{"id":61163,"date":"2013-05-05T00:00:00","date_gmt":"2013-05-05T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2013-05-05T00:00:00","modified_gmt":"2013-05-05T00:00:00","slug":"firenze-bologna-a-piedi-la-strade-degli-dei-vista-da-roberto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2013\/05\/firenze-bologna-a-piedi-la-strade-degli-dei-vista-da-roberto\/61163\/","title":{"rendered":"Firenze\/Bologna a piedi: la &#8220;strade degli dei&#8221; vista da Roberto"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201305\/tmax600x480_203622733_2_-_Senza_zaini_davanti_al_santuario_di_San_Luca.jpg\" width=\"302\" height=\"361\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"left\" alt=\"\" \/>Sono le 9, 15 del mattino di <strong>sabato 27<\/strong> aprile quando arrivo alla stazione di Varese: dobbiamo prendere il regionale delle 9,36 per Milano, ma i partecipanti sono gi&agrave; tutti li, con il biglietto gi&agrave; pronto, frementi nell&rsquo;attesa di partire. Nella mia lunga esperienza di pendolare sono ormai abituato a presentarmi al treno 2 minuti prima della partenza, e sono sorpreso da questa puntualit&agrave;, che si ripresenter&agrave; tutte le mattine&hellip;per non parlare dell&rsquo;ultimo giorno alla stazione di Firenze&hellip;<\/p>\n<p>Facciamo una foto per Varesenews direttamente sul binario e ci imbarchiamo sul treno; strada facendo raccogliamo a Gallarate Monica e Arianna, mentre a Milano recuperiamo Sara, arrivata con la linea delle Nord.&nbsp;Una rapida visita ai nuovi grattacieli delle ex-varesine, di fronte alla stazione di Porta Garibaldi, ed eccoci pronti a salire sul treno ad alta velocit&agrave; che in un&rsquo;ora ci porta a Bologna, dove raccogliamo anche Silvia.<\/p>\n<p>Il gruppo &egrave; ora completo, formato da:<\/p>\n<p>9 uomini: i due ex presidenti della sezione di Varese del Cai, Gigi e Vittorio, Franco, Edoardo, Remo, Sandro, Enrico ed i due Roberto;<br \/>\n16 donne: Alessandra, Anna, Annalisa, Arianna, Carmen, Elena, Isabelle (la straniera del gruppo, gentilmente prestata dalla Francia), Lucia, Marcella, Mariella, Monica, Paola, Ornella, Sara, Silvia, Susanna.<br \/>\nSilvia, che &egrave; emiliana di Ferrara e quindi per forza deve conoscere Bologna, si assume l&rsquo;incarico di guida nella prima tappa, e ci conduce dapprima a Piazza Maggiore, dove abbiamo appuntamento con Noemi, l&rsquo;inviata del Corriere di Bologna, venuta apposta (con le amiche&hellip;) per scattarci una foto.<\/p>\n<p>Facciamo un giro in centro, con dispersione verso vari richiami gastronomici, guardiamo le torri (e qualcuno ci sale pure), poi, in una giornata di nuvole e pioggia, ci incamminiamo sotto i portici che salgono al santuario di San Luca.<\/p>\n<p>Da San Luca cerchiamo di vedere le pale eoliche del monte Galletto, che saranno una delle mete di domani, poi torniamo in stazione e prendiamo il treno per Sasso Marconi. La &ldquo;Locanda delle tre virt&ugrave;&rdquo; dove pernottiamo si rivela la prima piacevole sorpresa del viaggio per i nostri palati, anche per le abbondanti razioni di lasagne che ci vengono servite.<br \/>\nMa non per niente l&rsquo;itinerario che stiamo per percorrere &egrave; stato creato da un gruppo escursionistico di buongustai bolognesi chiamato &ldquo;D&ucirc; p&acirc;s e &#8216;na gran magn&egrave;&rdquo;.<\/p>\n<p>Sono le 7,30 di <strong>domenica 28 <\/strong>quando si parte sul serio, dapprima costeggiando il fiume Reno e poi attraversandolo sul ponte stradale per innalzarsi in umidi boschi nel parco del Contrafforte Pliocenico. La valle del Savena corre alla nostra destra, attraversata purtroppo dall&#8217;autostrada A1, il cui rimbombo si fa sentire fino a quass&ugrave;.<br \/>\nCuriose formazioni di arenaria ospitano rarit&agrave; botaniche e ci consentono scorci panoramici inimmaginabili dalla vicina autostrada.<br \/>\nMonte Adone &egrave; senz&rsquo;altro il pi&ugrave; bello della serie di cime che superiamo percorrendo stretti sentieri, a tratti esposti, strade sterrate ed a volte anche asfaltate.<br \/>\nCi fermiamo a pranzo a Brento dove facciamo una serie di incontri: una coppia di ragazzi che fanno il nostro stesso percorso con tenda ed apparentemente poca preparazione, l&#8217;amico Andrea del Cai Bologna che ci suggerisce una scorciatoia, una Guardia Ecologica del parco, con cui discutiamo di flora locale.<br \/>\nSi riparte in salita sotto il sole: la fatica si comincia a sentire ed arriviamo decisamente provati dal lungo tratto su asfalto al rudere del vecchio ospizio per i viandanti in localit&agrave; Ospitale. Una banda sta per iniziare un concerto in centro a Monzuno e tre di noi con gambe troppo affaticate approfittano del paese per cercare un passaggio in auto per gli ultimi 12 chilometri.<br \/>\nGli altri riprendono a salire i crinali, diretti verso le pale eoliche del monte Galletto; per la strada incrociamo un ottantenne locale che ci chiede da dove veniamo e ci assicura che qui l&rsquo;aria &egrave; buona e si vive bene e a lungo.<br \/>\nSono le 19 passate quando finalmente vediamo dall&#8217;alto il paese di Madonna dei Fornelli, dove un brindisi con un fresco prosecco ci fa rapidamente dimenticare la fatica e dove il signor Stefano Musolesi ci accoglie nel suo albergo con la sua cadenza emiliana e con le sue gradite lasagne.<\/p>\n<p>Le nuvole coprono il cielo il mattino del <strong>giorno 30<\/strong>: ci attende una tappa ben pi&ugrave; breve della precedente, caratterizzata per&ograve; fin dall&rsquo;inizio da due elementi che ci accompagneranno anche l&rsquo;indomani: il fango ed i tratti di selciato romano dell&rsquo;antica strada Flaminia Militare. Saliscendi tra cespugli fioriti di pruni spinosi, radure e verdi faggete costituiscono gli ingredienti principali di questa tappa. Boschi di abete si alternano alle faggete salendo verso il Passo della Futa, dove ci fermiamo a visitare il cimitero germanico, che accoglie i resti di oltre 30.000 soldati tedeschi caduti durante la seconda guerra mondiale. Qui passava la Linea Gotica, di cui vicino a Monterumici abbiamo visto qualche traccia.<br \/>\nSotto il passo della Futa troviamo il camping &ldquo;Il sergente&rdquo;, gestito da una signora che ci accoglie con vero calore e dal figlio che ci accoglie con le sue ottime pietanze. Meno male che di giorno camminiamo, qui si mangia veramente bene&hellip;e si rischia di ingrassare velocemente&hellip;peccato che le tagliatelle ai funghi vengano messe in tavole per prime, spariscono in un istante e qualcuno rimane pure senza!<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201305\/9___fibo9.jpg\" width=\"340\" height=\"205\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"right\" alt=\"\" \/>Si riparte il mattino del<strong> 31<\/strong> con un cielo grigio, che dopo una mezzora comincia a scaricarsi con una pioggerellina, ed eccoci ad indossare mantelle, estrarre coprizaini, aprire ombrelli&#8230;<br \/>\nPer fortuna il sentiero &egrave; largo ed il bosco abbastanza fitto da diminuire l&#8217;intensit&agrave; della pioggia: quando arriviamo al Passo dell&#8217;Osteria Bruciata, dove la leggenda narra di un oste che assaliva i viandanti e ne cucinava e serviva le carni, ha ormai smesso di piovere.<br \/>\nIl fango ci fa per&ograve; faticare: i sentieri sono in parte rovinati dal passaggio di trattori e carri pesanti impiegati per il trasporto della legna, ed in parte dal passaggio illegale di moto e quad.<br \/>\nSiamo ormai nel Mugello ed usciti dai boschi possiamo apprezzare il cambiamento del paesaggio, pi&ugrave; dolce di quello percorso nei giorni scorsi. In lontananza vediamo l&#8217;invaso del Bilancino e sentiamo il rombo delle moto che girano nel vicino circuito. A Sant&#8217;Agata ci fermiamo a rimirare la pieve medioevale ed a gustare qualche bevanda; Isabelle sorprende tutti offrendoci delle ottime fragole zuccherate, acquistate nell&#8217;unico negozietto aperto del paese.<br \/>\nIn un tipico paesaggio toscano, solcato dai primi cipressi, arriviamo a San Piero a Sieve, dove, prima di visitare l&rsquo;antica pieve, ci fermiamo a ristorarci in gelateria.<br \/>\nLa sera i medici del gruppo, soprattutto la pi&ugrave; giovane e ricercata Monica, assistono i tanti che lamentano problemi ai piedi o agli arti in generale: si contano infiammazioni al ginocchio, compressioni alle dita dei piedi, vesciche laterali o sotto la pianta dei piedi&#8230;per non parlare dell&#8217;influenza che ha costretto una sfortunata partecipante a saltare la tappa.<br \/>\nAl Camping Mugello Verde la cena &egrave; molto pi&ugrave; frugale di quelle dei giorni scorsi; la conversazione sembra degna di un campo militare, con elaborazione di un piano B od anche di un piano C qualora nell&rsquo;ultima fondamentale tappa non riusciamo a rispettare i tempi: domani c&rsquo;&egrave; un treno da prendere e bisogna tenere un passo che consenta di arrivare a Firenze in orario.<\/p>\n<p>Si dorme poco, alle 6 del <strong>1 maggio <\/strong>siamo gi&agrave; in partenza; oggi non c&rsquo;&egrave; una nuvola in cielo e si prospetta una giornata calda.<br \/>\nLa prima salita del mattino ci conduce al castello del Trebbio, cinto da un muraglione che lo rende visibile solo da lontano. Tra prati fioriti si discende verso valle e poi si prende a salire su sterrate e sentieri nel bosco, dapprima verso l&rsquo;abbazia del Buonsollazzo, mirabile monumento purtroppo in abbandono, e quindi verso il monte Senario, che con i suoi 815 metri &egrave; il punto pi&ugrave; alto della giornata. Siamo addirittura in anticipo di 2 ore sulla tabella oraria, siamo saliti decisamente veloci! Visitiamo il santuario, dove fu fondato l&rsquo;ordine dei Serviti, e l&rsquo;annesso bar con rivendita di prodotti dell&rsquo;abbazia di Camaldoli, poi inizia una lunga discesa, in buona parte su asfalto, e davanti a noi la vista si apre sulla conca urbanizzata di Firenze, in cui spicca comunque, anche nel cielo offuscato dall&rsquo;umidit&agrave;, la stupenda cupola del Brunelleschi.<br \/>\nUna serie di prati fioriti, con magnifiche orchidee in grande quantit&agrave;, ci conduce alle pendici del Poggio Pratone, ultima salita della giornata, panoramica altura alle spalle di Firenze. Il cielo si &egrave; un poco velato, e la visibilit&agrave; non &egrave; un granch&eacute;; &egrave; il 1 maggio ma non ci sono gitanti a fare picnic, solo 3 scout qui in cima.<br \/>\nGli ultimi 7 km di discesa su Fiesole li facciamo a passo svelto; qualcuno si &egrave; gi&agrave; tolto gli scarponi ed ha indossato calzature pi&ugrave; comode. A Fiesole ci si disseta abbondantemente, e poi, con l&rsquo;autobus di linea, raggiungiamo Firenze, affollata come sempre in un giorno festivo.<br \/>\nUn salto in piazza Duomo e poi eccoci in stazione, pronti a ripercorrere in treno, in 35 minuti di gallerie, l&rsquo;equivalente del centinaio di chilometri che abbiamo percorso a piedi, e che sono stati per tutti una somma di nuove e continue esperienze.<\/p>\n<p>Per concludere, <strong>sono stati 5 giorni intensi<\/strong>, di cui 4 di cammino effettivo: il tempo di &egrave; stato senz&rsquo;altro propizio e ci siamo veramente divertiti, anche nella comune fatica.<br \/>\nConsiglieremmo a chiunque di fare un&rsquo;esperienza del genere; certo serve allenamento sia fisico che mentale.<\/p>\n<p>Chi volesse ulteriori ragguagli od informazioni pu&ograve; rivolgersi alla sede di Varese del CAI, dove si organizzano tante diverse escursioni, e dove presto (faremo sapere quando a Varesenews) proietteremo anche un audiovisivo con le foto di tutti i partecipanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In tre ci hanno inviato il diario di viaggio dell&#8217;avventura del Cai Varese, a piedi da Bologna a Firenze. 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