{"id":476744,"date":"2016-01-15T17:13:35","date_gmt":"2016-01-15T16:13:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.varesenews.it\/?p=476744"},"modified":"2016-01-15T20:04:43","modified_gmt":"2016-01-15T19:04:43","slug":"aveva-paura-che-lidia-raccontasse-la-violenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2016\/01\/aveva-paura-che-lidia-raccontasse-la-violenza\/476744\/","title":{"rendered":"&#8220;Aveva paura che Lidia raccontasse la violenza&#8221;"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><strong>Sesso,<\/strong> eroina e religione: la storia dell\u2019indagine su Lidia Macchi,\u00a0narrata nell\u2019ordinanza di custodia cautelare, \u00e8 semplicemente incredibile, degna di un romanzo con diversi colpi di scena. Inaspettato, tragico e terribile.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>LA TESTIMONE\u00a0<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Tutto inizia quando<\/strong>, nel 2014, una donna si presenta in questura, affermando di aver visto sui giornali\u00a0la lettera anonima che fu recapitata a casa dei genitori di Lidia, il 10 gennaio del 1987, il giorno del funerale. Da qualche tempo, il caso \u00e8 tornato in tv, dopo che la procura generale di Milano ha preso in carico le indagini. Lo scritto si chiama \u201c<strong>In morte di un\u2019amica<\/strong>\u201d e sembra un racconto allucinato di quella notte. Da anni si sospetta che sia stato scritto dall\u2019assassino, in preda a un visionario senso di colpa. La donna, P.B., nota la calligrafia dello scritto, pubblicato in quei giorni dal quotidiano La Prealpina, e ha un sussulto: le sembra di riconoscere, in quelle immagini, la stessa scrittura di un suo vecchio amico. Chiama la polizia e consegna, in questura, le cartoline che, a quel tempo, Stefano Binda &#8211; questo il nome dell\u2019amico &#8211; \u00a0le scriveva. P.B. era anche vicina a Lidia: frequentava gli ambienti di Comunione liberazione, proprio come Stefano.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong><a href=\"http:\/\/www.varesenews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/lettera1.pdf\">LA LETTERA ANONIMA &#8211; LEGGI QUI<\/a><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">La squadra mobile si mette al lavoro. Sottopone le cartoline a una perizia, da cui emerge \u201cla stessa matrice redattiva\u201d della lettera. Stefano Binda, per i magistrati, \u00e8 l\u2019autore dello scritto (anche se il dna, va detto, non lo identifica). Gli inquirenti, convinti di essere sulla pista giusta, vanno a rivedere le vecchie dichiarazioni, rese da amici e conoscenti, in quel lontano 1987. Binda afferm\u00f2, all\u2019epoca, di avere con Lidia solo una <strong>conoscenza superficiale:<\/strong>\u00a0che non l\u2019aveva mai chiamata a casa e che non la vedeva da 3 anni. E\u2019 una bugia. La testimone smentisce questa circostanza e anzi, afferma che i due si conoscevano benissimo. Perch\u00e8, allora, neg\u00f2 di essere molto vicino alla ragazza? Nel 1987, confidando nel fatto che aveva cambiato liceo e non era pi\u00f9 uno studente del Cairoli di Varese, avrebbe semplicemente cercato di non farsi identificare, e di restare sullo sfondo, per non\u00a0passare come amico intimo della Macchi. P.B. riferisce un\u2019altra cosa: <strong>la poesia di Cesare Pavese,<\/strong> ritrovata nella borsetta di Lidia quella notte, era un cavallo di battaglia di Binda. Inoltre\u00a0all\u2019epoca lei, lui\u00a0e un altro amico, oggi sacerdote, erano inseparabili. Proprio quel sacerdote, a ben guardare,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>avrebbe all\u2019epoca fornito un alibi a Stefano, mentendo su dove fosse il ragazzo, all&#8217;epoca 19enne,\u00a0la sera del 5 gennaio.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>IL VELO STRAPPATO<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Se l\u2019assassino ha scritto la lettera e la lettera \u00e8 di Binda, \u00e8 lui il colpevole: il \u201cvelo strappato\u201d, citato nello scritto, sarebbe la verginit\u00e0 di Lidia violata quella notte, mentre le stelle descritte da quei versi, erano effettivamente presenti in cielo, il 5 gennaio, in una serata\u00a0limpida e gelida. La ricostruzione del fatto, \u00e8 in quel foglietto.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>LE AGENDE<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Binda<\/strong> viene convocato a <strong>ottobre 2015<\/strong>. Afferma che il 5 gennaio 1987 era in montagna, \u00a0a una vacanza a Pragelato, con i ragazzi del movimento di Don Giussani. Vengono convocati i giovani dell\u2019epoca. Alcuni non lo ricordano, altri dicono che Binda non c&#8217;era mentre uno di loro afferma che s\u00ec, Binda era presente (circostanza che per l&#8217;accusa potrebbe essere un ricordo sbagliato). In una successiva<strong> perquisizione<\/strong> nella sua abitazione, a Brebbia, la polizia trova 4 agende del 1987. Alcune pagine sono state strappate in corrispondenza dei giorni del delitto, vi sono ritagli sull\u2019omicidio e un foglietto dal titolo <strong>\u201cStefano \u00e8 un barbaro assassino<\/strong>\u201d, scritto dal Binda medesimo. Un quaderno rinvenuto in casa, secondo un perito, avrebbe \u201cidentit\u00e0 merceologica\u201d con il foglio della lettera anonima giunta a casa Macchi il 10 gennaio 1987. <div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2016\/01\/varie-506304.610x431.jpg\" alt=\"stefano binda\"><\/div><\/p>\n<p class=\"p1\"><em>Foto Newpress<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>FASCINO ED EROINA<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Dalle parole<\/strong> dei testimoni, ma anche di don Fabio Baroncini (storico sacerdote di Cielle), emerge che all\u2019epoca Binda era una persona di un certo fascino tra i ragazzi, un leader nato, un carattere complesso, ma di carisma eccezionale. Ma c&#8217;\u00e8 anche un <strong>lato oscuro.<\/strong> Secondo i magistrati Binda, dal 1984,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 aveva iniziato\u00a0<\/span>a fare uso di eroina. E\u2019 per questo che conosce la localit\u00e0 Sass Pin\u00ec, luogo di spaccio nei pressi dell\u2019ospedale di Cittiglio, dove porter\u00e0 Lidia. Inoltre, la ragazza aveva in borsa una lista di libri ordinati in biblioteca in cui si accenna alla tossicodipendenza.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>LA NOTTE<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>DEL DELITTO<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>L\u2019ordinanza<\/strong> ipotizza che Lidia volesse aiutare Stefano e che ne fosse amica. Si rec\u00f2 la sera del 5 gennaio a trovare un\u2019amica all\u2019ospedale e incontr\u00f2, forse non casualmente, nel piazzale di Cittiglio, Stefano Binda, che la attendeva sulla sua 131 bianca. Una donna testimoni\u00f2 di aver visto una Panda verde<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>e una vettura bianca, affiancate<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>sul piazzale, quella sera. L\u2019ipotesi \u00e8 che successivamente, i due, con la Panda, si siano <strong>addentrati al Sass Pin\u00ec.<\/strong>\u00a0Stefano, in preda al furore, pretese un rapporto sessuale. Il rapporto ci fu, il primo per Lidia, che era vergine.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Forse la povera ragazza scelse il male minore,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>sotto minaccia; forse non reag\u00ec. Ma dopo litigarono. Lui, sconvolto per quello che aveva fatto <strong>la colp\u00ec con 29 coltellate<\/strong> e la uccise. Ne attese la morte.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span><strong>La rivest\u00ec con i collant al contrario,<\/strong> e i pantaloni dentro gli stivali (cosa che Lidia che non faceva mai). Il corpo fu trovato due giorni dopo, sotto un cartone accanto alla Panda. L\u2019assassino spar\u00ec per 29 anni.<\/p>\n<p class=\"p1\">L&#8217;ordinanza sul movente \u00e8 chiara: &#8220;Ha paura che Lidia confessi quanto \u00e8 successo alla sua famiglia, alle guide spirituali, agli amici. Allora perde la testa, estrae un coltello e colpisce Lidia al torace e al collo&#8221;. L&#8217;accusa accenna anche ai motivi religiosi, al fatto che Stefano potrebbe aver identificato in Lidia una sorta di &#8220;peccato originale&#8221; del suo errore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sesso, eroina e religione: la storia dell\u2019indagine su Lidia Macchi, narrata nell\u2019ordinanza di custodia cautelare, \u00e8 semplicemente incredibile, degna di un romanzo con diversi colpi di scena<\/p>\n","protected":false},"author":50,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[56466,3527,1697],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>&quot;Aveva paura che Lidia raccontasse la violenza&quot;<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Sesso, eroina e religione: la storia dell\u2019indagine su Lidia Macchi, narrata nell\u2019ordinanza di 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