{"id":577007,"date":"2016-12-10T18:31:42","date_gmt":"2016-12-10T17:31:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.varesenews.it\/?p=577007"},"modified":"2016-12-10T18:31:42","modified_gmt":"2016-12-10T17:31:42","slug":"angelo-montonati-inviato-per-conto-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2016\/12\/angelo-montonati-inviato-per-conto-di-dio\/577007\/","title":{"rendered":"Angelo Montonati, inviato per conto di Dio"},"content":{"rendered":"<p>Grande scuola di giornalismo sono sempre state le piccole testate di provincia dove si impara a conoscere quasi tutto dei segreti della professione e si acquisisce quello spessore che permette il balzo nei \u201cgiornaloni\u201d e una carriera di eccellente livello.<br \/>\nGrazie alla &#8220;<strong>Prealpina<\/strong>&#8221; e poi anche all\u2019irruzione nel mercato di battagliere radio, della televisione e in questi anni del web, Varese da molto tempo \u00e8 rappresentata al meglio nel mondo nazionale della comunicazione e dell\u2019informazione. Di questo balzo nel grande circuito della stampa \u00e8 stato ed \u00e8 uno dei protagonisti un caro collega, <strong>Angelo Montonat<\/strong>i che lasci\u00f2 la &#8220;<strong>Prealpina&#8221; nell\u2019estate del 1963<\/strong> per una gratificante avventura che lo avrebbe visto scalare l\u2019ambiente mediatico cattolico sino a seguire come <strong>inviato i viaggi papali<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Angelo Montonati<\/strong>, fratello del poeta <strong>bosino Carlo<\/strong>, molto amato dai varesini e scomparso nel febbraio dello scorso anno, dopo le esperienze romane avrebbe continuato nel suo impegno professionale con attivit\u00e0 preziose non solo per il grande popolo cristiano di stampa e radio, ma essendo egli anche un eccellente scrittore avrebbe riversato esperienze, studi e ricerche, in una grande raccolta di libri che, con freschezza e capacit\u00e0 di impatto tipiche di un eccellente giornalista, hanno sempre dato al lettore l\u2019opportunit\u00e0 di approfondimenti storici e religiosi. Ne parliamo con lui.<\/p>\n<p><strong>Quando e perch\u00e9 hai iniziato la tua stupenda collana?<\/strong><br \/>\n\u00abHo cominciato nel 1976, anno in cui i Salesiani \u2013 presso i quali ho studiato da ragazzo dalla V elementare fino al termine del liceo \u2013 festeggiavano il centenario delle loro missioni, e insieme al collega di &#8220;Famiglia Cristiana&#8221; Claudio Ragaini ho scritto il volume intitolato \u201cContinente uomo\u201d, che ebbe un paio di edizioni. Poi nel 1981, siccome a quell\u2019epoca facevo la rivista della Provincia Lombardo-Veneta dei Fatebenefratelli, dopo un viaggio con alcuni dei loro frati in Africa, scrissi il libro \u201cMorire in Africa, morire per l\u2019Africa\u201d in cui parlavo dei loro ospedali e del gran bene che fanno laggi\u00f9. Il volume fu presentato alla TV il luned\u00ec di Pasqua da Pippo Baudo. E sempre per i frati ospedalieri scrissi le biografie di due loro santi: il medico Riccardo Pampuri e Benedetto Menni, un milanese restauratore dell\u2019Ordine in Spagna. Cos\u00ec cominciai ad appassionarmi alle vicende di questi straordinari personaggi e parlai di Santa Francesca Romana in un volume che dal 1983 al 2008 ebbe ben cinque edizioni, una delle quali con la prefazione di Giulio Andreotti che aveva fatto degli studi su questa donna. Da allora venni contattato da numerose congregazioni per scrivere dei loro fondatori o fondatrici (una dozzina di donne e una ventina di uomini) o di personalit\u00e0 famose per la loro santit\u00e0. Altri libri riguardano caratteristiche della vita religiosa, come Due volte Fratello, che parla dei fratelli coadiutori comboniani; viaggi missionari come Amazzonia: pane, amore o.. fantasie?; interviste su realt\u00e0 di cui \u00e8 importante parlare: Tra cielo e terra Radio Maria (cinque edizioni dal 1996 al 2012) con padre Livio Fanzaga; Don Bosco ritorna, con don Egidio Vigan\u00f2, allora Rettore Maggiore dei Salesiani; Due vite per la vita, con John ed Evelyn Billings, ideatori del Metodo dell\u2019Ovulazione per il controllo naturale della natalit\u00e0; Il sapore dell\u2019utopia, storia della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio attraverso colloqui coi fondatori. Di mia iniziativa scrissi un volumetto commentando alcune parabole del Vangelo, dal titolo L\u2019anticamera del Regno, che fu tradotto in spagnolo e in inglese; inoltre, su invito di mons. Macchi, in occasione del Grande Giubileo del 2000 scrissi il libro intitolato Santa Maria del Monte, in cammino sulla Via Matris, una guida per visitare il Sacro Monte di Varese\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ci puoi parlare dell\u2019ultimo, il cinquantesimo libro?<\/strong><br \/>\n\u00abSi intitola &#8220;La Betlem degli ultimi nella Roma del Seicento&#8221;, \u00e8 la storia di Anna Moroni e padre Cosimo Berlinsani, fondatori della congregazione degli Oblati del Bambino Ges\u00f9, edito nel 2014. Ma non \u00e8 l\u2019ultimo, perch\u00e9 tra qualche settimana uscir\u00e0 quello sui 95 Fatebenefratelli massacrati dai comunisti durante la guerra di Spagna (1936-1939), mentre recentemente ho ultimato la vita del dottor Martin Benedict, un medico romeno che durante la dittatura comunista di nascosto si era fatto francescano e sacerdote ma, essendo stato scoperto dai Servizi Segreti durante un pellegrinaggio fatto in Italia, fu bersagliato in ogni modo tanto da morire prematuramente\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Puoi accennare alle difficolt\u00e0 delle ricerche, della raccolta di dati e di notizie sui protagonisti delle tue biografie?<\/strong><br \/>\n\u00abDevo dire che difficolt\u00e0 ne ho avute poche, perch\u00e9 generalmente si tratta di personaggi per i quali \u00e8 in corso un processo di beatificazione e la documentazione datami \u00e8 non solo abbondante, ma sicura. Del resto, sono abituato a scrivere soltanto su notizie certe datemi da persone su cui posso fare affidamento. Se mi mancava qualcosa, mi recavo io sul posto per completare il tutto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La fase pi\u00f9 delicata \u00e8 la stesura del racconto che per\u00f2, se bene ti conosco, diventa per te gioiosa e veloce, come accadeva in redazione al tuo ritorno con una bella preda nel carniere da cronista. E certamente \u00e8 accaduto nei tuoi anni alla \u201cRadio Vaticana\u201d, a \u201cFamiglia Cristiana\u201d, a \u201cJesus\u201d e in tutte le occasioni mediatiche che ti sono state offerte\u2026<\/strong><br \/>\n\u00abIo cerco di scrivere da cronista allo scopo di farmi leggere; alla \u201cPrealpina\u201d avevo imparato a farlo e ho continuato cos\u00ec, perch\u00e9 parlando dei santi ci sono cose estremamente interessanti da raccontare, ma bisogna usare lo stile con cui si fa la cronaca. Da molte recensione dei miei libri ho constatato che questo ha impressionato positivamente i lettori. Un esempio per tutti: il cardinale Ratzinger \u2013 che nel 2005 sarebbe stato eletto Papa &#8211; nella prefazione al mio volume sul fondatore dei Barnabiti, S. Antonio Maria Zaccaria, nel 2002 ha affermato: \u00abLo scrittore Angelo Montonati ha saputo operare una sintesi rigorosa e brillante della vita, degli insegnamenti di questo autentico uomo di Dio\u2026..ed ha descritto con efficacia la sua azione\u2026 Grazie a questa nuova biografia Antonio Maria Zaccaria \u00e8 diventato a noi pi\u00f9 vicino e familiare\u00bb. Un giudizio che allora mi riemp\u00ec di gioia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Per gli scrittori, l\u2019editore \u00e8 un supporto decisivo e tu te lo sei conquistato sul campo<\/strong>.<br \/>\n\u00abDevo dire che i miei libri sono nati sempre (salvo quello sulle parabole di Ges\u00f9 che \u00e8 stato un capriccetto mio) dietro richiesta di congregazioni religiose che avevano gi\u00e0 trovato l\u2019editore disposto ad accontentarle: in gran parte per me furono le Edizioni Paoline e la San Paolo, oltre all\u2019Ancora, alla EMI, alle Edizioni Fatebenefratelli, alla Editrice Monti, alla Elledici-Velar e alla Sugarco. In una ventina di casi, inoltre, i mei libri sono stati tradotti in diverse lingue (francese, spagnolo, portoghese, inglese, tedesco, serbo-croato, cinese, amarico (per l\u2019Eritrea) e russo)\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ci sono sempre i figli prediletti, ma penso che i tuoi santi li ami tutti. Vuoi indicarci almeno quelli che sono stati i pi\u00f9 difficili da scovare e dove si celavano?<\/strong><br \/>\nDifficili da scovare non ne ho avuti, perch\u00e9 come ho detto prima io non li ho cercati, ma sono stato cercato da loro. Un paio di volte il problema mi \u00e8 sorto dopo una prima lettura del materiale di cui disponevo. Mi capit\u00f2 nel caso della Beata Ulrica Nisch, una suora di Carit\u00e0 della Santa Croce, una congregazione tedesca che ha una casa a Varese e un\u2019altra a Besozzo. Quando lessi la sua vicenda, mi parve poco consistente, tanto che dissi a colui che mi aveva portato li materiale: \u00abMa qui non c\u2019\u00e8 niente, che cosa scrivo?\u00bb. E lui mi rispose: \u00abLegga bene e legga tutto, vedr\u00e0 che cambier\u00e0 idea su quel niente!\u00bb. E infatti, dopo aver esaminato con attenzione il tutto, mi convinsi che valeva la pena di scrivere e diedi al volume questo titolo significativo: \u201cIl segreto di Suor Niente\u201d, che ebbe successo, venendo tradotto in francese e anche in cinese\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Varese ha attenzione al libro e al suo mondo. Tu hai una singolare unicit\u00e0 come scrittore e sei bene accettato anche dai laici della cultura per l\u2019originalit\u00e0 dei temi trattati e per la tua capacit\u00e0 comunicativa. Scommetto che non hai pensato a un tuo ritorno\u2026 a casa come autore\u2026<\/strong><br \/>\n\u00abEssere accettato bene anche dai laici dipende dal fatto che molti dei santi o beati o servi di Dio sono persone che hanno passato la vita facendo del bene al prossimo: hanno creato ospedali, scuole e strutture per i poveri, aiutando ogni categoria di bisognosi. Durante una delle trasmissioni che, dal 1996, faccio a Radio Maria ogni prima domenica del mese, rispondendo ad un ascoltatore dissi che se i Savoia, Cavour e Garibaldi hanno fatto l\u2019Italia, a fare gli italiani sono stati oltre un centinaio tra fondatori e fondatrici (citai Don Bosco, il Murialdo, i marchesi di Barolo, don Guanella, il Cottolengo, la marchesa di Canossa, padre Annibale di Francia, Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, il Calasanzio che fond\u00f2 la prima scuola gratuita per i poveri a Roma, Camillo de Lellis e altri che hanno creato in Italia ospedali, scuole, collegi per orfani, laboratori professionali, alfabetizzando e avviando al lavoro milioni di figlie e figlie della povera gente in citt\u00e0 e paesi dove mancavano strutture del genere. Dopo quella trasmissione ricevetti decine di lettere in cui mi si ringraziava per aver parlato di una realt\u00e0 che molti non conoscevano. E alcuni degli scriventi si dichiaravano laici, ma riconoscevano onestamente lo straordinario contributo dato da questi grandi italiani allo sviluppo civile del nostro Paese. Quanto ai santi preferiti, sono talmente tanti i carismi che non mi sento di fare differenze, li onoro e li prego tutti e sento che mi aiutano davvero. Con Don Bosco ho un rapporto speciale perch\u00e9 coi Salesiani ho trascorso gli anni pi\u00f9 belli della mia giovinezza. Quanto ad un mio \u201critorno a casa come autore\u201d, ho pubblicato nel 2013 con l\u2019editrice Velar-Elledici una breve biografia di mons. Macchi (titolo: Mons. Pasquale Macchi, nel solco luminoso di Paolo VI\u201d, che conoscevo da ragazzo perch\u00e9 abitava ad una quarantina di metri da casa mia. La prefazione l\u2019ha fatta il cardinale Attilio Nicora, altro mio \u201ccomparrocchiano\u201d, la cui mamma andava sovente a Messa con mia mamma\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Hai lasciato Varese nel 1963, oggi vivi vicino a Milano. Come la ricordi la citt\u00e0 ?<\/strong><br \/>\n\u00abHo sempre avuto e conservo tuttora un affetto speciale per Varese e provincia, dove ho ancora dei parenti a cui sono particolarmente legato. Non ho brutti ricordi anche se con la morte di mio pap\u00e0 quando io avevo poco pi\u00f9 di un anno, la mia famiglia ha passato momenti difficili; ma c\u2019erano i nonni e gli zii che ci hanno dimostrato un grande affetto e tutto \u00e8 andato avanti bene. Poi \u00e8 arrivato il lavoro alla Prealpina e da l\u00ec gli orizzonti si nono ampliati consentendomi di formarmi nella professione che mi ha offerto nuove possibilit\u00e0 di un lavoro creativo. Coi colleghi mi sono sempre trovato bene, sono stati veri amici; anche per questo ho aderito subito alla Associazione dei Pensionati del nostro quotidiano e non manco mai agli incontri che vengono programmati. Tra le personalit\u00e0 che ricordo con particolare riconoscenza &#8211; oltre a mons. Macchi e al cardinale Nicora &#8211; citerei il maestro Conti, organista di San Vittore (io e mio fratello facevamo parte del coro), che mi incoraggi\u00f2 nello studio della musica e mi fece conoscere anche l\u2019organo (oggi sono l\u2019organista della mia parrocchia), il prof. Bulferetti dell\u2019Ateneo Prealpino che mi spinse a scrivere anche un libretto per lui che per\u00f2 non fu pubblicato perch\u00e9 il prof si ammal\u00f2; gli amici della \u201cFamiglia Bosina\u201d che, grazie anche a mio fratello ed alle sue poesie e commedie in dialetto mi hanno coinvolto in una collaborazione al \u201cCalendario\u201d annuale; purtroppo, per una forte maculopatia non ho fatto in tempo a preparare l\u2019articolo per quest\u2019anno sul gesuita varesotto padre Giacomo Martegani, direttore della Radio Vaticana quando vi lavoravo io. E non ho mai dimenticato il direttore della &#8220;Prealpina&#8221; Gandini, la collega Annamaria Gandini, il sempre caro Morgione e chi mi sta intervistando\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo un&#8217;esperienza nella &#8220;Prealpina&#8221; nel 1963 inizia una brillante carriera nell\u2019ambiente mediatico cattolico sino a seguire come inviato i viaggi papali.  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