{"id":81609,"date":"2012-08-25T00:00:00","date_gmt":"2012-08-25T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-08-25T00:00:00","modified_gmt":"2012-08-25T00:00:00","slug":"vent-anni-fa-l-incendio-della-biblioteca-di-sarajevo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.varesenews.it\/2012\/08\/vent-anni-fa-l-incendio-della-biblioteca-di-sarajevo\/81609\/","title":{"rendered":"Vent&#8217;anni fa l&#8217;incendio della Biblioteca di Sarajevo"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"250\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"167\" border=\"1\" align=\"left\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201204\/biblioteca_sarajevo.jpg\" alt=\"\" \/>E <strong>in una notte di vent&#8217;anni fa a Sarajevo bruciarono un milione e mezzo  di libri<\/strong>, seicento anni di percorsi di convivenza. &laquo;S&#8217;alzano i roghi al  cielo, s&#8217;alzano i roghi in cupe vampe&raquo; cantavano i CSI parlando della  <strong>Vijecnica, la biblioteca di Sarajevo bombardata e incendiata<\/strong> dagli obici  e dai mortai dei <em>cetnici<\/em>, i nazionalisti serbi che volevano distruggere  la citt&agrave; e i suoi abitanti. Era la <strong>notte tra il 25 e il 26 agosto 1992<\/strong>.  Oggi, a distanza di vent&#8217;anni, l&#8217;edificio &egrave; quasi interamente  ricostruito, dopo anni e anni di restauro reso difficile dalla mancanza  di risorse.<\/p>\n<p>La Vijecnica <strong>era stata costruita nel 1892-94 dagli austriaci<\/strong>, che <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"250\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"160\" border=\"1\" align=\"right\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201208\/francesco_ferdinando_austria_vijecnica_smunicipio_sarajevo.jpg\" alt=\"\" \/>da  una decina d&#8217;anni amministravano la Bosnia: <strong>ospitava il Municipio di  Sarajevo<\/strong>, lo stile architettonico &quot;moresco&quot; evocava l&#8217;Oriente, ma era  estraneo alla tradizione locale ed era anche una rivendicazione del  ruolo dell&#8217;Austria (nella foto: l&#8217;arciduca Francesco Ferdinando e la moglie escono dalla Vijecnica, pochi minuti prima <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.treccani.it\/scuola\/maturita\/terza_prova\/storia_contemporanea_in_immagini\/17.html\">dell&#8217;attacco di Gravilo Princip<\/a>). Dopo la Seconda Guerra Mondiale <strong>divenne &quot;biblioteca  nazionale e universitaria della Bosnia Erzegovina&quot;<\/strong>. Nel 1992 &#8211; a  cent&#8217;anni dalla nascita &#8211; divenne uno dei primi obbiettivi delle  artiglierie dei cetnici serbo-bosniaci, con una scelta simbolica  profonda: i nazionalisti volevano <strong>distruggere la citt&agrave; come luogo della  convivenza<\/strong> e dell&#8217;incontro tra i popoli e le culture. E la Biblioteca  era il simbolo maggiore di quella convivenza, della citt&agrave; pluralista.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"160\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"195\" border=\"1\" align=\"left\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201208\/haggadah_di_sarajevo.jpg\" alt=\"\" \/>Tra le mura della Vijecnica era custodita &#8211; fino a poche settimane  prima &#8211; <strong>l&#8217;Haggadah di Sarajevo, il pi&ugrave; antico documento ebraico  d&#8217;Europa<\/strong>, portato dagli ebrei sefarditi cacciati dai pii regnanti di  Spagna e accolti in terra turca, nella &quot;citt&agrave; serraglio&quot; fondata da un  governatore musulmano. Dopo l&#8217;inizio della guerra nell&#8217;aprile 1992,  l&#8217;Haggadah &#8211; opera trecentesca, di valore inestimabile &#8211; era stata messa al sicuro nel  caveau della banca nazionale di Bosnia, cos&igrave; sopravvisse alle fiamme.  <strong>Non era la prima volta che era stata in pericolo<\/strong>: dopo il 1941 i nazisti  diedero la caccia al prezioso documento, prova della presenza dei  giudei in Europa. <strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"200\" border=\"1\" align=\"right\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201208\/dervis_korkut_sarajevo.jpg\" alt=\"\" \/><\/strong>La<strong> salv&ograve; il capo bibliotecario Dervis Korkut: il  funzionario d&#8217;origine albanese dal nome musulmano<\/strong> nascose l&#8217;Haggadah, la  port&ograve; sui monti dove fu custodita da un imam in un villaggio della  Bosnia rurale, nella modesta bibioteca della sua umile moschea. Oggi  l&#8217;Haggadah &egrave; custodita in una stanza blindata al Museo di Storia, la si  vede da uno spioncino (ma al <a href=\"http:\/\/www.jewishvirtuallibrary.org\/jsource\/vjw\/sarajevo.html\" target=\"_blank\">museo d&#8217;arte ebraica<\/a>, nell&#8217;antica sinagoga  sefardita, se ne pu&ograve; sfogliare una copia). Il bibliotecario Dervis Korkut &egrave; considerato  da Israele uno dei &quot;giusti&quot;, perch&eacute; oltre all&#8217;Haggadah salv&ograve; anche  alcuni ebrei sarajevesi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"250\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"206\" border=\"1\" align=\"left\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201208\/panorama_sarajevo_latinluk.jpg\" alt=\"\" \/>&quot;S&#8217;alzano i roghi in cupe vampe&quot;: nell&#8217;incendio causato dai  nazionalisti serbi bruciarono un milione di volumi, 155mila rari o  preziosi, 478 manoscritti unici. Alcuni cittadini e bibliotecari furono uccisi o feriti dai cecchini, mentre tentavano di salvare i libri dal rogo. Rimasta per anni abbandonata, <strong>oggi la  Biblioteca &egrave; fasciata dalle impalcature<\/strong>: le sue mura guardano da un lato  il bazar della Bascarsija e le grandiose moschee, dall&#8217;altro i ponti in  pietra sul fiume Miljacka, al di l&agrave; dei quali stanno i quartieri  Latinluk e Bistrik. Nell&#8217;arco di poche decine di metri lo sguardo coglie  i <strong>minareti, il campanile della chiesa dei <\/strong><strong>Francescani, la ciminiera  della fabbrica di birra<\/strong> Sarajevsko, bevanda simbolo della citt&agrave;, in un  Paese e in una citt&agrave; a maggioranza musulmana. A breve distanza, <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"229\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"189\" border=\"1\" align=\"right\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201208\/chiesa_vecchia_ortodossa.jpg\" alt=\"\" \/>la  sinagoga Ashkenazita, quella ancora usata per il culto dai 700 ebrei  rimasti in citt&agrave;. Nel corso della guerra <strong>tutti i luoghi di culto  finirono sotto il tiro degli assedianti, furono danneggiate persino la  Cattedrale Ortodossa<\/strong> e la Chiesa vecchia (nella foto, il campanile ancora segnato), le chiese di quell&#8217;ortodossia a  cui si rifacevano i nazionalisti serbi che volevano cancellare la citt&agrave;  multiculturale. <strong>&quot;Urbanicidio&quot;, lo chiamarono alcuni<\/strong>: non scontro  tribale, <strong>non etnia contro etnia, ma campagna contro citt&agrave;<\/strong>, identit&agrave; e  fondamentalismo religioso contro sociat&agrave; aperta e multiculturale. A  Sarajevo come a Vukovar, nell&#8217;estate del 1991. Sarajevo, dentro, la  difesero in migliaia: cittadini musulmani, croati, &quot;jugoslavi&quot;, anche  serbi (<a href=\"http:\/\/www.infinitoedizioni.it\/prodotto.php?tid=33\" target=\"_blank\">come il generale Jovan Divjak<\/a>). La difesero con i kalashnikov e i razzi anticarro Zolja, ma anche  con le mostre d&#8217;arte e i concerti e il teatro e il festival del cinema.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"244\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"185\" border=\"1\" align=\"left\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201208\/cimitero_sarajevo.jpg\" alt=\"\" \/>Oggi <strong>musulmani, cattolici, ortodossi, ebrei, atei, &quot;jugoslavisti&quot;  vivono ancora a Sarajevo<\/strong> insieme. Basta per dire che il  multiculturalismo ha resistito? <strong>I partiti identitari &#8211; serbi, croati,  musulmani &#8211; hanno guadagnato posizioni in Bosnia<\/strong>, complice  l&#8217;architettura istituzionale inventata da USA ed Europa, per cui persino  la presidenza della Repubblica &egrave; triplice, con un croato, un musulmano e  un serbo che si alternano (alla faccia di chi non si riconosce nelle  tre categorie). La <strong>societ&agrave; civile di Sarajevo &#8211; giornali, associazioni &#8211;  combatte spesso le battaglie per il multiculturalismo in solitudine<\/strong>,  arginando la spinta nazionalista rimasta dopo la guerra e dopo la  divisione della Bosnia in due &quot;entit&agrave;&quot;, la Federazione e la Repubblica  Serpska. Sarajevo sembra la capitale di un&#8217;Idea, pi&ugrave; che di un Paese:  ricostruire &egrave; difficile, la ricostruzione materiale &#8211; oggi la citt&agrave; &egrave;  piena di turisti, i segni della guerra si vedono sempre meno &#8211; &egrave; pi&ugrave;  facile che non la ricostruzione degli animi e della cultura.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"197\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"187\" border=\"1\" align=\"right\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201208\/sarajevo_targa_biblioteca_18732.jpg\" alt=\"\" \/><\/strong>Anche la Biblioteca lo racconta: a inizio agosto 2012 &#8211; mancano  ancora un paio di anni a finire il tutto &#8211; dietro le impalcature  l&#8217;intonaco dei muri color senape e mattone &egrave; perfetto, un operaio lima  gi&agrave; la lastra di marmo all&#8217;ingresso (nella foto). Ma l<strong>a biblioteca vera e propria &egrave;  ancora da ricostruire, come luogo di cultura<\/strong> &#8211; &quot;i libri ricopiati a  mano, possibili percorsi&quot; cantati dai CSI. Ci lavora la societ&agrave; civile,  ci lavorano le Ong europee e americane e quelle turche. C&#8217;&egrave; chi con la  Bosnia ha un legame particolare e d&agrave; il suo contributo, come <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.ilgiornaledivicenza.it\/stories\/dalla_home\/398160_mille_libri_per_ridare_speranza_a_sarajevo\/\">lo stimato  avvocato di Vicenza che ha appena donato 1300 volumi<\/a>.&nbsp;<strong>C&#8217;&egrave; spesso chi  dice che &egrave; simbolico il ritardo nella ricostruzione<\/strong>: chiese e moschee  restaurate in pochi anni, <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"250\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"188\" border=\"1\" align=\"left\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201208\/sarajevo_rovine_guerra.jpg\" alt=\"\" \/>centri commerciali nuovi di zecca, ma <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/La-neve-nera-43837\">ancora quel luogo  d&#8217;incontro &egrave; da ricostruire<\/a>. Crescono in Bosnia nuove moschee nate dal  nulla, ma intanto <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Arte-a-tempo-a-Sarajevo-108689\">chiude la Galleria Nazionale, rimasta senza soldi<\/a>:  anche in questa estate 2012 davanti al museo un grande cartello  bianco-rosso grida lo sdegno dei sarajevesi. Per un certo periodo &#8211; il  lustro dopo l&#8217;11 settembre &#8211; i media occidentali hanno dato manforte,  <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Italia\/Bosnia-media-e-cliche\">dipingendo ossessivamente la Bosnia come luogo nelle mani degli  integralisti islamici<\/a>, con tanto di immancabili &quot;foto shock&quot; e <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Italia\/La-Bosnia-di-Ballaro\">servizi televisivi  &quot;shock&quot;<\/a>.  <\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"218\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"175\" border=\"1\" align=\"right\" src=\"https:\/\/www3.varesenews.it\/immagini_articoli\/201208\/sarajevo_biblioteca_2012.jpg\" alt=\"\" \/>Ma <strong>Sarajevo &#8211; <\/strong>nel 2012 come durante l&#8217;assedio &#8211; <strong>rimane un baluardo contro gli integralismi e i nazionalismi<\/strong>  che la comunit&agrave; internazionale ha sdoganato con gli accordi di Dayton  del 1995 e che le campagne incarnano, con le loro divisioni e i villaggi etnici. Altre citt&agrave;, come Mostar, appaiono ormai irrimediabilmente divise in due. Sarajevo resta un baluardo per la Bosnia e forse anche,  simbolicamente, <strong>per l&#8217;intera Europa, che ha ceduto molto al  nazionalismo, alla chiusura identitaria<\/strong>, al tentativo di demonizzare ci&ograve;  che altro da s&egrave;. <br \/>\nI turisti fanno le foto sulla <em>sniper alley<\/em>, davanti al celebre Holiday Inn e ai palazzi bombardati.&nbsp;<strong>Lo spirito della citt&agrave; esiste ancora, anche se la citt&agrave; &egrave; fragile<\/strong>. &Egrave; la banale normalit&agrave; delle relazioni umane: nonostante i nazionalisti, nonostante i mille partiti etnici, al tramonto &#8211; tra i minareti di Bistrik e il campanile di Latinluk &#8211; la ciminiera della fabbrica di birra Sarajevsko fischia vapore acqueo verso il cielo, nei bar si beve caff&egrave; turco e si stappano bottiglie. Mentre il muezzin annuncia la fine della giornata di Ramadan.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella notte del 25 agosto 1992 i cannoni dei nazionalisti serbi distrussero l&#8217;edificio che custodiva la storia di 600 anni di convivenza. Oggi la sua rinascita avanza tra le difficolt\u00e0: \u00e8 un simbolo dello spirito della citt\u00e0<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[4035,5266,5145],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Vent&#039;anni fa l&#039;incendio della Biblioteca di Sarajevo<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Nella notte del 25 agosto 1992 i cannoni dei nazionalisti serbi distrussero l&#039;edificio che custodiva la storia di 600 anni di convivenza. 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