ce ne sarebbe stata una, seduta in un angolo, che mi piaceva; anche perch\u00e9 era pi\u00f9 giovane e pi\u00f9 piccola di statura. Stavo li li per farle un cenno d&#8217;intesa, quando quella brutta mi prese per la manica della giacca e mi costrinse a seguirla.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">&quot; Paga la marchetta e vienimi appresso! &quot; mi ordin\u00f2 e si avvi\u00f2 per le scale.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Sentii la voce di Filuccio che mi lanciava un &quot; vai! &quot; d&#8217;incoraggiamento. Tirai fuori dalla tasca le cento lire, ormai rese collose dal sudore, e le consegnai come in trance nelle mani di una Crudelia de Mont che stava alla cassa.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Chiss\u00e0 perch\u00e9 quando si pensa ai casini le prime immagini che vengono in mente sono il sedere delle puttane che salgono le scale e le mattonelle con l&#8217;orlo blu lungo il corridoio.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">&quot; Togliti i pantaloni! &quot;<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Me li tolsi e lei, dopo un rapido sopralluogo per vedere se avessi avuto piattole o altri insetti<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">prese uno spruzzatore di FLIT e mi stantuff\u00f2 tra le gambe una fredda nuvola di disinfettante.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Le residue speranze di una gi\u00e0 improbabile erezione svanirono di colpo.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">&quot; Aeh! &quot; ridacchi\u00f2 la megera. &quot; E arrivato Rodolfo Valentino! <\/font><i><font face=\"Arial\">Meglio accuss(, tenevo proprio<\/font><\/i><font face=\"Arial\">&#8216;e <i>&#8216;nu minuto <\/i>&#8216;e <i>np oso! Adesso bell&#8217;e mamm\u00e0, <\/i>tu ti vesti un&#8217;altra volta e aspetti dieci minuti buono buono, <\/font><font face=\"Arial\">bisogno <\/font><font face=\"Arial\">seduto sopra al letto: <i>senza rompere &#8216;o cazzo. <\/i>Anche perch\u00e9 io mi debbo cucire la camicetta che si \u00e8 <\/font><i><font face=\"Arial\">scusuta.<\/font><\/i><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">E non dire niente abbasso <i>ca si no <\/i>ti sputtano davanti a tutti gli amici e dico <\/font><i><font face=\"Arial\">ca s\u00ec ricchione e ca nunn &#8216;arnzzi! &quot;&#8217;<\/font><\/i><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Quando uscii di nuovo all&#8217;aperto mi venne da vomitare. Gli amici mi chiesero com&#8217;era andata e io mi rifiutai di parlare.<\/font><\/p>\n<p><i><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">&quot; Va bu\u00f2, &quot; <\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\">Mi dimenticai pure l&#8217;ombrello di pap\u00e0.<\/font><\/p>\n<p \/>\n<p \/>\n<p \/>\n<p \/>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Arrivarono i diciotto anni e con essi la tanto sospirata iniziazione. Ketty ormai, con le &quot; quindicine &quot; che andavano e venivano, chiss\u00e0 dove era andata a finire. Forse chiedendo in giro, avrei anche potuto scovarla: magari aveva smesso di lavorare e si era sposata&#8230;<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Scortato dagli amici pi\u00f9 anziani, mi presentai al 98, unico casino napoletano ancora <i>off limits <\/i>per gli americani. Era una giornata funerea: non pioveva, ma c&#8217;era nell&#8217;aria un cupo presagio di temporale. Non che avessi paura di bagnarmi (mi ero portato l&#8217;ombrello di pap\u00e0), ma per un giorno cos\u00ec Importante avrei preferito una tiepida sera d&#8217;estate. Detti uno sguardo al cielo ed ebbi l&#8217;impressione che tutte le nuvole di Napoli si fossero date appuntamento in via Nardones: pi\u00f9 m&#8217;inoltravo nel vicolo e pi\u00f9 loro si abbassavano per potermi deprimere. Vuoi vedere, pensai, che proprio oggi c&#8217;\u00e8 la fine del mondo. Sarebbe stato il massimo della sfortuna: colto in flagrante mentre andavo a puttane! Mi avrebbero spedito all&#8217;inferno, senza nemmeno farmi passare per il Giudizio Universale.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">&quot; Sta per venire una tropea, &quot; sussurrai &quot; forse \u00e8 meglio se torniamo domani. &quot;<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">&quot; E a te che te ne importa se piove, &quot; sghignazz\u00f2 Nuzzo Neri &quot; mica devi fottere all&#8217;aperto! &quot;<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Non fiatai, anche perch\u00e9 un tuono apocalittico mi fece ammutolire. I vetri di via Nardones cominciarono a tremare come se fossero stati presi dal panico. Strinsi tra le dita le cento lire della marchetta (dieci banconote quadrate da dieci amlire, faticosamente accumulate negli ultimi tre mesi) e istintivamente pensai a don Attanasio, a San Sebastiano e a mio padre. Mi consolai pensando che tanto non mi avrebbero fatto entrare.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Aprii l&#8217;ombrello.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">&quot; Ma che fai? &quot; disse Nuzzo. &quot; Apri l&#8217;ombrello quando non piove?&quot;<\/font><\/p>\n<p \/>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">&quot; Ma gli americani se lo bevono!&quot; obiettavamo noi.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">&quot;Si, ma a loro non succede niente perch\u00e9 non sono cristiani! &quot;<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Noi, malgrado le regole di z\u00ec Alfonso, guardavamo, eccome! Una volta, con la scusa di portare il whisky in cucina, attraversai tutto il casino. Su un divano c&#8217;erano tre soldati americani, fra cui un sergente di colore, che stavano aspettando le &quot; segnorine &quot;. Nel corridoio incontrai una donna enorme, in vestaglia arabescata, che cantava &quot; Sola me ne vo per la citt\u00e0 &quot;. Aveva le cosce scoperte e la mutanda di pizzo nero che s&#8217;intravedeva a ogni svolazzo della vestaglia. In cucina ce n&#8217;era un&#8217;altra che si stava facendo un caff\u00e8: si chiamava Ketty. Era molto pi\u00f9 carina di quella del corridoio e aveva i capelli alla maschietta. Mi guard\u00f2 mentre scaricavo le bottiglie e disse:<\/font><\/p>\n<p><i><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">&quot;Quant&#8217;\u00e8 bello stu piccirillo! Quase quase m&#8217;o facesse! &quot;<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Arial\">Ketty, la &quot; segnorina &quot; con i capelli alla maschietta, entr\u00f2 nel mio immaginario erotico per rimanervi a lungo. Me la sognavo a occhi aperti, con quella sua bocca rossa e lo sguardo invitante. Non pensavo tanto all&#8217;atto sessuale, quanto ad abbracciarle il seno e a farmi coccolare. Mi vedevo ricco e famoso (perfino con l&#8217;Isotta Fraschini) che andavo a trovarla con la sicurezza dell&#8217;habitu\u00e9. Avrei detto &quot; Dite a Ketty che sto qua &quot; e le avrei regalato un anello di brillanti.<\/font><\/p>\n<p><\/i><font face=\"Arial\">E fu questo il primo complimento che ebbi da una donna.<\/font><\/i><font face=\"Arial\">disse Nuzzo Neri, volendomi consolare &quot; <\/font><i><font face=\"Arial\">hai fatto sub &#8216;na figura &#8216;e merda! &quot;<\/font><\/i><\/font><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"100%\" colspan=\"2\" height=\"18\">\n<p align=\"right\"><i>tratto da: Vita di Luciano De Crescenzo scritta da lui medesimo, Mondadori, 1989<\/i><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima volta dello scrittore in una casa chiusa<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - 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