{"id":62468,"date":"2013-04-19T00:00:00","date_gmt":"2013-04-19T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2013-04-19T00:00:00","modified_gmt":"2013-04-19T00:00:00","slug":"copiare-non-e-un-problema-se-si-aggiunge-valore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2013\/04\/copiare-non-e-un-problema-se-si-aggiunge-valore\/62468\/","title":{"rendered":"Copiare non \u00e8 un problema se si aggiunge valore"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"200\" height=\"200\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"right\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201304\/ivana.pais.jpg\" \/>Ivana Pais &egrave; una sociologa del lavoro e parteciper&agrave; <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/economia\/contaminare-partecipare-scegliere-tutti-i-vantaggi-della-rete--260781.html\">al convegno&nbsp;&ldquo;La rete che moltiplica idee e progetti&rdquo;&nbsp;organizzato da Confartigianato imprese Varese <\/a>in avvicinamento al congresso 2013 in programma per luned&igrave; 22 aprile, alle 18.30, ai Molini Marzoli Massari &ndash; Technociy (via Alberto da Giussano 10) di Busto Arsizio. &nbsp;Con <strong>Ivana<\/strong> <strong>Pais<\/strong>, relatrice all&rsquo;incontro con <strong><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/economia\/con-la-rete-l-artigiano-diventa-glocal-260786.html\">Fabio Lalli<\/a><\/strong> (fondatore e presidente di Indigeni Digitali), si parler&agrave; di reti, social network, web, impresa.<\/p>\n<p><strong>Pais, come intervengono i social network nella trasformazione del modo di produrre, organizzare le imprese  e vendere? Questi strumenti come stanno cambiando la societ&agrave;?<br \/>\n<\/strong>&laquo;I siti di social network (soprattutto quelli di tipo professionale) offrono servizi dedicati per incrementare la visibilit&agrave; e la reputazione online, gestire e sviluppare la rete di contatti professionali e aumentare le opportunit&agrave; di business (trovare o cambiare lavoro, trovare clienti, collaboratori e partner). I siti di social network trasformano il modo di produrre, organizzare le imprese e vendere lungo tre direttrici principali: la disintermediazione, il rapporto diretto tra produttori e consumatori, ma anche tra consumatori; la visibilit&agrave; dei legami e delle transazioni; la facilitazione di logiche e pratiche collaborative&raquo;.<\/p>\n<p><strong>Un fenomeno in crescita?<br \/>\n<\/strong>&laquo;In costante crescita e di cui &egrave; difficile tenere una mappatura aggiornata. Per fare ordine nella variet&agrave; delle piattaforme e dei servizi esistenti, ho proposto una tipologia costruita su due assi:<br \/>\nLa finalit&agrave;: ci sono social network prevalentemente orientati alla condivisione di informazioni e conoscenze e altri che, invece, puntano prevalentemente sullo scambio di beni e servizi;<br \/>\nIl grado di apertura: i social network generalisti permettono la costruzione di legami trasversali tra settori e figure professionali; i social network di nicchia, invece, stabiliscono confini che limitano l&rsquo;interazione a legami orizzontali (tra persone che svolgono lo stesso ruolo, anche in settori differenti) o verticali (all&rsquo;interno dello stesso settore, ma con ruoli differenti)&raquo;.<\/p>\n<p><strong>Quindi tipi diversi di social per scopi diversi?<\/strong><br \/>\n&laquo;Certo. Il primo tipo sono i social network &ldquo;piazza&rdquo;: tutti possono accedere, a prescindere dalla figura professionale, dal settore di appartenenza e dalla condizione occupazionale. Come in una piazza, le persone sono visibili a tutti e si possono formare dei gruppi di conversazione. C&rsquo;&egrave; uno scambio di informazioni e conoscenze libero, che pu&ograve; poi portare a forme di scambio, ma come esito non immediato. I social network professionali di questo genere presenti in Italia sono LinkedIn, Viadeo e Xing. &nbsp;All&rsquo;incrocio tra social network generalisti e scambio di beni e servizi ci sono i social network &ldquo;mercato&rdquo;: sono aperti a tutti ma, a differenza della piazza, l&rsquo;obiettivo principale &egrave; l&rsquo;incontro tra domanda e offerta di lavoro. Si tratta di un servizio presente anche in LinkedIn, Viadeo e Xing, ma &egrave; una funzionalit&agrave; accessoria; nei social network &ldquo;mercato&rdquo;, invece, questo rappresenta l&rsquo;elemento centrale intorno a cui &egrave; costruita la piattaforma. Questi social network possono essere dedicati ai lavoratori dipendenti, come le piattaforme italiane Jobberone ed Egomnia, oppure ai lavoratori freelance, come Elance e Link2me.&nbsp;I social network &ldquo;fiera&rdquo; sono limitati a una nicchia professionale: per settore oppure per figura professionale. L&rsquo;obiettivo &egrave; mettere in mostra il proprio lavoro, prevalentemente per favorire gli scambi di beni e servizi. Tra le piattaforme pi&ugrave; dinamiche, ci sono i social network per imprenditori che cercano opportunit&agrave; di business, come Officine Italiane Innovazione e H2Biz. Per questo, oltre ai principali servizi di social network (profilo, contatti, forum e gruppi di discussione), integrano servizi specifici per il business: e-commerce business-to-business, cambio merci, finanziamento di idee imprenditoriali, gruppi d&rsquo;acquisto, ricerche di mercato ecc.&nbsp;L&rsquo;ultimo tipo &egrave; l&rsquo;auditorium: piattaforme di social network, generalmente limitate a una sola figura professionale, orientate allo scambio di informazioni e conoscenze, come Secretary o La scuola che funziona. Ovviamente si tratta di idealtipi, costruiti a partire dall&rsquo;identificazione di polarit&agrave; estreme, soprattutto rispetto al primo asse. All&rsquo;interno di ogni quadrante convivono, in forme meno accentuate, anche le altre modalit&agrave;, per&ograve; questo consente di posizionare i diversi social network in relazione agli altri e di metterne in evidenza le specificit&agrave;&raquo;.<\/p>\n<p><strong>A che punto siamo, in Italia, nell&rsquo;utilizzo dei social?<\/strong><br \/>\n&laquo;In ritardo. L&rsquo;ultimo rapporto Istat su cittadini e nuove tecnologie lo conferma: rispetto alla diffusione di internet nelle famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 74 anni, l&rsquo;Italia si posiziona al ventiduesimo posto della graduatoria internazionale (seguita da Portogallo, Cipro, Grecia, Romania e Bulgaria), con una presenza pari solo al 62%, a fronte di una media europea del 73% e la banda larga ferma al 52%, mentre la media europea &egrave; del 68%. L&rsquo;Italia registra performance pi&ugrave; modeste anche rispetto ad altri partner europei che presentano un analogo ritardo nei livelli di diffusione della rete: nell&rsquo;ultimo anno &egrave; cresciuta solo di 3 punti percentuali. A livello individuale, la met&agrave; della popolazione di 6 anni e pi&ugrave; (il 51,5%) naviga su Internet, il 28,3% lo fa quotidianamente&raquo;. <\/p>\n<p><strong>Chi utilizza maggiormente i social?<\/strong><br \/>\n&laquo;I maggiori utilizzatori di Internet sono i giovani tra gli 11 e i 24 anni (oltre il 78%); gi&agrave; tra le persone con et&agrave; compresa tra i 35 e i 44 anni la quota di utilizzatori cala al 69,4% e scende sotto la soglia del 50% dopo i 54 anni. L&rsquo;et&agrave; spiega anche le differenze di genere: mediamente, naviga in Internet il 56,6% degli uomini e il 46,7% delle donne, ma tra gli over 54 lo scarto tra uomini e donne &egrave; pari a 17 punti percentuali, mentre nei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni prevalgono le femmine. <br \/>\nLa diffusione delle tecnologie presenta gli stessi squilibri territoriali del mercato del lavoro: la quota di persone che utilizza internet supera il 54% della popolazione nelle regioni settentrionali e centrali, scende al 43,6% nel Sud e al 44% nelle Isole; non raggiunge la met&agrave; della popolazione nei comuni fino a 2.000 abitanti (45,3%), mentre supera il 54% nei comuni centro e periferia dell&rsquo;area metropolitana.&nbsp;E, ovviamente, varia in funzione dell&rsquo;attivit&agrave; svolta. Se tra gli studenti raggiunge quasi il livello di saturazione (92,3%), tra gli occupati mediamente &egrave; pari al 71,7%: la quota pi&ugrave; alta &egrave; registrata da direttivi, quadri e impiegati (88,3%), seguiti da dirigenti imprenditori e liberi professionisti (84,8%), lavoratori in proprio e coadiuvanti (60,4%) e operai e apprendisti (53,4). Tra le persone in cerca di occupazione raggiunge il 68,9% tra gli inoccupati e il 58,8% tra chi cerca una nuova occupazione. Mentre scende al 19,5% tra le casalinghe e al 14,7% tra i pensionati.<br \/>\nIl luogo dal quale navigano di pi&ugrave; gli italiani &egrave; l&rsquo;abitazione: l&rsquo;88,2% degli utilizzatori accede alla rete da casa, il 35% dal luogo di lavoro, il 25,2% dalla casa di amici, il 14,2% dal luogo di studio&raquo;.<\/p>\n<p><strong>Per trovare cosa, o chi, si naviga?<\/strong><br \/>\n&laquo;Gli italiani utilizzano internet prevalentemente per scambiarsi messaggi di posta elettronica (80,7% delle persone che si sono collegate a Internet negli ultimi tre mesi), per acquisire notizie su beni e servizi commerciali (68,2%), documentarsi su temi di attualit&agrave; (51%), usare servizi relativi a viaggi e soggiorni (49,3%), acquisire informazioni sanitarie (45,1%), cercare informazioni su attivit&agrave; istruzione o corsi (36,2%). Ricorre alla rete per utilizzare servizi bancari online il 32,2%, mentre &egrave; meno diffuso il suo utilizzo per scaricare software diversi da giochi (27,7%), effettuare videochiamate (25,7%) o telefonare online (23,3%), vendere merci o servizi (12,4%), per seguire un corso a distanza (6,5%) o sottoscrivere abbonamenti e ricevere regolarmente le news online (4,6%).&raquo;<\/p>\n<p><strong>Rete e imprese: quale &egrave; o dovrebbe essere il rapporto tra le due? Dal sopraggiungere della crisi economica gli asset economici, sociali, politici e civili sono sempre pi&ugrave; instabili e dilatati. Con quali scelte e azioni le piccole imprese potranno crescere in competitivit&agrave;?<br \/>\n<\/strong>&laquo;La logica di rete dovrebbe permeare l&rsquo;azione delle aziende: i siti di social network sono facilitatori, ma l&rsquo;aspetto pi&ugrave; importante &egrave; il rafforzamento di logiche connettive (anche offline) interne all&rsquo;azienda e tra aziende. Attraverso la rete si coordinano e raccolgono diversi flussi di informazione e conoscenza in grado di determinare l&rsquo;avvio di nuovi processi di apprendimento, ma soprattutto la creazione e diffusione di innovazione. <br \/>\nInoltre, la rete permette di ampliare il proprio ambito di azione, con conseguenze rilevanti soprattutto rispetto al posizionamento nel mercato internazionale. Questo richiede un&rsquo;azione intenzionale nel rafforzamento della propria visibilit&agrave;, nella narrazione dei propri elementi di distinzione, nella costruzione di legami funzionali alla propria attivit&agrave; e nel monitoraggio dei contenuti veicolati attraverso le reti&raquo;. <\/p>\n<p><strong>Lei &egrave; autrice del libro &ldquo;La rete che lavora&rdquo;: pensa ci sia ancora una certa forma di resistenza nei confronti della collaborazione o condivisione di saperi, tecnologie, esperienze tra i piccoli imprenditori?<br \/>\n<\/strong>&laquo;S&igrave;, e non solo tra piccoli imprenditori. Fin da bambini ci hanno insegnato a nascondere il nostro compito ai compagno di classe che voleva copiare, siamo abituati a porci obiettivi individuali e a vivere il confronto come momento di valutazione, di competizione, non come occasione di crescita. La cultura della rete sta cambiando questo approccio, anche online: copiare non &egrave; pi&ugrave; un problema, se si cita la fonte e &ndash; soprattutto &ndash; si aggiunge valore. Questo mette in discussione i modelli di business tradizionali e permette l&rsquo;emergere di nuove pratiche basate sulla logica di condivisione e di scambio (la cosiddetta sharing economy)&raquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Ivana Pais, docente di Sociologia del lavoro all\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Milano.  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