{"id":75355,"date":"2012-11-08T00:00:00","date_gmt":"2012-11-08T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-11-08T00:00:00","modified_gmt":"2012-11-08T00:00:00","slug":"classe-dirigente-in-italia-e-vecchia-e-attaccata-alla-sedia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2012\/11\/classe-dirigente-in-italia-e-vecchia-e-attaccata-alla-sedia\/75355\/","title":{"rendered":"Classe dirigente, in Italia \u00e8 vecchia e attaccata alla sedia"},"content":{"rendered":"<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/200703\/portaborse_seconda.jpg\" alt=\"dirigente\" width=\"185\" height=\"162\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" border=\"1\" align=\"left\" \/>La classe dirigente italiana non si rinnova e d&agrave; vita ad una vera e propria gerontocrazia <\/strong>nella quale gli anziani monopolizzano il potere: <strong>4 potenti su 5 hanno pi&ugrave; di cinquant&rsquo;anni<\/strong> (79,5%).<br \/>\n<strong>I giovani fno a 35 anni rappresentano solo il 3%<\/strong> dell&rsquo;intera classe dirigente e di questi il 71% &egrave; costituito da sportivi.<br \/>\nQuindi, le generazioni che anagrafcamente sono pi&ugrave; portate all&rsquo;innovazione e all&rsquo;adattamento a processi globali di cambiamento sempre pi&ugrave; rapidi sono completamente tagliate fuori dai circuiti decisionali pi&ugrave; importanti, circuiti che, oltre all&rsquo;esperienza del potere &ldquo;maturo&rdquo;, hanno un bisogno vitale di quelle capacit&agrave; di adattamento e di innovazione.<br \/>\nMa ancora, <strong>le posizioni di vertice sono appannaggio degli uomini <\/strong>ed entrare a far parte del gotha dei personaggi infuenti, potenti e celebri &egrave; quasi impossibile per le donne. Quelle che &ldquo;ce la fanno&rdquo; non solo vanno a rafforzare le fla delle over50, ma fniscono anche per adattarsi a un modello tradizionalmente maschile, per cui non &egrave; lasciato spazio a soluzioni di &ldquo;compromesso&rdquo; tra ambito professionale e vita privata.<br \/>\n<strong>Anche l&rsquo;analisi comparata delle &eacute;lite al potere nel 1992 e quelle di oggi testimonia un quadro di immobilit&agrave; e di chiusura<\/strong> che dura da vent&rsquo;anni. Sono venuti meno i processi fsiologici di ricambio generazionale e di circolazione delle &eacute;lite e, insieme, si &egrave; inceppato il meccanismo virtuoso della trasmissione dei saperi.  <br \/>\n<strong>Insomma il potere, negli ultimi venti anni, sembra essere &ldquo;invecchiato&rdquo;<\/strong> insieme ai potenti.<br \/>\nI dati mettono inoltre in evidenza il fenomeno della &ldquo;fuga dei cervelli&rdquo; e una concentrazione della distribuzione del  potere  prevalentemente  su  Roma  e  Milano,  con  la  conseguente  marginalizzazione  delle  regioni meridionali e pi&ugrave; periferiche.<br \/>\n<strong>Questo  il  ritratto  della  classe  dirigente  italiana  che  emerge  dalla  ricerca  realizzata  dall&rsquo;Eurispes  in collaborazione con Who&rsquo;s Who in Italy,<\/strong> attraverso l&rsquo;elaborazione e l&rsquo;analisi dei dati riguardanti <strong>5.560 individui potenti e celebri individuati come coloro &ldquo;che contano&rdquo; nel nostro Paese<\/strong>. &Egrave; stato possibile inoltre mettere a confronto i risultati con quelli emersi dalla  ricerca sul potere in Italia pubblicata dall&rsquo;Istituto nel 1992 e tracciare alcune rilevanti linee di tendenza in grado di raccontare molto dei cambiamenti e della storia della <br \/>\nstessa societ&agrave; italiana.<\/p>\n<p><strong>Il potere in Italia: una gerontocrazia, per soli uomini<\/strong>.  Gli uomini rappresentano ben l&rsquo;85% della classe dirigente, a fronte di un contenuto 15% di donne. Sebbene il numero delle donne potenti sia raddoppiato in vent&rsquo;anni (erano il 7,8% del totale nel 1992 a fronte del 92,2% degli uomini), la presenza femminile nelle posizioni di potere continua a rappresentare un&rsquo;eccezione.<br \/>\nAllo stesso tempo, le &eacute;lite al potere hanno le caratteristiche di una vera e propria gerontocrazia, che offre pochi margini al ricambio generazionale, nella quale a contare sono in 8 casi su 10 (79,5%) gli over50. <br \/>\nInfatti il potere si concentra soprattutto nelle mani di quanti hanno un&rsquo;et&agrave; compresa tra i 51 e i 65 anni (40,2%) e tra quanti hanno pi&ugrave; di 65 anni (39,3%). Solo il 17,5% dei personaggi potenti e celebri ha tra i 36 ed i 50 anni, mentre i giovani (fino a 35 anni) costituiscono uno sparuto 3%.<br \/>\nAnche confrontando i dati con quelli monitorati nel 1992, i rappresentanti della classe dirigente di et&agrave; inferiore ai 50 anni sono sempre una minoranza, anzi, la quota &egrave; persino calata da uno su 4 ad uno su 5. I giovani  fno  ai  35 anni  costituivano una percentuale  esigua nel  1992 (2,3%) come  oggi (3%).  Mentre scoraggiante appare il pur signifcativo aumento degli ultra65nni, passati dal 25,2% del totale al 39,3% odierno.<br \/>\n<strong>L&rsquo;et&agrave; avanzata dei personaggi di potere italiani riguarda in misura maggiore gli uomini: gli over65 sono ben il 41,6%<\/strong>, a fronte del 25,8% delle donne; nella fascia d&rsquo;et&agrave; tra i 51 e i 65 anni lo scarto invece &egrave; del 3,1% (40,7% vs 37,6%), mentre in quella dai 36 ai 50 anni le donne rappresentano il 29,1% contro il 15,4% degli uomini. Infne, il 7,5% del campione femminile ha meno di 36 anni, a fronte del 2,3% degli uomini. <br \/>\n<strong>Eppure anche nel caso della power &eacute;lite femminile pi&ugrave; della met&agrave; ha superato i cinquant&rsquo;anni (63,4%)<\/strong>.Matrimoni e figli. Quanto vanno d&rsquo;accordo vita familiare e potere? Conciliare successo professionale e famiglia? Non sempre il potere si associa alla vita familiare o, quantomeno, ad una vita di coppia stabile: ad essere sposati sono il 46,1% dei personaggi potenti (contro il 53,9%). Un fenomeno ancora pi&ugrave; marcato tra le  donne: solo un terzo di queste (33,2%) risultano essere coniugate  rispetto al dato che indica <br \/>\nsposati quasi la met&agrave; degli uomini di potere (48,4%), a fronte di un terzo delle donne. Pi&ugrave; della met&agrave; del campione d&rsquo;indagine ha dichiarato di non avere figli o non ha reso noto il dato (55,3%). Tra coloro che hanno invece dichiarato di essere genitori (44,7%), prevale chi ha due fgli (un quinto dell&rsquo;intero campione: 20,1%); segue il 12,2% di chi ha solo un fglio, il 9,1% tre fgli, il 3,3% quattro o pi&ugrave;. <br \/>\nUna mappa pi&ugrave; completa della geografia del potere nel nostro Paese viene inoltre disegnata dai dati relativi al <strong>luogo di residenza. Il 91,1% della classe dirigente italiana risiede in Italia, mentre il restante 8,9% all&rsquo;estero. <\/strong>Questo dato pu&ograve; essere interpretato come un segnale del fatto che in molti casi l&rsquo;Italia non riesce a trattenere i propri talenti, che scelgono di trasferirsi all&rsquo;estero una volta raggiunto il successo, o che lasciano il nostro Paese trovando maggiori opportunit&agrave; professionali in terra straniera, pur continuando a rimanere personaggi infuenti o celebri nel paese d&rsquo;origine. Un&rsquo;altra parte dei residenti all&rsquo;estero &egrave; invece data da coloro che, stranieri a tutti gli effetti, esercitano funzioni importanti in Italia, per esempio in qualit&agrave; di dirigenti aziendali o di rappresentanti diplomatici.<br \/>\nNella maggioranza dei casi i personaggi di potere residenti in Italia svolgono la loro attivit&agrave; al Centro (53,4%), elevata anche la percentuale di chi opera al Nord (Nord-Ovest: 30,8%; Nord-Est: 10,5%). &Egrave; invece molto scarsa la presenza degli italiani potenti e celebri al Sud (3,7%) e nelle Isole (1,6%). Aggregando i dati sui residenti all&rsquo;estero, si evince come l&rsquo;intero Mezzogiorno ospiti soltanto il 4,8% della classe dirigente, mentre il Centro, da solo, supera nettamente l&rsquo;intero Nord: 48,7% contro 37,6%. Il confronto con i dati del 1992 evidenzia un aumento di chi opera all&rsquo;estero &ndash; dal 3,1% all&rsquo;8,9% &ndash; dato che, se da una parte conferma <br \/>\nun peggioramento del trend relativo alla &ldquo;fuga dei cervelli&rdquo;, dall&rsquo;altra pu&ograve; anche attestare il portato di un maggior grado di globalizzazione. <br \/>\n<strong>Potere ed istruzione formano un binomio inscindibile:<\/strong> l&rsquo;83,3% dei personaggi dalla power &eacute;lite nostrana ha una laurea, a fronte di un 16,7% di diplomati. L&rsquo;elevato livello di istruzione del campione &egrave; in parte riconducibile alla forte presenza di esponenti politici, manager e leader d&rsquo;azienda, professori e studiosi, professioni che si associano ad un&rsquo;elevata scolarit&agrave;. I personaggi potenti e celebri non laureati appartengono soprattutto al settore dello spettacolo e dell&rsquo;arte (34%). Va per&ograve; segnalato un signifcativo 27,1% di non laureati attivi in politica. La quota pi&ugrave; elevata dei laureati &egrave; costituita invece da esponenti del mondo della cultura (30,6%); secondariamente, della politica (26,6%) e dell&rsquo;economia (21,9%).<br \/>\n<strong>Rispetto  a  vent&rsquo;anni  fa  il  livello  di  istruzione  della  classe  dirigente  italiana  si  &egrave;  signifcativamente innalzato: i laureati sono passati dal 66,1% all&rsquo;83,3%<\/strong>.<br \/>\n2ra gli uomini &egrave; pi&ugrave; elevata che fra le donne la quota dei laureati: l&rsquo;84,5% del totale, a fronte del 75,7% delle donne. In modo corrispondente, nella classe dirigente si ferma al diploma quasi una donna su quattro (24,3%), contro il 15,5% degli uomini. Tale differenza &egrave; forse spiegabile considerando la maggiore diffcolt&agrave; delle donne ad affermarsi in posizioni di potere &ldquo;tradizionali&rdquo; (cio&egrave; quelle legate alla politica o all&rsquo;economia, tendenzialmente connesse a livelli di istruzione pi&ugrave; alti), e una loro relativa presenza pi&ugrave; ampia nel campione dei potenti attraverso ruoli meno &ldquo;esigenti&rdquo; sul piano dei titoli di studio, come quelli del campo sportivo o dello spettacolo. La percentuale dei laureati diminuisce nelle classi d&rsquo;et&agrave; pi&ugrave; giovani: se gli ultra50enni fanno registrare in media valori oltre l&rsquo;80% (84,6% tra i 51 ed i 65 anni, 85,8% oltre i 65 anni), il numero dei laureati si ferma al 76,5% tra i 36-50enni con un ulteriore, forte, decremento tra i soggetti fno a 35 anni (50%). <br \/>\n<strong>La young power &eacute;lite &egrave; composta soprattutto da sportivi e protagonisti dello spettacolo<\/strong>, professioni alle quali tende appunto ad associarsi un livello di istruzione meno elevato. <br \/>\nTra i personaggi potenti laureati, 1 su 4 ha frequentato la facolt&agrave; di giurisprudenza (25,6%), il 17,3% &egrave; laureato in lettere e altre discipline umanistiche, il 15,3% in economia, il 10,9% in ingegneria o architettura, il 9,9% in medicina, il 7,8% in scienze politiche. Fra le donne &egrave; decisamente pi&ugrave; alta che fra gli uomini la quota di laureate in lettere e altre discipline umanistiche (32,3% contro 15,1%); gli uomini pi&ugrave; spesso risultano essere  laureati  in  ingegneria  e  architettura  (11,8%  contro  4,5%),  medicina  (10,6%  contro  5,3%), <br \/>\ngiurisprudenza (26,2% contro 21,8%), economia (15,8% contro 11,5%).<br \/>\n<strong>Il principale campo di attivit&agrave; della classe dirigente &egrave; la politica:<\/strong> in questo settore &egrave; attivo un quarto del campione (24,6%). Ben rappresentato &egrave; anche l&rsquo;ambito della cultura (22,4%), a cui fa seguito, al terzo posto, quello economico (19,2%). Il settore dell&rsquo;arte e dello spettacolo interessa l&rsquo;11,5% del campione, il 9,6% lavora nelle libere professioni, il 5,3% nello sport.<br \/>\nLe donne trovano come canali principali per il conseguimento di potere e successo la politica (29,5% contro il 23,8% del dato maschile), da un lato, ed il  mondo artistico e dello spettacolo (20,8% contro 9,8%), dall&rsquo;altro, vedendo invece ancora relativamente precluso l&rsquo;ambito prettamente economico (20,7% contro 10,7%) e della cultura (23,3%, contro il 17% delle donne). Per gli uomini, invece, politica, cultura ed economia sono i tre grandi settori di appartenenza e, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sono in proporzione meno rappresentati rispetto alle donne tra &ldquo;coloro che contano&rdquo; nel mondo sportivo (4,7% vs <br \/>\n8,5%). In quest&rsquo;ultimo ambito sono i pi&ugrave; giovani (fno a 35 anni) ad aver raggiunto il successo (71%), mentre solo il 13,5% si &egrave; affermato nella politica e il 9,7% nello spettacolo e nell&rsquo;arte.<br \/>\nGli esponenti della classe dirigente appartenenti alle fasce di et&agrave; intermedie (dai 36 ai 65 anni) sono attivi soprattutto nella politica (pi&ugrave; di un terzo) e, in secondo luogo, nel settore economico (pi&ugrave; di uno su 5). Gli ultrasessantacinquenni,  invece,  dominano  il  mondo  della  cultura.  Ben  il  38,8%  dei  pi&ugrave;  maturi  sono professori, intellettuali,  scienziati e studiosi di spicco del Paese; segue poi un 16,5% attivo in ambito economico, un 11,6% nello spettacolo e nell&rsquo;arte ed un 10,2% nella politica. Un  dato particolarmente eclatante &egrave; rappresentato  dalla quasi totale esclusione dei  giovani  dal  mondo  culturale (2,6%)  e dalla presenza minoritaria anche di coloro i quali hanno un &rsquo;et&agrave; compresa tra i 36 e i 50 anni (6,9%).<br \/>\nIl 91,5% dei personaggi politici di primo piano italiani svolge la propria attivit&agrave; nel Lazio, regione che ospita la Capitale. Minime le percentuali relative alle altre regioni italiane, con un 1,8% per la Lombardia ed un 1% per la Campania. Il 54,9% degli sportivi celebri &egrave; attivo nel Lazio, il 22,9% in Lombardia, il 4,7% in Veneto ed il 3,2% in Trentino Alto Adige. Il Lazio &egrave; anche la regione della maggioranza degli artisti e personaggi di spettacolo (52,6%), seguita dalla Lombardia (25,5%) e, a forte distanza, da Emilia Romagna (4,6%)  e Toscana (4%).  I liberi  professionisti  di  successo  si  concentrano  principalmente in  Lombardia (42,4%) e nel Lazio (36,8%). Prevedibilmente, il 40,1% della classe dirigente economica del Paese svolge la <br \/>\npropria attivit&agrave; in Lombardia; il 24,2% nel Lazio, il 7% in Veneto, il 6,4% in Emilia Romagna. I personaggi della cultura, diversamente dagli  altri ambiti professionali, si distribuiscono maggiormente nelle diverse regioni: se le percentuali pi&ugrave; elevate si trovano in Lombardia (27,7%) e nel Lazio (23,6%), un 10,3% risulta 3ttivo in Toscana, un 7,7% in Veneto, un 7,5% in Piemonte, un 6,5% in Emilia Romagna, un 4,1% in Campania.<br \/>\nProfessionisti del potere.  Se si prendono in considerazione le  singole professioni,  emerge che oltre un quinto  del  campione  (21,7%)  ha  intrapreso  la  carriera  politica (intesa  come  una  vera  e  propria professione di lunga durata). Al secondo posto, fra le professioni pi&ugrave; diffuse presso la classe dirigente, troviamo i professori (pi&ugrave; in generale, gli intellettuali, 18,5%), seguiti dai manager\/dirigenti aziendali (14,7%). <br \/>\nAd una signifcativa distanza da queste prime tre categorie si classifcano i giornalisti (5,3%) e gli sportivi (5,2%), seguiti da attori (4,5%), artisti e operatori del mondo dello spettacolo (4,3%) ed industriali (4%). Gli scrittori rappresentano il 3,4% dell&rsquo;attuale power &eacute;lite, gli ecclesiastici il 3,1%, i musicisti il 2,9%. Seguono coloro che hanno intrapreso la carriera diplomatica (2,5%), che esercitano la professione di avvocato (1,9%) o medico (1,4%). Meno consistente &egrave; invece la presenza dei militari (0,3%) e dei magistrati (0,8%). Fa rifettere  che  la  categoria  riferibile  a  scienziati  e  ricercatori  sia rappresentata  solamente  dall&rsquo;1,1%  dei <br \/>\npersonaggi di potere.<br \/>\n<strong>La professione politica &egrave; esercitata dal 28,4% delle donne e si conferma, dunque, l&rsquo;ambito lavorativo predominante per le donne di successo in Italia<\/strong>. Al secondo posto, per le donne, si posiziona la professione di attrice (10,6%), al terzo quella di professoressa (9,6%), al quarto quella di sportiva (8,5%) ed al quinto quella di manager\/dirigente  aziendale  (8,3%).  &Egrave;  signifcativa anche la  percentuale  delle  artiste,  delle giornaliste e delle scrittrici.  Tra gli  uomini  le  due professioni  pi&ugrave; diffuse sono  il  politico  (20,5%) ed  il professore  (20,1%),  seguite  dal  manager\/dirigente  aziendale  (15,9%).  Gli  uomini  si  concentrano maggiormente in queste tre categorie principali, legate alla politica, alla cultura ed all&rsquo;economia. <br \/>\nGli esponenti pi&ugrave; giovani della classe dirigente (fino a 35 anni) sono nella larga maggioranza dei casi sportivi (71%). Nel 13,5% dei casi sono invece politici di professione, nel 4,5% attori. Tutte le altre professioni sono scarsamente rappresentate. I soggetti dai 36 ai 50 anni sono in quasi un terzo dei casi (31,3%) politici, nel 15,6% manager\/dirigenti aziendali, nel 12,2% sportivi; si segnalano poi un 6,5% di attori ed un 4,8% di avvocati. Simile la distribuzione dei potenti dai 51 ai 65 anni: quasi un terzo sono politici (31%), il 18,6% manager\/dirigenti aziendali, l&rsquo;11,3% professori (professione che va a sostituire quella degli <br \/>\nsportivi, ormai ridotti all&rsquo;1,6%). Un signifcativo 6,7% &egrave; costituito da giornalisti. Tra gli ultrasessantacinquenni prevalgono invece i professori (33,9%), seguiti dai manager\/dirigenti aziendali (11,4%) e, solo al terzo posto, dai politici (8,5%). Nel 6,3% dei casi si tratta di ecclesiastici, nel 5,6% di artisti, nel 5,4% di industriali.<br \/>\n<strong>Anche la classe dirigente&#8230; si rilassa e si mantiene attiva<\/strong>. Pi&ugrave; della met&agrave; della classe dirigente italiana (56,8%) ha un hobby di tipo dinamico (sport, viaggi, attivit&agrave; fsiche e manuali); il 43,2% un hobby statico (fruizione culturale, artistica, etc.). Rispetto al 1992, emerge oggi una minore propensione a scegliere hobby di tipo dinamico: il 56,8% a fronte del 71,2% di vent&rsquo;anni fa, a conferma della presenza di una componente anziana maggiore rispetto al passato. &Egrave; lo sport l&rsquo;hobby pi&ugrave; diffuso tra i personaggi potenti italiani (40,8%) e in particolare il tennis (19,4%), il calcio (18%), lo sci (16,3%), la vela (10,6%), il golf (7,9%), il nuoto (5,6%), il ciclismo (4,2%) e l&rsquo;equitazione (3,8%). Si posizionano al secondo e terzo posto degli hobby preferiti la musica (12,9%) e la lettura (12,2%). Il resto del campione si divide in maniera eterogenea tra altri hobby: dal collezionismo (3,2%) all&rsquo;escursionismo (2,6%), dalle scienze (2,4%) alla fotografa (2,4%) fno alla cucina (2,3%), alla caccia e pesca (2,2%), al giardinaggio (2,2%), ai viaggi e al cinema (2%), ecc.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La conferma della tendenza al potere nel Belpaese dopo uno studio Eurispes: &#8220;4 potenti su 5 hanno pi\u00f9 di cinquant\u2019anni&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[132,422],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Classe dirigente, in Italia \u00e8 vecchia e attaccata alla sedia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"La conferma della tendenza al potere nel Belpaese dopo uno 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