{"id":80821,"date":"2012-09-04T00:00:00","date_gmt":"2012-09-04T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-09-04T00:00:00","modified_gmt":"2012-09-04T00:00:00","slug":"il-mio-diario-di-senatore-verginello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2012\/09\/il-mio-diario-di-senatore-verginello\/80821\/","title":{"rendered":"&#8220;Il mio diario di senatore verginello&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" vspace=\"5\" border=\"1\" hspace=\"5\" height=\"225\" align=\"left\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201002\/100_0486.jpg\" alt=\"\" \/>Ho deciso di pubblicare un racconto a episodi di una esperienza particolare. Una specie di diario di bordo. <br \/>\nIl primo episodio vorrei condividerlo con Varesenews che ringrazio per l&#8217;ospitalit&agrave;. Lo so che non &egrave; un &ldquo;formato&rdquo; da giornale on line ma ogni tanto un&rsquo;eccezione ci pu&ograve; stare. <br \/>\nCon uno spirito dissacrante, desidero semplicemente mettere in evidenza le ipocrisie di un sistema sia politico che comunicativo e cercare di aumentare il livello di schiettezza del confronto di idee.<br \/>\nIl tutto aborrendo, (come direbbe Giampiero Mughini), l&rsquo;approccio disfattista, che reputo terapeutico per coloro che hanno parecchie frustrazioni esistenziali.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<div style=\"text-align: center; \"><strong>Sostanza &amp; Forma<br \/>\nRacconto semiserio<\/strong><\/div>\n<p>\nTorino, ore 13.00, 23 luglio, pausa pranzo in cantiere: squilla il telefono. <br \/>\n&#8211; Pronto?<br \/>\n&#8211; Ciao sono Federico Bricolo, capogruppo al Senato. Domani mattina devi venire qui a Roma, sei senatore.<br \/>\nPi&ugrave; che il &ldquo;sei senatore&rdquo; mi ha colpito il &quot;devi&quot;. E&#8217; un verbo che mi da&#8217; sui nervi.<br \/>\nE&#8217; il periodo pi&ugrave; caldo, anche dal punto di vista lavorativo e poi nei giorni seguenti dovrei andare a riprendere la mia truppa, che si trova beatamente al mare; ho gi&agrave; fatto i biglietti dell&#8217;aereo&#8230;<br \/>\nRispondo: &ldquo;devo proprio?&rdquo;<br \/>\n&quot;Devi, devi&quot; mi si fa notare. Due volte &quot;devi&quot;, mi sa che &egrave; roba importante&#8230;<br \/>\nNon dico niente a nessuno, neanche alla moglie, perch&eacute; prevedo un cazziatone mega-galattico, della serie: &ldquo;Gi&agrave; tu non sei mai a casa e in pi&ugrave;&#8217; &lsquo;sta roba del Senato, con tre figli&hellip; la ditta&#8230; il comune di Buguggiate&hellip; eppoiiii?!&rdquo;.<br \/>\nIl mattino seguente prendo il primo volo da Malpensa, ignorando che da l&igrave; a poco sarei stato infilato vivo in un frullatore.<br \/>\nDopo poche ore, ero nell&#8217;aula del Senato, con alla mia destra Gasparri, a sinistra l&rsquo;abbronzatissimo Rutelli e di fronte l&rsquo;Emma Bonino. E&rsquo; partito subito spontaneo il pensiero: &ldquo;ma io cosa ci faccio qui?&rdquo;.<br \/>\nMi facevano un gran male i piedi a causa delle scarpe da fighetto, obbligatorie per superare la implacabile corazzata, posta a guardia del decoro del suprema istituzione. Cos&igrave; come pure devi (in grassetto sottolineato) indossare la cravatta, stretta al collo come un cappio e soprattutto la giacca, in piena estate torrida. Roba fantozziana.<br \/>\nPer i pi&ugrave; scafati il problema caldo non si pone; &egrave; stupefacente come i senatori esperti abbiano sviluppato la capacit&agrave; di inibire le ghiandole sudoripare, mantenendo un aplomb e una secchezza epidermica a dir poco incredibili. Li guardo con invidia, mentre la mia schiena ruscella senza ritegno.<br \/>\nDi controllori dell&#8217;estetica &egrave; pieno il palazzo, ti sgamano subito e ti fanno notare, con una gentilezza inaudita, come per farti un piacere, che hai il nodo del cappio un po&#8217; allentato. Ma grazie, volevo solo respirare!<br \/>\nQuell&#8217;ipergentilezza mi innervosisce, un po&#8217; come il cameriere che in certi ristoranti che vogliono darsi un tono si impadronisce della bottiglia e ti sta sulle spalle come una poiana, col compito di rabboccarti il vino dopo ogni sorsetto. Angosciante, roba da sparagli.<br \/>\nOrgogliosamente, resisto dal far domande agli assistenti, un po&#8217; per evitare che mi controllino la cravatta.<br \/>\nCos&igrave;, quando i bisogni fisiologici diventano impellenti, il casino &egrave; trovare una toilette senza chiederlo agli assistenti-poiane. Le toilette sono contrassegnate con una targhetta minuscola e discreta&#8230; Penso che i senatori scafati riescano a farne a meno, come per il sudore.<br \/>\nMa il vero problema &egrave; orientarsi nel palazzo: bellissimo, adorno di sculture, arazzi, tappezzerie di pregio, ma non esiste una cartina, un piano di evacuazione appeso a beneficio dei presenti. Cerchi disperatamente un qualcosa che indichi IO SONO QUI&#8230; macch&eacute;, i piani di evacuazione li trovi obbligatoriamente appesi in tutto il mondo, tranne che al Senato della Repubblica italiana. Ho il leggero sospetto che da qui non voglia evacuare nessuno ne&#8217; fisicamente ne fisiologicamente&hellip;<\/p>\n<p>\nIn questo clima, tutto ovattato e dai tratti irreali, sono entrato per la prima volta nell&rsquo;aula aula del Senato. La cosa che mi &egrave; apparsa evidente &egrave; l&#8217;et&agrave; media dei suoi componenti. Siedo in un banco in alto, in pratica nelle ultime file, dove a scuola stanno i pi&ugrave; agitati. Da qui si gode un ottimo panorama, caratterizzato da capigliature bianche, da pelate semi-integrali, da riporti forzati, da chiome con improbabili colori che contrastano con il sottostante cedimento strutturale. <br \/>\nCerco se c&rsquo;&egrave; qualche esponente femminile esteticamente brillante, sento parlare di Minetti in Regione Lombardia, di Carfagna alla Camera dei Deputati, l&#8217;aspettativa &egrave; quindi giustificata&#8230; Concludo sconsolato la scannerizzazione dell&#8217;emiciclo con la convinzione che le senatrici presenti saranno sicuramente belle dentro e che da giovani saranno state certamente delle splendide creature. Diciamola cos&igrave;, con diplomazia.<\/p>\n<p>\nIn effetti, qui dentro ci sono alcuni che hanno pi&ugrave; o meno la mia stessa et&agrave;, ma nel senso che sono qui da quando sono nato e la cosa mi fa impressione, soprattutto quando li sento parlare di necessit&agrave; di cambiamento.<br \/>\nQualche fresca eccezione la trovo nei banchi vicino a me, la lega &egrave; il gruppo politico pi&ugrave; giovane. Trovo subito qualcuno che sopporta e risponde in maniera diretta e precisa al mio tsunami di domande, mi attacco come una cozza, senza lasciarlo respirare: devo capire le regole del gioco, mi interessa andare oltre la facciata.<br \/>\nRimango in aula fino all&#8217;ultimo, anche nelle sedute notturne. Ascolto tutti; trovo interessante capire la struttura dei discorsi, parto dal presupposto che un discorso di mezz&#8217;ora possa essere ridotto, tolti gli orpelli formali, a pochi minuti. Ritengo che ci si capirebbe di pi&ugrave; se si depurassero i discorsi dalle tossine formali e dalle parolone, pensando e parlando in maniera semplice, che &egrave; diverso da banale. Mi chiedo perch&egrave; certe persone in quell&#8217;aula, quando fanno pochi metri fuori dall&#8217;emiciclo, parlano normalmente&#8230; Ricordo anni fa, quando scrivevo articoli per alcune riviste specializzate: li rileggevo a mia nonna e le chiedevo se aveva capito. Spesso mi rispondeva &ldquo;Ho capi&#8217; nagott&#8230;&rdquo; (si esprimeva rigorosamente in dialetto). Allora stracciavo e riscrivevo. Ho imparato a pensare e a scrivere con un&#8217;impostazione rustica, dialettale. Cos&igrave; immagino la mia povera nonna intenta ad ascoltare tanti discorsi e sentire parlare di &quot;tagli lineari della spending review&quot;. Mi avrebbe chiesto, visto che in giovent&ugrave; ha fatto la sarta, &ldquo;Bagai, sa &#8216;l voeur dii tagli lineari?&quot;. Le avrei risposto: &ldquo;Nona, par f&agrave; finta da risparmi&agrave;, tajan gi&ograve; cul falciott senza vid&egrave; se v&uuml;n l&#8217;&egrave; un lazzarun o l&#8217;&egrave; un brau fieu.&rdquo;. <\/p>\n<p>Per&ograve; fa figo riempirsi la bocca col termine &quot;spending  review&quot;&#8230; Anche qui, vai un po&#8217; pi&ugrave; a fondo e capisci quanto fragile sia la facciata: sono tanti i senatori che non masticano l&#8217;inglese e pronunciano in pompa magna &ldquo;revi&ugrave;&rdquo; invece che &ldquo;vrivi&ugrave;&rdquo; detta come direbbero i professori di inglese, come se tenessi in bocca una patata. E qui cadono impietosamente gli asini&#8230; Questo &egrave; confortante: anche i mostri sacri del parlamento qualche carenza ce l&#8217;hanno&#8230;<br \/>\nAlcuni parlano per ore senza dire nulla. Li ascolto attentamente e capisco che vanno in loop, come si direbbe in linguaggio informatico. Prendono un concetto e lo ripetono in varie forme ritornando ciclicamente al punto di partenza senza uscirne. Mi verrebbe da cliccare un bel ctrl+alt+canc e farli ripartire resettati, per il loro bene e per rispetto del tempo altrui, due dita negli occhi e uno leggermente pi&ugrave; in alto nell&#8217;orecchio destro. Ma questo non &egrave; bello.<br \/>\nPoi ci sono gli aficionados, quelli che intervengono sempre, a prescindere, della serie &ldquo;esisto e quotidianamente lo devo ricordare al mondo&rdquo;.<br \/>\nInfine, le ipocrisie di facciata, strutturali, oserei dire. Per esempio, due relatori invece che uno per spiegare all&#8217;aula i provvedimenti pi&ugrave; importanti. Uno del PD e uno del PDL (occorre evitare l&#8217;imbarazzo di assumersi la paternit&agrave;).  Si deve rimarcare che il gruppo politico appoggia il provvedimento, ma non per le stesse ragioni dell&#8217;altro. Ognuno ha il proprio spazio, senza assimilarsi. Un po&#8217; come andare a letto beatamente insieme e poi sostenere che il figlio &egrave; di padre ignoto, concepito in provetta asettica.<br \/>\nE in questi rituali passano le ore&#8230; Mentre fuori sta crollando tutto. Modello orchestrina del Titanic.<br \/>\nPassato il primo giorno a capire il giro del fumo, il secondo giorno di aula mi viene chiesto se me la sentivo di intervenire in un aula sulla spending rewiew.<br \/>\nIn maniera spudoratamente falsa rispondo con un &quot;certooo&quot;. <br \/>\nMeno male che c&#8217;&egrave; un archivio informatizzato degli atti, che ti consente di prepararti e leggere gli antefatti, per farti un opinione iper-approfondita. <br \/>\nCos&igrave; passo la notte a leggermi malloppi pesantissimi e indigesti.<br \/>\nNervoso e un po&#8217; impacciato, esce il mio primo intervento, che serve a me per rompere il ghiaccio. Finisce sulle agenzie nazionali per una citazione di un film di Fantozzi, nessun accenno invece al contenuto. Boh&hellip;<br \/>\nIl terzo giorno di aula assisto ad una scena che non mi ha fatto dormire. Alle tre di notte nella camera del Bed &amp; Breakfast dove mi sono accampato decido quindi di mandare una mail al presidente del gruppo Lega Nord con <a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/documenti\/201209\/Comunicato%20stampa%20del%2001%2008%202012.pdf\" target=\"_blank\">allegato un comunicato stampa<\/a>, chiedendo se lo posso far uscire la mattina seguente.<br \/>\nEsce l&#8217;agenzia dai toni forti e noto subito come, dopo pochi secondi, partono le contro-reazioni che mi bombardano. Altre agenzie che negano l&#8217;evidenza, la reinterpretano, ecc. Giornalisti che chiamano, tanto bla bla.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www3.varesenews.it\/documenti\/201209\/Comunicato%20stampa%20del%2001%2008%202012.pdf\" target=\"_blank\"><em>Il comunicato stampa &quot;incriminato&quot;<\/em><\/a><\/p>\n<p>La reazione trasversale per quel comunicato l&#8217;ho per&ograve; recepita in pieno quando mi &egrave; capitato di intervenire una seconda volta il giorno seguente. Gi&agrave; da quando mi sono alzato per fare l&#8217;intervento, infatti, sono partite contestazioni trasversali a prescindere, proseguite mentre parlavo.<br \/>\nDi questa piccola, specifica esperienza &egrave; rimasta comunque in me la convinzione che una parte consistente del Parlamento non abbia la bench&eacute; minima voglia di rimettere in discussione un assetto statale che garantisce ad un territorio (meridione + regioni a statuto speciale) la sopravvivenza oltre le proprie possibilit&agrave;, rigorosamente in termini di becero assistenzialismo, il tutto ben nascosto sotto concetti formali di solidariet&agrave; e unit&agrave; nazionale.<br \/>\nCos&igrave; la mattina del quarto giorno d&rsquo;aula mi viene chiesto di motivare al pomeriggio le &ldquo;questioni sospensive&quot;.<br \/>\nCertooo&#8230; Ma cosa sono le questioni sospensive? <br \/>\nDopo un po&rsquo; l&rsquo;ho capito. In pratica, una faccenda tecnica per rimandare la discussione di un provvedimento in quanto carente di qualche passaggio procedurale. Il documento che il vicecapogruppo mi ha chiesto di presentare era per&ograve; troppo cavilloso, il mio spirito anarchico ha prevalso e ha deciso di tener buono solo il concetto rappresentato da tre righe dei tre fogli da leggere, e di dire ci&ograve; che mi veniva da dire nel merito sostanziale dell&#8217;argomento. Normale intervento, un po&rsquo; aggressivo ma niente di particolare. Vengo richiamato due volte dal presidente d&#8217;aula Vannino Chiti per l&rsquo;uso di parole brutte. <br \/>\nA me non e&#8217; sembrato. Per&ograve; almeno ho raggiunto l&#8217;obiettivo raro che qualcuno in aula ascoltasse un intervento invece che sonnecchiare o far altro. Piccole soddisfazioni della vita. <br \/>\nAnche da questa piccola esperienza, ho capito che si finisce sui giornali per le scemenze e non per le cose importanti e per i contenuti. Riflettendo bene, anche se &egrave; sconfortante, la cosa pu&ograve; ben essere sfruttata in futuro come occasione per cercare di far passare i contenuti.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=K79FmlPi9_g&amp;feature=youtu.be\" target=\"_blank\"><em>Il video dell&#8217;intervento di Vedani<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alessandro Vedani, senatore da pochi giorni dopo la morte di Cesarino Monti, ha deciso di buttar gi\u00f9 un &#8220;diario di bordo&#8221; della sua inaspettata avventura. 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