{"id":349848,"date":"2015-02-04T00:00:00","date_gmt":"2015-02-04T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-02-04T00:00:00","modified_gmt":"2015-02-04T00:00:00","slug":"n-a","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2015\/02\/n-a\/349848\/","title":{"rendered":"Da Cantoni a Borghi: nascono le prime \u201cdinastie\u201d della tessitura"},"content":{"rendered":"<p><em>Continua il nostro viaggio nella storia dell&#8217;industria cotoniera in Valle Olona. Dopo <\/em><a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/busto\/dai-conventi-alle-fabbriche-cosi-e-nata-l-industria-del-cotone-304527.html\"><em>gli albori<\/em><\/a><em>&nbsp;e il travagliato <\/em><a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/busto\/ascesa-e-declino-della-tessitura-nel-secolo-dei-lumi--305004.html\"><em>&quot;secolo dei lumi&quot;<\/em><\/a><em>&nbsp;ecco la nuova puntata dedicata al primo ottocento<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201502\/6-4-11 filo per cucire di cotone 40x.jpg\" width=\"250\" height=\"241\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"left\" alt=\"\" \/>In seguito al periodo napoleonico, la Lombardia torn&ograve; sotto il dominio dell&#8217;Austria. Fu una fase alquanto fiorente per l&#8217;industria cotoniera della Valle Olona, malgrado alcune politiche economiche introdotte dagli austriaci che limitavano il commercio dei fustagni e l&#8217;importazione di materia prima, il cotone greggio, dagli Stati esteri. Le manifatture cotoniere attraversarono infatti un periodo di prosperit&agrave; grazie <strong>all&#8217;incremento della domanda interna di tessuti cotonieri, sostenuta principalmente dai ceti popolari, specialmente contadineschi,<\/strong> i quali abbandonarono la loro preferenza per i vestiti di lana a favore di quelli di cotone. Il XIX secolo vide l&#8217;affermazione graduale ma ineluttabile di due aspetti fondamentali che saranno poi tipici dell&#8217;industria moderna: l&#8217;accentramento della produzione, la quale oltre a garantire un maggior controllo delle varie fasi della lavorazione del cotone, permetteva ai mercanti-imprenditori di raggruppare in un solo sito la manodopera, e la diffusione della meccanizzazione negli opifici cotonieri della Valle Olona, con un conseguente incremento della resa produttiva per stabilimento. Nel 1815 a Busto Arsizio Giovanni Antonio Crespi apr&igrave; un opificio, seguito da altri imprenditori, tra cui Luigi Bossi e Luigi Candiani. Francesco Turati fond&ograve; due stabilimenti per la produzione di fustagni, a Busto Arsizio (tessitura) e Castellanza (filatura). <strong>Questi edifici e la lavorazione del cotone ad essi connessa, avevano dei caratteri spiccatamente &ldquo;industriali&rdquo;,<\/strong> giacch&eacute; gli imprenditori importavano la materia prima dall&#8217;India o dall&#8217;America, e buona parte del ciclo di fabbricazione dei fustagni (filatura, tessitura, tintoria) avveniva all&#8217;interno della fabbrica, nella quale lavoravano circa 5000 operai (3500 a Busto Arsizio e 1500 a Castellanza). Si andava lentamente superando il vecchio putting out system, caratterizzato dal lavoro a domicilio, per passare ad un sistema che gi&agrave; aveva in embrione tutte le peculiarit&agrave; dell&#8217;industria moderna: la concentrazione della manodopera e dei mezzi di produzione in un unico luogo, la fabbrica. Pasquale Borghi nel 1819 istitu&igrave; una filatura meccanica a Varano. A Solbiate Olona, nel 1822 i fratelli Andrea ed Ettore Ponti fondarono uno stabilimento per la lavorazione del cotone con 153 operai (tra cui 12 donne). <strong>Nel 1856 nel suddetto opificio vi erano circa 11 mila fusi, e nel corso del tempo sarebbe divenuto uno dei pi&ugrave; importanti stabilimenti della Valle Olona.<\/strong> Risale agli anni trenta la fondazione di una filatura meccanica ad Olgiate Olona, ad opera di Luigi Candiani; nello stesso paese nel 1834 Carlo Ottolini trasform&ograve; il suo mulino in una filatura a tre piani. I fusi aumentarono da 300 nel 1836 a 2500 nel 1845.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201502\/cantoni.jpg\" width=\"350\" height=\"286\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"right\" alt=\"\" \/>Nel 1834 Costanzo Cantoni acquist&ograve; da Camillo Borgomaneri <strong>un mulino poi riqualificato e trasformato in opificio cotoniero a Legnano<\/strong>, con 500 fusi nel 1836, 1790 nel 1838 e 3546 nel 1845, per poi arrivare alla vigilia dell&#8217;Unit&agrave; (1854) con 4049 fusi e 166 operai. Vi si svolgevano tutti i processi di lavorazione del cotone, e vi era impiantata altres&igrave; una filatura meccanica. Attorno alla met&agrave; degli anni quaranta Cantoni apr&igrave; un&#8217;altra fabbrica di fustagni a Castellanza, con 4944 fusi e 257 operai.  In generale, riguardo alla concentrazione dell&#8217;attivit&agrave; produttiva, la media dei fusi per opificio nelle filature di cotone, nell&#8217;area della Valle Olona, crebbe da 2771 nel 1836 a 3717 nove anni pi&ugrave; tardi (1845), per giungere a 3738 nel 1854; a Busto Arsizio nel 1845 vi erano 5551 telai, con una media di circa 121 telai per impresa.<strong> Dai dati statistici emerge che nessuna azienda della zona aveva in media meno di 762 fusi e 33 operai,<\/strong> sebbene il lavoro a domicilio in questo periodo storico rimanesse ancora piuttosto diffuso, a Busto Arsizio nelle case urbane degli artigiani e nel gallaratese prevalentemente nelle campagne.<\/p>\n<p>Per quanto concerne il processo di meccanizzazione, alla fine dell&#8217;epoca napoleonica in Lombardia vi era una sola filatura a macchina che sfruttava l&#8217;energia idraulica sita in Gallarate, e quattro anni pi&ugrave; tardi la situazione non risultava migliorata. Il quadro generale si trasform&ograve; tuttavia durante i primi decenni del secolo, grazie soprattutto alla diffusione di nuove conoscenze tecnologiche provenienti dall&#8217;Inghilterra. <strong>Nel 1819, a Varano, piccolo borgo sul torrente Brebbia, nel gallaratese, Pasquale Borghi fond&ograve; un opificio per la produzione di cotone. <\/strong>I telai erano in parte azionati a mano, in parte dall&#8217;energia idrica del Brebbia. La forza motrice idraulica tuttavia non era sufficiente, tanto che negli anni successivi, e con il passaggio della propriet&agrave; dell&#8217;opificio da Pasquale Borghi al nipote Luigi (1836), venne installata una caldaia a vapore. Negli anni quaranta dell&#8217;Ottocento i macchinari risultano presenti in buona&nbsp;<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201502\/84cb9b70-ce67-43f3-aacd-4e4b254881f8_500.jpg\" width=\"350\" height=\"265\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"left\" alt=\"\" \/>parte della Valle Olona, in particolar modo nell&#8217;area compresa tra Busto Arsizio e Gallarate. In un rapporto del periodico Atti della Societ&agrave; d&#8217; incoraggiamento delle arti e de&#8217; mestieri in Milano. Anno 1844, si attesta che nei 26 stabilimenti dell&#8217;industria di cotone nella regione si utilizzavano macchinari, tra cui anche il telaio Jacquard, il quale permetteva di fabbricare tessuti pregiati e sofisticati. Nel 1854, nell&#8217;area della Valle Olona si trovavano 14 opifici per la filatura del cotone, con 1919 operai e 52334 fusi e con una media di circa 3738 fusi per stabilimento, superiore a quella del 1845. <strong>La maggior concentrazione di filature del cotone era localizzata nei centri urbani di Legnano, Castellanza e Solbiate Olona<\/strong>, ove vi si trovavano le manifatture pi&ugrave; importanti: la Cantoni per quanto riguarda Legnano e Castellanza, e lo stabilimento Ponti a Solbiate Olona. Quest&#8217;ultimo era l&#8217;opificio pi&ugrave; grande della zona, con ben 419 operai e 11000 fusi ivi situati. Per ci&ograve; che concerne la tessitura, nel 1854 si registrarono 15600 telai in provincia di Milano, di cui pi&ugrave; della met&agrave; erano localizzati nella Valle Olona, in particolar modo a Busto Arsizio e Sacconago. Poco prima dell&#8217;Unit&agrave; d&#8217;Italia, i quadro generale dell&#8217;industria cotoniera della Valle Olona rappresentava un&#8217;attivit&agrave; economica che andava delineandosi nei suoi tratti peculiari, tra i quali possono considerarsi il (progressivo) accentramento della lavorazione e produzione di tessuti, a cui fa seguito l&#8217;incremento del numero di lavoratori per opificio, la (graduale) sostituzione dei vecchi telai a mano con macchine tecnologicamente pi&ugrave; all&#8217;avanguardia e la diffusione su tutto il territorio della Valle Olona di stabilimenti cotonieri, non soltanto nei centri urbani maggiori (Busto Arsizio e Gallarate), ma anche nei borghi pi&ugrave; piccoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Continua il nostro viaggio nella storia dell&#8217;industria cotoniera in Valle Olona con una nuova puntata dedicata all\u2018800 e alle prime grandi famiglie di 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