{"id":278020,"date":"2005-04-04T00:00:00","date_gmt":"2005-04-04T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2017-06-28T13:18:54","modified_gmt":"2017-06-28T11:18:54","slug":"il-papa-secondo-masina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2005\/04\/il-papa-secondo-masina\/278020\/","title":{"rendered":"Il Papa secondo Masina"},"content":{"rendered":"<p><em>Pubblichiamo per intero la <\/em><em>lettera di Ettore Masina<\/em><em> che riassume il pontificato di Giovanni Paolo II.<br \/>\nMasina, giornalista vaticanista, ha seguito\u00a0il Concilio Vaticano II e i viaggi di Paolo VI e ha scritto diversi saggi religiosi.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><b>Il &#8220;Mistico Militante&#8221;<br \/>\n<\/b>La prima definizione che di lui mi viene in mente \u00e8 quella di &#8220;mistico militante&#8221;. Sembra una contraddizione in termini, essendo spesso il mistico persona che cerca la solitudine, mentre Giovanni Paolo II, instancabilmente, cercava le folle. Tuttavia c&#8217;era in lui un trasporto appassionato per il Sacro, il Misterioso, l&#8217;Arcano. Papa Woytjla amava le favole udite, nelle sue escursioni, nei villaggi dei monti Tatra; amava le leggende auree del martirologio, i segreti delle veggenti e degli stigmatizzati, le ombre e le luci di antiche tradizioni; ma soprattutto amava le molteplici immagini della Madonna: quelle acheropite, cio\u00e8 dipinte da mani non umane (forse da angeli o da Luca, l&#8217;evangelista pittore); quelle sfregiate dagli infedeli, e quelle apparse alla contadinella di Lourdes, ai pastorelli di Fatima o a qualche lacero pe\u00f2n messicano.<br \/>\nCiascuna di queste immagini sembrava, nella devozione di papa Woytjla, diversa da tutte le consorelle, quasi non si trattasse della stessa persona: una dedita alla salvezza dei malati, una alla protezione degli indios, una a presidiare una barriera geopolitica dagli attacchi degli infedeli e l&#8217;altra, infine, a proclamare la necessit\u00e0 della distruzione del bolscevismo. Quest&#8217;ultima aveva un rapporto personalissimo con lui: nella corona regale che a Fatima posero sul capo della sua immagine \u00e8 inserita la pallottola che vent&#8217;anni fa avrebbe ucciso Giovanni Paolo Secondo, se quella Madonna non avesse steso la tenera mano per deviarne il tragitto.<br \/>\nDella Madre del Cristo era tanto devoto da avere scelto come insegna papale la M di Maria e il motto &#8220;Tutto tuo&#8221;, il quale aveva non soltanto scandalizzato i protestanti, ma reso perplessi quei cattolici che preferiscono pensare che ognuno, nella Chiesa, debba essere &#8220;tutto&#8221; di Cristo; e quella sua &#8220;piet\u00e0 mariana&#8221;, che certamente costituiva una pietra d&#8217;inciampo nel processo ecumenico, ebbe anche, pi\u00f9 volte, un&#8217;altra singolare espressione. Se, nei curricula di qualche vescovo nominato a una sede importante, si cercavano invano titoli rilevanti di cultura o una briciola di profezia, se dunque ci si domandava le ragioni di una scelta sorprendente, si scopriva spesso che si trattava di persone che &#8211; vietnamite, brasiliane o italiane che fossero &#8211; avevano composto manuali di spiritualit\u00e0 mariana. Documenti del genere erano per Giovanni Paolo Secondo garanzie di fedelt\u00e0, patenti di ortodossia cattolica.<\/p>\n<p><b>La Chiesa &#8220;sacra fortezza&#8221; e la caduta dell'&#8221;Impero del Male&#8221;<\/b><br \/>\nQuando, diventato il successore di Pietro, usciva dal tepore di questo affetto filiale e dalle ombre sacre del passato, Woytjla guardava la Chiesa come una sacra fortezza assediata da temibili avversari. Dapprima gli era stato facile individuare il Nemico: vivendo in un Paese costretto nei confini dell&#8217;impero moscovita, il papa polacco &#8211; seminarista clandestino obbligato a ore di pesante lavoro manuale, poi prete vigilato come persona sospetta, infine vescovo in perenne contesa con l&#8217;intolleranza dell&#8217;apparato statale e di partito -, aveva potuto misurare la pericolosit\u00e0 del materialismo dialettico, la gravit\u00e0 delle negazioni dei diritti umani, l&#8217;ottusa perversione burocratica della leadership sovietica. Perci\u00f2 aveva continuato ad appoggiare con tutto il suo nuovo prestigio la resistenza di Solidarnosc, e appassionatamente sviluppato una catechesi anticomunista. Nel 1989, alla caduta del muro di Berlino e delle cortine di ferro, i governanti dell&#8217;Europa e degli Stati Uniti gli rendevano devoto omaggio come a un grande protagonista (forse il maggiore) dello sgretolamento di quello che Reagan aveva definito &#8220;Impero del Male&#8221;.<br \/>\nTuttavia l&#8217;anticomunismo di Woytjla non fu privo di conseguenze negative. Lasciandosi dominare dalle sue esperienze personali ed essendo incapsulato, volente o nolente, nel sistema informativo reaganiano, Giovanni Paolo II fin\u00ec per precipitare nella trappola ideologica di identificare in ogni fermento di liberazione una sotterranea presenza del comunismo. Egli fu allora l&#8217;autore di una vera e propria (inconsapevole, ma non per questo meno grave) devastazione della Chiesa dell&#8217;America Latina, Nel volto dominato dalla collera e nel dito levato ad ammonire padre Ernesto Cardenal inginocchiato davanti a lui, i cattolici di quel continente potevano cogliere in Woytjla una profonda incomprensione della loro storia. L&#8217;ossessione anticomunista e i suoi consiglieri curiali spinsero Woytjla a sbrigative condanne di quella teologia della liberazione che aveva dato a milioni di poveri il senso di una piena cittadinanza nell&#8217;ambito della Chiesa; e i discorsi di questo papa in occasione dei suoi viaggi nel continente furono poco pi\u00f9 che generici se paragonati alle condizioni di vita delle popolazioni; ma, certi atti, furono anche peggiori.<br \/>\nMolti diplomatici vaticani preferivano chiudere occhi e orecchie davanti alla violenza dei ricchi e dei militari: e i loro rapporti influirono grandemente sul comportamento del pontefice. Woytjla spieg\u00f2 una volta, con impressionante semplicismo, che vi erano per lui due tipi di dittature: quelle comuniste, tese a un futuro senza limiti, radicalmente omicide e deicide, e quelle latino-americane che entravano temporaneamente in funzione, come nell&#8217;antica Roma, quando le patrie erano in pericolo. L&#8217;immagine di Giovanni Paolo Secondo che si affacciava a un balcone avendo accanto un sorridente Pinochet fece piangere molte donne dei desaparecidos e i superstiti delle camere di tortura, che avrebbero avuto bisogno di conforto.<br \/>\nUno ad uno, i vescovi &#8220;sospetti&#8221; furono rimossi o immediatamente pensionati appena raggiunta l&#8217;et\u00e0 canonica, e poi costretti (come dom Helder Camara) a silenziosi &#8220;arresti&#8221; domiciliari; altri (come il cardinale Arns) si videro drasticamente ridotte le dimensioni della propria diocesi; mentre prelati di alto rango e altezzosa seigneurerie (come il cardinale di Managua, Obando Bravo) furono mantenuti al loro posto anche se ormai quasi ottantenni. Si chiuse cos\u00ec la eroica epoca ecclesiale che aveva visto le comunit\u00e0 di base legate ai loro vescovi da un&#8217;intenso rapporto affettivo, il popolo di Dio non ridotto alla passivit\u00e0 neppure dalla violenza delle dittature e decine di sacerdoti imprigionati, torturati o addirittura assassinati per avere osato difendere quei poveri che i documenti del Concilio definiscono immagine del Crocifisso. Il papa che non esitava a canonizzare come martiri tutti i preti uccisi dai &#8220;rossi&#8221; durante la guerra civile spagnola, tacque su quelli martirizzati in Brasile, in Argentina, in Guatemala, nel Salvador ad opera degli squadroni della morte. Gli spagnoli, per lui, erano stati assassinati in odio alla fede cristiana, ma qui, in Latinoamerica, assassini e mandanti si definivano cattolici, e i morti erano stati, da vivi, a fianco dei poveri, dunque di ribelli e, in quanto tali, probabilmente &#8220;rossi&#8221;. \u00c8 questo fraintendimento che Giovanni Paolo Secondo dovr\u00e0 confessare incontrando il sorriso di monsignor Romero, nella Terra Nuova in cui ogni passato si apre alla riconciliazione.<br \/>\nNella loro disperata speranza, nella loro sete d&#8217;amore, enormi masse di poveri continuarono ad accogliere con entusiasmo il papa nei suoi viaggi, a pregare con lui, a suonare maracas, flauti e tamburelli, a offrirgli in dono serap\u00e8s, ponchos e diademi di sfolgoranti piume di arara, a sorridergli con povere bocche sdentate, ma molte persone pensose si allontanarono dalla Chiesa cattolica. Si ripeteva in America Latina ci\u00f2 che era avvenuto per la classe operaia in Europa nel secolo XIX. Come aveva scritto Moltmann &#8220;Non avendo trovato nelle chiese un Dio di speranza, molti andarono a cercare speranze senza dio&#8221;.<\/p>\n<p><b>Un uomo sempre forte<\/b><br \/>\nNei primi anni del suo pontificato, Karol Woytjla fu un uomo bellissimo. Era alto, diritto e forte: si capiva che aveva praticato e amato molti sport. Il papa alpinista, il papa sciatore, il papa nuotatore\u2026 ( I poveri, cos\u00ec generosi nel comprendere le necessit\u00e0 delle Persone Importanti, gli perdonarono certamente la costruzione di una piscina a Castelgandolfo in cui egli soltanto poteva bagnarsi). Il povero vecchio degli ultimi anni, squassato dal Parkinson come un albero antico percosso da una bufera senza tregua, non ha cancellato l&#8217;impressione di forza che il pontefice degli anni &#8217;80 suscitava. I giornalisti &#8220;di corte&#8221;, che non sono soltanto quelli dell&#8217; &#8220;Osservatore romano&#8221;, amavano allora commentare il vigore con il quale Giovanni Paolo II sottolineava con gesti imperiosi certe sue affermazioni e finivano per parlare di lui come di un antico condottiero. Credo che non fosse soltanto piaggeria. Se, per questo papa, la Chiesa era una roccaforte assediata, allora essa, pensava Woytjla, aveva bisogno non solo di un esercito di fedeli ma anche di truppe scelte: e cio\u00e8 dei gruppi cattolici di pi\u00f9 ferrea disciplina nella ricerca di perfezione spirituale e quelli pi\u00f9 legati a un disegno di restaurazione della cristianit\u00e0. Davanti ai drammi della Chiesa nel mondo, Giovanni XXIII aveva convocato un Concilio; nel giugno del 1998 questo suo successore convoc\u00f2 una grande riunione di tutti i movimenti cattolici, gli istituti secolari, le nuove organizzazioni di impegno, i cercatori di pentecoste. Non \u00e8 un caso che nelle ore della sua agon\u00eca il TG1 abbia affidato cos\u00ec largamente all&#8217;Opus Dei il compito di riassumere le caratteristiche del pontificato di Woytjla.<br \/>\nA questi suoi militi spirituali, il papa don\u00f2 velocissime canonizzazioni, posti di grande rilievo e anche, ci\u00f2 che non era mai avvenuto nella storia cattolica, un inquadramento gerarchico proprio, che frantumava le Chiese locali, sottraendo ai vescovi fedeli ed energie e favorendo il crescere di orgogliosi settarismi.<\/p>\n<p><b>Non cess\u00f2 mai di interrogarsi<\/b><br \/>\nTuttavia questo papa che alcuni vorrebbero presentare come uno di quegli atleti della fede che non si smuovono mai dalle loro certezze, fu un uomo che non cess\u00f2 di interrogarsi e di confrontarsi con il mondo. Una progrediente cesura segna il suo magistero fra gli anni &#8217;80 e quelli &#8217;90. Quando il Satana dell&#8217;Oriente mostr\u00f2 che i suoi piedi erano di argilla e un capitalismo selvaggio si insedi\u00f2 brutalmente al suo posto, allora papa Woytjla ebbe pi\u00f9 chiara la miseria spirituale di tanta parte dell&#8217;Occidente, la decadenza del mondo borghese: vide con occhi pi\u00f9 penetranti che non si trattava soltanto di questioni morali che, del resto, affliggevano anche la Polonia (l&#8217;aborto, il divorzio, le inadempienze sacramentali, l&#8217;ignoranza religiosa): l&#8217;Europa Occidentale e l&#8217;America del Nord erano contrassegnate da peccati collettivi che sminuivano la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo. Allora condann\u00f2 con maggiore forza &#8211; la forza di uno di quegli &#8220;uomini della penitenza&#8221; medievali che trascinavano le folle a pentimento &#8211; la distruttivit\u00e0 sociale dell&#8217;edonismo, l&#8217;idolatria per gli status symbols, l&#8217;egoismo dei popoli ricchi nei confronti dei continenti poverissimi, un sistema culturale pressapochista dal punto di vista etico, fatto pi\u00f9 di negazioni che di valori. Dichiar\u00f2 che il neoliberismo non era meno ateo del marxismo dialettico, anche se la sua nomenklatura si proclamava cristianissima, e i libri che produceva non erano cos\u00ec chiaramente avversi alla religione quanto la ridicola Bibbia dell&#8217;Ateismo distribuita da un&#8217;apposita accademia nei territori dell&#8217;Impero sovietico. Vide la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo ridotta a quella di una variabile nei conteggi del Mercato, le borse valori decidere la sorte di miliardi di figli di Dio. Disse che, almeno, i comunisti avevano lottato contro la disoccupazione e si erano presi cura dei poveri. L&#8217;Occidente &#8211; scrisse &#8211; aveva creato &#8220;strutture di morte&#8221;. Il consumismo gli pareva una tabe mortale per lo spirito. Grid\u00f2 ai giovani di non ascoltarne &#8220;le sirene perch\u00e9 risucchiano l&#8217;anima&#8221;.<\/p>\n<p><b>Gli effetti distruttivi dell'&#8221;imperialismo capitalista del danaro&#8221; <\/b><br \/>\nSoprattutto vide con chiarezza (che probabilmente lo fer\u00ec anche fisicamente attraverso i misteriosi canali della psiche) che quello che tre suoi predecessori avevano definito &#8220;imperialismo capitalista del danaro&#8221; aveva in s\u00e9 tali valenze distruttive da portare a guerre mostruose. Allora il papa che da giovane sembrava voler piantare la sua croce astile come uno stendardo ai margini di uno spirituale campo di battaglia, si trascin\u00f2 .sempre pi\u00f9 curvo e malato, sul crinale della storia per percuotere, come Mos\u00e8 sul monte, la roccia della durezza dei cuori e farne scaturire l&#8217;acqua dell&#8217;amore. Pi\u00f9 che qualunque altro papa, grid\u00f2, contro tutte le bandiere. che la violenza \u00e8 menzogna, che la violenza &#8220;\u00e8 un male inaccettabile e che mai risolve i problemi&#8221;. Non si mantenne sulle generali; condann\u00f2 questa guerra, in Iraq, come illecita, illegale, immorale.<br \/>\nGli tocc\u00f2 la sorte dei profeti. Gli uomini del potere imperiale (i Bush, i Blair, gli Sharon, i Berlusconi) che adesso si accalcheranno dietro la sua salma, gli resero allora l&#8217;omaggio che non si pu\u00f2 ricusare ai vecchi patriarchi che vogliono ancora parlare alla famiglia ma lo fanno senza rendersi ben conto della situazione; e molti vescovi italiani tradussero la chiarezza dei suoi discorsi in banalit\u00e0 di routine, in consigli vaghi e non perentor\u00ee. Ricordo il febbraio 1991: ero in parlamento quando Giovanni Paolo II pronunzi\u00f2 parole durissime contro la prima guerra del Golfo. Rammento il turbamento dei deputati democristiani; ma subito da molti illustri pulpiti, primo fra tutti quello del cardinale Ruini, la condanna del papa fu &#8220;interpretata&#8221; ed estenuata; e il partito &#8220;di ispirazione cattolica&#8221; vot\u00f2 l&#8217;ingresso dell&#8217;Italia nel conflitto.<br \/>\n6<\/p>\n<p><b>La fiducia biunivoca tra il Papa e i giovani<\/b><br \/>\nEra un papa &#8211; il primo &#8211; ad avere sofferto i dolori che le guerre moderne seminano nelle famiglie, cos\u00ec come il primo ad essersi guadagnato il pane con fatica fisica. Perci\u00f2 quando parlava di queste cose si sentiva l&#8217;autenticit\u00e0 dei sentimenti. Questo fu importante soprattutto per i giovani, che sono stufi di parole e affamati di testimonianze. Nell&#8217;impudica moltiplicazione dei telegiornali si producono, come ci ha insegnato Mac Luhan, fenomeni di aggregazione alla maggioranza, di necessit\u00e0 psicologica di entrare nel gruppo dominante e di prestarsi allo spettacolo mediatico; perci\u00f2 non mi illudo sulla profondit\u00e0 e durevolezza delle espressioni estorte dai telecronisti in questi giorni a tanti ragazzi e ragazze. Ma \u00e8 certamente un fatto che questo papa raccolse la simpatia e anche l&#8217;ammirazione dei giovani, e non soltanto di quelli che andavano a vederlo e ascoltarlo allo stesso modo che pellegrinano per gli stad\u00ee dei concerti rock. Moltissimi credettero di poter ricevere da quel vecchio un senso da dare alla propria vita. Egli credette in loro. Li defin\u00ec &#8220;popolo delle beatitudini evangeliche&#8221; perch\u00e9 gli parevano ancora immuni dal materialismo degli adulti e quindi disponibili alla generosit\u00e0 cristiana. Li esort\u00f2 a rischiare la propria vita perch\u00e9 il terzo millennio vedesse finalmente un mondo di giustizia, di libert\u00e0, di pace. Gli furono riconoscenti della fiducia che manifestava loro.<\/p>\n<p><b>Gli anni dei &#8220;cavalieri dell&#8217;Apocalisse&#8221;<br \/>\n<\/b>Nei lunghi anni del suo pontificato, i cavalieri dell&#8217;Apocalisse galopparono come non mai sulla Terra. Nuovissime pesti, dall&#8217;AIDS alla sars, assaltarono interi continenti. Le guerre non furono soltanto quelle degli eserciti imperiali: spaventosi conflitti straziarono l&#8217;umanit\u00e0, generando fame e morte in nome dell&#8217;oro, dei diamanti, del coltan, dell&#8217;uranio. Cataclismi che sembaravano apocalittici sembarono annunziare la ribellione della Terra alle incessanti violenze inferte al pianeta dall&#8217;avidit\u00e0 dei ricchi. Penso che talvolta egli si sia sentito al centro di un formicaio impazzito che gli imponeva sforzi che non riusciva pi\u00f9 a sostenere. Cos\u00ec la rotta del Grande Pescatore non fu lineare: si rifiut\u00f2 al concetto di lotta fra civilt\u00e0, difese i diritti dei palestinesi, entr\u00f2 da fratello nelle sinagoghe e da adoratore del Dio unico nelle moschee, riusc\u00ec a rinsaldare i rapporti con i figli di Lutero, ma gli parve doveroso ribadire il suo ruolo di Capo della Chiesa universale, di negare salvezze che non accettavano di provenire dal Cristo e consent\u00ec che il proselitismo romano offendesse profondamente le Chiese &#8220;sorelle&#8221; dell&#8217;Oriente. Difese la vita in fieri, parl\u00f2 contro la pena di morte ma condann\u00f2 testardamente l&#8217;uso del condom nonostante gli scienziati gli assicurassero che era di fatale importanza per bloccare la devastante proliferazione dell&#8217;AIDS. Fu di rocciosa intransigenza nei confronti dell&#8217;obbligatoriet\u00e0 del celibato, della non ammissibilit\u00e0 ai sacramenti delle persone che, dopo un naufragio matrimoniale, cercavano di rifarsi una famiglia. Si caric\u00f2 del passato della storia ecclesiale, inginocchiandosi a chiedere perdono umilmente per tanti delitti: ma lo fece a nome dei figli della Chiesa, non a nome dell&#8217;istituzione che pure sapeva semper meretrix. Si occup\u00f2 poco della politica italiana ma permise che Sodano e Ruini restringessero il Tevere allargato dai due papi dei quali aveva assunto il nome. Ebbe un carattere testardo e impetuoso, persino collerico: ma la sua estrema vecchiaia fu un esempio toccante di coraggio e di forza morale. S\u00ec, insegn\u00f2 come si soffre e si muore da cristiani, cercando fino all&#8217;ultimo che la morte ci trovi vivi, per noi e per gli altri.<br \/>\nPenetr\u00f2 a questo modo nelle tragedie umane, quelle personali e quelle collettive, e fu forse la sua lezione pi\u00f9 alta. Ho pianto (o quasi) vedendo il suo urlo silenzioso, alla finestra della sua stanza, quando ha capito che non sarebbe mai pi\u00f9 riuscito a parlare. Ho ritrovato in questa sua kenosis le urla di tutto il secolo XX: il grido senza suono di Munch e il furore dell&#8217;idiota di Faulkner e l&#8217;invocazione della donna di &#8220;Roma citt\u00e0 aperta&#8221; stroncata dal piombo nazista. Ho pensato che in quel momento egli raccogliesse in s\u00e9 il pianto di tutte le Racheli che piangono i loro figli e non vogliono essere consolate perch\u00e9 non sono pi\u00f9. In quel momento mi \u00e8 parso grandissimo e l&#8217;ho amato<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo integralmente il testo che il giornalista Vaticanista che ha seguito i viaggi di Paolo VI ha scritto, sottolineando luci ed ombre del lungo pontificato di Woitjla  <\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Il Papa secondo Masina<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Pubblichiamo integralmente il testo che il giornalista Vaticanista che ha seguito i viaggi di Paolo VI ha scritto, sottolineando luci ed ombre del lungo pontificato di Woitjla\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"noindex, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, 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