{"id":27463,"date":"2014-09-23T00:00:00","date_gmt":"2014-09-23T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2014-09-23T00:00:00","modified_gmt":"2014-09-23T00:00:00","slug":"siamo-tutti-migranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2014\/09\/siamo-tutti-migranti\/27463\/","title":{"rendered":"Siamo tutti migranti"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201409\/foto.jpeg\" width=\"250\" height=\"244\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"left\" alt=\"\" \/>&nbsp;Caro Michele*,<\/p>\n<div>consentimi di darti del tu non per la tua giovane et&agrave;, ma perch&eacute; ci permette di superare formalismi, qui come altrove. Ho seguito la vicenda dei cipressi fin dal suo inizio e ho letto con attenzione la tua lettera pi&ugrave; volte. &Egrave; piena di poesia e di amore per la vita, ma non solo questo.&nbsp;<\/div>\n<div>Ho sempre apprezzato chi, come te, si mette in gioco, chi rompe consuetudini, chi rivendica diritti assumendosi responsabilit&agrave;, chi guarda al mondo con la speranza di lasciarlo migliore di come lo ha trovato, e quindi senza alcun timore del futuro.<\/div>\n<div>Ma veniamo alla tua protesta e alla tua lettera. Sulla prima non ho mai scritto e anche ora ho poco da dire perch&eacute; la ritengo strumentale e basta. &Egrave; stata utilizzata ad arte da tutte le parti per darsi visibilit&agrave; ben oltre il merito della faccenda. Forse questo non nelle tue intenzioni. Certamente si in quelle di chi l&rsquo;ha scatenata e cavalcata.&nbsp;<\/div>\n<div>Credo che non sia in discussione l&rsquo;amore per gli alberi, ci mancherebbe altro. L&rsquo;amministrazione comunale ha scelto di tagliare i cipressi argomentando con chiarezza le ragioni. Queste non nascono da capricci, ma da motivazioni serie. Si pu&ograve; dissentire, ma non si pu&ograve; certo dire che c&rsquo;&egrave; una volont&agrave; di oltraggio alla natura. I cipressi possono recar danno, e in pi&ugrave; non hanno alcuna armonia con lo spazio dove si trovano.<\/div>\n<div>A questo proposito ti racconto una storia che vide protagonista il giornale da cui &egrave; nato Varesenews. Quando l&rsquo;allora presidente della Provincia Massimo Ferrario decise di tagliare le conifere davanti a Villa Recalcati noi gridammo allo scempio e pubblicammo la notizia in prima pagina con titoli cubitali. Lui era arrivato a quella scelta per le stesse identiche ragioni per cui si vorrebbe procedere al taglio dei cipressi ai Giardini Estensi. Gli alberi, con il tempo, avrebbero procurato guai, e la loro crescita gi&agrave; impediva la vista della facciata della villa. Oggi nessuno tornerebbe a discutere di quella scelta. &nbsp;<\/div>\n<div>La tua protesta andava oltre il fatto specifico dei cipressi. Magari non per te, ma per gran parte di chi l&rsquo;ha sostenuta si. Da un punto di vista simbolico, una battaglia per la salvaguardia degli alberi, &egrave; molto forte, fa presa e pu&ograve; coinvolgere davvero tutti i cittadini. Questa &egrave; la sua bellezza, ma anche il suo limite. Non si discute pi&ugrave; nel merito, ma se ne fa una questione di principio e di contestazione. Non &egrave; vero che &egrave; stata &ldquo;una battaglia totalmente pacifica e apolitica&rdquo;. Non esiste l&rsquo;apolitica. Ogni gesto che ha a che fare con la dimensione pubblica &egrave; politico e determina reazioni in quel senso.&nbsp;<\/div>\n<div>E passiamo ad alcuni punti della lettera. Forse &egrave; la giovane et&agrave; che fa parlare di una &ldquo;vita che grida&rdquo;, che &ldquo;urla&rdquo; senza che qualcuno non la voglia ascoltare. Qui mi sembra ci sia una presa di posizione forte, perch&eacute; non voler ascoltare le nostre ragioni non significa che il nostro interlocutore sia sordo. Magari significa solo che la pensa in altro modo. Sui cipressi si sono pronunciate istituzioni e poi anche i rappresentanti dei cittadini. Pu&ograve; essere che questo non basti, che occorra fare altri passaggi, ma ci&ograve; non ha nulla a che fare con la poca democrazia, o con il &ldquo;non voler sentire&rdquo;. La vita poi non dovrebbe urlare o gridare, e la speranza non &egrave; racchiusa in una bolla, come tu scrivi. Vogliamo un mondo migliore e questo davvero &ldquo;non ha bisogno di ricorsi e carte bollate&rdquo;. Pensa per&ograve; a quanti problemi abbiamo ancora da risolvere. Se tutte le volte dovessimo salire sugli alberi, i rischi diventerebbero davvero grandi quanto le soluzioni che cerchiamo. Ci sono momenti e situazioni che lo richiedono, ma valutiamo bene quando e quali.<\/div>\n<div>Prima di concludere voglio personalmente ringraziarti perch&eacute; le tue riflessioni sono uno stimolo importante per tutti noi. Sollevano questioni importanti e lo fanno con la carica di chi ha tutto il futuro davanti e ne vuole responsabilmente esser protagonista.<\/div>\n<div>Mi permetto per&ograve; di di lanciarti anche io una provocazione interessante utile rispetto al tema che ci ha portato entrambi a scrivere. Per farlo prendo a prestito un grande pensatore contemporaneo, Zygmunt Bauman. Il tuo striscione recitava: &ldquo;Non c&rsquo;&egrave; futuro senza radici&rdquo;. Un tema importante, profondo, ma anche portatore di un grande paradosso nella civilt&agrave; in cui viviamo.&nbsp;<\/div>\n<div>Le metafore delle radici e dello sradicamento, in una societ&agrave; liquida come quella in cui viviamo, vanno riviste quando si parla dell&rsquo;identit&agrave;. Bauman preferisce parlare di ancore. &ldquo;Issare un&rsquo;ancora, a differenza dal &laquo;radicarsi&raquo; e &laquo;sradicarsi&raquo;, non ha niente di irrevocabile o di definitivo. Le radici, quando vengono divelte dalla terra in cui sono cresciute, generalmente si seccano, uccidendo la pianta che nutrivano, il cui rifiorire avrebbe quindi un che di miracoloso; al contrario le ancore vengono issate solo per esser gettate di nuovo, e altrettanto facilmente, in molti porti diversi. Inoltre, le radici progettano e predeterminano la forma che dovr&agrave; assumere la pianta che si svilupper&agrave; da esse, ed escludono la possibilit&agrave; di ogni altra forma. Le ancore sono invece soltanto attrezzature che servono a fissarsi a un luogo in modo dichiaratamente temporaneo o a staccarsene, e non definiscono in alcun modo le caratteristiche e le qualit&agrave; della nave. Il lasso di tempo che separa l&rsquo;atto di gettare un&rsquo;ancora da quello di issarla nuovamente non &egrave; che una fase dell&rsquo;itinerario della nave.&nbsp;<\/div>\n<div>La metafora dell&rsquo;ancora coglie ci&ograve; che sfugge alla metafora dello sradicamento: l&rsquo;intreccio di continuit&agrave; e discontinuit&agrave; nella storia di tutte le identit&agrave; contemporanee&rdquo;. (L&rsquo;arte della vita)<\/div>\n<div>Nell&rsquo;era della connessione, dove siamo tutti migranti, forse questo diverso approccio potrebbe aiutarci a leggere il presente con minor paura e rigidit&agrave;.<\/div>\n<div>In bocca al lupo per tutte le tue cose.<\/p>\n<p>* da una risposta a una lettera <strong><a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/comunita\/lettere_al_direttore\/sedici-semplici-alberi-296507.html\">pubblicata qui<\/a><\/strong><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una lunga risposta alla lettera di Michele, il ragazzo che ha vissuto sei giorni su un cipresso<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[60],"tags":[563,564,963],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Siamo tutti 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