{"id":694977,"date":"2018-02-27T13:04:26","date_gmt":"2018-02-27T12:04:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.varesenews.it\/?p=694977"},"modified":"2020-02-27T18:25:21","modified_gmt":"2020-02-27T17:25:21","slug":"rapina-via-osoppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2018\/02\/rapina-via-osoppo\/694977\/","title":{"rendered":"La rapina di via Osoppo, il giorno in cui Milano entr\u00f2 nella modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>\u00abL&#8217;incubo \u00e8 finito\u00bb titolarono i giornali, quando la polizia cattur\u00f2 i banditi. Anche se la rapina non aveva fatto feriti veri, anche se l&#8217;azione solo dieci anni dopo &#8211; quando le rapine si facevano sparando e ammazzando &#8211; sarebbe sembrata un gioco da ragazzini, un colpo da banditi romantici.<\/p>\n<p><strong>A Milano c&#8217;\u00e8 uno spartiacque nella storia del crimine: il 27 febbraio 1958<\/strong>, il giorno della <strong>grande rapina di via Osoppo<\/strong>.<\/p>\n<p>Un&#8217;azione da film americano.<strong> Tanto audace che ispir\u00f2 poi un celebre film &#8211;<\/strong> &#8220;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Audace_colpo_dei_soliti_ignoti\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L&#8217;audace colpo dei soliti ignoti<\/a>&#8220;, appunto, uscito nel 1959- che per la prima volta fece identificare gli italiani nella parte dei malviventi (simpatici). Eppure allora non fu cos\u00ec e quella rapina nella periferia di Milano &#8211;<strong> obbiettivo: il furgone della Banca Popolare di Milano<\/strong>, carico di contanti &#8211; fu trattata come una sfida intollerabile alle autorit\u00e0 e alla pace dei cittadini.<\/p>\n<p>La mattina del 27 febbraio 1958 la <strong>banda entr\u00f2 in azione nella periferia Ovest della citt\u00e0<\/strong>, a ridosso della (attuale) &#8220;cerchia della 90-91&#8221;, che allora invece era il corso dell&#8217;Olona, confine visibile tra la citt\u00e0 e la vicina campagna. Erano tutti vestiti<strong> in tute grigie da operai<\/strong>.\u00a0Il punto prescelto era l\u2019incrocio<strong> tra via Osoppo e via Caccialepori<\/strong>, una zona che consentiva l&#8217;audace manovra dei veicoli (quattro, tutti rubati e con targa falsa) usati dai ladri.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2018\/02\/lombardia-generiche-658802.610x431.jpg\" alt=\"lombardia generiche\"><\/div> La zona di via Osoppo in una carta prebellica (<a href=\"http:\/\/www.stagniweb.it\/foto6.asp?File=mappe883&amp;righe=1&amp;inizio=15&amp;InizioI=1&amp;RigheI=50&amp;Col=4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a> l&#8217;originale completo): in azzurro si riconosce il corso dell&#8217;Olona, allora scoperto<\/p>\n<p>Alle 9.23 scatt\u00f2 l&#8217;agguato: guidata da Arnaldo Gesmundo,<strong> una Fiat 1400 beige attravers\u00f2 lo spartitraffico<\/strong>, all\u2019epoca non asfaltato e privo di pali e altri ostacoli, e<strong> tagli\u00f2 la strada al furgone<\/strong>. Gesmundo &#8211; poi soprannominato &#8220;Jess il bandito&#8221; &#8211; apr\u00ec la portiera e salt\u00f2 nell\u2019erba, mentre l&#8217;auto a bassa velocit\u00e0 fin\u00ec contro il muro di un palazzo. Il furgone blindato si rimise in moto ma <strong>fu speronato dal secondo mezzo, un camion Om Leoncino<\/strong>.<\/p>\n<p>Il guidatore, <strong>Arnaldo Bolognini, spacc\u00f2 un finestrino<\/strong> posteriore del furgone<strong> con un colpo di martello<\/strong> e disarm\u00f2 l&#8217;agente di guardia, Mario Tedesco, strappandogli via il mitra. \u00abHanno sempre scritto che l&#8217;ha colpito con il martello in testa, ma non \u00e8 vero. Anzi, l&#8217;agente pass\u00f2 i suoi guai per essersi fatto disarmare\u00bb ha sostenuto l&#8217;arzillo Gesmundo (88 anni), durante un incontro inserito nel programma della mostra <a href=\"http:\/\/www.mostramalamilano.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Malamilano<\/a>, a gennaio 2018.<br \/>\nNeutralizzato l&#8217;uomo di guardia, la banda url\u00f2 &#8220;mani in alto&#8221; al commesso e all\u2019autista della Bpm. <strong>Fuggirono poi in auto<\/strong>, si diressero verso Nord,<strong> cambiarono veicolo in Corso Sempione<\/strong>, si rifugiarono in via Chinotto, tornando cio\u00e8 nella zona Ovest della citt\u00e0, non lontano dal luogo del colpo.<\/p>\n<p><div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2017\/11\/mostra-mala-milano-642050.610x431.jpg\" alt=\"mostra Mala Milano\"><\/div> La ricostruzione degli uffici dattiloscopici della Polizia, come \u00e8 stato proposto nella <a href=\"http:\/\/www.mostramalamilano.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">mostra Malamilano<\/a>, allestita a Palazzo Morando da novembre 2017 all&#8217;11 febbraio 2018<\/p>\n<p>Il quotidiano La Notte scrisse: <strong>\u00abLa nostra citt\u00e0 si \u00e8 messa alla pari con Chicago\u00bb<\/strong>, quasi che quella rapina fatta di audacia e poca violenza potesse competere con la Strage di San Valentino. E la caccia ai banditi fu dura. La <strong>ricostruzione ufficiale <\/strong>dice che furono beccati perch\u00e9 &#8211; con un errore da principianti &#8211; <strong>abbandonarono le tute da lavoro nel corso dell&#8217;Olona<\/strong>, ignorando che il fiume stava andando in secca perch\u00e9 erano in corso i lavori per la copertura nel tratto urbano (oggi, sopra, ci passa appunto la corsia preferenziale delle linee Atm 90-91). <strong>\u00abNon \u00e8 vero, storielle\u00bb sostiene ancora Gesmundo<\/strong>. Che suggerisce &#8211; pi\u00f9 o meno &#8211; che <strong>la banda fu tradita<\/strong> e che poi la polizia us\u00f2 le maniere pesanti in particolare con amici e parenti, per far saltar fuori il bottino e tranquillizzare la popolazione sconvolta da quell&#8217;\u00abincubo\u00bb che vide apparire anche un mitra residuato bellico (non usato).<\/p>\n<div class=\"photo-inside-post\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/staging.varesenews.it\/photogallery_new\/images\/2017\/11\/mostra-mala-milano-642038.610x431.jpg\" alt=\"mostra Mala Milano\"><\/div>\n<p>Era davvero un incubo, per i milanesi? Il 6 aprile 1958, dopo la cattura della banda,<strong> Indro Montanelli<\/strong> svelava una parte del clima di allora in un articolo sul Corriere della Sera: \u00abUfficialmente s\u00ec, tutti scrivono e proclamano che sono contenti (&#8230;). Ma, sotto sotto, senza osare dirlo o dicendolo a bassa voce, <strong>la maggioranza tifava per i rapinatori\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>La mano della giustizia, per\u00f2, fu pesantissima: per quattro auto rubate una rapina senza feriti veri (\u00aboggi ce la caveremmo con poco\u00bb), <strong>i membri della banda presero condanne durissime ed esemplari<\/strong>, quasi fossero terroristi: <strong>Luciano De Maria<\/strong> prese 20 anni e 8 mesi; <strong>Enrico Cesaroni<\/strong> la mente del colpo, 18 anni e 4 mesi; l&#8217;ex partigiano <strong>Ugo Ciappina<\/strong> 17 anni e 2 mesi; <strong>Arnaldo Gesmundo<\/strong>, &#8220;Jess il bandito&#8221;, di via Padova 14 anni e 3 mesi; <strong>Arnaldo Bolognini<\/strong> 12 anni e 6 mesi; <strong>Eros Castiglioni<\/strong> 11 anni e 10 mesi; <strong>Ferdinando Russo<\/strong> (&#8220;Nando il terrone&#8221;, scrivevano allora i giornali, senza nessuna remora) 9 anni e 8 mesi.<\/p>\n<p><strong>Condanne in gran parte scontate davvero in carcere<\/strong>, allora durissimo, in strutture ottocentesche e senza servizi. \u00abIn carcere a Procida eravamo divisi per &#8220;famiglie&#8221;, l&#8217;unico con cui potevo parlare era del Nord, un bolognese. <strong>La biblioteca aveva solo pochi libri sulle vite dei santi,<\/strong> non s&#8217;imparava niente che fosse utile per dopo, per quando uno usciva\u00bb racconta ancora Gesmundo, ricordando la disperazione dei sottoproletari detenuti, incapaci di fare qualunque lavoro. La condanna di Gesmundo fu pesante anche perch\u00e9 sommarono quella per furto di un veicolo a quella della rapina in s\u00e9: \u00abHo iniziato a chiedere libri, per iniziare a studiare diritto in carcere, per fare appello\u00bb. E negli stessi anni inizi\u00f2 una fitta corrispondenza con il giornalista Franco Di Bella, primo cronista del Corriere sulla scena di via Osoppo, poi direttore in via Solferino.<\/p>\n<p>Dotato di grande intelligenza (ancora oggi vivace, a 88 anni), Gesmundo in carcere cambi\u00f2 letteralmente vita, uscendo di galera pi\u00f9 consapevole. Ma perch\u00e9 la rapina &#8211; bottino ingente, audace, ma anche una delle tante nella storia di Milano &#8211; fece cos\u00ec notizia ed \u00e8 cos\u00ec memorabile? Lo raccontava proprio la<a href=\"http:\/\/www.varesenews.it\/2017\/11\/milano-e-la-mala-dalla-rapina-di-via-osoppo-a-vallanzasca\/666858\/\"> mostra &#8220;Malamilano&#8221;<\/a>, nel suo quadro complessivo: il fatto \u00e8 che &#8211; nelle statistiche e nella percezione di allora &#8211; <strong>gli anni Cinquanta erano anni tranquilli<\/strong>, con zero violenza politica (in piazza sarebbe esplosa gi\u00e0 nel 1960, con le proteste contro il governo Tambroni a Genova e Reggio Emilia) e\u00a0<strong>senza ancora le organizzazioni criminali<\/strong>, come quelle successive di Vallanzasca e Turatello. N\u00e8 tantomeno c&#8217;erano le mafie, se non con singoli esponenti mandati a tastare il terreno, per cos\u00ec dire.<\/p>\n<p>Nello stesso tempo, <strong>la violenza quotidiana era ancora viva nella memoria dei milanesi<\/strong>, una paura interiorizzata: il<strong> 1945-49 <\/strong>era stato un periodo molto violento, tra rapine, vendette e regolamenti di conti, furti per fame. \u00c8 cos\u00ec ogni dopoguerra, anche se poi nella memoria collettiva rimane solo lo sforzo della ricostruzione, del rilancio, delle speranze di rinascita. Insomma: la <strong>rapina di via Osoppo fece scalpore perch\u00e9 interruppe un periodo di tranquillit\u00e0<\/strong>, in una citt\u00e0 dove per\u00f2 ancora era vivo il ricordo della violenza degli anni della guerra e del dopoguerra.<\/p>\n<p>Sempre <strong>Indro Montanelli,<\/strong> poi, sugger\u00ec nel suo celebre articolo anche un&#8217;altra lettura, partendo da quella nascosta simpatia dei milanesi per i banditi: \u00abI rapinatori di via Osoppo ci avevano dato<strong> l\u2019illusione che l\u2019Italia stesse uscendo da questo stadio arcaico<\/strong>. Nel campo del delitto, d\u2019accordo. Ma cosa conta da dove si comincia? L\u2019importante \u00e8 cominciare, pensava la gente. Da cosa nasce cosa\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era il 27 febbraio del 1958, dur\u00f2 tre minuti e non fece vittime: l&#8217;azione audace ispir\u00f2 un celebre film e suscit\u00f2 anche simpatia, in un&#8217;Italia molto diversa da oggi e arrivata a un punto di svolta<\/p>\n","protected":false},"author":46,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[172,2652],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>La rapina di via Osoppo, il giorno in cui Milano entr\u00f2 nella modernit\u00e0<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Era il 27 febbraio del 1958, dur\u00f2 tre minuti e non fece vittime: l&#039;azione audace ispir\u00f2 un celebre film e suscit\u00f2 anche simpatia, in un&#039;Italia molto diversa da oggi e arrivata a un punto di 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