{"id":275397,"date":"2005-06-02T00:00:00","date_gmt":"2005-06-02T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2005-06-02T00:00:00","modified_gmt":"2005-06-02T00:00:00","slug":"telethon-e-l-insubria-insieme-per-sconfiggere-una-malattia-rara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2005\/06\/telethon-e-l-insubria-insieme-per-sconfiggere-una-malattia-rara\/275397\/","title":{"rendered":"Telethon e l&#8217;Insubria insieme per sconfiggere una malattia rara"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Ogni tanto i titoli di qualche giornale le fanno scoprire al grande pubblico, rendendo per qualche ora evidenti delle tragedie famigliari sconosciute ai pi\u00f9: si tratta delle <strong>malattie rare<\/strong>, sindromi che cambiano la vita non solo di chi \u00e8 colpito ma anche di <a href=\"http:\/\/www.airett.it\/testimonianze\/index.htm\" target=\"_blank\">tutti i famigliari che stanno loro intorno<\/a>, \u00a0incuneati tra malattie che portano alla degenerazione e alla morte dei loro cari,\u00a0la totale ignoranza dei pi\u00f9 e la scarsa speranza di trovare una soluzione a <strong>malattie\u00a0con troppi pochi pazienti per essere\u00a0un business che vale la pena di affrontare<\/strong>.<\/p>\n<p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Ma, ogni tanto, arriva qualche notizia buona, qualche esempio di passo avanti. E se poi questa buona notizia nasce nella nostra provincia e si scopre che si \u00e8\u00a0formata grazie ai contributi di Telethon, sembra ancora\u00a0pi\u00f9 bello<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00a0leggerla. Nel caso specifico, si sono fatti significativi passi avanti nello spiegare la <strong><a href=\"www.prorett.org\" target=\"_blank\">sindrome di Rett<\/a><\/strong>: passi importanti, perch\u00e8 avere il quadro completo di &quot;come funziona&quot; la malattia significa poter aprire le porte, in seguito, alla cura della malattia stessa.<\/p>\n<p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">\u00abLa sindrome di Rett \u00e8 una malattia rara, ma ci\u00f2 nonostante \u00e8 molto significativa per i genitori di bambine, perch\u00e9 \u00e8 ritenuta la <strong>terza causa di ritardo mentale femminile,<\/strong> dopo la sindrome di down e la sindrome detta dell\u2019\u201dX fragile\u201d \u2013 spiega <a href=\"http:\/\/www3.uninsubria.it\/pls\/uninsubria\/uninsubria_docenti.curriculum?id_doc=P000198\" target=\"_blank\"><strong>Nicoletta Landsberger<\/strong><\/a>, ricercatore di biologia molecolare dell&#8217;Universit\u00e0 dell&#8217;Insubria, alla testa della parte bustocca di un progetto sulla sindrome &#8211; le bambine malate nascono<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0<\/span>e crescono in maniera <strong>normale per i primi 36 mesi<\/strong>. Poi hanno una <strong>rapidissima regressione<\/strong>: cominciano col non seguire pi\u00f9 i genitori con gli occhi o<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0<\/span>disimparano ad andare a gattoni, in una progressione che le porta a gravi ritardi mentali<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0<\/span>e a forme d&#8217;autismo, a<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0 <\/span>movimenti stereotipati incontrollati \u2013 come se si lavassero continuamente le mani \u2013 o all\u2019incapacit\u00e0 di parlare e muoversi. Rimangono in questo stato per tutta la vita e se non vengono uccise da crisi epilettiche o da fenomeni gravi di apnea, di cui spesso soffrono, raggiungono in queste condizioni molto frequentemente lo stato adulto. <\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Quelle che ho descritto fin qui sono le bambine definite \u201c<strong>Rett classiche<\/strong>\u201d, coloro cio\u00e8 che sono state colpite dalla malattia in forma classica: la causa di questa forma della sindrome \u00e8 un gene mutato, pi\u00f9 precisamente la proteina MECP2, che ha il compito di &quot;spegnere&quot; alcuni geni del cervello. Questa spiegazione per\u00f2 vale per l&#8217;85-90% delle bambine che ha la sindrome \u201cRett classica\u201d: davanti ad uno studio della loro mappa genetica, in questa percentuale si trova infatti tale gene mutato. Restano per\u00f2 il 10-15% delle bambine che non rientra in questa ipotesi, e la maggior parte delle bambine\u00a0 colpita dalla Sindrome di Rett in una delle sue varianti: in questo caso infatti non pi\u00f9 del 30% delle pazienti ha quel gene mutato. Questi risultati hanno dato innanzitutto un primo risultato: cio\u00e8 il fatto che\u00a0 necessariamente almeno un altro gene dovesse essere coinvolto in questa malattia\u00bb.<br \/><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\"><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Quella della scoperta dell&#8217;MECP2, quindi, non \u00e8 stato altro che l&#8217;inizio di una &quot;mappa&quot; che deve rendere pi\u00f9 chiaro il quadro della sindrome: \u00ab<\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\">Negli ultimi mesi \u00e8 stato scoperto che pazienti affette da varianti di sindrome di Rett avevano un altro gene mutato: il CDKL5. Uno dei gruppi che ha partecipato a questa scoperta era un laboratorio Telethon come noi, guidato da <font face=\"arial,helvetica,sans-serif\"><span style=\"FONT-SIZE: 11pt; FONT-FAMILY: \">Alessandra Renieri<\/span><span style=\"FONT-SIZE: 11pt; FONT-FAMILY: \">\u00a0e<\/span><\/font>\u00a0facente parte <strong>dell\u2019universit\u00e0 di Siena<\/strong>, che collabora con il nostro laboratorio di Busto Arsizio sui geni della sindrome di Rett.<br \/><strong>Quello che abbiamo fatto noi<\/strong>, dopo la scoperta, <strong>\u00e8 stato cercare di capire cosa fa questo gene proteina per indurre la sindrome<\/strong>: insomma, abbiamo analizzato il suo comportamento per capire che cosa \u201cva storto\u201d in questa modificazione e a giustificarne il perch\u00e9. Cos\u00ec abbiamo\u00a0<span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0<\/span>scoperto che questa proteina appena scoperta &quot;parla\u201d con l&#8217;altra, inducendo in essa delle modifiche chimiche\u00bb.<br \/><\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><br \/>Quella appena pubblicata nelle principali riviste scientifiche non \u00e8 per\u00f2 ancora <span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0<\/span>la spiegazione definitiva delle cause della sindrome: \u00abSiamo convinti che non sia finita \u2013 spiega infatti la Landberger &#8211; <span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0<\/span><strong>pensiamo <\/strong>infatti <strong>ci sia almeno un altro gene\u00a0coinvolto<\/strong>. E lo pensiamo perch\u00e9 nemmeno questo secondo questo gene spiega tutte le varianti della sindrome. E poi, noi crediamo anche che ci siano dei geni che feriscano non solo dell\u2019esistenza della sindrome, ma anche quanto una bambina \u00e8 grave\u00bb.<br \/><\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial\"><br \/>Con <\/span><span style=\"FONT-FAMILY: Arial; mso-bidi-font-size: 10.0pt\">Nicoletta Landsberger lavora, nel laboratorio dell\u2019universit\u00e0 dell\u2019Insubria a Busto che collabora con Telethon, <strong>un team di 12 persone<\/strong>: alla testa della ricerca sulla sindrome di Rett \u2013 uno studio in atto dal 1999 &#8211; <span style=\"mso-spacerun: yes\">\u00a0<\/span>lavorano anche <strong>Gianfranco Badaracco<\/strong> e <strong>Charlotte Kilstrup-Nielsen<\/strong>. <\/span><\/p>\n<p \/>\n<p \/>\n<p \/>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I ricercatori dell&#8217;Insubria, nel laboratorio che collabora con Telethon, hanno scoperto come funziona il gene CDKL5, responsabile del ritardo mentale delle 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