{"id":692706,"date":"2018-02-19T09:24:24","date_gmt":"2018-02-19T08:24:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.varesenews.it\/?p=692706"},"modified":"2018-02-21T16:14:04","modified_gmt":"2018-02-21T15:14:04","slug":"simone-lonate-ceppino-allirlanda-salvare-internet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2018\/02\/simone-lonate-ceppino-allirlanda-salvare-internet\/692706\/","title":{"rendered":"Simone, da Lonate Ceppino all&#8217;Irlanda per &#8220;salvare internet&#8221;"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\">Simone Iadanza \u00e8 quello che si definisce \u201cun cervello in fuga\u201d. In veri\u00e0, per\u00f2, <strong>Simone si trova in Irlanda per partecipare al<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>progetto di ricerca che pi\u00f9 lo ha interessato<\/strong> tra quelli esistenti al momento della sua laurea. Con in tasca un prestigioso titolo accademico in ingegneria fisica e una specializzazione in nanotecnologie, ora si trova <strong>all\u2019Universit\u00e0 di Cork<\/strong> per studiare le particelle infinitamente piccole e le loro potenzialit\u00e0 per <strong>rendere internet pi\u00f9 veloce e meno costoso.<\/strong> Un risultato che pu\u00f2 cambiare la nostra vita quotidiana\u2026.<\/p>\n<p class=\"p1\">La notizia della sua carriera post universitaria \u00e8 rimbalzata in Italia grazie a un concorso vinto: <a href=\"http:\/\/apc.ucc.ie\/events\/famelab-cork\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>l\u2019edizione regionale del \u201cFameLab<\/strong>\u201d <\/a>una competizione che ti costringere a parlare a una grande platea di un argomento scientifico senza supporti o slides, solo con le parole. Simone si \u00e8 aggiudicato l\u2019accesso alle finali nazionali grazie al<strong> suo \u201cspeech\u201d dedicato ai \u201ccristalli fototonici\u201d,<\/strong> argomento ostico ai pi\u00f9.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Una dote naturale la sua: la chiarezza, unita a una curiosit\u00e0 infinita per una materia che ha ancora tantissimo da svelare, la fisica.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Tutto ebbe inizio a Lonate Ceppino.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Come sei diventato \u201cun cervello al servizio della fisica\u201d?<br \/>\n<\/strong>Prima scuole elementari e medie di Lonate Ceppino poi, essendo molto interessato alla scienza, decisi di iscrivermi al corso Scientifico PNI (piano nazionale informatico)\u00a0del Liceo Marie Curie di Tradate. Gi\u00e0 all\u2019epoca avevo le idee pi\u00f9 o meno chiare sul mio futuro universitario e la scelta era effettivamente tra i vari corsi di Fisica ad Unimi e Bicocca e quello di<strong> Ingegneria Fisica al Politecnico di Milano<\/strong>. Dopo aver partecipato a vari open day dei vari corsi, e valutando I vari piani di studi, mi iscrissi al PoliMI. Ottenni quindi la laurea Triennale in Ingegneria Fisica e poi decisi di specializzarmi in nanotecnologie ottenendo la laurea magistrale in Materials Engineering and Nanotechnology (corso interamente in inglese, sempre al PoliMI, valore aggiunto per eventuali opportunit\u00e1 all\u2019estero)<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Quando \u00e8 nata la passione per la fisica?<br \/>\n<\/strong>Non saprei veramente definire un quando. I miei genitori raccontano sempre di quanto fossi insistente fin da piccolo con domande, sempre nei momenti meno opportuni, legate all\u2019Universo e ai fenomeni naturali. Ricordo della mia infanzia un bisogno impellente di smontare ogni cosa per osservarne i componenti e cercare di caprine il funzionamento. Oggi potrebbe essere chiamato Reverse Engineering, (o la mia condizione: <strong>disturbo ossessivo<\/strong>) \u2026\u2026<br \/>\nFatto sta che fin da quando ho imparato a leggere, prima in biblioteca poi tramite internet, ero sempre a consultare qualche strano libro o articolo sui Buchi Neri, o sulla formazione dei fulmini. Poi, crescendo e studiando, mi sono interessato sempre di pi\u00f9 all\u2019infinitamente piccolo, alle nanotechnologie e alla meccanica quantistica per descriverne I comportamenti. Tuttavia, pi\u00f9 approfondivo i miei studi pi\u00f9, mi accorgevo di quanto vi fosse di sconosciuto rispetto alle mie conoscenze. E questo\u00a0alimentava, ed alimenta ancora oggi, il bisogno di conoscere.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>La tua carriera post laurea<br \/>\n<\/strong>Una volta finito il mio lavoro di tesi magistrale in laboratorio, durante l\u2019estenuante e lungo processo di scrittura della stessa, cominciai a consultare le sezioni riguardanti vari gruppi di ricerca sui siti di vari atenei in giro per l\u2019Europa. Trovai alcuni progetti in campi per me molto interessati e decisi di contattare i professori corrispondenti, nel caso avessero posizioni di ricerca aperte. Tra le risposte affermative, scelsi il progetto che mi sembrava pi\u00f9 interessante dal punto di vista di argomento (nel <strong>campo della fotonica e dell&#8217;optoelettronica<\/strong>) e aspetto sperimentale e presentai domanda. Cos\u00ec sono entrato in contatto con il Dr. Liam O\u2019Faolain, l\u2019allora leader del Gruppo di Nanofotonica all\u2019Universit\u00e0 di St. Andrews (UK), ora supervisore del mio dottorato a Cork. Dopo vari colloqui via Skype con lui per valutare le mie conoscenze (e poi con l\u2019allora presidente della facolt\u00e0 di Fisica qui al Cork Institute of Technology), venni selezionato per la posizione di dottorato con una borsa di studio coperta dall\u2019ERC (European\u00a0Research Council) per quel determinato progetto. Entrai quindi a far parte del suo Gruppo di Nanofotonica che intanto dalla Scozia si stava spostando a Cork, Irlanda, per la possibilit\u00e0 di lavorare nelle Clean-Room del Tyndall National Institute.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Come ti trovi a Cork?<br \/>\n<\/strong>Per ora molto bene. La citt\u00e0, nonostante sia la seconda pi\u00f9 popolosa d\u2019Irlanda, \u00e9 comunque molto vivibile ed i suoi abitanti accoglienti. \u00c9 anche<strong> molto internazionale<\/strong> e per strada capita quotidianamente di sentire l\u2019inglese mischiarsi ad un\u2019infinit\u00e0 di altre lingue, tra cui lo spagnolo, francese, polacco, russo, giapponese&#8230; Ed anche l\u2019italiano, ovviamente.<br \/>\nPer quanto riguarda la fisica, le scienze in generale, il <strong>governo irlandese sta investendo molto nella ricerca<\/strong> e di conseguenza la citt\u00e0 \u00e8 ricca di opportunit\u00e0 per quanto riguarda progetti e collaborazioni tra universit\u00e1, enti ed industria. Questo attira molte persone dai pi\u00f9 disparati posti della Terra, che portano le loro tradizioni e la voglia di aprirsi alle altre, arricchendo cos\u00ec la citt\u00e0 di cultura e sfumature sociali, stimolando sempre la curiosit\u00e0.<br \/>\nInoltre, dopo quasi 2 anni qui, finalmente mi sono abituato alle diverse ore di luce. A parte il clima. Qui riesce ad essere anche pi\u00f9 piovoso del Varesotto, cosa che non credevo possibile in passato\u2026<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong><a href=\"http:\/\/www.varesenews.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/simone.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-692709\" src=\"http:\/\/www.varesenews.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/simone-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/simone-300x300.jpg 300w, https:\/\/staging.varesenews.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/simone-150x150.jpg 150w, https:\/\/staging.varesenews.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/simone.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Parlaci brevemente delle potenzialit\u00e0 della tua attuale ricerca.<br \/>\n<\/strong>Con l\u2019avvento di Internet, il mondo si \u00e9 aperto alla condivisione della conoscenza, allo scambio e conservazione di una quantit\u00e0 inimmaginabile di dati per una altrettanto enorme gamma di applicazioni.<br \/>\nPensiamo solo a quanti dispositivi abbiamo interconnessi ogni giorno. Smartphones, computer, ma anche sensori di ogni tipo: per l\u2019aviazione, per la medicina, per l\u2019ambiente. Ed ancora satelliti, mezzi di trasporto, impianti di produzione. E la quantit\u00e0 di dati generati e scambiati aumenta di secondo in secondo, ed in modo impressionante. Infatti abbiamo prodotto pi\u00f9 dati negli ultimi 2 anni che nel resto della storia umana.<br \/>\nPer gestire questa valanga sempre crescente di informazioni, la potenza di calcolo mondiale dei computer deve aumentare esponenzialmente ogni anno, e sono richieste connessioni sempre pi\u00f9 veloci per la trasmissione dei dati. Questo porta ad un <strong>incredibile consumo di energia per il funzionamento ed il raffreddamento dei server nei datacenters<\/strong> (grandi magazzini ricolmi di computer che gestiscono il traffico cibernetico). Oggi il 2% dell\u2019energia prodotta a livello mondiale \u00e9 utilizzata per questi datacenters e se l\u2019andamento di crescita rimane invariato, in 5 anni da oggi tutta l\u2019elettricit\u00e0 prodotta nel mondo non sar\u00e0 sufficiente per continuare a lavorare con internet.<br \/>\nDi tutta questa energia elettrica, a differenza di quello che si pensi, la maggior parte non \u00e9 utilizzata dai transistori nei computer per le operazioni, bens\u00ec <strong>fino all\u201980% viene consumata dalle connessioni elettriche tra i processori<\/strong> per muovere i dati da una parte all\u2019altra dei microchip.<br \/>\nLa mia ricerca attuale si occupa di sviluppare dei dispositivi per sostituire queste connessioni elettriche sui microchip di ogni computer con delle connessioni ottiche, utilizzando la luce per trasmettere i dati tra i vari transistori. Queste nuove connessioni hanno consumi energetici fino a 1000 volte inferiori e possono arrivare ad essere 1000 volte pi\u00f9 veloci. Tuttavia occorre intrappolare la luce in spazi molto piccoli (centinaia di nanometri) e ai tempi giusti, per poterle integrare sugli attuali microchip. Per fare ci\u00f2 ci\u00a0ispiriamo alla natura, costruendo <strong>cristalli fotonici<\/strong>: materiali costituiti da piccolissime strutture che si ripetono periodicamente nello spazio, simili a quelle che ricoprono le ali di alcune farfalle o la pelle dei camaleonti, che interagiscono con la luce generando modelli di interferenza tali da riuscire a confinarla in spazi molto ridotti.\u00a0Recentemente abbiamo ideato e fabbricato queste strutture, che ora sono in fase sperimentale ed i risultati sembrano promettenti. Il prossimo passo sar\u00e0 la loro integrazione sul microchip elettronico e la sperimentazione del dispositivo completo. E magari chiss\u00e0, salveremo \u201cl\u2019Internet\u201d<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Perch\u00e9 hai partecipato a questa competizione?<br \/>\n<\/strong>Prima di tutto perch\u00e9 per me sembrava una sfida eccellente. Spiegare il proprio progetto di ricerca in modo accurato a non esperti, senza l\u2019aiuto di immagini o slides, ed in un tempo incredibilmente ristretto (3 minuti) si \u00e9 rivelato molto pi\u00f9 arduo di quello che pensavo prima di iniziare a provarci effettivamente.<br \/>\nQuesta, quindi, era una ottima scusa per prendere coraggio e fare pratica con delle abilit\u00e0 espressive che spesso per i ricercatori sono un po\u2019 secondarie, a causa dell\u2019ingente attenzione che i vari rompicapo scientifici ci richiede quotidianamente.<br \/>\nInoltre sembrava molto divertente, quindi mi sono buttato. \u00c8 stata una decisione estemporanea. La mia preoccupazione principale all\u2019inizio era quella di non far sfigurare il gruppo di ricerca in cui lavoro, ma alla fine \u00e9 andata meglio di quanto previsto.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Ci\u00f2 che studi pu\u00f2 davvero rivoluzionare la vita odierna. Far capire al grande pubblico il valore della propria ricerca \u00e8 un dovere di ogni ricercatore?<br \/>\n<\/strong>Credo assolutamente che la comunicazione chiara della propria ricerca a tutti <strong>sia un dovere civile e morale del ricercatore.<\/strong><br \/>\n<strong>Civile<\/strong> in quanto, spesso, essa \u00e9 finanziata da fondi pubblici, quindi da tutti noi e come tale abbiamo il dovere di far capire al pubblico come e perch\u00e9 stiamo utilizzando questi soldi e soprattutto il perch\u00e9 sia necessario farlo. Che alla fine va sempre a vantaggio di tutti, poich\u00e9 una volta chiari i benefici che la ricerca porta nella nostra vita quotidiana ed i problemi pubblici che risolve, verr\u00e0 naturale investire sempre pi\u00f9 in essa.<br \/>\n<strong>Morale<\/strong> in quanto abbiamo il dovere di far capire al mondo che non esistono soltanto i problemi ma anche il modo di risolverli tramite la scienza e la tecnologia. In modo da instaurare nei popoli la speranza e la consapevolezza del fatto che tramite la ricerca scientifica possiamo effettivamente migliorare le nostre condizioni di vita e rivoluzionare il nostro futuro.<br \/>\nNaturalmente \u00e9 sempre difficile uscire dalla propria zona di comfort ed andare a comunicare la propria ricerca al grande pubblico, e per farlo occorre utilizzare delle abilit\u00e0 comunicative che noi scienziati, spesso, non alleniamo a livello ideale.<br \/>\nTuttavia sto notando sempre pi\u00f9, da parte della comunit\u00e0 scientifica, la voglia di far sentire la propria voce. Eventi come FameLab stanno diventando sempre pi\u00f9 numerosi e la partecipazione \u00e9 in crescita.<br \/>\nOvviamente c\u2019\u00e9 sempre da migliorare, ma il coinvolgimento comunicativo della comunit\u00e0 scientifica \u00e9 positiva ed in crescita.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Cosa ti ha insegnato e ti sta insegnando questa competizione FameLab?<br \/>\n<\/strong>Ho visto in questa competizione una possibilit\u00e0 di crescita personale, imparando a sfruttare alcune capacit\u00e0 che tutti abbiamo ma che noi scienziati tendiamo magari a trascurare poich\u00e9 non direttamente legate alla risoluzione dei nostri quesiti scientifici.<br \/>\nQuesta opportunit\u00e0 mi ha anche permesso di osservare il mio progetto da pi\u00f9 lontano, cosa rara quando si \u00e9 immersi in modelli matematici e cascate di dati sperimentali, ed il doverne estrapolare i concetti fondamentali in modo semplice e diretto \u00e9 un esercizio che mi ha aiutato a comprendere meglio in che direzione sta andando la mia ricerca, come capita sempre osservando da nuove prospettive.<br \/>\nMi ha inoltre insegnato a cogliere in maniera sintetica e diretta quelli che sono i punti salienti della tecnologia (e della fisica alle spalle) che stiamo sviluppando, in modo da poterla confrontare con le altre soluzioni nel campo e aprire le importanti e costruttive discussioni scientifiche alla base di ogni avanzamento tecnologico.<br \/>\nQuesto processo di estrapolazione e sintesi dei concetti e la loro esposizione in maniera chiara a tutti \u00e9 alla base della comunicazione, scientifica e non, ed \u00e9 quindi fondamentale per aiutare tutti a crescere in vista delle decisioni che si \u00e8 chiamati a prendere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Simone Iadanza \u00e8 un ingegnere fisico impegnato in una ricerca sui cristalli fototonici, che mira ad abbattere i consumi energetici degli scambi di dati. 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