{"id":42607,"date":"2014-02-10T00:00:00","date_gmt":"2014-02-10T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2014-02-10T00:00:00","modified_gmt":"2014-02-10T00:00:00","slug":"misurare-il-bambino-o-provare-ad-incontrarlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2014\/02\/misurare-il-bambino-o-provare-ad-incontrarlo\/42607\/","title":{"rendered":"Misurare il bambino, o provare ad incontrarlo?"},"content":{"rendered":"<p><strong>Gli adulti, da sempre, interpretano l&rsquo;Infanzia e, in base a questo, decidono ci&ograve; che i bambini sono o dovrebbero essere<\/strong>. In coerenza con questa interpretazione organizzano l&rsquo;infanzia e le vite dei bambini. <br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"350\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"231\" border=\"1\" align=\"right\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201401\/kids2.jpg\" alt=\"\" \/>Succede da sempre, ma in particolare in questa ultima generazione, nella quale l&rsquo;organizzazione pervade praticamente tutti gli aspetti della vita di un bambino.<br \/>\nPer quanto riguarda la scuola: organizzazione, progetti, programmazioni derivano dall&#8217;idea di bambino che abbiamo, dalla nostra interpretazione dell&#8217;infanzia. <br \/>\nOggi per&ograve; il mio vissuto personale di attore all&#8217;interno del percorso educativo &egrave; un vissuto di confusione. Da una parte abbiamo un eccesso di informazioni: riviste, siti internet, trasmissioni televisive ci spiegano continuamente come dovrebbe essere il rapporto coi nostri bambini; dall&#8217;altra troviamo una difficolt&agrave; sempre maggiore a creare delle sintesi costruttive, che aiutino davvero ad assumersi consapevolmente le responsabilit&agrave; ed i rischi che sono insiti nel mestiere di educare.<br \/>\nAllora penso che un primo compito che ci possiamo porre sia quello di<strong> esplicitare <\/strong>con chiarezza le nostre idee sull&#8217;infanzia: serve non solo a essere pi&ugrave; consapevoli, ma anche a lavorare insieme, che &egrave; una delle risorse pi&ugrave; preziose che abbiamo.<br \/>\nTeniamo conto del fatto che<strong> ogni teoria &quot;produce&quot; il proprio bambino&hellip;<\/strong><br \/>\nRicordiamo velocemente alcune delle pi&ugrave; importanti teorie di fine 900: <!--[if gte mso 9]><xml>\n<w:WordDocument>\n<w:View>Normal<\/w:View>\n<w:Zoom>0<\/w:Zoom>\n<w:HyphenationZone>14<\/w:HyphenationZone>\n<w:PunctuationKerning \/>\n<w:ValidateAgainstSchemas \/>\n<w:SaveIfXMLInvalid>false<\/w:SaveIfXMLInvalid>\n<w:IgnoreMixedContent>false<\/w:IgnoreMixedContent>\n<w:AlwaysShowPlaceholderText>false<\/w:AlwaysShowPlaceholderText>\n<w:Compatibility>\n<w:BreakWrappedTables \/>\n<w:SnapToGridInCell \/>\n<w:WrapTextWithPunct \/>\n<w:UseAsianBreakRules \/>\n<w:DontGrowAutofit \/>\n<\/w:Compatibility>\n<w:BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4<\/w:BrowserLevel>\n<\/w:WordDocument>\n<\/xml><![endif]--><br \/>\n&#8211; il bambino &ldquo;empirico&rdquo; di J. Locke<br \/>\n&#8211; il fanciullo &ldquo;naturalmente buono&quot; diJ.J. Rousseau<br \/>\n&#8211; il bambino &ldquo;scientificamente attivo&rdquo; di J. Piaget <!--[if gte mso 9]><xml>\n<w:LatentStyles DefLockedState=\"false\" LatentStyleCount=\"156\">\n<\/w:LatentStyles>\n<\/xml><![endif]--><!--[if gte mso 10]>\n\n\n<style>\n\/* Style Definitions *\/\ntable.MsoNormalTable\n{mso-style-name:\"Tabella normale\";\nmso-tstyle-rowband-size:0;\nmso-tstyle-colband-size:0;\nmso-style-noshow:yes;\nmso-style-parent:\"\";\nmso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;\nmso-para-margin:0cm;\nmso-para-margin-bottom:.0001pt;\nmso-pagination:widow-orphan;\nfont-size:10.0pt;\nfont-family:\"Times New Roman\";\nmso-ansi-language:#0400;\nmso-fareast-language:#0400;\nmso-bidi-language:#0400;}\n<\/style>\n\n\n<![endif]--><\/p>\n<p>Ognuna di queste teorie ha profondamente determinato, e in parte continua a determinare, come si &egrave; organizzata la scuola nel corso degli anni, e dunque le scelte che gli adulti fanno per conto dei bambini.<br \/>\nMa cosa hanno in comune queste teorie? Il bambino non sembra essere partecipe dell&rsquo;idea che ci si forma di lui: &egrave; etero-determinato da una teoria&hellip;<br \/>\nQuesto ha una ricaduta importante sulla valutazione e sulla gestione dei bambini cosiddetti problematici: <strong>sono tali nel momento in cui non rientrano negli schemi che ci siamo dati<\/strong>. <br \/>\nDa qui forse nasce questo bisogno, che &egrave; tutto adulto,<strong> di misurare il bambino<\/strong>.<br \/>\nLe domande che generalmente la scuola si pone sono: avr&agrave; problemi cognitivi? sar&agrave; iperattivo? sar&agrave; dislessico? Si moltiplicano le richieste di intervento degli specialisti,&nbsp; si catalogano gli alunni attraverso sigle dovrebbero definire e misurare il problema: ADHD, DSA, BES&#8230;<br \/>\nMa succede frequentemente che, nella vita quotidiana in classe, ci si trovi a vivere una sorta di impotenza operativa, perch&eacute; spesso, anche dopo averlo catalogato, il disagio non si riduce. Come sostiene Bettelheim: &ldquo;&hellip; &egrave; questa la tragedia di tanta parte della psicologia infantile: le sue conclusioni sono corrette e importanti, ma non giovano al bambino. Le scoperte in campo psicologico aiutano l&#8217;adulto a capire il bambino secondo i parametri dell&#8217;adulto. Ma questa comprensione adulta dei meccanismi della mente di un bambino allarga spesso il solco che li divide: i due sembrano osservare lo stesso fenomeno da punti di vista cos&igrave; diversi che ciascuno vede qualcosa di completamente diverso.&rdquo; <br \/>\n<strong>E se il problema non fosse solo del bambino, ma in qualche modo ci coinvolgesse?<\/strong> E se provassimo a cercare anche altre teorie, a modificare i paradigmi?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"230\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"212\" border=\"1\" align=\"left\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/200906\/kidshome.jpg\" alt=\"\" \/><strong>Qui la psicomotricit&agrave; relazionale pu&ograve; davvero darci una mano<\/strong>, anche per uscire dal paradosso proposto da Bettelheim: in una seduta di psicomotricit&agrave; al bambino viene chiesto di giocare. <br \/>\nAttenzione! La parola giocare pu&ograve; assumere,in diversi contesti, significati molto diversi: credo che sia proprio dal significato che diamo alla parola<strong> gioco<\/strong> che si determinano importanti differenze di stile, anche in psicomotricit&agrave;. Nella psicomotricit&agrave; relazionale, quando parliamo di gioco, non intendiamo, per intenderci, attivit&agrave; tipo &ldquo;sacco pieno &ndash; sacco vuoto&rdquo; o &ldquo;andiamo tutti a 4&nbsp; zampe come tanti bei cagnolini&rdquo; o comunque attivit&agrave; ludiche che abbiano l&#8217;obiettivo gi&agrave; insito nella consegna che viene proposta.<br \/>\nGiocare, per noi, &egrave; quell&#8217;attivit&agrave; che il bambino fa quando <strong>inventa<\/strong> e costruisce una situazione, un personaggio, attraverso il quale pu&ograve; permettersi di essere ci&ograve; che &egrave;, o ci&ograve; che desidera essere, liberandosi dai &ldquo;panni&rdquo; imposti dalla situazione contingente e vestendosi coi panni dalla fantasia.<br \/>\nE, come Andr&egrave; Lapierre ha genialmente sperimentato e praticato fin dagli anni 60, attraverso il gioco simbolico il bambino si racconta, esplicita e vive i suoi desideri, anche quelli inconsci. Ma,&nbsp; soprattutto,<strong> pu&ograve; sperimentare un passaggio dal &ldquo;voler essere&rdquo; al &ldquo;poter essere&rdquo;<\/strong>: ha la possibilit&agrave; di elaborare la sua situazione di disagio in una situazione di benessere: pu&ograve; sperimentare una relazione &ldquo;sana&rdquo; con l&#8217;ambiente che lo circonda; emancipandosi dal continuo dover dimostrare qualcosa, &egrave; libero di essere finalmente ci&ograve; che &egrave;.<br \/>\nOggi pi&ugrave; che mai la psicomotricit&agrave; a scuola deve rifiutarsi di diventare l&#8217;ennesimo modo di misurare il bambino, ma deve essere, a mio parere, uno degli strumenti che consentano di accettare consapevolmente la sfida della complessit&agrave;.<br \/>\nQuesto, tra l&#8217;altro, si accorda con le pi&ugrave; recenti teorie sul bambino, le cosiddette teorie post-moderne: <strong>penso ad autori come&nbsp; Heisemberg, Meltzoff, Stern<\/strong>, e alla Teoria dei Sistemi Complessi. Questi autori ci presentano il bambino come un sistema&nbsp; vivente&nbsp; auto-eco organizzato&nbsp; fin dalla nascita, dotato di una propria coerenza e costantemente impegnato in uno scambio regolativo con l&rsquo;altro. Un bambino attivo, relazionale; un bambino capace di incidere costruttivamente nella definizione della realt&agrave; che lo circonda.<br \/>\nQuali sono le implicazioni di questo nuovo modo di &ldquo;pensare l&#8217;infanzia&rdquo;? <br \/>\nCambiano le domande che ci poniamo: non parliamo pi&ugrave; del bambino come astrazione, ma di un bambino concreto, da incontrare. Un bambino co-costruttore attivo di conoscenza, di cultura e della propria identit&agrave;.<br \/>\nQuale &lsquo;metodo&rsquo; guida la pratica educativa in questa prospettiva?<br \/>\nNon pi&ugrave; la ricerca di un&#8217;etichetta (ADHD, DSA, BES) da applicare al disagio del bambino&nbsp; (l&#8217;etichetta &egrave; una &ldquo;piccola etica&rdquo;) ma la ricerca di un&#8217;etica pi&ugrave; profonda, pi&ugrave; complessa, che &egrave;&nbsp; l&#8217;etica (e l&#8217;estetica) dell&rsquo;Incontro. <br \/>\nParlo di estetica dell&#8217;incontro perch&eacute; &egrave; bello, e anche divertente, per chi convive quotidianamente con i bambini, accorgersi <strong>di come la loro lettura della realt&agrave; sia spesso diversa da ci&ograve; che noi tendiamo a dare per scontato.<\/strong><br \/>\nAccompagnando la mia classe in biblioteca, camminando sul marciapiede, ho detto al bambino che stava di fianco a me: &ldquo;Attento, c&#8217;&egrave; una pozzanghera&rdquo;. Lui ci ha subito pestato dentro un piede, facendo un grande schizzo, e mi ha risposto: &ldquo;Grazie maestro: se non me lo dicevi tu, questa me la perdevo&rdquo;!<\/p>\n<div style=\"text-align: right;\"><strong>Carlo Petitti <\/strong><\/div>\n<p>\n<strong>Associazione &quot;Spazio magico&quot;<\/strong>, via Dante 1\/A Malnate. Si riceve su appuntamento.<br \/>\nPer informazioni telefonare:<br \/>\nluned&igrave; dalle 8,30 alle 12,30<br \/>\ngioved&igrave;&nbsp; dalle 14,00 alle 18,00<br \/>\nai numeri 349 2344 384 &#8211; 031 942148<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.carlopetitti.it\/\">www.carlopetitti.it<\/a> &#8211; mail: carlitti@libero.it<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.carlopetitti.it\/Articoli%20Speriamo%20che%20sia%20dislessico.html\"><br \/>\n<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Petitti, dell&#8217;Associazione Spazio Magico di Malnate, invita a riflettere sul nostro modo di &#8220;pensare&#8221; l&#8217;infanzia e di come cambiare prospettiva possa aiutare gli adulti nel loro compito educativo<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[23,90,2],"tags":[10465,10463],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site 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