{"id":43204,"date":"2014-01-26T00:00:00","date_gmt":"2014-01-26T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2022-01-18T16:08:56","modified_gmt":"2022-01-18T15:08:56","slug":"l-alpino-angelo-da-bardello-alle-nevi-di-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2014\/01\/l-alpino-angelo-da-bardello-alle-nevi-di-russia\/43204\/","title":{"rendered":"L&#8217;alpino Angelo, da Bardello alle nevi di Russia"},"content":{"rendered":"<div style=\"padding: 20px; background-color: #f0f0f0; font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif;\">&#8220;Qui da qualche giorno sta nevicando, il freddo non si fa sentire tanto intenso. Solo qualche giorno prima che nevicasse, il barometro \u00e8 sceso a circa trenta gradi sotto zero&#8230;&#8221;<\/div>\n<p>L&#8217;alpino Angelo Giuliani, il 23 di novembre del 1942, era a tremila chilometri da casa. Tremila chilometri la distanza dall&#8217;ansa del Don al suo paesino sulle colline varesine, Bardello. Poco pi\u00f9 di due mesi dopo quella lettera, nel mezzo della tragica ritirata dal fronte russo, Angelo Giuliani scomparve nei dintorni di Nikolajewka, nel giorno pi\u00f9 drammatico della campagna di Russia, la battaglia costata la vita a tremila uomini, per aprirsi la via verso casa. Il 26 gennaio 1943.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201401\/don.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"271\" align=\"middle\" border=\"1\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/><\/p>\n<p><strong>La cassetta di legno<\/strong><br \/>\nBardello, gennaio 2014. Sul tavolo della cucina, Cornelio Giuliani ha portato una cassetta di legno. Cornelio era un ragazzino, quando suo fratello Angelo part\u00ec per la guerra: oggi conserva nella cassetta tutto il ricordo &#8211; lettere, foto e documenti &#8211; di Angelo, mai pi\u00f9 rivisto. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201401\/lettere_campagna_di_russia.jpg\" alt=\"\" width=\"314\" height=\"237\" align=\"left\" border=\"1\" hspace=\"8\" vspace=\"5\" \/> \u00abLui scriveva tutti i giorni. Non tutto abbiamo tenuto, perch\u00e9 non si immaginava che faceva una fine del genere\u00bb, dice, mentre apre i pacchi di lettere. \u00abEra rimasto disperso, dopo la guerra. A mia madre hanno dato un acconto della paga, met\u00e0 dei soldi che avrebbe dovuto prendere al ritorno\u00bb. Per decenni l&#8217;ultimo destino di Angelo \u00e8 rimasto misterioso, al di l\u00e0 della Cortina di Ferro. Poi la caduta del Muro di Berlino e i &#8220;mutamenti politici avvenuti nell&#8217;Europa dell&#8217;Est&#8221; nel 1989-91 hanno riaperto le possibilit\u00e0 di ritrovare un sentiero della memoria, nelle enormi distese di steppa e campi a ridosso del fiume Don. \u00abDopo 50 anni la professoressa Federica Lucchini &#8211; racconta Cornelio &#8211; mi ha portato un libro su un soldato\u00a0 scomparso durante la campagna di guerra in Grecia e mi ha proposto una cosa simile. Pian piano con la documentazione e le lettere abbiamo fatto il libro\u00bb. Il volumetto &#8220;Insieme per ricordare&#8221;, curato dal Gruppo Alpini di Bardello, usc\u00ec nel 1996.<\/p>\n<p><strong>Cavalli otto &#8211; uomini quaranta<br \/>\n<\/strong>Dalla casa di Bardello, Angelo era partito <em>per il militare<\/em> il 21 marzo 1940, chiamato alle armi prima dell&#8217;inizio della guerra con la Francia e l&#8217;Inghilterra. Arruolato nella 124\u00b0 Compagnia Artieri, Battaglione Misto Genio della Divisione Alpina Cuneense, era finito prima sul fronte del Col Maurin, nella breve guerra contro la Francia, poi in Albania meridionale, a costruire strade in appoggio alla gi\u00e0 disgraziata spedizione italiana contro la Grecia, dove l&#8217;armata di alpini, fanti e camice nere era rimasta vittima di controffensive nelle aspre valli dell&#8217;Epiro. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201401\/alpino_bardello.jpg\" alt=\"\" width=\"230\" height=\"270\" align=\"right\" border=\"1\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>Da l\u00ec la Divisione Cuneense era rientrata in Italia per un periodo: nel 1942 nel paese di Peveragno, vicino alle valli cuneesi, Angelo conobbe anche Maddalena, la ragazza a cui scrisse poi per mesi dalla Russia. Alla famiglia, a Bardello, scriveva preoccupandosi della stagione agricola o raccontando della speranza di rimanere in pari con lo studio. Nelle sue lettere chiedeva alla famiglia di fargli dei guanti nuovi &#8220;di pelle di coniglio o di pecora&#8221; e &#8220;una specie di passamontagna&#8221;, forse perch\u00e9 sentiva che il vestiario che era stato fornito dall&#8217;esercito sarebbe stato insufficiente.<br \/>\n&#8220;Cavalli otto &#8211; uomini quaranta&#8221;, c&#8217;era scritto sui vagoni ferroviari dei militari in partenza per la Russia: il 10 agosto del 1942, anche Angelo sal\u00ec su un carro merci della tradotta in partenza dalla stazione di Cuneo.<\/p>\n<p><strong>Lettere dall&#8217;ansa del Don<\/strong><\/p>\n<div style=\"padding: 20px; background-color: #f0f0f0; font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif;\">&#8220;Finalmente questo treno si \u00e8 stancato di viaggiare e si \u00e8 deciso a fermarsi in una stazione dopo tredici giorni di viaggio&#8230;&#8221;<br \/>\n(lettera di Angelo, 22 agosto 1942)<\/div>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201401\/memoria_campagna_di_russia_cuneese.jpg\" alt=\"\" width=\"320\" height=\"222\" align=\"left\" border=\"1\" hspace=\"8\" vspace=\"5\" \/>Il viaggio per arrivare sul fronte del Don era stato lungo, lunghissimo, prima in treno, poi ancora a piedi. Man mano che si avvicinava al fronte, il geniere alpino venuto da Bardello aveva a che fare anche con i bombardamenti aerei: &#8220;Gli apparecchi ci sono dal mattino alla sera e dalla sera alla mattina, ma noi non ci facciamo pi\u00f9 caso&#8221;, scriveva Angelo alla sua famiglia, l&#8217;11 ottobre. &#8220;Siamo sempre allegri, cantiamo e scherziamo continuamente come se ci fosse un apparecchio radio sopra di noi, non un aeroplano. Perci\u00f2 vedete che la malinconia non esiste in questi posti&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201401\/censura.jpg\" alt=\"\" width=\"320\" height=\"127\" align=\"right\" border=\"1\" hspace=\"8\" vspace=\"5\" \/>Era la fiducia che ancora resisteva alle fatiche o era forse per evitare la censura militare, che cancellava le frasi critiche o <em>disfattiste?<\/em> Le lettere spesso sono segnate dalle pennellate d&#8217;inchiostro dei censori, per impedire di leggere alcune frasi (nella foto a destra). Solo in un caso, nelle lettere di Angelo Giuliani, una frase cancellata dalla censura militare e fascista \u00e8 leggibile: &#8220;Solo il pane \u00e8 brutto sembra quel pastone delle galline ancora pi\u00f9 nero&#8221;, scriveva il 24 agosto Angelo alla famiglia. Arrivati sul fronte, i genieri presero posizione erano nei dintorni di Nowo Kalitwa, dove il fiume Don disegna un&#8217;ampia ansa, tra le sponde alte, su cui stavano i due eserciti: da un lato i russi che difendevano la loro Patria, dall&#8217;altra i fanti e gli alpini italiani, mandati a combattere la guerra imposta dal fascismo.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2022\/01\/campagna-di-russia-1273770.610x431.jpg\" alt=\"campagna di Russia\"><\/div> Genieri della\u00a0124\u00b0 Compagnia, IV Misto Genio, impegnati nella posa di mine<\/p>\n<p><strong>Cercando il tenente fotografo<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201401\/cornelio_giuliani.jpg\" alt=\"\" width=\"320\" height=\"260\" align=\"left\" border=\"1\" hspace=\"8\" vspace=\"5\" \/>\u00abMio fratello non ha mai detto i posti dove si trovava, n\u00e8 i nomi dei suoi ufficiali\u00bb, racconta oggi Cornelio (nella foto), nella sua casa di Bardello. La mancanza di riferimenti era un ostacolo per la ricerca, per capire dove fosse passato, con chi avesse vissuto la Russia e poi la ritirata. \u00abUno dei tenenti della sua compagnia era di Angera e non l&#8217;abbiamo mai saputo, per esempio. Poi io ho messo una inserzione sul giornale L&#8217;Alpino ed \u00e8 venuto fuori un alpino di Besozzo, Binda, che a sua volta si ricordava il tenente Grignaschi, che era di Novara\u00bb. L&#8217;incontro con il tenente &#8211; che pochi anni dopo avrebbe pubblicato le sue dettagliate ed illustrate memorie di Russia &#8211; si \u00e8 rivelato fondamentale: \u00abL&#8217;ho chiamato un pomeriggio al telefono e mi sono presentato\u00bb racconta Cornelio. \u00abGli ho spiegato e ho chiesto, lui mi disse che non ricordava mio fratello. Ma dopo poco tempo poi mi ha richiamato, dicendo che forse aveva delle sue fotografie. Da li \u00e8 venuto fuori anche il nome di un soldato che aveva dormito vicino a mio fratello fino all&#8217;ultima notte prima delle ritirata, poi venne fuori anche il nome di un tenente della Liguria\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Gli ultimi giorni di Borgo Gesso<\/strong><br \/>\nPasquale Grignaschi, tenente di complemento <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201401\/grignaschi_russia.jpg\" alt=\"\" width=\"320\" height=\"279\" align=\"right\" border=\"1\" hspace=\"8\" vspace=\"5\" \/>(non di carriera, ma richiamato) era nato nel 1914, in Russia guidava il terzo plotone della 124\u00b0 compagnia (nella foto). Figlio di un appassionato fotografo di Novara, ha documentato la vita del suo gruppo di soldati con un diario e soprattutto grazie alla sua macchina fotografica Zeiss Ikon. I rullini scattati in Russia sarebbero andati persi quasi sicuramente, se poche settimane prima della ritirata dal Don, a inizio dicembre 1942, Grignaschi non li avesse affidati ad un commilitone, un tenente di Genova che rientrava in Italia per una licenza per esami universitari e che riport\u00f2 le pellicole a Novara.<br \/>\nSulle sponde del Don i genieri alpini lavorarono duro per costruire le fortificazioni affacciate sulla valle del fiume, e subito alle spalle edificarono un &#8220;villaggio&#8221; fatto di case di tronchi, le &#8220;isbe&#8221; tipiche delle steppe tra Russia e Ucraina. Lo battezzarono &#8220;Borgo Gesso&#8221; (nella foto: i genieri del terzo plotone, <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201401\/alpini_genio_cuneese_russia_9101.jpg\" alt=\"\" width=\"320\" height=\"226\" align=\"left\" border=\"1\" hspace=\"8\" vspace=\"5\" \/>Angelo Giuliani \u00e8 l&#8217;alpino in alto a sinistra). A dicembre, per\u00f2, gli attacchi dei russi sulle linee italiane si fecero sempre pi\u00f9 intensi: &#8220;Siamo a pochi giorni dal Santo Natale. I russi pi\u00f9 fra freddo pi\u00f9 si svegliano. Da qualche giorno attaccano continuamente, ma i loro tentativi sono tutti vani, vengono sempre respinti&#8221;, scriveva Angelo dal Don, il 18 dicembre 1942. Gli attacchi pi\u00f9 intensi erano destinati ad arrivare nella settimana successiva, a ridosso del Natale.<\/p>\n<p><strong><br \/>\nNikolajewka\u00a0 <\/strong><\/p>\n<div style=\"padding: 20px; background-color: #f0f0f0; font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif;\">&#8220;Certamente in questi giorni avrete ascoltato i bollettini e avrete sentito ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto nell&#8217;ansa del Don la zona in cui mi trovo&#8230;&#8221;<br \/>\n(lettera di Angelo, 29 dicembre 1942)<\/div>\n<p>Dopo aver sostenuto le battaglie negli ultimi dieci giorni di dicembre (in particolare nella notte tra 23 e 24), a inizio gennaio &#8217;43 gli alpini della Cuneense capirono che le linee erano <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201401\/campagna_di_russia_cuneese.jpg\" alt=\"\" width=\"320\" height=\"215\" align=\"right\" border=\"1\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>state sfondate: gli alpini, circondati, si ritrovavano a presidiare per ultimi le trincee sul Don, prima di iniziare la ritirata. Nella notte del 16 gennaio, anche la 124\u00b0 compagnia Genio lasci\u00f2 le sue postazioni e inizi\u00f2 a ripiegare, senza sapere dove ci si sarebbe fermati: furono giorni e notti di marcia ininterrotta, sfidando talvolta i carri armati e la fanteria dell&#8217;Armata Rossa, quando non i razzi e i colpi di mitraglia che venivano dagli aerei. Il 25 di gennaio le colonne degli alpini arrivarono alle porte di un grosso villaggio a ridosso della ferrovia, Nikolajewka. Fu la Divisione Tridentina &#8211; quella del &#8220;sergente nella neve&#8221; Mario Rigoni Stern e di <a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/italia\/articolo.php?id=241956\">Nelson Cenci<\/a> &#8211; ad aprire la strada, al prezzo di centinaia e centinaia di morti, soprattutto negli assalti per passare al di l\u00e0 del terrapieno della ferrovia. I resti della Divisione Cuneense raggiunsero nella notte le prime case a ridosso del paesone e non parteciparon all&#8217;assalto. La posizione arretrata, per\u00f2, cost\u00f2 molto ai genieri alpini: qui scompaiono le tracce di molti, tra loro Angelo Giuliani. \u00abGrignaschi &#8211; racconta Cornelio &#8211; ha visto il capitano della loro compagnia nell&#8217;isba, gli ha detto &#8220;capitano ci sono i russi vicino&#8221;. Mio fratello era l\u00ec con il capitano. Il capitano ha detto al Grignaschi di andare avanti, \u00e8 rimasto ancora nella casa. Mio fratello l&#8217;hanno fatto prigioniero l\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ritorno sul Don<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201401\/campagna_russia_tambov.jpg\" alt=\"\" width=\"320\" height=\"240\" align=\"left\" border=\"1\" hspace=\"8\" vspace=\"5\" \/>Superando il timore, chiediamo a Cornelio quale \u00e8 stato il momento pi\u00f9 intenso degli anni di ricerca sul destino del fratello Angelo. \u00abIl momento pi\u00f9 emozionante \u00e8 stato quando mi hanno chiamato i carabinieri di Gavirate, dicendo che c&#8217;era una cominicazione che potevo leggere solo io\u00bb. Era il 15 ottobre 1994. \u00abEra la conferma che mio fratello era morto, a fine gennaio &#8217;43, ed era seppellito a Uchostoje, nella regione di Tambov\u00bb (nella foto, la carta con l&#8217;indicazione del luogo). Nel 1996 Cornelio part\u00ec per la Russia, quindici giorni per arrivare fino all&#8217;ansa del Don. \u00abHo conosciuto un ufficiale russo, un maresciallo, che aveva creato un museo in ricordo degli italiani\u00bb. Cornelio tocc\u00f2 le sponde del Don, da dove per le ultime volte aveva scritto le lettere suo fratello, <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201401\/nikolajewka.jpg\" alt=\"\" width=\"320\" height=\"228\" align=\"right\" border=\"1\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/>vide i calanchi di gesso della valle e le isbe, ancora povere e ospitali com&#8217;erano state negli anni della guerra, per i soldati sul Don e durante la ritirata. \u00abStavamo salendo verso il posto dove stavano i soldati italiani. Ho visto questa isba, \u00e8 uscita una signora e mi ha offerto dell&#8217;acqua, mi ha fatto entrare in casa, una casa di due locali con il tetto in paglia. Mi ha mostrato i prodotti della terra e abbiamo acquistato qualcosa\u00bb. Una foto ritrae Cornelio a Nikolajewka, in giacca scura, davanti ad uno degli stretti sottopassi della ferrovia: per passare oltre quei passaggi fangosi, per prendere il villaggio e aprirsi la strada verso casa, morirono centinaia di alpini, il 26 gennaio 1943.<\/p>\n<p><strong>La memoria che rimane<\/strong><br \/>\nNelle nevi di Russia sono rimasti in 75mila tra morti e dispersi, quasi la met\u00e0 erano alpini; migliaia di altri morirono nei gulag sovietici. Oggi, nella sua cassetta di legno nella casa di Bardello, Cornelio Giuliani conserva il ricordo del fratello, molto sentito anche dalle &#8220;penne nere&#8221; del paese, che all&#8217;alpino scomparso in Russia hanno dedicato il loro Gruppo, che fa parte della Sezione di Varese. Cornelio ha mantenuto anche i contatti con Maddalena Giorgis, la ragazza a cui scriveva suo fratello, dalla Russia: lei ha vissuto sempre nel paese di Peveragno, facendo la maestra, nel 1989 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica una benemerenza con medaglia d&#8217;oro; da poco tempo sta in una casa di riposo. \u00abLa Maddalena ha una cassetta intera piena di lettere di Angelo, io l&#8217;ho aperta ma poi non ho avuto la forza per leggerle\u00bb dice emozionato Cornelio. \u00abMa spero di averle un giorno, perch\u00e9 non vadano perse\u00bb.<\/p>\n<div style=\"padding: 20px; background-color: #f0f0f0; font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif;\">&#8220;Oggi ho ricevuto una lettera tua ed una di mia mamma. Molto spesso amo la solitudine e spesse volte nella baracca, mentre i miei compagni dormono, penso e sogno un avvenire felice&#8230;&#8221;<br \/>\n(ultima lettera di Angelo dalla Russia, a Maddalena, 10 gennaio 1943)<\/div>\n<p><em>Diario e lettere di Angelo Giuliani sono raccolti in: <\/em>Insieme per ricordare &#8211; scritti e storia di un alpino (1940-1943)<em>, Gruppo Alpini di Bardello, 1996; in provincia di Varese \u00e8 reperibile anche in <\/em><a href=\"http:\/\/webopac.bibliotecheprovinciavarese.it\/web3\/TitleView\/BibInfo.asp?BibCodes=7807746\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>50 copie in diverse biblioteche civiche<\/em><\/a><em>. <\/em><\/p>\n<p><em>Le memorie, il diario e le fotografie del tenente Pasquale Grignaschi sono raccolti in:<\/em> Vita quotidiana durante la campagna di Russia (1942-1943) &#8211; il diario fotografico inedito di un alpino sul Don<em>, <\/em><a href=\"http:\/\/www.interlinea.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Interlinea Edizioni<\/em><\/a><em>, Novara, 2000; in provincia di Varese \u00e8 reperibile anche alla <a href=\"http:\/\/webopac.bibliotecheprovinciavarese.it\/web3\/TitleView\/BibInfo.asp?BibCodes=27093185\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">biblioteca civica di Laveno Mombello<\/a>.<br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cornelio Giuliani ha impiegato anni per ricostruire la storia di suo fratello, disperso in Russia dopo il 26 gennaio 1943. 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