{"id":623382,"date":"2017-05-23T10:16:33","date_gmt":"2017-05-23T08:16:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.varesenews.it\/?p=623382"},"modified":"2017-05-23T10:16:33","modified_gmt":"2017-05-23T08:16:33","slug":"verbanus-storia-e-cultura-del-lago-maggiore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2017\/05\/verbanus-storia-e-cultura-del-lago-maggiore\/623382\/","title":{"rendered":"Verbanus, storia e cultura del Lago Maggiore"},"content":{"rendered":"<p><strong>Dopo la presentazione di Ascona (Canton Ticino) e Pallanza tocca ora a Laveno<\/strong>. Sabato mattina, 27 maggio ore 10,30 nella sala consigliare verr\u00e0 presentato<strong> Verbanus, la rivista annuale della Societ\u00e0 dei Verbanisti<\/strong>.<\/p>\n<p>II primo numero ha visto la luce nel 1979 e quello che viene presentato \u00e8 il numero 37 relativo al 2016. Conta 381 pagine, con 23 articoli, 20 \u201ccarte ritrovate\u201d, cio\u00e8 brevi spunti di ricerca, curiosit\u00e0 che riguardano le tre sponde amministrative del nostro lago. Infine, faticoso da compilare, ma di sicura utilit\u00e0 \u00e8 poi l&#8217;indice dei nomi.<\/p>\n<p>Questo numero di Verbanus \u00e8 <strong>dedicato a Carlo Alberti<\/strong>, editore, che si \u00e8 spento a Intra nell&#8217;agosto del 2016, a quasi 92 anni. Alberti \u00e8 stato l\u2019editore di Verbanus e poi socio fondatore della Societ\u00e0 dei Verbanisti. A Laveno, il 20 febbraio dello scorso anno il Comune di Laveno gli aveva conferita, per i suoi meriti, la cittadinanza onoraria, ricordando che la sua famiglia era lavenese.<\/p>\n<p>La rivista apre con un articolo di <strong>Rossana Sacchi<\/strong>, docente di Storia dell&#8217;Arte all\u2019Universit\u00e0 Statale di Milano, e ha per oggetto un polittico, o meglio quel che ne rimane, conservato nella chiesa di San Martino di Vignone. \u00c8 una tavola che rappresenta l\u2019Adorazione del Bambino, opera gi\u00e0 attribuita al pittore sesiano Pietro Renolfi, Renulfus. Ora, grazie al ritrovamento nell&#8217;Archivio di Stato di Milano di un contratto datato 8 febbraio 1557, Sacchi attribuisce con certezza l&#8217;opera alla bottega milanese dei Bossi: forse di Gabriele e di suo padre Cristoforo.<\/p>\n<p><strong>Stefano Martinella<\/strong>, allievo della professoressa Sacchi, dedica la sua attenzione a un altro pittore di ambito milanese del XVI secolo, Gerolamo da Meda. In questo ambito territoriale si conosceva di lui una sola opera: una pala d&#8217;altare tuttora conservata nella chiesa dell&#8217;Assunta ad Ameno. Il dipinto raffigura la Vergine con il Bambino, seduta su un trono posto su un affioramento roccioso sul quale compare la firma del pittore. Martinella pubblica ora un contratto datato Intra 1573, che ci permette di conoscere un\u2019altra opera verbanese del Meda: la pittura e la doratura di un mondino, cio\u00e8 di un tabernacolo. Purtroppo, per\u00f2, non conosciamo n\u00e9 la chiesa di destinazione, n\u00e9 l\u2019opera, che \u00e8 andata persa.<\/p>\n<p><strong>Sergio Baroli<\/strong>, in La trilogia mancata di Gian Della Quercia, passa in rassegna l&#8217;opera letteraria di un autore inglese innamorato dell&#8217;Italia al punto da accantonare la sua lingua d\u2019origine per scrivere in italiano. Dietro lo pseudonimo Gian Della Quercia si cela infatti Edward Capel Cure, consulente commerciale dell\u2019ambasciata inglese a Roma. I tre romanzi sono Il Risveglio, Sul Meriggio (pubblicati) &#8211; e faticosamente letti, dice il Baroli &#8211; e Il Vespero, che non fu mai pubblicato. I due romanzi furono scritti in Toscana, a Siena, ma Capel Cure ebbe anche forti legami con il Verbano \u2013 e lo scopriremo poi -: infatti dal 1893 fino alla sua morte nel 1923 visse a Pallanza, prima sull\u2019Isolino San Giovanni, e in seguito in una villa alla Castagnola. Baroli legge e ci racconta anche un altro romanzo, scritto in italiano e dal divertente e criptico titolo: Storia della Nobile Compagnia dei Delfini, compilata dal Presidente, per uso (o abuso) dei \u201dDelfinotti\u201d.<\/p>\n<p><strong>Vittorio Grassi<\/strong> ( attuale presidente dei Verbanisti) ha dedicato il suo contributo al \ufb01losofo Pietro Prini, nato a Belgirate nel 1915 e morto a Pavia nel 2008. Con Il bisogno di dirsi ho ripreso un tema a lui caro: il linguaggio. Le sue riflessioni sulla tensione della parola a superare se stessa sono state il fil rouge per una digressione in ambito verbanese: dal discorso religioso (intuizione dell\u2019indicibile), al discorso \ufb01loso\ufb01co (la sua elaborazione concettuale), al discorso letterario (la sua traduzione verbale). Da Rosmini e Manzoni attraverso Piero Ceretti e Prini \ufb01no a Clemente Rebora.<\/p>\n<p><strong>Alberto Jelmini<\/strong> , studioso ticinese: Nuova vita al Teatro San Materno ad Ascona. Il teatro voluto dalla ballerina Charlotte Bara coi soldi del facoltoso suo padre, \u00e8 stato costruito nel 1928 in stile Bauhaus dall\u2019architetto Weidemeyer. Dopo i successi iniziali il teatro ha conosciuto un periodo di decadenza. Riaperto nel 2009, il teatro \u00e8 ora tornato ad essere un centro culturale di primaria importanza, con la conduzione di Tiziana Arnaboldi, coreografa, danzatrice e regista.<\/p>\n<p>La sezione successiva: Storia, si apre con un articolo di <strong>Gian Paolo Giuseppe Scharf<\/strong>, collaboratore dell&#8217;Universit\u00e0 dell&#8217;Insubria. Scharf ci presenta una pergamena del 1185, una sentenza riguardante una lite per il passaggio in un bosco che contrapponeva le comunit\u00e0 confinanti di Maccagno Inferiore (sponda lombarda del Lago ma pieve di Cannobio) e Agra (pieve di Valtravaglia). Lo studioso sottolinea come la pergamena, gi\u00e0 conosciuta, ma inedita, sia importante non soltanto per la sua antichit\u00e0 ma anche perch\u00e9 attesta istituzioni e funzionari in attivit\u00e0 in epoche successive: i podest\u00e0, i gastaldi e il ruolo della famiglia Mandelli.<\/p>\n<p>lnteressantissimo e dotato di un apparato bibliografico estesissimo \u00e8 l\u2019articolo di <strong>Giancarlo Andenna<\/strong>, gi\u00e0 docente all&#8217;Universit\u00e0 Cattolica dii Milano, ora Accademico dei Lincei. Un originalissimo contributo che spazia dalla musica polifonica fiamminga alle miniere del ducato Milanese.<\/p>\n<p>Siamo a Milano, nel 1476, quando Galeazzo Maria Sforza per dar maggior sfarzo alla sua corte, chiama a Milano un rinomato maestro di cappella, il cantore Antonio Guinati detto l\u2019Abb\u00e9. La cappella viscontea contava 33 cantori, largamente retribuiti, e il maestro Guinati, oltre allo stipendio in ducati d&#8217;oro, ebbe una casa in Milano, la cittadinanza milanese ed infine &#8211; e qui sta l&#8217;originalit\u00e0 &#8211; la concessione di far svolgere ricerche minerarie nel territorio del ducato milanese.<\/p>\n<p>Il Guinati aveva il diritto di scavare minerali, fonderli per ottenere oro, argento, rame, piombo, ferro, con l\u2019estensione ai lapislazzuli e all&#8217;allume. Documenti successivi attestano che le ricerche si effettuarono e probabilmente con qualche esito positivo, visto che il Guinati chiamava in Italia delle persone con esperienza mineraria. Ma le successive traversie politiche e militari del ducato indussero il giovane Gian Galeazzo Sforza a tagliare sulle spese, prime tra tutte quelle per pagare il nostro maestro di cappella.<\/p>\n<p>Strettamente legato all\u2019articolo di Andenna \u00e8 quello di <strong>Mario Canetti<\/strong>, ricercatore all&#8217;Universit\u00e0 dell&#8217;Insubria. \u00c8 un documentato articolo sull\u2019evoluzione dei diritti legati alle attivit\u00e0 di ricerche minerarie nel Ducato di Milano ai tempi del dominio Visconti\/Sforza.<\/p>\n<p>Stefano Della Sala in questo numero di Verbanus conclude la puntigliosa ed esaustiva rassegna fornita di un apparato iconografico, di tutte le iscrizioni esistenti nel territorio di Castelletto sopra Ticino: sia quelle ancora esistenti, sia quelle riportate nei documenti.<\/p>\n<p><strong>Francesco Parnisari<\/strong> ci parla di una visita pastorale compiuta nel primo Cinquecento dal vescovo Francesco Ladino a Cannobio e in Val Veddasca. Ladino divenne vescovo ausiliario, o suffraganeo, della cattedra ambrosiana nel 1517, col titolo di vescovo di Laodicea. Nella primavara del 1526 visit\u00f2 Cannobio, allora in diocesi di Milano; e qui la narrazione della visita si incentra inevitabilmente sul miracolo della \u201cPiet\u00e0\u201d, avvenuto pochi anni prima, nel 1522. Da Canobbio il vescovo si trasfer\u00ec in Val Veddasca dove consacr\u00f2 la chiesa di Campagnano, oltre a quelle di Graglio, Armio, Maccagno Superiore e Curiglia. L&#8217;articolo si conclude con il ritorno sul lago Maggiore del vescovo Ladino nel 1533, poco prima della sua morte, per consacrare la nuova chiesa della Ss. Piet\u00e0 a Cannobio.<\/p>\n<p><strong>Pierangelo Frigerio<\/strong> e <strong>Beppe Galli<\/strong> ci offrono un minuzioso esame delle strutture economico- sociali del territorio luinese fra Settecento e Ottocento, attingendo da quella miniera di informazioni a tutto campo costituita dai catasti, nella fattispecie quelli elaborati dall\u2019amministrazione austriaca tra il 1706 e il 1859. Corredato da tavole esplicative, l&#8217;;articolo \u00e8 suddiviso in capitoli riguardanti le diverse attivit\u00e0 produttive: si parte dal settore agro-silvo- pastorales, per giungere agli albori dell&amp;#39;industria caratterizzati dai mulini e dai torchi da vino e da olio; ma anche da fornaci per laterizi, da filande e filatoi per la lavorazione del lino e della seta.<\/p>\n<p>Anche il tessuto urbano \u00e8 minuziosamente descritto: contrade, case, botteghe, cascine. L\u2019articolo si conclude con uno sguardo sulla societ\u00e0 civile, fermando l\u2019attenzione sulla distribuzione dei patrimoni fondiari nel territorio luinese.<\/p>\n<p>Ritornando sulla sponda piemontese del lago Maggiore troviamo l\u2019articolo dello studioso aronese <strong>Giovanni Di Bella<\/strong>. Il periodo da lui preso in esame grazie alle carte dell\u2019archivio privato Falciola di Belgirate, \u00e8 quello tra il 1798 e il 1800, che vede la nostra zona pesantemente provata dal passaggio delle truppe austro russe prima e da quelle francesi poi. \u00c8 la cronaca di continue intimidazioni e requisizione fatte ai danni delle comunit\u00e0 del lago per mantenere i soldati provenienti da tutta Europa, e qui dislocati sull\u2019asse Sempione-Ossola- lago. Le carte si riferiscono prevalentemente ai risarcimenti per le somme che alcuni privati avevano sostenuto o anticipato per conto della comunit\u00e0 di Belgirate.<\/p>\n<p>Il fenomeno dell&#8217;emigrazione ha una storia plurisecolare, e <strong>Orlando Nosetti<\/strong>, professore svizzero di economia finanziaria, in questo articolo ferma la sua attenzione sulla storia di una famiglia della Val Veddasca, quella dei Nosetti, e ne segue le vicende dei due rami: quello che si stabil\u00ec a Brissago, e quello che si stabil\u00ec nel Canton Lucerna a Emmen. Emigrati come muratori diventano capomastri e poi imprenditori. La foto \u00e8 scattata nel 1964 in occasione dei primi 50 anni della ditta di costruzioni fondata da Pietro Mosetti a Emmen.<\/p>\n<p>Se nell\u2019articolo precedente vi era un collegamento tra Italia e Svizzera, in quest\u2019articolo di <strong>Giorgio Roncari<\/strong>, il collegamento \u00e8 tra Italia e Messico. Si narra infatti l&amp;#39;avventurosa vita di Amilcare Roncari di Besozzo, il quale dopo aver combattuto nel 1849 a fianco di Garibaldi a Roma, \u00e8 costretto a fuggire prima in Svizzera e poi in America. Dotato di bella voce, nel novembre del 1849 \u00e8 a New York al seguito della Compagnia Italiana d&#8217;Opera. Dagli Stati Uniti si trasferisce poi in Messico come impresario operistico, diventando uno dei pi\u00f9 importanti agenti di Citt\u00e0 del Messico. Allo scoppio della rivoluzione messicana combatt\u00e8 nelle truppe di Benito Juarez a fianco di un altro italiano: il lucchese Luigi Ghirlandi. Tornato in Italia, mor\u00ec il 1\u00b0 luglio 1882, ed \u00e8 sepolto a Giubiano.<\/p>\n<p><strong>Enrico Fuselli<\/strong> si occupa del \u201cMulino del cappellano\u201d, del quale rimangono ormai solo i ruderi sul torrente Riale presso Bosco Valtravaglia. La documentazione raccolta permette per\u00f2 di ricostruirne le vicende nell\u2019arco di un paio di secoli. L\u2019edificio, di ridotte dimensioni e consistente in una mola e una pista, prendeva il nome dal cappellano Pietro Antonio Parietti, che lo costru\u00ec alla met\u00e0 del Settecento. Macinava granaglie e, per la sua posizione isolata, il proprietario chiedeva il permesso di tenere armi. Dopo diversi passaggi di propriet\u00e0 e alcune controversie, il mulino cess\u00f2 la sua attivit\u00e0 probabilmente a causa dell\u2019alluvione dell\u2019agosto 1900.<\/p>\n<p>Sempre su questa sponda lombarda, <strong>Gianni Pozzi<\/strong> ci narra con dovizia di particolari le lunghe liti tra il parroco di Graglio, il varesino don Giuseppe Limido, e quel Comune, a motive della doppia casa parrocchiale. Per potersi insediare come parroco nella casa di propriet\u00e0 comunale don Limido doveva ottenere il regio exequatur, cio\u00e8 l&#8217;assenso da parte dell&#8217;autorit\u00e0 civile, ma questo nulla osta tardava ad arrivare, risultando alle autorit\u00e0 trattarsi di un prete \u201costile al governo\u201d. Don Limido non si perse d\u2019animo: prima si accontent\u00f2 di abitare in una casa del paese, e poi, con la scusa di voler ampliare la sacrestia, nel 1831 costru\u00ec una nuova casa parrocchiale, occupando parte del sagrato; la quale, essendo di sua propriet\u00e0, pass\u00f2 in eredit\u00e0 ai parenti. Nel 1888 don Limido, ancora privo dell\u2019exequatur, si dimise da parroco, ma continu\u00f2 a vivere nella sua casa, non disdegnando trasferte in Canton Ticino per servizi religiosi non graditi per\u00f2 al governo ticinese che infatti ne decreta l\u2019espulsione. Da questa si salva con un sotterfugio che richiama l\u2019attenzione anche della stampa nazionale. Il bellicoso sacerdote mor\u00ec infine nel 1893, e la casa da lui fatta costruire venne poi abbattuta.<\/p>\n<p>A cent\u2019anni dalla fondazione, l\u2019aronese <strong>Antonio Zonca<\/strong> racconta la storia della Brigata di fanteria Pallanza, che, nonostante tale nome, aveva sede ad Arona, nella casa Pollinini, un edificio adiacente all\u2019Istituto suore Marcelline, e attualmente non pi\u00f9 esistente perch\u00e9 abbattuto e sostituito da un condominio. La Brigata fu voluta dai Pallanzesi, i quali non digerivano il fatto che la vicina rivale Intra ospitasse un battaglione alpino intitolato alla citt\u00e0. Una prima domanda, fatta dal sindaco di Pallanza nel 1916, vantando l\u2019onore di aver dato i natali alla famiglia Cadorna, fu rifiutata dal Ministero, in quanto tutte le nuove unit\u00e0 militari avevano gi\u00e0 un nome. Nella<\/p>\n<p>riorganizzazione seguita al tragico 1917, la richiesta fu finalmente accolta, ma per motivi logistici, la sede fu fissata ad Arona e non a Pallamza. Ad Arona si teneva l&#8217;addestramento delle nuove reclute, mentre i cittadini di Pallanza formavano un comitato per donare alla Brigata una regia bandiera, anche se tra le due amministraziomi cittadine, come leggerete, non mancarono attriti e incomprensioni. La Brigata Pallanza fu un prima linea per dodici mesi e ventisei giorni, ebbe 135 morti, 1. 248 feriti e 376 dispersi. Fu smobilitata nel febbraio 1919, e la targa di Cembra, qui riprodotta, ricorda l\u2019aiuto prestato alle popolazioni di Val di Cembra.<\/p>\n<p>La sezione I sentieri della memoria si apre con un articolo di Ettore Brissa, il quale fa la spola tra la natia Cannobio e la Germania, dov\u2019\u00e8 stato docente universitario. Ci parla della corrispondenza inedita tra due rami della famiglia Branca originaria di Cannobio; un ramo a Milano, l\u2019altro trasferitosi in Germania, a Monaco di Baviera, nell&#8217;ultima decade del Settecento.<\/p>\n<p>Di questo ramo, un Guglielmo, fu geologo e professore all&#8217;universit\u00e0 di Berlino, mentre Gerhard, scrisse nel 1928, in tedesco, una storia di Cannobio.<\/p>\n<p><strong>Nell\u2019articolo di Parachini- Pozzi<\/strong> si parla del film del 1916 che sar\u00e0 proiettato al termine della presentazione. Si tratta di una pellicola di pochi minuti, circa dieci, ritrovata casualmente durante lavori di sistemazione al Museo del Paesaggio che \u00e8 stata poi restaurata presso il laboratorio L\u2019Immagine ritrovata della Cineteca di Bologna. Riguarda la conferenza dell\u2019agosto 1916 tenutasi a Pallanza tra una delegazione governativa italiana ed una inglese per discutere sugli approvvigionamenti di carbone all\u2019Italia in Guerra. La pellicola era stata donata dal generale Cadorna al Museo del Paesaggio dopo essere stata proiettata a Milano e Roma, e, probabilmente in altre citt\u00e0 nel periodo della grande guerra. Belle le immagini di Pallanza e del lago che vengono riviste dopo cent\u2019anni. Nel manifesto di presentazione sono state proposte alcuni fotogrammi del film.<\/p>\n<p>La sezione si chiude con un articolo di <strong>Dalmazio Abrosioni,<\/strong> giornalista ticinese, gi\u00e0 direttore della rivista Il lavoro. \u00c8 il testo di una conferenza da lui tenuta nel 2016 su Francesco Francis Borghi, pioniere e innovatore tra cinema, radio e televisione. Trasferitosi a Parigi per studiare il mondo della cinematografia, matur\u00f2 l\u2019idea di creare una casa di produzione indipendente. E infatti, tornato in patria, nel 1939 fonda la Locarno Films e produce, dirige e interpreta un film: Eve, che ebbe un certo succcesso in Ticino e a Ginevra. E cos\u00ec, a chi chiede come mai, nel 1946 Locarno riusc\u00ec in pochi mesi a mettere i piedi un festival, l\u2019autore pu\u00f2 rispondere: \u00abPerch\u00e9 a Locarno il cinema non soltanto si vedeva, ma anche si faceva\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sabato mattina, 27 maggio, la presentazione. Diversi i contributi culturali delle due sponde del lagoofferti dalla Societ\u00e0 del Verbanisti<\/p>\n","protected":false},"author":34,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18,2],"tags":[12125,69999,54808,158],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Verbanus, storia e cultura del Lago Maggiore<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Sabato mattina, 27 maggio, la presentazione. 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